Berlusconi
accende il duello,
Prodi lo spegne
Il
presidente del
Consiglio ha cercato
di animare il
dibattito ma le
regole del confronto
sono sembrate
una gabbia troppo
stretta.
Di Italia Caraibi
Colore
dominante il bianco
ingiallito, plexiglas
e plastica glaciale
in abbondanza,
giornalisti irrigiditi
e i due sfidanti
pure, si sono
accese le telecamere
sul confronto
tanto atteso e
pareva una sala
gessi. Silvio
Berlusconi e Romano
Prodi sono andati
avanti così
per un'ora abbondante,
a telecamere fisse
e in un duello
verbale a distanza
siderale, pur
se stavano allo
stesso tavolo.
Tanto valeva intervistarli
come fanno le
Iene, che pongono
le stesse domande
ma in luoghi diversi
affinché
uno non senta
cosa risponde
l'altro, e poi
mandano in onda
le risposte accoppiate.
Sarà stato
il momento inconscio
della verità,
ma il giudizio
più calzante
lo ha dato lo
stesso Prodi poco
dopo le 22, a
metà trasmissione,
vaticinando che
probabilmente
«saranno
già andati
a letto metà
dei nostri ascoltatori».
E'
il bello della
diretta, no? E
delle regole da
separati in casa
imposte e pretese
dal leader dell'Unione,
così rigide
e imbriglianti
da far sembrare
eterni e lenti
anche i trenta
secondi delle
domande, figurarsi
le risposte che
sembravano sempre
rimbalzare dalla
luna. C'è
stato sì,
un momento in
cui la passione
e la tensione
sembravano doversi
accendere, allorché
il premier è
partito in quarta
per ribattere
all'avversario
che minimizzava
le grandi opere,
«mille piccoli
cantieri aperti»
aveva detto. E
Berlusconi, prima
di rivendicare
i meriti dell'azione
di governo, aveva
bollato accusando:
«Demagogia
pura, ribaltamento
totale della realtà!».
Poteva nascerne
uno scambio vivo
e reale, che costringesse
i due contendenti
ad uscire dai
binari preordinati
e dall'ingessatura
,ma il divieto
di interloquire,
poi il rispetto
dei tempi dell'uno,
quindi la rigida
replica dell'altro,
«lei ha
sforato di dieci
secondi»,
ecco far scendere
il termometro
al piatto. Ci
ha riprovato nuovamente
il leader della
Cdl, «che
spudoratezza!»
replicava al contendente,
ma dovendo riempire
i due minuti e
mezzo che gli
spettavano di
diritto e di dovere
ecco che l'altro
aveva il tempo
di raffreddare
il clima e riprendere
a sua volta come
se parlasse da
solo.
Colpa
di Clemente Mimun
che, in apertura
di trasmissione,
ha dato lettura
delle regole da
rispettare nel
confronto sedicente
all'americana?
No, no affatto,
perché
quelle regole
erano state elencate
minuziosamente
e ordinate da
Silvio Sircana,
lo stratega della
comunicazione
prodiana. Colpa
di Marcello Sorgi,
ex direttore della
Stampa ora editorialista
dello stesso quotidiano,
nonchè
di Roberto Napoletano,
neo direttore
del Messaggero?
Forse un po',
le domande non
erano certo fra
le più
eccitanti per
il pubblico. Colpa
di Berlusconi
che si è
presentato forse
un po' teso all'appuntamento,
ma certamente
preparato? Non
proprio, perché
ha provato in
tutti i modi a
sbrigliarsi e
a comunicare.
Ma c'era poco
da fare, perché
questo recinto
dell'Ok Corral
era perfettamente
studiato, costruito,
misurato sui tempi
- o meglio dire
sulle lentezze
- e l'eloquio
soporifero di
Romano Prodi.
Surreali
sembravano anche
le penne affidate
e scelte dalla
Rai. «Imparziale»
come sempre, anche
nella fornitura
della cancelleria
per gli appunti.
Berlusconi almeno
usava la penna
per prendere appunti
di quel che diceva
lui e lo stesso
Prodi.