I
vincitori del Premio "Guerriero di
Capestrano"
Il Premio internazionale a Goffredo Palmerini
per la sua attività sulla stampa
italiana all'estero

Guerriero di Capestrano
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13.10.08
- Importanti insediamenti dei Vestini,
uno dei popoli italicidell'antico Abruzzo,
erano situati lungo il tracciato millenario
del tratturo, dove poi in epoca romana
si sarebbe snodata la via Claudia Nova,
consolare che collegava la città
sabina di Amiternum alla via Valeria.
Nella valle del Tirino, sotto l'attuale
Capestrano, sorgeva l'antica Aufinum
(Ofena). In quei pressi, nella piana,
nel 1934 un contadino rinvenne un importante
reperto della civiltà italica,
subito chiamato "Guerriero di
Capestrano" per l'imponenza e
la misteriosa singolarità dell'equipaggiamento.
Studi approfonditi, segnatamente dell'archeologo
Adriano La Regina, negli anni Settanta
hanno accertato che la statua, risalente
al VI secolo a.C., rappresentava il re
Nevio Pompuledio. Dapprima il Guerriero,
e poi le recenti campagne di scavo dirette
dall'archeologo Vincenzo D'Ercole,
stanno cambiando la storia dell'archeologia
di quest'area dell'Abruzzo interno. Hanno
fatto emergere la raffinata civiltà
dei Vestini, antico popolo fino a qualche
tempo fa ritenuto di semplici pastori
e guerrieri, civiltà confermata
dai preziosi reperti rinvenuti in numerose
necropoli. Il "Guerriero di Capestrano",
esposto a Chieti nel Museo Archeologico
Nazionale della Civitella, è ormai
diventato il simbolo dell'Abruzzo, regione
che non finisce di stupire per le sue
ricchezze artistiche, architettoniche
ed ambientali, ma anche per i valori archeologici
che testimoniano la civiltà degli
antichi popoli italici che l'abitavano.
Caratteristico di Capestrano è
il Castello Piccolomini, posto
sulla sommità del colle su cui
arroccano le belle case del paese.

Castello Piccolomini
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E'
una
cittadella fortificata, tutta in pietra,
costruita a forma triangolare sulla roccia
del monte, con una facciata racchiusa
tra tre torrioni cilindrici agli angoli.
La parte posteriore conserva ancora intatta
la vecchia struttura medioevale. La torre
centrale, a forma quadrata, ha un orientamento
anomalo rispetto al resto della costruzione
e ciò fa pensare che l'odierno
castello, modificato nel 1400 da Antonio
Piccolomini, sia sorto su un precedente
sito fortificato. Il castello, molto probabilmente,
sarà sede d'un museo per la conservazione
ed esposizione dei reperti del popolo
Vestino con annessa scuola d'archeologia
per studenti da tutta Europa.
Capestrano è anche il paese
dove nacque San Giovanni, il 24
giugno 1386, uno degli uomini più
importanti nella storia del vecchio continente.
Abbandonata la professione forense a Perugia,
Giovanni divenne francescano dell'Osservanza.
Allievo ed amico di San Bernardino
da Siena, fu un grande predicatore
e condottiero, la cui fama si estese in
tutta Europa. Nel 1453, caduta Costantinopoli,
capitale dell'Impero Romano d'Oriente,
la paura per la minaccia alla cristianità
europea era tangibile e incombente, a
causa dall'avanzata inarrestabile dell'islam
e dei Turchi. Se l'Europa si salvò,
fu sopratutto per merito di Giovanni da
Capestrano, il frate abruzzese che con
la sua predicazione promosse la difesa
del continente dai Turchi, reclutando
truppe per l'esercito specie in Ungheria.
La sua azione a difesa dell'Occidente
fu determinante nella vittoriosa e decisiva
battaglia di Belgrado, dove spronò
e guidò le truppe, meritandogli
l'appellativo di "apostolo dell'Europa
Unita". Purtroppo, però, gli
costò la vita, perché proprio
a Belgrado contrasse la peste, morendo
tre mesi nel convento di Ilok, in Croazia,
il 23 ottobre 1456. Fu canonizzato nel
1690 da papa Alessandro VIII. Tutto questo
è Capestrano. Un borgo suggestivo
oggi gemellato, nel nome del grande Santo,
con la città di San Juan de
Capistrano, in California.
