Il diario digitale italiano dei Caraibi
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Ermanno Filosa

 
 
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UN ANNO DOPO L' ELEZIONE IN REPUBBLICA DOMINICANA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il Presidente Leonel come Sandokan

Santo Domingo, 16 Agosto 2005 - Un ricordo veramente impressionante. Un anno fa, il 16 agosto 2004, ascoltare i 58 minuti del discorso del Presidente Dott. Leonel Fernández dinanzi al Congresso, invitati e corpo diplomatico, pronunziato a braccio, senza leggere, con sicurezza e serenità, decisa e imponente agilità mentale, fu come essere trascinati in una dimensione dagli orizzonti rosei: ti guardavi accanto e percepivi che si diffondeva, come una onda attrattiva, un sentimento comune e corale di consenso e di cambiamento di stato d' animo. E capisci, allora, di che stoffa è fatto l' autentico Lider politico. Un anno fa scrissi che “Leonel come Kennedy"( leggere-leer ), il mai dimenticato Presidente americano ucciso a Dallas: un eccellente comunicatore di nuove prospettive, la sfida ed il coraggio per la affermazione di ideali e la conquista di certezze. Le parole di Leonel suscitano nella coscienza collettiva l' apertura di nuovi orizzonti, un sentimento di fiducia e la consapevolezza che oramai si va verso un modo di "fare governo" responsabile e dignitoso, concreto e fondato su preparazione e cultura, senza alcuna sensazione di improvvisazione. Si afferma l' ottimismo della volontà, la forza e lo stupore del vigore della ragione e della sofferenza di una studiata proposta....”. Speravo, un anno fa , di non mettere il carro davanti ai buoi.

Gli aspetti socio-politici, quasi antropoci del discorso-messaggio del Presidente dominicano rivelavano la volontà di avviare una vera e propria “rivoluzione di miglioramento”, unitamente alla affermazione di una convinta fiducia nella propria linea politica ed una forte speranza. È trascorso un anno, e come va la situazione politico-sociale-economica in Repubblica Dominicana?

Vediamo. La rivista FOREIGN POLICY di Washington, notoriamente da sempre vicina ad alcuni commentatori politici che frequentano gli ambienti vicini alla Casa Bianca, ha qualificato da circa due mesi a questa parte la Repubblica Dominicana tra i 20 Stati del Mondo "falliti", cioè fracassati e quindi non esistenti. Lo stesso giudizio viene dato per Haitì, Stato confinante con la Repubblica Dominicana; Haitì non esiste in realtà come Stato ed è occupato oggi militarmente dalle forze ONU. Sono circa 19-20 milioni gli abitanti di tutta l' isola. E dove è andata a finire allora la nuova frontiera per lo sviluppo economico, la speranza e la fiducia per il rinnovamento dello Stato Dominicano!?. Il clima locale politico, anche a causa di questa classificazione, è da tempo teso e preoccupato, al punto che il Presidente della Repubblica Leonel Fernández afferma in continuazione che il Suo Paese "non è fracassato e fallito", e non acceterrà questo alibi per permettere una OCCUPAZIONE da parte di forze ONU, per formare uno Stato democratico e di diritto. E si capisce subito che non c' e' piu' spazio per il comportamento piccolo borghese che si nasconde dietro il doppio petto ministeriale blu, e con la mente ingessata, quasi imbalzamata. Bisogna andare alla difesa, controbattere, replicare.

