Le
Firme * Filippo
Giannini
"Wartere"
L'urbanistica e
"L'adorabile
Tiranno"
13.02.08 - Questo articolo
è scritto da un vero
romano de Roma" di almeno
sette generazioni, dopo di
lui
il nulla.
Da queste poche righe potrebbe
trasparire un orgoglio per
essere, appunto, "romano
de Roma"; invece
no.
Ascoltate, leggete e giudicate.
Abbiamo per Sindaco di Roma,
quel certo Signor "Wartere
Vertroni", il quale
invece di inaugurare il Museo
dello Shoah a Villa Torlonia
(vera provocazione) e di portare
increduli studentelli nei
così detti "campi
di sterminio" (non
davvero nei gulag in Siberia),
avrebbe dovuto attivarsi per
bloccare la decadenza dell'ex
"Città Eterna",
che di "Eterna"
ha, ormai, poco.
Ebbene pochi giorni fa "er
Wartere" ha presentato
il nuovo (sic) Piano Regolatore
di Roma, che risulterà
essere, dati i personaggi
che conosciamo (vi prego lasciatemi
passare l'ignobile espressione
perché, sicuramente
è appropriata) una
"nuova cacata",
esattamente come nei casi
precedenti. Oltre a ciò,
questa volta ha avuto l'impudenza
di accompagnare la presentazione
(della "cacata")
con queste parole (cito a
memoria): <Finalmente
Roma avrà una struttura
urbanistica che manca (ascoltate,
ascoltate) da oltre cento
anni>; includendo,
è ovvio, in questa
manchevolezza, anche il periodo
fascista.
Ma c'è una buona notizia
e una cattiva. La prima è
che "Wartere",
ovviamente per seguire il
suo partito, si è dimesso
da Sindaco; la cattiva è
che a lui ne seguirà
un altro che farà esattamente
quello che ha fatto "Wartere":
cioè nulla.
E mi spiego.
Andate, andate in giro per
Roma, è tutto uno sfascio,
un luridume ovunque, anche
- e soprattutto - nelle zone
dove più intenso è
il transito dei visitatori.
Il mio ricordo è fermo
(e allora sì, l'orgoglio)
alla Roma pulita, ordinata,
con le radici nel passato
glorioso, ma proiettata verso
il futuro, consapevole, ancora
una volta, di essere la "Madre
di tutte le genti".
Oggi tutti possono "ammirare"
come l'"urbanistica
(ma quale?) democratica"
è stata attuata. Andate,
spostatevi nei "quartieri
moderni" come San
Basilio, Labaro, Boccea, ecc.,
strade dissestate poco più
che vicoli, senza marciapiedi,
casupole costruite ignorando
ogni principio, non dico "urbanistico"
(sarebbe troppo, da mentalità
"fascista"),
ma addirittura irridendo alle
"distanza di rispetto".
Questo "Stato dei
diritti e della libertà"
ha tutto concesso ai "palazzinari"
che si sono arricchiti a danno
del decoro dell'Urbe.
Ma, c'era una volta
sì, c'era una volta
.
IL TEMPO DEL FASCIO E
Era il 31 dicembre 1925, IV
dell'Era Fascista: Mussolini
rivolgendosi al primo Governatore
di Roma con queste parole
tracciò, seppure in
linee generali, il suo pensiero
su come Roma doveva presentarsi
all'appuntamento del nuovo
Millennio: <Governatore!
Le mie decisioni sono chiare,
i miei ordini sono precisi,
sono certissimo che diventeranno
una realtà concreta.
Fra cinque anni Roma deve
apparire meravigliosa a tutte
le genti del mondo: vasta,
ordinata, potente come fu
nel tempo del primo Impero
d'Augusto (
). La Terza
Roma si dilaterà sopra
altri colli, lungo le rive
del fiume sacro sino alle
spiagge del Tirreno (
).
Darete case, scuole, bagni,
giardini, campi sportivi al
popolo fascista che lavora.
Da tre anni Roma è
veramente la capitale d'Italia.
