Calabria,
allarme 'ndrangheta
il fatturato dei
clan supera il Pil.
Santo
Domingo, 13.09.05
-.''I danni che
la 'ndrangheta ha
provocato alla Calabria
sono immensi. La
quantificazione
del risarcimento,
dunque, e' un fatto
puramente simbolico''.
Lo ha detto il presidente
della Regione Calabria,
Agazio Loiero,
in relazione alla
richiesta di risarcimento
presentata dall'
Avvocatura regionale
nel processo contro
la cosca Gallace-Novella
di cui e' cominciata
oggi a Catanzaro
l' udienza preliminare.
''La richiesta di
tre milioni di euro
di risarcimento
- ha aggiunto Loiero
- e' stata fatta
sulla base di una
valutazione dell'
Avvocatura regionale
ed a me sta bene.
In ogni caso sarebbe
andata bene qualsiasi
cifra perche' il
problema non e'
la quantifazione
del risarcimento,
ma l' aspetto simbolico
che esso rappresenta''.
''Sono anche soddisfatto
- ha aggiunto Loiero
- per il fatto che
il gup Murgida
abbia accolto la
nostra richiesta
di costituirci parte
civile nel processo''.
La ndrangheta
è un impero
invisibile, temuto
perchè violento
e prevaricatore.
E gli imprenditori
scappano, si arrendono
dopo la terza o
la quarta bomba
e non tornano più.
Prima mandano i
figli lontano e
poi portano via
anche i soldi. Non
ce la fanno a sopravvivere
lì, vinti
dalle fiamme che
bruciano le loro
aziende, atterriti.
Se ne vanno in massa
gli imprenditori,
abbandonano per
sempre quella Calabria
che la 'ndrangheta
vorrebbe solo per
sé, tutta
sua. E già
se la potrebbe comprare.
Ha un fatturato
che viene stimato
intorno ai 35mila
milioni di euro,
più del Pil
della regione, quanto
uno dei primi dieci
o venti gruppi industriali
europei.
E'
la grande fuga da
Pizzo, dalla piana
di Gioia Tauro,
da Reggio, i confini
dell' ultima frontiera
meridionale. Investono
fuori, acquistano
appartamenti a Roma
o a Milano, ricominciano
una nuova attività
in Veneto o in Abruzzo.
Ma laggiù
non vogliono più
metterci piede,
non vogliono più
ricevere buste anonime
con una pallottola
dentro, non vogliono
più pagare
e pagare e ancora
pagare quelli che
immancabilmente
si presentano a
riscuotere o a minacciare.
L' hanno ripetuto
almeno 323 volte
nell' ultimo anno,
"atti intimidatori"
nelle statistiche
di polizia, fucilate
di avvertimento
contro sindaci,
teste di capretto
mozzate, auto che
saltano in aria
in pieno giorno.
Nella
morsa è finito
anche il nuovo governatore
della Calabria Agazio
Loiero, l' ex ministro.
Giunta di centrosinistra,
presidente con venti
punti di distacco
sull' altro candidato,
Loiero appena insediato
ha licenziato 70
dirigenti regionali
nominati dal precedente
governo di centrodestra
e piazzati in extremis
nei punti chiave
della spesa pubblica.
Una burocrazia inamovibile
per le leggi non
scritte della Calabria.
Un azzardo ricambiato
con tre proiettili
e un messaggio su
una sua bella foto:
"Condannato
a morte".
La
mafia delle 'ndrine
è sovrana
in quelle province
che scendono verso
la Sicilia, distanti,
come staccate dal
resto d' Italia,
dominate da tanti
califfi che considerano
quei territori proprietà
loro, come fossero
i dittatori di piccoli
"Stati canaglia"
che dichiarano guerra
o pace a seconda
delle convenienze
affaristiche.
E'
ricca, sempre più
ricca la 'ndrangheta.
E sempre più
internazionale.
Movimenta tonnellate
di coca in tutto
il mondo, corrompe
la politica e l'
amministrazione,
negli ultimi anni
ha soppiantato Cosa
Nostra diventando
la mafia più
potente. "E'
la 'ndrangheta che
ha salvato il sistema
criminale italiano
dopo le stragi siciliane
del 1992",
spiega Alberto
Cisterna, magistrato
della Procura nazionale.
Si è rafforzata
nel silenzio, nelle
complicità
vicine e lontane,
ha stretto patti
con i cartelli colombiani,
si è insinuata
nelle logge massoniche
e nel sistema economico
come neanche i siciliani
erano riusciti a
fare. Ha comprato
acciaierie nell'
ex Germania dell'
Est, alberghi a
San Pietroburgo,
interi quartieri
in Francia, in Belgio,
in Australia. E'
un impasto di primitivo
e di iper tecnologico
che tiene in ostaggio
la Calabria. Prima
o poi presenterà
il suo conto anche
all' Italia.
E'
un viaggio nel passato
e nel futuro quello
che ci ha portato
nella regione più
ignota e ignorata
del nostro paese,
800 chilometri di
costa e una Calabria
che sembra sul mare
solo per caso, popolo
di montagna polverizzato
in più di
400 comuni di cui
la metà hanno
meno di 2mila abitanti.
"Non esiste
la Calabria ma le
Calabrie, la Calabria
è un' invenzione
istituzionale",
racconta Tonino
Perna, un reggino
che insegna Sociologia
economica all' Università
di Messina. Tante
Calabrie. E ognuna
con la sua giurisdizione,
"locali"
li chiamano nella
terminologia di
mafia. Ma in fondo
a questo mondo c'
è qualcosa
di più della
realtà che
svelano le solite
mappe criminali,
i Piromalli,
i Molè,
i Mazzaferro,
i De Stefano,
75 consorterie principali,
7 o forse anche
9 mila affiliati.