La posta in gioco del Presidente Leonel è imponente, forse colossale; ecco, nasce il Leonel–Sandokan: Sandokan il pirata-eroe buono, nato dalla fantasia del romanziere Emilio Salgari, rappresenta il ruolo di capo e condottiero nelle terre esotiche. Possiede un forte senso di responsabilità, sa prendere decisioni immediate e sa valutare prontamente il pericolo: ha sempre la soluzione adeguata al momento giusto. E' molto coraggioso e raccoglie la sfida. Se Sandokan fissa nella mente un problema, la difficoltà indiettreggia. La dote primaria del personaggio Leonel-Sandokan è la tenacia, la generosa intelligenza politica e la profonda cultura: Leonel è sempre pronto ad aiutare i deboli, lo dimostra l’avvio del programma “Prima mangiare” e “Solidarietà” e a difendere con convinzione l’avvio di un programma decennale per debellare almeno il 50% della povertà. Adesso il destino lo chiama quasi a una lotta corpo a corpo tra Leonel-Sandokan e la tigre della difficile governabilità, sfida organizzata in onore della conquista e consolidamento di valori democratici per un Stato ancora fragile ma non inesistente. È un uomo onesto, Leonel. Serio, sensibilissimo, fortemente savio e avveduto, docente universitario stimato, precursore della Rivoluzione Cibernetica in Repubblica Dominicana, un democratico di autentica vocazione sulla linea della “terza via” ideata già da Anthony Gidens e attuata da Blair, Berlusconi, Busch, Rivolta il tenace Presidente vicario mondiale della Associazione degli Italiani all’ estero “Azzurri nel Mondo” e Presidente della Commissione Esteri alla Camera. Ma questo non basta.

Titanismo: è la intima insofferenza che ribolle dentro il petto di Leonel. Quasi come nel gesto di rompere le catene della volontà antidemocratica, o la innegabile angoscia dinanzi a situazioni in potenza gravemente perniciose per la stabilità democratica del Paese che presiede. Egli, dopo il 16 agosto 2004, si è trovato in un mare pieno di disordine, il vento della volontà di un nuovo modo di servire lo Stato ha trovato forte resistenze; Bertrand Russel lo chiarì molto bene: "La resistenza contro qualunque nuova idea è proporzionale al quadrato della sua importanza"; e non sarà di molto aiuto il mare blu cobalto dei Caraibi che si avviluppa in creste bianche e regolari come in quadro giapponese. Santo Domingo, l' isola del miele e dei sogni, presenta il suo incanto, ma anche le sue incredibili contraddizioni che smentiscono l' omaggio del mare blu cobalto, la prima impressione poetica.

È successo così proprio di tutto. È venuta alla luce una delinquenza violenta e sfrontata, che ha messo a dura prova la esistenza dello Stato di diritto: larghe fasce della polizia di Stato erano corrotte e in connessione con organizzazioni criminali disposte a tutto, anche a volte con la indolenza di apparati giudiziari. Le trame del narco-traffico annidati dentro i piu’ impensabili santuari dello Stato: nasce il caso Quirino, capitano dell' esercito preso con le mani nel sacco, grazie alla DEA americana, con oltre 1.300 chili di cocaina unitamente ad altri militari. Il colonello Pepe Goico, comandate della avanzata del ex-Presidente Hippolito, ricercato con mandato di cattura in Spagna perche’ coinvolto nella vicenda del narcotrafficante Quirino, estradato intanto in Usa. E già nel 2003 una crisi bancaria dalle proporzioni gigantesche aveva prodotto gravi effetti economici e sociali: il Baninter, unitamente ad altre due banche, è accusato di frode bancaria per circa 2.500 milioni di dollari, con il solito sistema della doppia contabilità e la creazione di una “banca parallella” dentro la banca stessa; nota “benigna” della crisi bancaria: tutti i risparmiatori sono stati rimborsati dalla Banca Centrale Dominicana. Alcuni parlano di una manovra spegiudicata dello ex Presidente Hippolito per impossessarsi dei mezzi di comunicazione “Listin Diario” e catene Tv, a sostegno della propria campagna elettorale, e quindi cadrebbe la tesi della frode bancaria; un maledetto pasticcio, intrigo e omertà, complicità non individuate fanno da sfondo. Comunque :devono aprirsi ancora i processi per determinare con chiarezza le varie responsabilitá, se ci sono, penali e civili del collasso bancario. Il sistema giudiziario zoppica, anche se è notevole un avvio di modernizzazione e di ripulisti di fiscali inadeguati e giudici incapaci o svogliati. La recente entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale, sarà uno stimolo per avviare nuove iniziative di riforme radicali dello apparato dello Stato: una polizia onesta e efficiente e ben attrezzata, una giustizia indipendente, il miglioramente delle tecniche di indagine giudiziaria, la formazione di accademie per la istruzione di personale preparato. Deve prendere corpo e svilupparsi finalmente lo Stato di Diritto.!!. La proprietà privata, tutti lo sanno, è ogni giorno sempre piu’ minacciata, le terre vengono occupate e i proprietari sono costretti a svendere; molti cittadini stranieri, qui residenti da anni, si sono già trasferiti in lidi piu’ sicuri. Di questo passo arriverà il giorno in cui potremo assistere ad un fenomeno turistico “al contrario”: fuga da Santo Domingo, dall’ isola del sogno, del miele. Fuga dai Caraibi. Sarebbe un colpo mortale per lo sviluppo economico e democratico dell’ intera isola e di tutta l’area. Che Dio non voglia.

