Il diario digitale italiano dei Caraibi
Le Firme
Ermanno Filosa

 
 
in questo

Voto all’estero, tra ambizioni, indifferenza e equivoci.

Non esistono semplicemente “Italiani all’Estero” , ma idee politiche che camminano con i piedi delle donne e degli uomini italiani che vivono all’estero. Gli italiani trattati male e vittime del disservizio delle ambasciate, ingrosseranno le fila dell’astensionismo o se votano guarderanno alle liste collegate con i partiti che non stanno al Governo. Che dire?, vi è una larga fascia di rappresentanze diplomatiche-consolari che ha lavorato, obbiettivamente, con consapevolezza o no, per un ipotetico trionfo del Re di Prussia. Ma Berlusconi, Fini, Tremaglia dove erano?

Santo Domingo, 16.11.2005 - Si vota all’estero, così pare. Nelle comunità italiane di tutto il pianeta esiste una attesa, una aspettativa mista a curiosità, ambizioni e indifferenza. È noto, comunque, una sorta di desiderio di partecipazione che pervade il dialogo tra le varie componenti cultural-politiche della variegata realtà italiana residente all’estero; in occasione della elezione dei Comites, d’altra parte, già avevamo osservato che la voglia di presenza democratica e l’adesione ai temi di carattere social-politico avevano coinvolto quasi, in media mondiale, il 37% degli aventi diritti al voto. Un autentico successo.

Ci troviamo dinazi, pero’, ad uno scenario a dir poco complesso. In primo luogo, bisogna superare un equivoco concettuale: non esiste, a mio modesto avviso, il partito o il movimento degli “Italiani residenti all’estero”; ma esistono invece convenzioni, idee politiche che camminano con i piedi degli uomini e delle donne residenti all’estero. Questo equivoco concettuale, genera ambiguità ed errori: abbagliando il panorama politico-elettorale che stiamo affrontando, toglie chiarezza al significato della nostra vicenda elettorale. È vero esistono gli indifferenti, i disinformati, anche gli astensionisti per protesta o per vocazione; ma a costoro, a maggior ragione, abbiamo il dovere di illustrare il valore della democrazia e la sostanza del voto: in chiave politica, illustrado il ruolo storico dei partiti pero!!!. E non cucendo addosso a loro il vestito di “ Italiani residenti all’estero”: rischiamo di alimentare il qualunquismo, sentimenti anti-partito, e quindi anti fermezza democratica. Insomma, generiamo confusione. E bisogna dire chiaramente, pertanto, che le autocandidature degli “indipendenti” sono solo una ingenua e furbesca illusione mal gestita, una sfacciata birbanteria poco credibile e forse degna di miglior causa. Esiste all’ estero una coscienza civica , una cultura politica perlomeno alla pari con gli italiani d’ Italia. Non saranno queste improvvisate sirene del candidato senza-partito, senza progetto politico, senza un ben determinato profilo ideologico, senza un programma-quadro di intervento a scardinare la espressione di un voto consapevole.

Notiamo, comunque, all’estero la presenza di una radicata indifferenza, la voglia di astensionismo che serpeggia in vasti strati del corpo elettorale , specialmente in america latina. E così il sogno, l’ ambizione del candidato si infrange sullo scoglio di chi non vuole votare. Ma che cosa succede?. Due le cause principali. Primo: l’ appello all’ evanescente libero associazionismo degli avventurieri –candidati, sta sempre più incrementato le fila del disinteresse, considerato che salta subito all’ occhio una contraddizione: come mai in occasione di “elezioni politiche” si parla di “candidati civici e liste civiche”, e perchè a noi italiani all’ estero, si afferma, ci viene tolto il diritto-dovere di fare scelte politiche, scelte di schieramento. Perchè questi candidati ci trasformano in corpi e menti senza visione e anima politica.?!. La riflessione è seria, perchè viene minacciata, in maniera surrettizia e fraudolenta una sovrana libertà : quella di scelta tra progetti politici. E nessuno vuole essere considerato una anima morta, una fantomatica “anima civica”, senza principi e ideali politici da difendere. La “ discesa in campo di Berlusconi” negli anni 90, ad esempio, oltre a un credibile proposta politico-programmatica, ha dato un nuovo gusto all’ uso della libertà per contrastare schieramenti storicamente oppressori e liberticidi. E gli italiani hanno visto così una nuova spiaggia. È nata la volontà del cambiamento.

Secondo: esiste in molte ambasciate italiane del mondo, un clamoroso disservizio. Le ambasciate sono, così, a volte un luogo dove si danno spesso lezioni di maleducazione, menefreghismo e prepotenza, eccessi e soprusi sono quasi quotidiani, e gli italiani vengono trattati come dei petulanti insopportabili; questo accade in varie ambasciate, per esempio, dei Caraibi e della America latina. Dobbiamo distinguere: una cosa è la condotta politica della Farnesina, altra cosa è la sua burocrazia; e va bene. Dobbiamo dirlo chiaramente: la volontà berlusconiana di cambiamento a fatica è entrata nelle nostre ambasciate. Anzi.
Morale: italiani trattati male e vittime di abusi, ingrosseranno le fila dell’ astensionismo o se votano guarderanno alle liste collegate con i partiti che non stanno al Governo. Che dire?, vi è una larga fascia di rappresentanze diplomatiche-consolari che ha lavorato, obbiettivamente, con consapevolezza o no, per un ipotetico trionfo del Re di Prussia. Ma Berlusconi, Fini, Tremaglia dove erano?


Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica Dominicana"

ed attualmente riveste la carica di
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)