C' è qualcosa
di indicibile nella
Calabria di oggi.
Il porto di Gioia
Tauro
E'
sempre più
feroce il rapporto
con il territorio,
la devastazione
dei litorali, l'
idea che tutto si
può ancora
fare. Come abbattere
quei magnifici ulivi
centenari tra Rosarno
e Palmi e far diventare
la campagna tutta
una piantagione
di kiwi.
"Il
mio primo obiettivo
è cambiare
l' immagine che
si ha della Calabria",
promette il governatore
Loiero. E' cominciato
da Catanzaro, la
cupa capitale della
regione, questa
esplorazione nei
"territori
occupati".
Il governatore sa
perché gli
hanno mandato le
pallottole. Vuole
andare avanti: "Con
un' altra legge
trasferirò
tutti i poteri ai
Comuni, alle Province,
alle comunità
montane, dobbiamo
togliere alle consorterie
i riferimenti eterni".
E' la sua sfida.
Una grande rivoluzione
nell' amministrazione
che non piacerà
alla 'ndrangheta.
E soprattutto a
quella burocrazia
infetta che è
cinghia di trasmissione
con gli affari più
loschi, colletti
bianchi sporchi,
il cancro del cancro
calabrese.
Dopo
Catanzaro siamo
scesi a Pizzo e
a Vibo, lì
vicino - a Maierato
- c' è lo
stabilimento per
la lavorazione del
tonno di Filippo
Callipo, il
presidente dell'
Assindustria regionale,
l' imprenditore
che ha chiesto aiuto
a Ciampi per fronteggiare
le scorribande dei
boss. Descrive l'
inferno: "Siamo
al primo posto in
Italia per l' emigrazione
delle aziende. Ho
paura ma per ora
non mi piego, prima
o poi però
mi stancherò
anch' io. Mi accusano
di sputtanare la
Calabria con i miei
allarmismi ma qui
il degrado è
estremo, siamo stretti
tra i mafiosi e
l' illegalità
diffusa nelle pubbliche
amministrazioni".
A
Filippo Callipo
hanno lanciato un
avvertimento a pallettoni,
l' imprenditore
Vincenzo Restuccia
di attentati ne
ha subiti 17 in
poco più
di un anno. Le forze
di polizia schierano
in Calabria tanti
dei loro uomini
migliori. Ma la
Calabria non è
mai stato solo un
"problema di
polizia". C'
è una larga
fascia di popolazione
che è "malata
di 'ndrangheta",
che esibisce spudoratamente
la sua mafiosità.
L'
antropologo Luigi
Lombardi Satriani
nella sua antica
casa di San Costantino
di Briatico parla
di "una visione
ideologico-sanitaria
da superare"
per combattere lo
strapotere criminale.
Dice: "La 'ndrangheta
non è un
tumore da estirpare
da un organismo
sano, non si può
eliminare con un
bisturi. E' nel
tessuto economico,
così invischiata
che non si può
non entrarne in
contatto".
Ecco
la piana, Gioia
Tauro, Rosarno,
Taurianova.
Sulle
piazze di queste
paesi sfreccia una
quantità
di auto di lusso,
Mercedes cabrio,
gipponi, Porsche.
Alla guida ci sono
ragazzotti. Una
recente ricerca
condotta in 254
province d' Europa
indica questi luoghi
come quelli con
il più alto
tasso di disoccupazione
giovanile, oltre
il 35 per cento.
A pochi chilometri
si svela il mistero
di tanta ricchezza:
il porto di Gioia
Tauro. Da lontano
le gru sembrano
pezzi del meccano
sospesi per aria,
servono a tirare
su quei 3 milioni
e 200 mila container
scaricati ogni anno
da 3mila navi. Arriva
dal mare anche la
coca. Tanta. Nel
2004 ne hanno sequestrata
in un solo colpo
una tonnellata.
Ma ogni mese ne
trovano 50 chili
su un camion, 70
chili in un casolare,
90 chili in un deposito.
La
coca ha cambiato
tutto in Calabria.
Anche i pastori
della Locride, quelli
che tra San Luca
e Platì e
Africo fino al 1991
avevano messo a
segno 147 rapimenti.
Non sequestrano
più. Troppo
rischioso e poco
redditizio. Oggi
a Platì c'
è apparentemente
una 'ndrangheta
da operetta. Con
una "metropolitana"
paesana, i cunicoli
scavati per sfuggire
alle retate. E con
l' appoggio incondizionato
alla comunità
mafiosa, le delibere
della vecchia giunta
comunale "per
la valorizzazione
dell' area latitanti"
accanto alla fiumara.
Pure i pastori adesso
trafficano in coca.
La 'ndrangheta più
potente però
è altrove.
E' mischiata, infiltrata,
nascosta.
Anche
a Reggio, casba
stretta fra l' Aspromonte
e lo Stretto, mescolanza
che non è
Sicilia e non è
Calabria. "E'
un laboratorio di
malaffare",
avverte il sostituto
procuratore Franco
Mollace. Aggiunge:
"E di speranze,
anche". Il
nuovo lungomare
è bello,
d' inverno ha di
fronte l' Etna imbiancato,
c' è sempre
un vento che trasporta
i profumi tra le
due sponde.
A
volte anche l' inferno
sembra paradiso.
STORIA
- ORIGINI - STRUTTURA
- ATTIVITA' - GERARCHIE
di G. Garibaldi