Il
latino l' italiano e l' inglese
Ricordi
di scuola e riflessioni per la difesa
della lingua italiana
16.11.08
- Nel 146 a.c. l' esercito di Roma finalmente
arrivò a Cartagine dopo tre guerre
al grido di Carthago delenda est
(È nostro dovere distruggere Cartagine),
uno slogan da fare invidia a G.W.Bush.
Allora il Console Scipione Emiliano ordinò
che fosse sparso sale sulle rovine di
Cartagine affinchè neppure un filo
d'erba crescesse nel luogo dove era fiorita
la rivale di Roma.
E poi di guerra in guerra, sempre spargendo
sangue e sempre vincendo, le armate di
Roma diffondevano la latinità,
ovvero la lingua, le istituzioni, la legge
e la cultura di Roma.
A chi dovesse avere poca o nulla dimesticheza
con i manuali di storia, ricordo che a
Roma, lungo via dei Fori Imperiali, sul
lato destro in direzione dell'Anfiteatro
Flavio, meglio noto col nome di Colosseo,
ci sono dei pannelli in bianco e nero
che rappresentano la diffusione del potere
politico di Roma, dalla fondazione dell'Urbe
fino alla massima estensione dell'impero
che copriva tutto il mondo allora conosciuto.
Nel periodo dell'espansione del potere
politico di Roma accadde anche che Graecia
capta ferum victorem coepit, ovvero
che popoli più evoluti nelle arti,
nella filosofia e nelle scienze dessero
il loro contributo alla crescita economica
e civile dell'impero a cui appartenevano,
con la forza del latino come lingua della
comunicazione fra popoli diversissimi.
Poi si è scritto in Latino per
un millennio, fino alla comparsa delle
lingue volgari. Scienze e filosofia sono
rimaste in Latino ancora a lungo. Il valore
unificante del Latino è ancora
oggi riconosciuto dalla Chiesa, i cui
riti sono in gran parte in Latino.
Oggi dell'impero romano è sparito
anche il ricordo, a parte le tracce architettoniche
sparse in tutto il mondo occidentale,
sostituito da altri imperi. Come fare
a difendere l'Italiano, lingua romanza,
parlata, anzi storpiata solo da 60 milioni
di abitanti e basta, nel confronto con
la diffusione massiccia dell'Inglese come
lingua unificante del mondo occidentale,
dopo la fine della seconda guerra mondiale?
Combattere la battaglia a livello politico
è doveroso, ma appare spesso, purtroppo,
un'azione donchisciottesca.
Non così la valorizzazione culturale
dell'Italiano. E' proprio la strettissima
derivazione dal latino a fare dell' Italiano
una lingua che ha una parziale affinità
con l'Inglese, specialmente quello scientifico.
L'Inglese odierno è una lingua
kingly, royal and regal. Tre termini dallo
stesso significato, regale, con qualche
differenza d'uso, di cui uno di derivazione
germanica, uno di derivazione gallica
ed uno proveniente dal latino rex regis.
Termini che esemplificano i tre strati
presenti nell'Inglese di oggi, germanico,
gallico e latino, vivi ed operanti all'interno
di questa lingua flessibile, duttile e
musicalissima.
Le parole di derivazione latina in lingua
Inglese in genere non cambiano il significato
originario, es, actor/actress da ago/is,
egi, actum, agere. E dunque nessuna
paura, per esempio, a tradurre la parola
italiana sentimentale con sentimental,
che in Inglese esiste con lo stesso significato,
e quante altre!
Il Latino presente nell'Italiano è
un bel salvagente per i traduttori italiani
che affrontano la navigazione nelle insidiose
acque dell'oceano della lingua anglo-americana.
E che orgoglio essere parte di una lingua
che ci permette di comunicare con le lingue
e civiltà dell' Estremo Oriente.
Dunque difendiamo l'Italiano di oggi all'interno
dell'Inglese anzichè contro di
esso, come figlio del Latino, parte integrante
e viva della lingua della civiltà
anglo-americana vincente, senza inutili
e controproducenti richiami a imperialismi
e colonialismi linguistici.
Non hanno avuto gli anglo-americani degli
ottimi maestri? Ricordiamo sempre quel
sale e quel filo d'erba di Cartagine.
Con la tecnologia di oggi i nostri illustrissimi
antenati che cosa avrebbero fatto!
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