Il fascismo ha fra gli altri
questo non ultimo merito,
di aver dato moralmente e
politicamente la capitale
alla Nazione>.
Sulla base di questo incitamento
gli architetti di allora impostarono
i temi dell'ampliamento, della
strutturazione e della modernizzazione
delle grandi e medie città,
seguendo il tracciato del
citato discorso del Duce.
Si ricorse, in altre parole,
all'"Urbanistica",
l'arte, cioè, di ordinare,
distribuire razionalmente
ed esteticamente gli aggregati
urbani. Per rendere quest'arte
ancora più scientifica
fu fondato, proprio in quegli
anni (1930, neanche a dirlo),
l'I.N.U. (Istituto Nazionale
di Urbanistica) con il compito
di incanalare le future esigenze
delle città; e questo
risulta evidente negli studi
e nelle attuazioni di centri
urbani come, anche Roma, Littoria,
Sabaudia e tanti altri.
Tutto questo era ignorato
nell'Italia pre-fascista e
posso sostenere, senza tema
di essere smentito, che questa
scienza fu posta in pratica,
senza "mazzette"
o "scandali",
anzi, con scrupolosa serietà,
proprio nell'Italia fascista.
Quanto ho scritto è
confermato dal professore
di Urbanistica all'Istituto
di Architettura di Venezia,
Alfredo Miani, che a pagina
440 del volume "L'Economia
Italiana fra le due Guerre",
fra l'altro scrive: <La
parola stessa "Urbanistica"
entrò in vigore proprio
in questi anni (
). Tutti
i maggiori urbanisti operanti
in regime fascista continuarono
a lavorare anche dopo, alcuni
con grandissima fortuna: ma
nessuno poté ripetere
il miracolo di allora, di
prefigurare il futuro di città
o campagne, sotto forma di
plastici o prospettive nella
convinzione di realizzarlo
(
)>.
L'urbanistica del "Ventennio"
non era fine a sé stessa,
ma rientrava in un'ottica
più complessa, quella
- come dovrebbe sempre essere
- della pianificazione territoriale.
Cioè, per maggiore
chiarezza, in una sfera più
ampia che comprendeva le bonifiche,
le ferrovie, le strade, gli
acquedotti, le elettrificazioni,
ecc., appunto la "pianificazione
del territorio".
Questo principio non era ignorato
anche prima dell'avvento del
Fascismo, ma tutto rimaneva
paralizzato nelle intenzioni
o sulla carta. Continua il
professor Alberto Miani: <Fu
proprio col fascismo che si
parlò per la prima
volta esplicitamente di "piani"
- generali, speciali, zonali,
di settore ecc. - e meglio
e più specificatamente,
di contenuti e di dimensioni
tecnico-politiche, di azioni
da correlare entro un programma
strategico più complessivo
di sviluppo: il "piano"
mussoliniano dell'economia
e della società italiana.
Esattamente come la politica
antiurbana di Mussolini era
parte di un disegno molto
più ampio di ristrutturazione
generale della Nazione. Anche
il grande impulso dato dal
Fascismo alle bonifiche, per
esempio, aveva di mira non
tanto la sistemazione di questo
o quel comprensorio, quanto
il controllo del mercato del
lavoro e il riassetto della
bilancia dei pagamenti, obiettivi
ben più estesi e importanti,
di fronte ai quali l'antica
finalità dei prosciugamenti
- la lotta alla malaria -
passò necessariamente
in secondo piano (
).
Quanto s'era trascinato in
anni di lentezze e prudenti
rinvii significava testimoniare
la vitalità e l'efficienza
del regime (
)>.
Voglio ricordare che il riassetto
generale del territorio durante
il "Ventennio"
riguardava l'Italia tutta,
ma anche le colonie.
IL TEMPO DELLO SFASCIO
Bruno Zevi su "L'Espresso"
del 2 ottobre 1995, in un
articoletto riguardante l'E.'42,
cioè l'odierna EUR,
scrisse queste deliranti osservazioni:
<Tutti sanno (?) che
questo quartiere ha determinato
lo sfascio (!?) urbanistico
della capitale, imponendo
un'espansione forzata a sud,
verso il mare, e quindi favorendo
una crescita a macchia d'olio.
