LE
PRESIDENZIALI AMERICANE VISTE DALL'ITALIA
Ancora
nella tempesta
17.10.08
- Non si può parlare della conclusione
di questa lunghissima campagna elettorale
senza tener presente la situazione politica
e finanziaria in cui si sta svolgendo.
Ai normali colpi di coda preelettorali
cioè attacchi e contrattacchi di
ogni genere, fanno infatti da sfondo le
micidiali e brusche altalene della borsa
di NY che si propagano in tutto il mondo
occidentale ed orientale.
Il vento della recessione soffia un po'
dappertutto, portando l'incubo di licenziamenti
in massa, fallimenti di aziende, inflazione.
E sono solo le questioni economiche che
oggi dominano le cronache.
Sono stati i problemi dell'economia a
dominare l'incontro/scontro tenuto presso
l'Università di Hofstra a Long
Island la sera di mercoledì, a
conclusione della serie d'incontri diretti
dei due candidati. Questo è stato
sicuramente più vivace e ricco
di spunti programmatici degli altri due
incontri, ma, come risulta dai primi sondaggi
d'opinione fatti a caldo, non ha spostato
le preferenze degli elettori americani.
McCain ha attaccato duro e l'altro, in
difesa, ha dimostrato di non lasciarsi
coinvolgere, anzi di essere di una freddezza
glaciale, qualità che molti bianchi
biondi apprezzeranno parecchio. Attaccato
sui suoi rapporti con un certo terrorista
Ayers, Obama ha tranquillamente risposto
che all'epoca dei fatti aveva solo otto
anni.
Sono poi rispuntati fuori i temi classici
delle differenze fra i due partiti come
l'aborto e le tasse. Riguardo all'aborto,
il repubblicano ha parlato per la vita,
pro life, e dunque per il cambiamento
della normativa attuale, e l'altro per
la scelta, pro choice , cioè
per il mantenimento di essa.
Quanto alle tasse protagonista indiscusso
della serata il destinatario di tutte
le dichiarazioni: Joe l'idraulico, un
tale che vuole diventare proprietario
della piccola azienda in cui lavora da
vent'anni ed una volta, alla fine di un
comizio, ha chiesto ad Obama se, in caso
di sua presidenza, dovrà pagare
più tasse.
Rivolgendosi a questo Joe, McCain ha detto
di essere in linea di principio contrario
alle tasse e di stare attento, perché
se vince Obama pagherà tante tasse
da rimanerne schiacciato, e l'altro, no,
io voglio aumentare le tasse solo ai ricchi,
cioè al 5% della popolazione, non
aumenterò le tasse al 95% anzi,
le diminuirò, ed in più
darò l'assistenza medica.
Chissà che cosa troverà
quello che avrà in mano le chiavi
del tesoro, non lo sa nessuno per ora,
ed è questo che farà la
vera politica fiscale.
A completamento delle differenze ideologiche
fra i due mi pare opportuno ricordare
una frase di Sarah Palin, nel discorso
ufficiale per l'accettazione della sua
candidatura come vice presidente del partito
repubblicano. Dunque allora disse fra
l'altro: c'è un tempo per la
politica ed un tempo per la leadership...(a
time for politics and a time for leadeship),
cioè lei ha distinto chiaramente
la leadership dalla politica. Secondo
lei, dunque, la funzione guida è
diversa, è al disopra della politica,
cioè del rapporto con la società
organizzata e le sue istituzioni, una
frase che sarebbe piaciuta a Luigi XIV,
il Re Sole.
Obama, invece, fa discendere la legittimazione
della funzione guida da un rapporto diretto
con gli elettori, tipico a questo proposito
l'organizzazione del suo movimento di
base, evidenziato in un recente comizio
diffuso online, in cui diceva delle frasi
semplicissime, es.: ....queste elezioni
storiche non riguardano me, ma voi,...oppure
il cambiamento non deve venire da Washington,
ma andare a Washington..., a cui tutti
i presenti rispondevano in coro con lo
slogan Change, yes we can, posizioni
demagogiche, ma meno preoccupanti dell'idea
di leadership diversa dalla politica,
quella del Re Sole.
Ricordiamo in conclusione che tutti i
sondaggi di opinione danno in vantaggio
Obama su McCain, però ricordiamo
anche che nel 2004, davano in genere,
vincente John Kerry, e poi vinse G. Bush.
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