Haití:
tra crisi e sogni di gloria
24
settembre 2005, Santo Domingo.
Haitì si dibatte tra
crisi e speranza. Può
accadere tutto e il contrario
di tutto , anche che si vada
a votare. Il Consiglio Elettorale
Provvisorio ( CEP) ha autorizzato
28 partiti , tra i 60
registrati in Haitì !,
a partecipare alle elezione
che si svolgeranno il 20 novembre
e il 3 di gennaio 2006. Però
si respira un aria pesante
in Puerto Principe, a tal punto
che Pierre - Richard Duchemin
, autorevole componente del
CEP, si affretta con costanza
ad affermare che solo disastri
naturali come un terremoto o
un uragano catastrofico o un
evento politico molto
grave potranno provocare
l annullamento delle elezioni.
Circola, così, il fantasma
dello evento politico
grave che getta un
ombra di preoccupazione su tutta
la situazione politico-sociale
haitiana. Oltre 4 milioni di
elettori, comunque, saranno
chiamati a partecipare al voto,
per eleggere il presidente
e 30 senatori e 83 deputati;
fino a questo momento, così
, solamente 2.4 milioni di cittadini
si sono iscritti nelle liste
elettorali e la data limite
per farlo era il 15 di settembre
2005.
I candidati, e i sogni di
gloria. Aspirano a partecipare
alla battaglia elettorale
20 candidati presidenti, la
maggioranza con una rappresentanza
sociale aleatoria e con programmi
evanescenti; il movimento politico
Lavalas che fa riferimento
allex presidente Aristide
è stato ammesso alle
votazioni , unitamente alla
Organizzazione del Popolo
in Lotta ( OLP), alla Alleanza
Democratica di Evans
Paul già sindaco
di Puerto Principe, e al Partito
Democratico Cristiano che
sostiene l ex presidente
Leslie Manigat. Lex
presidente Renè Preval
( 1996-2001) e già
primo ministro nel Governo di
Aristide nel 1991, tenta di
riconquistare la presidenza
nella prossima tornata elettorale;
incombe su di lui, pero,
la sete di giustizia dei familiari
del sacerdote Sylvio Claude
assassinato nel 1991 e Prevel
potrebbe essere trascinato dinanzi
alla giustizia per rispondere
della presunta responsabilità
nel crimine. E infine il candidato
chiuso nel carcere nazionale
di Haitì: il sacerdote
cattolico Jean Juste,
accusato in relazione al sequestro
ed assassinio del giornalista
Jacques Roche, anche
se le autorità non hanno
offerto alcuna prova credibile
a sostegno della accusa; Amnistia
Internazional ritiene la accusa
al sacerdore cattolico
apparentemente falsa e
considera il sacerdote una
coscienza in prigione.
Il Consiglio Elettorale Provisorio
non ha accetato, però,
la candidatura del padre Gerard
Jean-Juste, figura preminente
del Partido Lavalas de Aristide,
perchè il sacerdote e`
in prigione e non può
quindi scriversi di persona.
Dinanzi a questa desione del
Consiglio Elettorale, giudicata
incostituzionale, Momplaisir
tenace attivista del partito
Fanmi Lavalas, ha affermato
che saranno invase le
strade con 400.000 persone del
quartire Citè Soleil,
Bel-Air e Delmas.
Faremo una gigantesca dimostrazione
popolare dinanzi alla sede del
Consiglio Elettorale.
E così la crisi si aggrava
sempre di più. Le prime
accese proteste pubbliche sono
state fino a questo momento
controllate dalle forze di occupazione
ONU. Si è svolta una
vasta operazione militare delle
truppe internazionali ONU che
ha culminato con la detenzione
almeno di quattro presunti integranti
delle sguadre chimeres,
seguaci armati e fanatici del
deposto presidente Aristide.
La maggioranza dei candidati
iscritti sono in gran parte
ex ministri dei governi precedenti.
Tra i candidati, non ex-ministri,
spicca Guy Philippe,
ex commisario della polizia
di Haitì che ha guidato
la rivolta che ha deposto Aristide.
Mentre Hubert Deronceray
è stato ex ministro del
dittatore Jean Duvalier e
Marc Bazin che nel 1991
fu primo ministro .
La
situazione politico-sociale
haitiana, comunque, è
preoccupante. La tranquillità
è così fragile
e cambiante come le condizioni
del tempo, regna sovrana la
incertezza. Haitì non
è solo la nazione piu
povera del continete americano,
ma anche la più insicura
per i suoi abitanti. Bande di
pistolero assassinano impunemente,
nonostante la presenza della
forza militare di vigilanza
internazionale. Il Paese ha
sofferto cambiamenti, rinforzi,
senza però ottenere il
risultato di eliminare la violenza
criminale. E la euforia dilagante
dinanzi alle prossime elezioni
fa temere un forte incremento
delle confrontazioni intestine.
La considerazione più
sconfortante: nonostante la
presenza di gruppi politici
piu o meno definiti, la
violenza non ha sempre un volto
identificabile in Haitì;
nellaria svolazza la
succulenta amministrazione
dei mille milioni di dollari,
promessi da Organismi Internazionali
in donazione al futuro Governio
haitiano.
Non bisogna essere specialisti
in temi della politica haitiana,
per comprendere che tutte le
apprensioni sono piu che
giustificate. Non cedere all'
improvvisazione e alla freddezza:
sembra essere questa parola
d ordine della comunità
internazionale più attenta
dinanzi alla tragedia di un
popolo avvilito dalla fame e
dalla miseria estrema. La mancanza
di istituzionalità democratica
e il problema fondamentale
che impedisce lo sviluppo e
la riduzione della miseria e
della povertà in Haitì;
lo stesso Insulza , Segretario
Generale della OEA , ripete
con costanza che il Governo
della confinante Repubblica
Dominicana dovrà prepararsi
ad affrontare per molti anni
l impatto della crescente
crisi haitiana. Ma la Repubblica
Dominicana, e questo Insulza
non lo dice, non puo essere
lasciata sola dinanzi alla problematica
haitiana, è vitale la
cooperazione internazionale.
L Onu, la Comunità
Europea, gli Usa, la Chiesa,
le grandi potenze, le grandi
economie, non possono trascurare
di elaborare piani per superare
la tragedia umana chiamata Haitì.
E non facciamoci illusioni:
le imminenti elezioni politiche
del prossimo autunno non risolveranno
completamente la crisi, rimane
però la speranza che
la difficile vita del popolo
haitiano possa trovare soluzioni
di conforto. Una questione tremendamente
seria quella haitiana, dalle
complicazioni potenzialmente
esplosive sia dal punto di vista
umanitario che politico. Se
ne riparlerà ad elezioni
avvenute.