I piani regolatori successivi,
anzitutto quello magistrale
(è pazzia pura) del
1962 segnato dal genio di
Luigi Piccinato, hanno tentato
di riassorbire, con l'asse
attrezzato e nuovi centri
direzionali, il bubbone EUR>.
Se criticassi queste asserzioni
mi sentirei precipitare nel
vortice del ridicolo. Voglio
però ricordare che
il "geniale"
Luigi Piccinato era uno dei
così detti "Architetti
di Mussolini", co-creatore,
insieme a Piacentini e altri
(e fra questi voglio citare
Del Debbio, mio professore
di Architettura all'Università
di Roma) quindi co-responsabile
del "bubbone EUR".
Se poi Piccinato si pentì
- nel dopoguerra era ed è
di moda - e denunciò
l'urbanistica fascista è
questione che riguarda lui
e lui soltanto.
A pagina 468 del citato "L'Economia
Italiana fra le due Guerre"
si legge: <Delle immagini
future di Roma resta, in sostanza,
soltanto l'EUR, un grande
laboratorio rimasto interrotto,
dove tutte le potenzialità
della nuova urbanistica, della
nuova architettura, delle
nuove arti avrebbero dovuto
realizzare una città
degna di figurare accanto
alle grandi opere del "Rinascimento">.
Poi, poco più avanti:
<Roma alla fine degli
anni Trenta è stata
ridisegnata non certamente
sugli stilemi della metafisica,
ma sulle basi di un piano
coerente: quello di farne
lo scenario per un quotidiano
appuntamento di lavoro, di
svago, di contemplazione e,
anche di sudditanza, tutto
orientato a legittimare il
rapporto del regime con la
storia, passata e presente,
troppo ingombrante>.
La legge sull'urbanistica
è "vecchia"
di quasi ottanta anni, ma
non è stata né
modificata né, tanto
meno, sostituita: cioè
dovrebbe essere ancora oggi
base del nostro diritto urbanistico.
I partiti tutti hanno l'interesse
di nasconderla, altrimenti
come potrebbero lucrare? Come
potrebbero codificare la tangente?
Come riuscirebbero a operare
le varianti delle varianti?
<Povera Patria mia!>
esclamò Pitt sul letto
di morte.
E allora quale consiglio dare
al "povero"
(sic) Sindaco che subentrerà?
Vuoi riportare Roma ai fasti
turistici di allora? C'è
una sola soluzione. Uso un
termine bonario col quale
i romani di ottant'anni fa
indicavano il Duce: "er
Puzzone". E allora
"aridatece er puzzone"!
Ma i miracoli non si ripetono.
In Italia e a Roma seguiteremo
a vivere nel letamaio morale
che ci spetta nel ricordo
di Piazzale Loreto. Letamaio
che non trova soste e si "arricchisce"
di nuovi elementi. Una controprova?
Riporto un titolo nella "Cronaca
di Roma" de "Il
Messaggero" del 6
agosto 2006: <La
notte di Madonna - La lunga
attesa dei fan>.
Lunga attesa del pubblico
per assistere "a Roma",
quella città che era
il nostro orgoglio, alle esibizioni
di una star e alle sue esibizioni
blasfeme contro la Chiesa
e l'irrisione di Gesù
Cristo. Se la prima (la Chiesa)
si merita tutto ciò
per aver tradito "er
Puzzone" nel momento
del massimo bisogno, perché
schermire le sofferenze di
Gesù Cristo? Eppure
oltre settantamila spettatori
impazienti e plaudenti hanno
atteso, assistito plaudito
le esibizioni dell'attricetta
yankee.
Ripeto: tutto ciò ce
lo meritiamo. Anche peggio!
Sin qui lo sfogo di un "romano
de Roma" che ha di
fronte la visione di quel
che poteva essere e mai sarà
più.
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Filippo
Giannini è nato a Roma l8 agosto 1931.
Architetto,
ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E
collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.
http://www.filippogiannini.it/
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