Napolitano,
il Presidente degli
italiani comunisti.
SANTO
DOMINGO, 10.05.06
- Subito dopo l'
elezione del comunista
Napolitano, Silvio
Berlusconi puntualizza:
«Nulla da
eccepire nei confronti
della persona, salvo
che appartiene ad
una parte politica
che non è
la nostra: siccome
questa parte politica
occupa già
la presidenza della
Camera, la presidenza
del Senato e il
governo, oltre a
tutti i gangli principali
della vita dello
stato, ci sembra
che ci sia una concentrazione
di potere che non
si è mai
verificata in Italia,
una occupazione,
una concentrazione
che dà molte
preoccupazioni».
Il quorum era di
505 voti, Giorgio
Napolitano è
stato eletto con
543 preferenze:
sulla carta il centrosinistra
poteva contare su
540 voti ma anche
Marco Follini, disobbedendo
alle decisioni della
coalizione, aveva
annunciato che avrebbe
indicato Napolitano
quale Presidente
della Repubblica.
Si era pronunciato
a favore del Senatore
a vita pure il Presidente
della regione Val
d' Aosta, Luciano
Caveri. Le schede
bianche sono state
347, nulle 14, disperse
10. Hanno votato
in 990 su mille
presenti, 42 voti,
quelli della Lega,
sono andati a Umberto
Bossi. L' Unione
esce vincente, così,dalla
prova del voto per
il Quirinale e la
Cdl riesce a tenere
salda la linea indicata
da Silvio Berlusconi.
Con il voto di oggi
il Cavaliere ha
mantenuto ferma
la sua leadership,
confermando che
l' asse portante
della Cdl resta
radicato su Lega
e Forza Italia,
con Alleanza Nazionale
quale elemento di
equilibrio rispetto
alla caparbietà
di cui l' Udc ha
dato più
volte riprova. Anche
questa volta i centristi
sono stati indotti
a rientrare nei
ranghi di coalizione,
ma hanno ottenuto
il risultato auspicato
e non hanno lesinato
apprezzamenti e
attestati di stima
per il Presidente
della Repubblica.
Napolitano, moderato
finchè si
vuole, l' uomo della
"destra"
Pci, il nobile,
il pacato. Ma sempre
comunista. . La
battaglia dei non
comunisti, come
già ricordato
in altri commenti,
è un' altra:
Berlusconi in prima
fila, sbarramento
frontale, conquista
della piazza, caduta
immediata di Prodi
(Prodi? Ma dov'
è andato?).
Rispediamo al mittente,
con i dovuti interessi,
40 anni di consociativismo,
di scioperi selvaggi,
di ricatti, di accordi
da "quartierino".
Il peggio.
Eleggere Napolitano
significa coprire
la facciata strutturalmente
politica che assumerà
il nuovo Quirinale.
La maschera di Scalfaro
potrebbe essere
tirata fuori dal
baule. Uno intrigante
da vecchia lega,
già condannato
dalla Storia: garantista
a parole, politicamente
attivo nei fatti.
Non sarebbe una
novità, ma
gli effetti sì.
Sul piano istituzionale
il nuovo presidente
«made in Ds»
avrà un piglio
decisamente interventista
per due motivi,
uno personale, l'
altro politico.
Primo: è
un uomo di spiccata
identità
«apparatesca»,
abituato ai giochi
di potere e farli
volgere dalla propria
parte. Secondo:
il marasma politico
dell' Unione farà
bussare spesso il
campanello sulla
porta del Colle
per chiedere un
pronto intervento
ai malori della
maggioranza. La
domanda «che
fare?» per
il capo dello Stato
non sarà
più una domanda
retorica - perché
sarà naturalmente
portato a soccorrere
la sua maggioranza,
magari ammiccando
anche al suo partito.
Per la Casa delle
Libertà vale
la stessa trasparenza:
non votare un candidato
Ds è stata
una scelta vincente
e coerente. Sicuramente
un brutto metono
per eleggere un
presidente della
Repubblica che non
rapresenta la unità
nazionale, anzi
mette in crisi la
credibilità
di un emblema. Certo,
vi è da stare
preoccupati; il
Ds ha architettato
così genialmente
la candidatura di
Napolitano da spacciarlo
per moderato, per
figura rappresentativa
e istituzionale
del Paese !! Ma
il bel Paese non
si sente tutto rappresentato
da chi nasca da
una contrapposizione
così netta.
Nei fatti anche
il Quirinale è
già proprietà
del Ds, oltre alla
Camera,al Senato
, al Governo, a
gran parte della
magistratura delle
toghe rosse, alla
stampa conformista.
Bossi diceva prima
del risultato delle
elezioni politiche:
Se vince
il centrosinistra,
scappo in Svizzera.
Ma chi aspetta......
Dr.
Ermanno Filosa