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Le Firme * Filippo Giannini

Giorno della Memoria (certamente), ma anche: "Giorno degli Smemorati!"

01.02.08 - <Com'è bello il vestito dell' Imperatore!> si dicevano i dignitari di Corte perché non volevano far credere di essere stupidi o inadatti ai loro uffici.
<Com'è bello il vestito dell' Imperatore!> gridavano i sudditi per non far anch'essi la figura degli sciocchi.
<Ma l' Imperatore è nudo!> gridò tra la folla un bambino innocente.
(Da "Una rotta esemplare, alle origini del mondo moderno" di Umberto Bartocci).

Del discorso fatto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano il 27 gennaio, "Giorno della Memoria, una parte mi ha dato particolarmente fastidio: cioè quando ha affermato che le leggi razziali hanno aperto la strada alla shoah.
"Quelle leggi" viste con l' occhio di oggi sono decisamente ributtanti, come lo sono quelle che portano i marchi di Scelba, Reale, Mancino, con la differenza che le prime furono dettate dalla necessità del momento.

Qualcuno a questa mia osservazione potrebbe ribattere: "Ma va, sappiamo come la pensi…". E allora farò parlare chi "non la pensa come me" e sarà la figura del "commesso".

IL COMMESSO: data questa carica, dovrò illustrare la situazione politico-militare dell' Europa negli anni 1939-1940. Il Continente era per più della metà nelle mani della Germania di Hitler; Hitler con le sue armate poderose e pressoché intatte si affacciava al Brennero. E i tedeschi non avevano dimenticato lo "scherzetto" da noi fatto ai loro danni nel 1915.
PAUL GENTIZON (1945): <Solo Mussolini si levò non soltanto a parole ma a fatti contro Hitler, il nazionalsocialismo, il pangermanesimo. Se le democrazie occidentali lo avessero ascoltato, il destino del mondo sarebbe stato ben differente>.
WINSTON CHURCHILL ("La Seconda Guerra Mondiale", Vol. 2°, Pag. 209): <Adesso che la politica inglese aveva forzato (!) Mussolini a schierarsi dall' altra parte, la Germania non era più sola>.
GEORGE TREVELYAN ("Storia d'Inghilterra", pag. 834): <E l' Italia, che per la sua posizione geografica poteva impedire i nostri contatti con l'Austria e con i Paesi balcanici, fu gettata in braccio alla Germania>.

IL COMMESSO: Per completare il pensiero poco sopra esposto, debbo aggiungere che, di conseguenza, all' Italia si presentavano tre e solo tre soluzioni: 1) Guerra alla Germania; 2) Neutralità (ma avremmo dovuto affidarci alla clemenza di Hitler); 3) Guerra con la Germania. Quest' ultima era la più sensata, anche perché l' Unione Sovietica era alleata della Germania, gli Stati Uniti, per bocca del suo Presidente Roosevelt, aveva garantito che "non un solo soldato americano sarebbe morto per l' Europa">. Non esistevano altre alternative.
RENZO DE FELICE: <Una volta che Mussolini fu costretto ad allearsi con la Germania, era impensabile che anche l' Italia non avesse le sue leggi razziali>.
BENITO MUSSOLINI: <Noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l' antitesi netta, categorica, definitiva della democrazia, della plutocrazia, della massoneria di tutto il mondo, per dirla in una parola, degli immortali principi dell' ' '89>.
BERNARD SHAW (In un'intervista al Manchester Guardian il 13 ottobre 1937): <Le cose da Mussolini già fatte lo condurranno prima o poi ad un serio conflitto con il capitalismo>.
PIETRO GERBERE (Diplomatico): <C'è un documento unico. Di rado, nella storia della diplomazia, una decisione come quella del 10 giugno 1940 è illuminata da un retroscena altrettanto minuzioso e coerente. Non è sconosciuto, i pochi intenditori lo chiamano dal nome del suo autore: "Il Rapporto Pietromarchi">.

