FIDEL:
SUCCESSIONE O CAMBIAMENTO?
La orgogliosa consapevolezza: già al
tempo del suo primo processo, dopo il fallimento
dell'assalto alla Moncada, il 26 luglio del
'53, sprezzante, superbo, al tribunale che
lo stava giudicando sbattè in faccia:
«La Storia mi assolverà».
Per la prima volta da quando è alla
guida di Cuba, la salute obbliga Fidel Castro
a cedere le redini. Il "lider maximo",
che il 13 agosto compirà 80 anni, è
stato sottoposto a un intervento chirurgico
all'intestino e ha delegato provvisoriamente
i poteri al fratello Raul. La notizia è
stata data con un messaggio dello stesso Castro,
letto in televisione dal segretario dell'Ufficio
presidenziale Carlos Valenciaga.
Fidel Castro non e' piu' in terapia intensiva
dopo l'intervento chirurgico a cui e' stato
sottoposto a causa di un'emorragia intestinale.
Lo ha affermato a alla tv 'Wtvj' di Miami,
Juanita Castro Ruz, sorella del 'lider maximo',
che lascio' Cuba nel 1964 interrompendo i
rapporti con Fidel. "E' un momento molto
triste per me, perche' ci siamo allontanati
per ragioni politiche", ha affermato
Juanita. "Le ultime notizie che ho avuto
dicono che e' uscito dalla terapia intensiva
e che i medici stanno aspettando per valutare
cosa accadra'". La sorella di Castro,
che e' proprietaria di una farmacia a Miami,
ha riferito di aver avuto notizie del fratello
da una fonte cubana non ufficiale.
Finisce un tempo della storia. Anche se il
comunicato ufficiale dello stesso Fidel suggerisce
che la sua successione sia soltanto «provisional»,
è un tempo della storia che comunque
va via, un lungo tempo della nostra storia
comune. Perché in quel letto d'ospedale,
all'Avana, dove i giorni che ora passano consumano
l'ultima vita di un uomo d'ottanta anni, si
spegne lentamente anche la lunga traiettoria
vitale di un leader politico che ha traversato
tempestosamente il corso inquieto della Guerra
Fredda sopravvivendogli fino ai giorni d'oggi,
capo guerrigliero, leader rivoluzionario,
l'ultimo dei comunisti all' acqua di rose.
Castro era sopravvissuto anche al proprio
mito. La genialità - consapevole o
no, poco conta - stava in un processo ad incastro
che, prima, identificava nella figura alta,
solenne, barbuta, del Líder Máximo
la rivoluzione che aveva battuto la dittatura
batista, e, poi, identificava la Revolución
vittoriosa con il forte sentimento nazionalista
del popolo di Cuba.
A lungo, chi viaggiava per l'isola e ne incontrava
la gente, le «guajiras» di Santiago,
i «campesinos» di Santa Clara,
«los arreglados» dell'Avana, si
sentiva ripetere con orgoglio un «nosotros»
globale, un «noi» dove - dentro
- c'era tutto: Cuba, la vita, la rivoluzione,
la patria, il socialismo, tutto insieme, tutto
credibile. Era il tempo della rivoluzione-progetto.
Poi arrivò la presa forte del potere
che, nel nome di un'ideologia giustificazionista,
smentiva se stesso e il passato; e la gente
di Santiago, di Santa Clara, dell'Avana, ora
non diceva più «nosotros»
per dire tutto, ma diceva «noi»
che era la gente comune e poi, distaccati,
diversi, «los otros», che era
la rivoluzione ufficiale, il potere della
nomenclatura, un sistema che non ammetteva
disconformità.
La scommessa sta tutta nella capacità
di superare l'identificazione della Revolución
con Castro, attivando un processo di istituzionalizzazione
del potere senza più personalismi.
E su questa scommessa, cui è chiamato
Raúl Castro, il regime pare già
avviato a muoversi con una, perfino sorprendente,
consapevolezza.
La formazione di un Secretariado di 12 membri,
dove sono rappresentate in maggioranza le
generazioni dei quarantenni e cinquantenni,
e l'esplicita previsione di una «sucesión
insitucional» sancita dal V Plenum del
Comitato centrale del pcc, sono segnali chiari
della preparazione del tempo nuovo. Ma «istituzionalizzazione»
non vuol dire ancora «democratizzazione»,
cioè coinvolgimento e partecipazione
reale della società, di quelle gajiras
e di quei campesinos oggi incapaci di riprendere
l'antico «nosotros»; questa seconda
fase - seconda, se non vi saranno turbamenti
ora imprevedibili - appare lontana nel tempo,
assegnata a una gestione del potere che oggi
pare riprendere piuttosto la fascinazione
del «modello cinese», con un potere
politico forte e rigido e, invece, una articolazione
flessibile dell'economia del paese.
Raúl
Castro, che ha credito e comunanze solide
nelle Forze Armate (unico, vero, potere reale),
può pilotare questa fase difficile
con qualche garanzia di controllo delle inevitabili
tensioni sociali, consapevole però
d'essere egli stesso uomo di transizione.
Fidel Castro no, lui è stato un protagonista
forte della Storia, protagonista autentico
d'un tempo che più non c'è.
Fidel : SUCCESSIONE O CAMBIAMENTO?
Dr.
Ermanno Filosa