Un avvilimento continuo per il Presidente Leonel con il cuore di Sandokan. Una stagione di sottili e drammatiche contrapposizioni ideali: questo e' stato l' ultimo decennio in Repubblica Dominicana. La classe dirigente che saliva sul palcoscenico della vita pubblica si era fatta le ossa in un lento e duro apprendistato, attraverso pericolosi rischi personali o in dolente segregazione culturale o soggezione politica verso gli ultimi Padri della Patria. E riprendeva a fare politica al cospetto di un Paese difficile da interpretare. Come rischiava di diventare la Repubblica Dominicana? Intrattabile, perplessa, speranzosa, pronta a scattare come un leopardo ferito, e azzanare alla cieca: un nuovo Eldorado, una terra di conquista politica!! Il tempo è galantuomo: comprenderanno che la personalità, la tenacia dell’ uomo Leonel ha impedito tutto questo, scongiurando trame e scenari da incubo. Avventure disumane e forse sanguinarie. Il Presidente Leonel si muove, adesso, tra i sogni e le illusioni affascinanti e sapienti, e il miraggio non utopico che ronzano nella baia del Palazzo, tra case di contadini e pescatori mal attrezzati, tra palazzi modernissimi e i ruderi di una villa da Diocleziano imperatore. Certamente Leonel è consapevole della necessità di una profonda riforma strutturale, e un cambio di mentalità, la affermazione di una cultura moderna e responsabile; ma di Leonel ve ne è uno solo, una gran parte della classe politica in generale ha un senso di responsabilità “leonelliano” solo di facciata, deve ancora essere messa completamente al bando lo intreccio dei sentimenti di avidità e cupidigia, della corruzione e della indifferenza ripiena di ingordigia. La felice e spensierata golosità potrebbe anche avere legittimo spazio nel benessere generalizzato, ma non quando il 70% della popolazione ha fame e sete ed il sogno di evasione verso l’ isola di Portorico finisce in bocca ai pescecani nel tentativo di entrare in un nuovo mondo ricco di certezze e di garanzie per il lavoro e la tutela della propia dignità. Veramente sconfortante, una umiliazione per la intelligenza collettiva: come non percepire o essere colpiti da questa offesa alla nostra dignità?!. Come non cogliere, ancora, una incredibile contraddizione: mentre centinaia di dominicani ogni anno, con le barche tentano di andare a Portorico in fuga dall’ ”inferno” Repubblica Dominicana, migliaia di haitiani ogni anno attraversano la frontiera per entrare, a loro giudizio, nel “paradiso “ Repubblica Dominicana. Stupefacente.