Il 12 ottobre, nel salone del Castello
pieno in ogni ordine di posti, si è
tenuta la cerimonia di consegna ai vincitori
del Premio "Guerriero di Capestrano",
giunto quest'anno alla terza edizione,
in Italia l'unico premio internazionale
per l'archeologia. A fare gli onori di
casa il sindaco Antonio D'Alfonso, e Lucia
Di Fiore, Presidente della Pro Loco, presenti
il consigliere Fabrizio D'Alessandro in
rappresentanza della Provincia dell'Aquila,
altri sindaci del comprensorio ed autorità
della provincia. La Giuria del Premio,
presieduta da Vincenzo D'Ercole per la
sezione Archeologia e da Anna Ventura
per la sezione Cultura, composta da Massimo
Pamio, Iva Polcina, Sabrina Di Persio,
Giuseppina Sebastiani e Giuseppina Verdoliva,
ha assegnato i premi ai vincitori delle
varie sezioni, con le rispettive motivazioni.
Premio per l'Archeologia
al prof. ADRIANO LA REGINA. Archeologo
di riconosciuta fama non solo nazionale,
già Soprintendente di Roma, autore
di studi fondamentali sui Vestini e sui
Pentri, massimo studioso vivente dei Sanniti
e sulle iscrizioni arcaiche, sulle istituzioni
e sulle guerre sannitiche, il prof. La
Regina ha tenuto un'ampia e dettagliata
relazione sullo stato e lo sviluppo della
ricerca archeologica nella zona dei Vestini,
dove sono state fatte scoperte che hanno
mutato sia la ricostruzione della storia
di queste popolazioni che gli orientamenti
della ricerca, a partire dalla scoperta
casuale della statua del Guerriero. Una
novità interessante del suo intervento
è stata la presentazione dell'immagine
d'un busto femminile, dello stesso autore
della statua del guerriero, che è
stato definito come "La Signora di
Capestrano" per le evidenti affinità
stilistiche.
Premio
per la Poesia a GIUSEPPE
ROSATO, di Lanciano, per il libro
di poesia "La traccia di beltà"
(Edizioni Noubs). Giuseppe Rosato è
il più grande poeta abruzzese,
di grande rilievo nel panorama della poesia
italiana. Al suo attivo ha una ventina
di raccolte di liriche, nelle ultime delle
quali egli raggiunge vertici di perfezione
stilistica e lessicale e soprattutto assume
una cifra personale unica, inimitabile,
sicura, improntata a un rigore letterario
straordinario. "La poesia è
una vita di scorta", ha Egli affermato
citando Ennio Flaiano. E lui la vita l'ha
condivisa con la moglie da poco scomparsa,
la cui memoria ha ispirato la silloge
poetica premiata.
Premio per la Narrativa
a LUCIANO RICCI, di Isola del Gran
Sasso, per il romanzo "La farfalla
rossa" (Ed. Sperling & Kupfer).
Luciano Ricci è il maggiore scrittore
abruzzese, prosatore fine ed elegante,
piega la scrittura ad una volontà
ridondante, che lo conduce allo sperimentalismo
più sincero. E' per questo definibile
il Gadda abruzzese. Ha pubblicato numerosi
romanzi e saggi. Gratificante per lui
questo premio, sia per le qualità
degli altri premiati che per l'autorevolezza
della Giuria. Si sono classificati al
secondo posto Carlo Bordoni, con
il romanzo "Istambul bound",
ed ex-aequo Enza Buono con il romanzo
"Quella mattina a Noto".
Terzo classificato Angelo De Nicola
con "La Missione di Celestino".
Premi Speciali della Giuria a Maria
Barresi per il romanzo "Non
dire niente" e a Mariangela
Ippoliti per l'opera "Testimoni
del disagio", in cui l'autrice
raccoglie emblematici casi di emarginazione
e solitudine. Un testo vibrante che scopre
dettagli di cronache che non leggeremo
mai sui giornali.
Premio
Internazionale a GOFFREDO PALMERINI.
