Stefania
Craxi
Nella
buona e nella
cattiva sorte
recensione
di Ermanno Filosa
- 24 ottobre 2005
«Questo
libro è
un omaggio a tutti
coloro che hanno
sofferto e soffrono
per le ingiustizie
di Tangentopoli,
in particolare
le vittime più
innocenti, le
donne: madri,
figlie, mogli,
compagne che hanno
avuto la sventura
di trovarsi accanto
a uomini presi
di mira dalla
giustizia politica.
Nella maggior
parte dei casi
le persone indagate
sono risultate
poi completamente
scagionate dagli
illeciti spesso
pretestuosamente
addebitati, ma
le sofferenze
e le umiliazioni
hanno cambiato
la vita delle
persone colpite
e delle loro donne,
spezzando carriere,
professioni, posizioni
importanti, additando
al ludibrio loro
e le loro famiglie.
Le sofferenze
e le umiliazioni
che hanno travolto
"le donne"
degli accusati
costituiscono
un patrimonio
di dolore che
non può
andare disperso».
Sono
le parole di Stefania
Craxi, nell'introduzione
al suo libro Nella
buona e nella
cattiva sorte
, che arriva nelle
librerie in questi
giorni, a «13
anni dall'inizio
di quella rivoluzione
giudiziaria che
ha spazzato via
interi partiti,
che ha colpevolizzato
e umiliato un'intera
classe politica,
che ha scavalcato
il principio che
in uno stato di
diritto si risponde
delle proprie
azioni individualmente
commesse e non
in virtù
della propria
appartenenza ad
un gruppo da demonizzare».
Stefania Craxi
non si vuole analizzare
Tangentopoli nei
suoi aspetti,
pur impressionanti,
di «casistica
giudiziaria»
(25.000 avvisi
di garanzia, 5.000
indagati, 4.525
persone in carcere,
3.175 richieste
di rinvio a giudizio,
cui hanno corrisposto
alcune centinaia
di condanne e
migliaia di procedimenti
rivelatisi infondati),
ma piuttosto mettere
in luce «i
dissesti umani,
familiari, psicologici
cui hanno dovuto
far fronte le
donne. E senza
una ragione di
umana giustizia».
Ecco allora che
trovano spazio,
nel libro, le
storie di Ilaria,
Monica, Stefania,
Adriana, Katia,
Carla, Piera,
Dorina, Marina,
Marisa, Maria
Rosaria, Maria,
Anna: donne accomunate
dalla condivisione
di un percorso
di sofferenza,
ma al contempo
ricco di affetto
e slanci, di autentica
solidarietà.Un
periodo tremendo,
un percorso minato
dalla gogna mediatica.
Donne offese,
ma anche fortissime
nella dignità
del dolore, come
le donne sanno
fare.
Lasciamo parlare
Stefania. «C'è
una cosa - scrive
- che non dobbiamo
dimenticare mai:
la vergogna, spesso
ingiustificata,
ha ucciso. Ha
ucciso alcuni
degli imputati,
che non hanno
resistito nel
vedersi messi
alla gogna e trattati
come fossero degli
assassini incalliti,
serial killers,
mafiosi, terroristi,
stragisti. I diritti
più elementari
sospesi da una
presunta logica
di "emergenza"
montata ad arte;
avvocati difensori
vilipesi e inascoltati;
colpevolezze date
per scontate,
sempre e comunque,
prima di qualunque
processo; opinione
pubblica perennemente
mobilitata e aizzata
al linciaggio;
imputati abbandonati
per lunghissimi
periodi in cella
e la chiara percezione
che solo piegandosi
ad accusare altre
persone, non importa
se ingiustamente,
si sarebbe raggiunta
un po' di tregua.
A volte, la fuga
da tutta questa
devastazione è
stata la scelta
tragicamente liberatoria
del suicidio».
Non
poteva mancare,
infine, un ricordo
di Bettino Craxi:
«Mio padre
era affascinato
dalla politica,
ne valutava l'immensa
importanza, era
cosciente che
una buona politica
poteva significare
il benessere per
milioni di persone
e una cattiva
politica un danno
grave per ogni
singolo cittadino.
E amava l'Italia
e gli italiani
e nella loro storia
trovava la grandezza
degli uomini e
degli Stati e
voleva che una
nazione così
ricca di intelletti
e di energie primeggiasse
tra le altre,
non fosse seconda
a nessuna...Fa
pena, ancora oggi,
sentire Fassino
(e purtroppo anche
Amato) citare
Blair ad elogiarne
la politica interna
e sociale e dimenticare
che Craxi è
di Blair un precursore.
Craxi ci ha lasciato
un modo di governare,
di guardare alla
società
che cambia, di
adoperare la diplomazia
come strumento
di pace, di far
valere in ogni
circostanza le
ragioni dell'equità
sociale, che ancora
oggi non è
stato eguagliato
da nessuno. Bettino
ci ha insegnato
ad amare l'Italia
e dieci anni di
delusioni non
hanno spento questo
amore. L'Italia
ufficiale è
stata ingiusta
con noi ma è
sempre l'Italia,
una grande nazione,
la nostra».
Vi assicuro un
testo commovente,
madre delle più
dolorose nostalgie,
sovrattutto per
chi ha conosciuto
molti protagonisti
di quello stupefacente
COLPO DI
STATO STRISCIANTE
chiamato
Mani pulite.
Un testo comunque
da non perdere,
per capire bene
con chi adesso
in Italia abbiamo
a che fare, sia
a destra che a
sinistra.