IL COMMESSO: In effetti il documento citato da Pietro Gerbere non è "uno", ma due: il primo è datato 11 maggio 1940 e il secondo 8 giugno 1940. Questi due documenti riportano le precise circostanze di 1340 casi di fermi e dirottamenti di nostri mercantili e navi di linea operati dalle marine da guerra franco-inglesi. L'intento era di soffocare la nostra economia e costringerci ad entrare in guerra.
Vediamo solo alcuni casi di come venivano applicate le leggi razziali.

ISAAC SCHNEERSOHN (Presidente del Centro Ebraico di Documentazione Contemporanea): <C'era un costante scambio di calde impazienti note fra le autorità di occupazione tedesca e il Governo di Berlino, fra il Governo di Berlino e il Governo di Roma, fra le autorità di Vichy e le autorità italiane. La Germania chiedeva che le leggi italiane si adeguassero allo spirito dei regolamenti tedeschi. L'Italia rifiutò e resistette>.
FRANCO MONACO: (*) <Le leggi razziali del 1938 furono, comunque, in Italia una conseguenza diretta ed esclusiva del nefasto Asse Roma-Berlino di cui eravamo stati costretti a gravarci come di una croce (…). E allorché a un piroscafo carico di ebrei, partito da Amburgo, fu vietato l'attracco a New York, questi fuggiaschi vennero accolti in Italia e poi dislocati in varie zone della Francia, della Dalmazia e della Grecia. Contro le proteste dei tedeschi e le loro richieste di consegnare gli ebrei residenti nelle zone occupate dagli italiani, Mussolini ordinò al generale Robotti di inventare tutte le scuse possibili per non consegnarne nemmeno uno>.
KLAUS VOIGT ("Rifugio precario"): <Fino all'entrata in guerra dell'Italia non risulta neppure un caso di condanna o allontanamento di un emigrante per attività politica (…). Eppure nel 1936, la Germania è il principale alleato e quegli 'emigranti' sono suoi nemici. Polizia e carabinieri ricevevano disposizioni dal Duce, chiare ed essenziali, anzi ridotte ad una sola parola: 'Sorvegliare'. Non arrestare>.
DANIELE VICINI ("L'Indipendente", 20 luglio 1993): <Ebrei e comunisti sciamavano verso il Brennero, frontiera che possono varcare senza visto a differenza di altre (americana, sovietica ecc.) apparentemente più congeniali alle loro esigenze (…). Strana dittatura quella fascista. Strana democrazia quella americana>.
ROSA PAINI (Storica ebrea. "Il Sentiero della Speranza", pag. 22): <Quel colloquio (con C. Weizmann, futuro primo Presidente di Israele, nda) lo aveva voluto Mussolini ancora più favorevole agli ebrei, in modo da essere indotto a concedere tremila visti speciali per tecnici e scienziati ebrei che desideravano stabilirsi nel nostro Paese>.
LEON POLIAKOV ("Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei", pagg. 219-220): <Mentre, in generale, i governi filofascisti dell'Europa asservita non opponevano che fiacca resistenza all'attuazione di una rete sistematica di deportazioni, i capi del fascismo italiani manifestarono in questo campo un atteggiamento ben diverso. Ovunque penetrassero le truppe italiane, uno schermo protettore si levava di fronte agli ebrei (…). Un aperto conflitto si determinò tra Roma e Berlino a proposito del problema ebraico>.
GEORGE L. MOSSE (Dell'Università ebraica di Gerusalemme): <Il principale alleato della Germania, l'Italia fascista, sabotò la politica ebraica nazista nei territori sotto il suo controllo (…). Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio 'discriminare non perseguire'. Tuttavia l'esercito italiano si spinse anche più in là, indubbiamente con il tacito consenso di Mussolini>.
SALIM DIAMOND (INTERNMENT IN ITALY, 1940-1945"): <Per più di dieci anni vissi in Italia dove studiai, lavorai e perfino in campi di concentramento. Non ho mai trovato segni di razzismo in Italia (…). Anche quando apparvero le leggi razziali, le relazioni con gli amici italiani non cambiarono per nulla (…). Nel campo controllato dai carabinieri e dalle Camicie nere gli ebrei stavano come a casa loro>.
SPARTACO CAPOGRECO. <L'ingresso e il soggiorno in Italia degli ebrei provenienti da Paesi dove era in vigore la discriminazione razziale erano stati per lungo tempo consentiti da Mussolini. Persino dopo l'ascesa al potere del nazismo, quando col repentino inizio della persecuzione molti ebrei cominciarono ad abbandonare la Germania (…). Nonostante l'apparenza di lager come quelli nazisti, il campo di Ferramenti si trasformò in una vera e propria cittadina>.
HARRY ELMER BARNES (Storico statunitense): <Cercare di studiare con competenza, obiettività e veridicità la questione dello sterminio è sicuramente nell'ora attuale l'impresa più rischiosa per uno storico o per un demografo>.

