LE
PRESIDENZIALI AMERICANE VISTE DALL'ITALIA
Speranze
e paure
02.09.08
- L'apoteosi di B.Obama a Denver, un comizio
in uno stadio di fronte a 85.000 persone,
in un delirio collettivo di bandierine
e di Change,yes, we can, ha fatto fare
ad Obama un balzo in avanti nelle previsioni
di voto degli americani. Sì, e
allora che cosa possiamo fare? Obama ha
detto basta (enough) al prolungamento
da parte di McCain degli otto anni di
presidenza Bush. Con durezza descrive
McCain come uno che considera classe media
chi guadagna meno di cinque milioni di
dollari l'anno, che propone enormi sgravi
fiscali per le grosse corporations e le
compagnie petrolifere, ma non un centesimo
di sgravio a più di 100 milioni
di americani, un piano salute che aumenterebbe
le tasse, un progetto istruzione che non
aiuta le famiglie.
Obama ha riassunto la filosofia del partito
repubblicano in poche parole, dare di
più a quelli che hanno di più
e sperare che gocce di prosperità
tocchino tutti. Ciò significa:
Sei senza lavoro?Cattiva sorte. Non hai
assistenza medica? Ci pensa il mercato.
Sei nato nella povertà? Rimboccati
le maniche. Rivolgendosi ai sostenitori
tradizionali del suo partito, la classe
media, giovani, donne, gay e lesbiche,
immigrati di tutte le provenienze, gente
senza assistenza medica, ha toccato poi
tutti i punti salienti già noti
della sua campagna elettorale collegati,
come al solito nei suoi discorsi, da una
frase semplicissima che si ripete come
uno slogan: now it's the time to , è
ora di..., che suscita emozioni,applausi
e speranze.
Ma le speranze degli uni sono la paura
degli altri. E così la paura che
cambiamenti profondi possano effettivamente
realizzarsi, un salto nel buio, in un
buco nero, per milioni di americani bianchi,
benestanti e benpensanti, è espressa
nella scelta di Sarah Palin, prima candidata
donna per la vicepresidenza del partito
repubblicano.(Ricordo che il vicepresidente
subentra in tutte le funzioni in caso
d'impedimento del presidente).
Mi soffermo su questa scelta tralasciando
notizie sulla Convention repubblicana
di St. Paul, Minnesota, rovinata dall'uragano
Gustav che minacciava New Orleans.
Sarah Palin, a 44 anni governatrice dell'Alaska,
stato di petrolio, alci e ghiacci, un
passato di vincitrice in concorsi di bellezza,
campionessa di basket, è oggi madre
di cinque figli, il primo 20 anni, in
partenza per un fronte di guerra l'11
settembre, l'ultimo portatore della sindrome
di Down, testimonianze viventi della incrollabile
fede patriottica ed antiabortista della
madre, e della sua capacità di
conciliare maternità e lavoro indipendente
in politica. Sarah , insomma, incarna
ed esalta con la sua bellezza gli ideali
del conservatore repubblicano, e suscita
ammirazione e compassione, in una miscela
di vita vissuta, che ricorda immagini
di frontiera stile Zanna Bianca, ben più
eloquente ed efficace di qualunque programma
scritto, destinato a svanire nel tempo.
Giovane ed inesperta in politica, non
ha mai lavorato a Washington, compensa
la visibile terza età di McCain,
che lei ammira senza riserve, stupita,
quasi incredula del miracolo di essergli
accanto: "...Alcune delle grandi
opportunità della vita arrivano
inaspettate, ed è certamente il
mio caso. Non avevo mai pensato di avere
incarichi, ma la vita mi ha portata a
diventare Governatore dell'Alaska, ed
ora prima candidata donna per la vicepresidenza
repubblicana... ciò che ammiro
di più in J.McCain è la
sua incrollabile capacità di mettere
la patria innanzi tutto senza chiedere
nulla in cambio...ciò la dice lunga
(speaks volumes) sul tipo di generosa
leadership che Egli porterà alla
Casa Bianca...", scrive Sarah
all'indomani della sua nomina.
Uno dei motivi della sua scelta, è
certamente la caccia ai voti delle seguaci
di Hillary, tradite dalla trionfante presenza
di Obama. C'è da chiedersi come
faranno queste democratiche, ex figlie
dei fiori ormai nonne, a fare un salto
tanto lungo da votare per una donna antiabortista
e pro pena di morte, in nome della solidarietà
femminista.
emedoro@gmail.com