La verità ci rende liberi ma, all' inizio, ci fa infuriare e avvilire. Il Presidente Leonel lo sa. Oggi la società dominicana si trova sulla cuspide tra negazione e rabbia e la parte rabbiosa della rivoluzione attualmente in corso -la rivoluzione della consapevolezza- sarà quella più evidente ed aprirà le porte nei prossimi decenni alla via del benessere generalizzato. Ma ancora bisogna fare molta strada, bisogna nutrire la speranza di contenuti e iniziative operative. In Santo Domingo bisogna ben comprendere che “Fare impresa“, ad esempio, significa prima di tutto investire nella produzione di beni e merci, creare lavoro manuale e intellettuale, scommettere ogni giorno su tecnologia e innovazione, valorizzare creatività e capitale umano; senza dimenticare che nell' economia moderna la finanza non è meno strategica di quanto lo sia la produzione. È innegabile: Leonel ha dato stabilità macroeconomica, con una crescita del 5,8%, ha ridotto l’ inflazione all’1%, ed ha creato un saldo fiscale positivo di quasi 4.000 milioni di dollari. Però l’ uomo della strada non percepisce questo miglioramento; la liquididà monetaria è scarsa, i salari ancora bassi. Le lamentele popolari sono continue. Il prezzo del petrolio sempre piu’ alto pone una preoccupante e minacciosa ipoteca sul futuro sviluppo sostenibile della Repubblica Dominicana; e la firma del Trattato del Libero Commercio tra gli USA e i Paesi del centro america, tra cui appunto la Repubblica Dominicana, avvia la necessità urgente di approvare una Riforma Fiscale per compensare le minore entrate doganali di circa 12 mila milioni di dollari.Compito non facile, considerato che il Congresso dominicano e’ in mano al partito di opposizione PRD (Partito Rivoluzionario Dominicano): e la eventuale concerntazione si muove tra luci e ombre. E poi abbiamo dinanzi il tema della sicurezza :1.800 omicidi dal 16 agosto 2004 ad oggi, tra cui una cinquantina di forze dell’ ordine. Il Procuratore Generale Francisco Domínguez Brito, un uomo tutto di un pezzo che per la applicazione della legge e per la lotta alla criminalità organizzata non guarda in faccia a nessuno, ha affermato che “le strade della Repubblica Dominicana, si sono trasformate in uno scenario di violenza, di caos e assenza di norme......che il popolo dominicano è stanco dell' impunità e reclama giustizia.......lamento l’ assenza o la complicità di molti funzionari che hanno il compito di combattere il crimine”. L' Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha dato un contributo essenziale per elaborare un piano di politica criminale; ancora è presto per analizzarne i risultati concreti. Luis Ortiz, coordinatore del movimento Partecipazione Cittadina, afferma con insistenza che “la Polizia nazionale ha una grave responsabilità in tutte le morti che si verificano per “interscambios de disparos“. Io comprendo che il Capo della Polizia sta facendo un grande sforzo per contenere una grave ondata di criminalità che esiste proprio dentro le file stesse della Polizia Nazionale,...”. Risponde il Capo della Polizia Nazionale, Generale Jesus Pèrez; ...”.... a volte agenti della Polizia Nazionale commettono eccessi nella lotta contro il crimine. Garantisco che non saranno piu’ tollerrati questi eccessi o uso improprio della forza pubblica; la Polizia Nacionale, riafferma Perez, ha creato i necessari meccanismi per garantire un uso diafano della forza pubblica”. Situazione non facile, che si presta a svariate speculazioni, compresa quella della realizzazzione di una prederminata “esecuzione extragiudiziaria”. Lo stesso Segretario Generale de Asociación de Estados Americanos, OEA, José Miguel Insulza ha detto, piu’ volte, riferendosi ai Paesi della America latina ed anche alla Repubblica Dominicana, che “uno Stato che non garantisce protezione sociale, stabilità economica, ripsetto della legge e sicurezza davanti alla delinquenza, non e’ il garante della governabilità“. Chi puo’ dargli torto?

Infine, Haitì. Non cedere all' effimero e all' egoismo: sembra essere questa parola d’ordine dinanzi alla tragedia di un popolo avvilito dalla fame e dalla miseria estrema. La mancanza di istituzionalità democratica e’ il problema fondamentale che impedisce lo sviluppo e la riduzione della miseria e della povertà in Haitì; lo stesso Insulza, Segretario Generale della OEA, ripete con costanza che il Governo Dominicano dovrà prepararsi per affrontare per molti anni l’ impatto della crescente crisi haitiana. Ma la Repubblica Dominicana, e questo Insulza non lo dice, non puo’ essere lasciata sola nello affrontare la questione Haitì, è vitale la cooperazione internazionale. L’ Onu, la Comunità Europea, gli Usa, la Chiesa, le grandi potenze, le grandi economie, non possono trascurare di elaborare piani per superare la tragedia umana chiamata Haitì. E non facciamoci illusioni: le imminenti elezioni politiche del prossimo autunno non risolveranno certo la crisi e la disperata vita del popolo haitiano. Una questione tremendamente seria e dalle complicazioni esplosive sia dal punto di vista umanitario che politico. Ancora una sfida in piu’ per Leonel, il Sandokan dei Caraibi.

16.08.2004 - Leonel come Kennedy leggere-leer



Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica Dominicana"

ed attualmente riveste la carica di
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)