LE
PRESIDENZIALI AMERICANE VISTE DALL'ITALIA
Il lungo
viaggio verso la Casa Bianca: Hillary
Clinton e Barack Obama
20.06.08
- Pochi mesi fa Hillary Rodham Clinton,
tantissimi anni di vita politica attiva
nel partito democratico americano, senatrice
per lo Stato di New York, sembrava la
candidata certa del suo partito alle prossime
elezioni presidenziali americane.
Ma la prima vittoria di Barack Obama,
quella in Nord Carolina, con una grandissima
maggioranza ottenuta col voto di neri
che per la prima volta nella loro storia
si sono recati alle urne, provocò
qualche lacrimuccia di Hillary in pubblico.
Allora lei chiese il voto alle donne.
Poi c'è stata una gara all'ultimo
voto fra i due contendenti, lei ha avuto
tanti voti di donne ed uomini, ed ha vinto
in Stati a maggioranza bianca. Non sono
bastati, e la gara con Barack Obama si
è recentemente conclusa con la
sua definitiva sconfitta.
Vale la pena fermarsi un po' a riflettere
sull'ultima vicenda politica di questa
donna, nata nel 1947, coraggiosa e determinata,
tra i primi avvocati d'America, scaltra
e navigata in politica come poche altre.
Con un discorso, il 7 giugno, ha tirato
le somme della sua più recente
esperienza politica ed ha ringraziato
i suoi sostenitori e sostenitrici. Ha
citato, in particolare, i nomi di alcune
di queste donne, giovani e meno giovani,
dalla ragazzina di 13 anni alla donna
di 88 che, nata quando il voto delle donne
ancora non esisteva, l'ha votata in una
casa di riposo, mentre era in fin di vita;
ha ricordato anche la donna che le ha
afferrato la mano e le ha detto piangendo:
"Che volete fare per darmi l'assicurazione
malattie? Ho tre lavori e non posso permettermi
di pagare l'assicurazione".
Gente invisibile per il presidente degli
ultimi sette anni, secondo lei. Rivolgendosi
a tutti costoro, ha ricordato che lei
è entrata in questa gara per una
sua vecchia convinzione: che il servizio
pubblico deve aiutare la gente a risolvere
i problemi . Ed anche a realizzare sogni.
Una battaglia questa da continuare, ora,
insieme a Barack Obama. Segue un elenco
di mete da perseguire e raggiungere insieme,
un abbozzo di programma elettorale:
1. Un'economia che dia a tutti l'opportunità
di lavorare e che il lavoro sia retribuito
in modo da provvedere agli studi dei figli,
alla casa ed alla pensione, un'economia
che assicuri una prosperità largamente
diffusa e condivisa.
2. Sistema sanitario che garantisca cure
a tutti, di alta qualità, con spese
sostenibili. Una battaglia da continuare
fino a che ogni americano sarà
assicurato, senza eccezioni e senza scuse.
3. Difesa dei diritti civili, dei diritti
sul lavoro, delle donne, di tutti per
porre fine ad ogni forma di discriminazione.
Fornire ogni forma di aiuto alle famiglie.
4. Porre fine alla guerra in Iraq ed affermare
la leadership americana con la forza dei
valori piuttosto che con quella delle
armi, per affrontare povertà, genocidi
e terrorismi.
In
attesa che questi buoni propositi divengano
proposte di provvedimenti concreti, riporto
un'ultima osservazione di Hillary, rilevante
per il cammino delle donne e per l'integrazione
razziale: "Il punto centrale di questa
competizione è che io e Obama abbiamo
dato una risposta positiva a due domande
che spesso ci venivano poste: "Può
una donna essere comandante in capo degli
USA? Può un afro americano essere
presidente?" (
) Comunque vadano
le cose, il Senatore Obama ed io, insieme,
rappresentiamo una pietra miliare per
il progresso della democrazia americana
(
) non sono più accettabili
limiti di sesso o pregiudizi razziali
nel ventunesimo secolo".
Una breve riflessione per concludere.
La corsa verso la Casa Bianca continua,
e lei ha perso. Ha perso una gara in cui
sembrava imbattibile. Durante la campagna
elettorale avrà certamente commesso
degli errori, difficili da capire e valutare
a tanta distanza, ma un errore sì,
lo può capire chiunque. Si tratta
della troppo esplicita presenza accanto
a lei dell'illustre consorte, Bill Clinton,
otto anni alla Casa Bianca. Inevitabilmente,
accanto a lui, nella memoria di tutti,
compare un'ombra. L'ombra di un'altra
donna, 25 anni, nata e cresciuta in California,
figlia di un influente dirigente del partito
democratico, universitaria stagista alla
Casa Bianca: Monica Lewinsky.
Ombra particolarmente pesante, un macigno,
nell'America che, appena quattro secoli
fa, ebbe i Puritani come padri fondatori.
*emedoro@gmail.com