Il
"Santo Padre" e'
passato dove io passai
21.01.08 - Non sono un gran
credente, tuttavia sono rimasto
colpito per come una dozzina
di brutti scagnozzi, che pur
citando Galileo Galilei, non
sanno quanti giri fa una boccia
prima di fermarsi, abbiano
potuto proibire un normale
svolgimento all'Ateneo di
Roma.
Oggi, 17 gennaio, giorno dell'inaugurazione
dell'Anno Accademico, ho ascoltato
in televisione le frecce lanciate
da Veltroni e Mussi contro
coloro che hanno ottenuto
quanto Karl Marx e discepoli
predicarono.
Ma torniamo al fatto. I lettori
avranno ben visto la pantomima
dei due nipotini di Stalin
sopra nominati, che si affannavano
invocando il diritto che la
Democrazia concede a tutti
coloro che hanno qualcosa
da dire e, in particolare,
che l'Università è
un luogo aperto e pertanto
non deve conoscere censure.
I lettori, inoltre, avranno
notato che alle spalle dei
due attori, impegnati nella
recita, spiccava, maestoso,
un mosaico di chiaro stile
fascista, segno che anche
quell'impareggiabile complesso
fu opera dell'innominato regime.
Tutto ciò premesso,
torniamo al titolo.
Sei o sette anni fa, passando
per l' Università mi
imbattei in un manifesto dal
titolo: "Fascismo, Antifascismo,
parliamone insieme".
Si trattava della presentazione
di un libro ed era indicato
pure quando e dove si poteva
parlare insieme: cioè,
il giorno dopo e in una aula
dell'Università stessa.
Era precisato, inoltre, che
sarebbero stati presenti gli
autori del libro in questione.
Dopo essermi liberato da alcuni
impegni di lavoro, tranquillo,
tranquillo, mi presentai nel
luogo indicato. Era una sala,
sempre nell'Università;
presenti una cinquantina di
persone fra adulti e giovani;
dietro una cattedra erano
gli autori del libro. Entrai
cercando un posto dove sedermi
e mi si avvicinò una
signora che mi consegnò,
con uno smagliante sorriso,
un volantino con il quale
mi si invitava ad una conferenza
dell'on. Ingrao che si sarebbe
svolta nel pomeriggio.
L'apertura fu affidata ad
uno degli autori del libro.
Ebbi immediatamente l'impressione
che costoro non fecero che
ricalcare le solite, stantie
astrusità, costruite
nel dopo-guerra, di un fascismo,
cioè, a me sconosciuto
trascurando accuratamente
quel che fu nella realtà.
Ma stetti ugualmente, buono-buono
ad ascoltare. Alla fine dell'introduzione
l'autore invitò i presenti
al dibattito. Cosa che fu
accolta da due o tre giovani.
Quando vidi che non c'erano
altre persone candidate a
parlare, alzai la mano chiedendo
la parola. Fui invitato a
sedermi accanto agli autori.
Ma, prima di iniziare, a scanso
di equivoci chiesi quanto
tempo avevo a disposizione
per il mio intervento. Molto
gentilmente mi fu risposto
che potevo trattare i miei
argomenti per il tempo che
desideravo. Mi tolsi l'orologio
dal polso e lo misi, ben in
vista, sulla cattedra.
Così iniziai a prendere
in esame quanto era stato
sostenuto dai due validi autori.
I primi due o tre minuti fui
ascoltato con attenzione,
ma dopo cominciai a notare
che, giù, diciamo in
platea, qualcuno iniziava
a sbuffare e con la coda dell'occhio
notai che i due che mi sedevano
a fianco borbottavano fra
loro. Non passarono cinque
minuti dall'inizio del mio
intervento che colui che mi
stava più vicino mi
interruppe e mi disse che,
avendo compreso quali fossero
le mie idee, era il caso che
la smettessi e che era consigliabile
togliere il disturbo. Forse
un po' provocatoriamente feci
osservare, indicando il mio
orologio, che avevo usufruito
solo di cinque minuti del
tempo che mi era stato accordato.
Niente da fare. Anche se gentilmente,
mi si pregò di allontanarmi
da quel Komintern. Mi alzai,
ringraziai, ma prima di allontanarmi
dalla cattedra chiesi ai due
autori che con quell'atto,
veniva sbugiardato il titolo
del loro libro: "Fascismo,
Antifascismo, parliamone insieme"."Insieme
con chi?" chiesi. Vidi
che si scambiarono uno sguardo
imbarazzato e per non nuocere
ancor più a quell'assise
mi diressi verso la porta.
Fui rincorso dalla signora
che mi aveva consegnato il
biglietto d'invito, quello
per partecipare alla conferenza
dell'ex Littore fascista Pietro
Ingrao e, questa volta il
suo smagliante sorriso si
era trasformato in un ghigno:
mi chiese di restituirle il
foglio d'invito che mi era
stato consegnato poco prima.
Tutto questo mi è tornato
alla memoria a seguito dell'ostruzionismo
messo in atto nei confronti
del Pontefice Benedetto XVI.
La cosa potrebbe apparire
parallela, ma così
non è, perché
il Papato questa situazione
"se la è creata",
favorendo l'accesso, oltre
mezzo secolo fa, al barbaro
materialismo; mentre chi scrive
queste note è sempre
stato dalla parte di Colui
che <riportò Dio
all'Italia e l'Italia a Dio>.
Quindi sollevare oggi "lamenti
e alti guai" è
fuori luogo. Il guaio è
che questa situazione la subiamo
anche "Noi" perché
"E' stata riportata l'Italia
a Satana e Satana all'Italia".
E "Noi" Satana l'abbiamo
sempre combattuto. Siamo sempre
stati dalla parte di Dio.
Questo articolo è stato
inviato anche alla "La
Voce di Mantova"
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