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Le Firme * Franco Farro

Venezuela: The day after

Il giorno dopo le elezioni presidenziali in Venezuela

04.12.06 - É iniziata, con la conferma dell’attuale mandatario, la lunga teoria delle calamità nazionali; qualcosa che assomiglia a quello che accadde in Egitto quando il faraone cacciò via Moisè ed il suo popolo.

Non possiamo certo ignorare che cominciamo a scomparire; tutto si assottiglia sempre più nella dimensione zero di un’immagine meccanica del mondo che può essere sostituita a piacere ed allora come possiamo parlare d’identità, dell’identità di questo popolo venezolano? In un mondo in cui le informazioni, i bits and bytes percorrono alla velocità della luce un pianeta in cui tutti , il paese, le distanze, le lontananze si sono accorciate sino a diventare attimi; un mondo in cui tutto si polverizza e gradualmente svanisce mentre in Venezuela nasce un problema che diventa l’oggetto, ovvero il popolo o per meglio dire una parte di questo popolo. Il problema é scoprire come sia possibile evitare che l’esperienza delle precedenti elezioni si trasformi solo in un vissuto immediato, in che modo sia possibile ricostruire il ponte necessario tra identità sociale e culturale. Già, la cultura del voto e specialmente nell’attuale momento critico e decisionale per il futuro immediato. Arretrare nel futuro sembra essere il destino di questo popolo già che una parte, numericamente preponderante, ha adottato la politica dell’astensione come una forma di disprezzo ed indifferenza verso chi governa attualmente questo paese.

Non é un tramonto però, come sostiene il candidato dell’opposizione, perchè tramonto significa rivolgersi al proprio fondo, ma se ci immaginiamo il mondo come compiuto sciveva Schlegel allora tutto il nostro agire sarebbe annullato ; mentre, invece, già da domani si deve pensare a ricostruire il paese con rinnovato vigore fisico e mentale. Già, però nel frattempo, il popolo dell’astensione ha permesso questa “disgrazia sociale” per i prossimi 6 anni; sono i milioni del popolo eterogeneo e senza la cultura del voto che ha condannato l’intera nazione a vivere la “tragedia degli anni a venire”. Abbiamo il sospetto che queste “indifferenze” appaiono semplicemente come un ballo mascherato del potere, una farsa dove sempre le stesse persone balzano da una parte all’altra seguendo solo le regole dell’opportunismo. Allora é una disciplina della speculazione d’avanguardia o un elemento dello sviluppo delle personalità e della rappresentazione, oppure esistono costanti che rimangono identiche? Oppure sono una evirazione del cerebrum e dalla quale si evince un preoccupante encefalogramma piatto? Forse é il caso di allinearci alla teoria del Gadda: Siamo vittime dell’imbecillità ne verremo fuori?


Franco Farro* - Italia chiama Italia

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