NO
alla restaurazione
selvaggia.
Due
strategie sono a
confronto nelle
elezioni politiche
del 9 e 10 aprile
prossimi. Una (quella
messa in campo da
Berlusconi) fondata
sulla libertà,
l'altra (quella
adottata da Prodi)
fondata sulla sudditanza.
Il leader dell'Unione
punta tutto sul
patto con la grande
industria e con
i sindacati. Se
a ciò si
aggiunge il fatto
dell'alleanza della
sinistra con la
magistratura, si
comprende come il
potere fiscale e
il potere giudiziario,
divenuti dominanti,
minerebbero - in
caso di vittoria
dell'Unione - le
condizioni sociali
della libertà
in tutte le sfere
della vita
La politica che
Prodi propone è
ancora il patto
dei produttori,
l'intesa tra sindacati
e grande industria
che fu il cuore
della politica del
Pci. Se l'Unione
vincesse le elezioni
del 9 e 10 aprile,
da una società
liberale si passerebbe
a una società
corporativa, che
era il modello di
società italiana
prima della globalizzazione.
Sarebbe una restaurazione
selvaggia.
Facciamo una scelta
di libertà
per l' Italia, e
gli italiani che
vivono all'estero.Apriamo
agli italiani i
consolati carcere,
dobbiamo pretendere
rappresentanze diplomatico-consolari
che sappiano dialogare
con il Comites e
le Associazioni.
Libertà!!.
Cos' è la
libertà per
il nostro tempo?
Un dolce afflato
mediato dal politicamente
corretto di qualche
élite o è
lo spirito che trasuda
dalla volontà
del nostro vivere
il futuro secondo
le proprie scelte?
La libertà
è come l'aria,
dice Berlusconi,
e va difesa ora
più che mai.
Egli incarna le
scelte libere di
quel popolo che
rifiuta la delega
in bianco al potere
politico concepito
dalla sinistra.
Confronti elettorali:
il prossimo «duello»
con Prodi (se si
svolgerà,
visto che il Premier
potrebbe rinunciarvi)
non deve avere come
materia del contendere
la distribuzione
del tempo delle
risposte e delle
domande. E' lecito
e normale che queste
siano ripartite
in tempi uguali.
Il vero problema
nel confronto presieduto
da Clemente Mimun
è consistito
nella estrema debolezza
delle domande poste
dai giornalisti.
E' questa la vera
materia del contendere.
Perché ogni
candidato non può
scegliere tre giornalisti
di sua fiducia e
far porre da costoro
delle domande all'avversario?
Questo sarebbe l'unico
vero confronto «democratico».
Viceversa, se Ferrara
non ha diritto di
intervenire, meglio
il silenzio delle
domande di Sorgi.
A Roma dovrebbero
riflettere attentamente
nel contiuare un
dibattito finto
e senza anima, senza
passione.
di
Ermanno Filosa