Impegnato in politica e nel settore culturale,
"
nel difficile fronte che segna
il crinale tra realtà umane particolari,
non più ancorate alle certezze
delle proprie tradizioni, ma collocate
in luoghi e condizioni di vita diversi:
il che vuol dire abbracciare sia la realtà
degli immigrati nel nostro paese, sia
quelle di chi dal nostro paese si è
allontanato per cercare altrove le risposte
giuste alle proprie istanze di vita",
come dice la motivazione del premio. Con
perseveranza e creatività egli
è riuscito a crearsi un efficace
sistema di comunicazione on line con i
paesi più lontani: Argentina, Australia,
Belgio, Brasile, Canada, Cile, Germania,
Messico, Perù, Spagna, Stati Uniti,
Svizzera, Sud Africa, Repubblica Dominicana,
Uruguay e Venezuela. Una rete globale,
fittissima, che collega buona parte delle
realtà associative regionali all'estero
- egli peraltro è un membro del
Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel
Mondo - dando un grande contributo alla
diffusione della cultura italiana, ed
abruzzese in particolare, in tutto il
mondo attraverso notiziari on line, giornali
e periodici in lingua italiana pubblicati
all'estero. Palmerini ha dedicato il suo
premio a quei 60 milioni d'italiani che
con serietà e dignità rappresentano
l'Italia all'estero ed ha richiamato il
ruolo rilevante ed insostituibile e che
la stampa italiana all'estero svolge nei
confronti delle nostre comunità
nei cinque continenti.
Premio per la Cultura a
SANDRO VALLETTA, marsicano, appassionato
conoscitore del mondo dell'emarginazione,
di cui si fa attento interprete e portavoce
attraverso libri densi d'interesse ed
umanità, quali: "Viaggio
nel mondo degli invisibili",
con prefazione di M. Teresa Letta; "Vegliare
il presente" con la prefazione
del ministro Stefania Prestigiacomo; "Per
non dimenticare", con presentazioni
di Federico Buonadonna e Stefania Zuccari;
"Testimoni del disagio",
scritto con Mariangela Ippoliti. Di prossima
pubblicazione una biografia di Remo Gaspari,
uomo politico abruzzese per decenni protagonista
della politica nazionale in molti governi,
con presentazioni di Ferdinando Casini,
Giulio Andreotti e Gianni Letta. Valletta
collabora con il Politecnico delle Marche,
l'Università di Ancona e la LUMSA.
E' stato insignito del Premio Nazionale
di Cultura della Presidenza del Consiglio
dei Ministri.

Castello di Capestano
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La
cerimonia si è conclusa con il
conferimento del premio "San Giovanni
da Capestrano" a Giuseppe
Fidelibus, per i suoi Saggi su Sant'Agostino.
Il premio è stato dedicato alla
memoria di Don Giussani, il cui sostegno
morale ed umano è stato prezioso
per portare avanti la ricerca. Don Giussani,
fondatore di Comunione e Liberazione,
sosteneva infatti che la cultura nasce
da un gusto per la vita. "Quid
animo satis?" Che cosa dà
all'animo l'esperienza della soddisfazione?
La pratica della cultura come gusto per
la vita. C'è infine da annotare
che la domenica precedente il Premio "Guerriero
di Capestrano" aveva avuto un prologo
nella sala consiliare del Comune di Bussi,
in provincia di Pescara, con la consegna
dei riconoscimenti per il giornalismo:
a Dom Serafini, un abruzzese d'America
che opera tra New York e Los
Angeles, editore e direttore di VideoAge,
rivista sulle nuove frontiere della comunicazione,
per il giornalismo all'estero; per quello
nazionale, riconoscimento ad Antonio
Socciarelli ed infine il Premio
alla carriera giornalistica a Fausto
Ianni. Da molti anni iscritto all'ordine
dei giornalisti, Fausto Ianni si è
intensamente occupato della realtà
culturale italiana, specialmente nel campo
dell'arte. Con la sua penna feconda ha
annotato, nel corso degli anni, le più
importanti manifestazioni sulle arti figurative
e, in campo regionale, ha seguito con
i suoi saggi critici moltissimi artisti,
taluni assurti a fama nazionale, curando
mostre e cataloghi. Aquilano schivo ed
indipendente, non ha mai abbandonato i
suoi studi, la ricerca del bello e del
giusto, scrivendo articoli anche su riviste
nazionali. Insomma, il Premio "Guerriero
di Capestrano" in tre anni ha conquistato
una dimensione ed un successo significativi,
con riconoscimenti a Personalità
di grande rilievo. Un buon viatico per
l'avvenire.
emedoro@yahoo.it
emedoro@gmail.com