Gli
italiani che vivono
in Venezuela ?
Domanda
affascinante, impegnativa
e delicata la risposta.
Caro
Direttore,
mi
chiedi come vivono gli
italiani in questo paese,
come si sono inseriti
e che attività
svolgono. Si potrebbero
scrivere molte pagine
e non é questa
l idea, vero?
É necessario
e comprensibile, per
i lettori, essere succinti
ed esaurienti senza
annoiarli; missione
ardua. Nonostante limmensità
della domanda posso
tentare di informarti
con una panoramica generale
dicendo che la comunità
italiana in Venezuela
é ben inserita,
molto integrata nel
tessuto locale, anche
troppo. Non é
una temeraria affermazione
la mia già che
quel troppo
si riferisce al prezzo
che si sta pagando,
ossia la perdita dell
italianità con
riferimento particolare
alla lingua italiana
che viene parlata di
rado e negli stessi
nuclei familiari; nei
club sociali, poi, dove
potrebbe e dovrebbe
essere coltivata l
italianità si
assiste ad un degrado
costante. Basti pensare
che a tavola si pasteggia
a whisky (abitudine
indigena), mentre nel
mondo siamo fra i preferiti
nel consumo del nostro
vino. Ma questo é
altro discorso. Attraverso
la mia rivista ITALIA
OVUNQUE continuo, da
anni, a lottare contro
questo lassismo nell
abbandono dell
italiano e vedo che
é una lotta donchisciottesca,
purtroppo.
Che
lavoro svolgono?
Sono
inseriti in tutte le
attività, dalle
imprese di costruzioni
civili all industria
delle calzature,alla
gastronomia, passando
per le industrie di
prodotti derivati dal
petrolio; insomma, sono
dappertutto.
Mi
chiedi, poi, cosa fanno
le Associazioni Italiane
in Venezuela?
Mi
stai invitando a nozze.
La
prima domanda che pero
é necessario
porsi, nell intento
di definire oggi l
essenza dell Associazionismo
regionale italiano allestero,
la sua capacità
di essere attivo, linteresse
per la sua permanenza,
é se non si tratti
di un tentativo di difesa
per evitare che lidentita
collettiva di una civiltà
(regionale) continui
verso il baratro della
disintegrazione e, quindi,
senza un futuro possibile.
In
che modo l avventura
delle differenze e delle
specificità di
ogni regione, rappresentata
in queste latitudini,
é ancora in grado
di costituirsi di fronte
allomologazione
di massa del presente,
che supera l identità
dei contenuti geopolitici
dei continenti? Con
l integrazione
razziale molti sostengono
che sarebbe meglio arrendersi
guardando solo agli
elementi comuni dei
processi di internazionalizzazione
dell informazione
e del mercato, già
che l informazione
storico-culturale del
nostro passato non interessa
alle recenti culture.
Queste,
però, sono debitrici
di una grande quantita
di elementi a quelle
gloriosamente precedenti;
ci si chiede, allora,
se le grandi associazioni
regionali non riescano
più ad assolvere
a questa missione per
le nuove culture,
sia per la morìa
nel seno dei loro affiliati,
sia per l incapacità
di alcuni Consigli Direttivi
che annoverano persone
stanche, con una vita
vissuta intensamente
e che sono là
solo perchè considerate
dei totem da ammirare.
E dove le mettiamo le
piccole A.C. di cittadine
(fiat!) o addirittura
di paesini (sic?!) che
ultimamente sorgono
come funghi? Che possono
dire queste associazioni
con 15/20 affiliati?
Quale verbo possono
trasmettere? Purtroppo,
poi, si scopre che ad
organizzarle é
qualche carneade in
cerca di visibilità,
assetato di protagonismo
e senza avere le phisique
du rol, procedendo da
qualche altra istituzione,
essendone lemblema
buffinesco della sua
catatonìa cerebrale,
il quale cade da solo
appena apre bocca perchè
emette soltanto suoni
stridenti, denotando
una sub-cultura e facendo
capire chiaramente di
non avere, mai, sofferto
crisi di modestia.
E
allora?
E,
dulcis in fundo, i COM.IT.ES.
e mettiamoci pure il
C.G.I.E., già
che ci siamo. Per i
primi devo dirti che
purtroppo manca il coraggio
dimostrato dai connazionali
di Miami che hanno sfiduciato
quel COMITES, bravissimi!
Allora, lasciando da
parte questa Istituzione
in Caracas sulla quale
preferisco stendere
un pietoso velo di silenzio
non intendendo menzionare
nomi e far loro una
pubblicita che
non meritano in nessun
modo, ecco che appaiono
i rappresentanti del
C.G.I.E. i quali sono,
comunque, delle presenze
traumatiche (un fenomeno
comune con i primi);
sono come alieni in
silenziosa contrapposizione
alla terrificante realtà
che vivono i connazionali
in questo paese. Sono
dei fortilizi ciechi
e uniti rispetto al
contesto che li ha eletti.
Sembrano delle sequenze
spaziali senza familiarità,
senza incorporare perlomeno
i frammenti del linguaggio
che dovrebbero articolare
per tradursi in formulazioni
più dirette e
adattate ad una scena
ambientale (la comunità
italiana) ancora preziosamente
partecipativa.
Ed
ecco che ne risulta,
perlomeno agli occhi
degli astanti, un abbandono
sostanziale di qualsiasi
azione complessiva,
incapace di creare un
consenso vasto e durevole
sulle iniziative da
intrapendere e senza
aver consultato la base
elettorale. Se potessimo
contare con la tecnologia
Mind drive
di Ron Gordon, già
guru della Silicon Valley
negli anni 90,
metteremmo al dito indice
di quei signori una
specie di anello dotato
di sensori ed a contatto
con il computer che
fa da tramite fra la
macchina ed il nostro
pensiero, onde trasmettere
in un modo indelebile
che rimarrebbe nella
loro memoria. E, certamente,
non é neanche
leccesso di simpatia
(sic!) che ne minaccia
lallontanamento
ma la sensazione di
non appartenere a nessuno
stile, a nessuna linea
identificata con una
geografia precisa qual
é la comunità
italiana che vive in
questo paese.
Ho
cercato di rispondere
nella maniera più
concisa già che
dovevano essere illustrate
tutte queste realtà;
é la mia opinione
che, dopo 30 anni vissuti
in questo paese, sento
di dare. Vi sarà,
certamente, una levata
di scudi da più
parti, ma questa é
la democrazia che fa
la differenza fra la
libertà di pensiero
e la coercizione.
Salutissimi
da Caracas.
Franco Farro*
- Italia chiama Italia
www.italiachiamaitalia.com
*
Direttore Responsabile
di ITALIA OVUNQUE