Le
Firme * Emanuela
Medoro
LE
PRESIDENZIALI AMERICANE VISTE DALL'ITALIA
Iraq:
Barack Obama e John McCain
23.07.08
- Il 15 luglio 2008, prima del suo impegnativo
viaggio in Europa e Medio Oriente, Barack
Obama ha tenuto un discorso su scottanti
argomenti di politica interna ed estera,
al centro dei quali c'è la sicurezza
degli Usa. Il filo conduttore del discorso
sono gli slogan del discorso con cui George
Marshall, sessant'anni fa, annunciava
il piano per la ricostruzione dell'Europa
distrutta dalla guerra. Che cosa è
necessario? Che cosa è meglio fare?
Che cosa dobbiamo fare? (What is needed?
What can best be done? What must be done?).
Per mantenere la sicurezza interna negli
USA, secondo Obama, cinque sono
i punti essenziali:
- terminare la guerra in Iraq in modo
responsabile,
- potenziare la presenza in Afghanistan
per combattere AlQaeda ed i talibani,
- mettere al sicuro armi e materiali
nucleari da terroristi e stati canaglia,
- raggiungere la indipendenza interna
nella produzione di energia,
- ricostruire le alleanze per far fronte
alle sfide del ventunesimo secolo.
Quanto
all'Iraq ricordiamo che il Senatore McCain
fu uno dei più decisi sostenitori
dell'attacco, per cui gli americani sarebbero
stati salutati come liberatori e la democrazia
si sarebbe diffusa ed affermata in tutto
il Medio Oriente, mentre il Senatore Obama
avvertiva che l'invasione di un paese
che non manifestava minacce imminenti
avrebbe alimentato le fiamme dell'estremismo
e distratto dalla battaglia contro AlQaeda
ed i talibani.
Oggi la presenza americana in Iraq è
sempre più dispendiosa in termini
di vite umane e risorse a carico del contribuente
americano, mentre la situazione in Afghanistan
tende a peggiorare.
McCain, a proposito del ritiro delle truppe,
dice: Non voglio tenere le nostre truppe
in Iraq un minuto di più di quanto
è necessario per garantire lì
i nostri interessi...ma...promettere un
ritiro delle forze in Iraq, senza tener
conto delle conseguenze pericolose per
il popolo iracheno, per i nostri più
vitali interessi, e per il futuro del
Medio Oriente, è il massimo della
irresponsabilità. Una sconfitta
della leadership.
Obama propone una soluzione politica per
l'Iraq. Infatti, secondo lui, la vittoria
in Iraq non può consistere nella
resa delle armi da parte del nemico, ma
si realizzerà solo quando l'Iraq
sarà lasciato ad un governo locale
che si prenda le responsabilità
del suo futuro, che riesca a prevenire
conflitti fra etnie diverse, e che non
faccia riemergere la minaccia di AlQaeda.
Il secondo punto della strategia Obama,
è la battaglia contro AlQaeda in
Afghanistan e Pakistan, centri del terrorismo,
e dunque bisogna spostare risorse ed uomini
in questa direzione.
Inoltre, propone di aiutare la popolazione
afgana a riconvertire l' economia con
produzioni agricole alternative al papavero
da oppio, in modo da non lasciare l'Afghanistan
nelle mani del narcotraffico.
Il terzo obiettivo è rinforzare
la democrazia e l'economia in Pakistan
per evitare che armamenti e materiali
nucleari cadano nelle mani di terroristi,
e agire sull'Iran, per il suo programma
nucleare e le minacce contro lo stato
di Israele.
Il quarto punto del programma per la sicurezza
interna degli USA è la necessità
di porre fine alla dipendenza da petrolio
medio orientale, e quindi di aumentare
gli investimenti interni in energie alternative.
Collegato a questi punti c'è l'ultimo,
che riguarda la politica estera nel mondo:
ricostruite le alleanze nel mondo per
affrontare le sfide del ventunesimo secolo,
e cita prima di tutto gli stati dell'Asia,
Cina, Giappone, Corea, e poi l'Australia.
Infine i paesi dell'area NATO.
Un video online del partito repubblicano
presenta un collage di frasi pronunciate
da Obama sull'argomento Iraq negli ultimi
due anni. Esse sono molto diverse, cambiano
col passare del tempo; costituiscono un
percorso che inizia con generiche posizioni
di disimpegno nella guerra in Iraq, poi
man mano cambiano fino a manifestare una
crescente responsabile consapevolezza
dei vari aspetti del problema. Il commento
conclusivo di Rick Davis, dirigente della
campagna elettorale di John McCain è:
una cosa è chiara, Barack Obama
ha dimostrato di essere solo un altro
politico (just another politician).
Nella sua semplicità, è
il più perfido dei commenti possibili
rivolto ad un candidato che si presenta
ai suoi sostenitori come l'uomo del cambiamento.
Il tempo ci dirà se e come gli
obiettivi di questo ambizioso piano per
il cambiamento saranno raggiunti.
emedoro@gmail.com
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E'
nata il 29 novembre 1940 a L'Aquila, dove risiede.
Compiuti gli studi classici, si è laureata
in Lingue e Letterature Straniere (Inglese) con
una tesi su Joseph Conrad.
Curriculum
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