IL COMMESSO: Per motivi di spazio sono costretto a consegnare la parola all' autore di queste note.

Ripresa la parola osservo che "qualcuno" potrebbe osservare: <Ma allora, se le cose stavano come è scritto, quei sei o settemila ebrei italiani deportati nei lager?>.
<Ottima domanda> risponderei. <Signori miei, osservate quando avvenne ciò. A Roma il 16 ottobre 1943, cioè dopo che Mussolini fu abbattuto a seguito di un colpo di Stato. Quindi, e tengo a sottolinearlo, gli ebrei catturati dai tedeschi furono consegnati di fatto dal primo Governo antifascista, per la precisione da quello formato da Badoglio>.
Prima di concludere mi piacerebbe esporre le mie idee in merito ai sei milioni di ebrei gasati dai nazisti.
Fino a qualche decina di anni fa non dubitavo assolutamente su come la storia veniva presentata. Ricordo, doveva essere la fine degli anni '50 che andai a vedere un film-documentario, "Notte e Nebbie". Trattava, appunto, questo argomento. Rimasi inorridito.
E' passato del tempo, abbiamo tutti navigato in un mare di menzogne, nel quale anch'io stavo per annegare. Troppe bocche tappate, troppi revisionisti (che brutto termine) incarcerati e, soprattutto l'opprimente, tirannica manipolazione ultradecennale, a senso unico, dell'informazione in generale, e della Tv in particolare.
Con ciò non voglio negare che gli ebrei morti nel corso della Seconda Guerra Mondiale siano stati, come raccontato, sei milioni. No assolutamente. Solo che, a seguito delle mie letture, vanno cambiati alcuni soggetti. E mi spiego: Dobbiamo credere allo studioso sovietico Arkady Vakasberg, il quale sostiene, "dopo accurate ricerche", che il numero degli ebrei eliminati da Stalin è stato "presumibilmente 5 milioni". Di conseguenza, se sottraiamo questa cifra ai sei milioni sopra indicati, otteniamo questa classifica dell'orrore: cinque milioni vanno addebitati al comunismo e un milione al nazionalsocialismo.

E, come si suol dire: "i conti tornano".
Quel che "non torna" (per la verità "torna e torna bene") è perché le più alte istituzioni mondiali condannano senza mezzi termini lo "sterminio" effettuato dai nazisti e non quello ben più grave messo in atto dai comunisti. E il Presidente Napolitano, così preciso nelle sue affermazioni, perché non cita anche quelle mostruosità?
Quindi, amici miei, dubitate, dubitate di tutti e di tutto. E quando sarete giunti ad una convinzione, ricordate quel che lasciò scritto Eraclito: <Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti>.
Dato che non siamo tonti, "Noi" lo sappiamo bene. Voi lo sapete…?


(*) Franco Monaco, giornalista e scrittore, è un "unicum": a 92 anni continua normalmente, con grande impegno professionale, la sua attività sulla stampa quotidiana e periodica.


Questo articolo sarà pubblicato anche su "Nuovo Fronte"



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di Filippo Giannini
Filippo Giannini è nato a Roma l’8 agosto 1931.
Architetto, ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E’ collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.

http://www.filippogiannini.it/






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