Ancora
nel ricordo del capo partigiano
CINCINO Montanari
Francesco
Montanari, partigiano, ma
grande uomo.
Ritengo necessario rileggerlo,
nel desiderio, oggi gennaio
2008, di rinverdirne la memoria.
22.02.08
- I lettori capiranno.
Avevo
scritto: <La quiete
agiografica nella quale si
cullavano da anni le forze
resistenziali antifasciste
fu scossa violentemente un
giorno del 1990. Accadde che
un ex deputato comunista ed
ex partigiano, lingegner
Francesco Otello Montanari
(Cincino),
ricordando gli eccidi compiuti
dai suoi compagni nelle giornate
primaverili (e ben oltre)
del 1945, lanciò appunto
quel giorno del 1990,
un grido accorato: Chi
sa parli!.
Superfluo
aggiungere che dopo quella
denuncia intorno a Montanari
fu eretta una cortina di silenzio
e di omertà. Il dado,
però, era tratto e
lex partigiano voleva
lavarsi completamente la coscienza.
Nel 1994, venuto a sapere
che lo Stato era pronto ad
assegnare allA.N.P.I.
(Associazione Nazionale Partigiani
Italiani) la somma di 20 miliardi,
scrisse a Scalfaro minacciandolo:
Se consegnerete quei
soldi, io mi brucerò
vivo!.
Sabato
17 febbraio 1996 Cincino
Montanari affidò
una lettera, che può
essere considerata il suo
testamento spirituale, ad
un amico, lavvocato
Gustavo Raffi. Di quella lettera
ricordiamo alcuni passi più
significativi: Sono
certo che coloro i quali detengono
le leve del potere faranno
tutto il possibile per farmi
passare per matto o anormale
(
). Mi ammazzo perché
so valutare la sora
morte nella maniera giusta,
perché ho dignità,
moralità, sensibilità
e coraggio per cui, in questo
letamaio pieno di miserie,
ingiustizie e violenza
dove comandano i ladri, i
delinquenti e i mafiosi
si potranno trovare bene i
loro compari o le pecore,
ma non il sottoscritto (
).
Durante la guerra sono stato
comandante partigiano (
).
Non ho mai fatto scatenare
terribili rappresaglie su
gente innocente, non ho mai
vigliaccamente giustiziato
nessun fascista a guerra finita
(
). Qui non cè
una sola cosa che funzioni
per il verso giusto: si privilegiano
gli stranieri illegali invece
dei fratelli, si puniscono
i ladri di galline e i piccoli
evasori, ma mai i grossi:
i sindacati insegnano solo
i diritti (mai i doveri) (
).
Provo ormai nausea a vivere
in questa ripugnante società
di ladri, di delinquenti e
di pecore. Perciò vi
dico IO NON CI STO
più e tolgo il disturbo!
Spero
di avere sufficientemente
chiarito che il mio non è
un gesto inconsulto, ma un
gesto di protesta nei riguardi
dei principali responsabili
di questo sfascio morale e
materiale dellItalia.
Vi
saluto tutti, amici e nemici,
e vi prometto che, se di là
si sta peggio che di qua,
vi scriverò. Ma se
non riceverete niente, vuol
dire che si sta meglio.
Francesco Montanari>
Il mio articolo così
continuava: <I 20 miliardi
furono consegnati allA.N.P.I.
e, da uomo coerente, Montanari,
il 22 febbraio 1996 si dette
alle fiamme ponendo atrocemente
fine alla sua vita.
P.S.
Da perfetti vigliacchi, ma
coerenti, a parte un paio
di quotidiani, i mass-media
ignorarono il fatto
Montanari>.
Sin
qui le parti più salienti
di quanto scrissi nel novembre
del 2000. A metà aprile
di questanno ho ricevuto
una lettera dalla Direzione
del periodico a firma di Livio
Valentini, datata Milano,
11/03/03, nella
quale, in merito al caso
Montanari, si legge:
<(
). Senonché,
giunto alla storia di Otello
Montanari (in arte Cincino),
mi disse che (lo scrittore
Gian Paolo Pansa, nda) non
era stato lui a lanciare la
famosa frase. Inoltre, in
occasione di una prolusione
pubblica, tenuta una quindicina
di giorni prima in Emilia,
riguardante il suo ultimo
libro, aveva incontrato il
Montanari (vecchio, ma vivo
e vegeto) col quale aveva
avuto anche una discussione.
Insomma ho rimediato una figuraccia,
perché quella nota
errata poteva inficiare anche
la verità delle altre
cose che raccontavo. Quella
storia non me la sono inventata;
lho ripresa da un articolo
apparso su un periodico (novembre
2000) che allego in copia.
Conoscendo
la serietà del giornale,
mi pare difficile che il sig.
Giannini si sia inventato
tutto, penso ad una omonimia
(ma in tal caso non si tratterebbe
di Francesco Otello Montanari,
né sarebbe stato deputato)>.
Confermo
tutto quel che scrissi, a
parte che Francesco Montanari
(Cincino)
non fu deputato comunista
(anche se sul sito http://digilander.libero.it/tricolore1/comuitalia.htm,
attesta essere stato deputato
comunista), ma questo, ai
fini del gesto del capo partigiano,
ha poca importanza. La lettera
di Livio Valentini dimostra,
una volta di più, la
capacità dei comunisti
di nascondere la verità.
Infatti il Montanari incontrato
da Livio Valentini doveva
essere Otello Montanari (non
Francesco, tanto meno Cincino).
Ma questi non poteva non sapere
che era esistito un suo omonimo
e che fu proprio lui a lanciare
quella frase che incriminava
la maggior parte della Resistenza,
ma soprattutto che era stato
autore di un gesto tanto eclatante.
Francesco
Cincino
Montanari aveva 76 anni, era
nato a Ravenna, ma abitava
a Cesena. La notte del 22
febbraio 1996 salì
su una vecchia Ritmo
acquistata pochi giorni prima
e la parcheggiò in
San Mauro in Valle (una frazione
di Cesena) dove si dette fuoco.
Il suo corpo fu divorato dalle
fiamme, ma rimasero intatte
alcune copie del suo libro
dal titolo: Qui il
più pulito ha la rogna,
libri che aveva posto accanto
alla macchina prima dello
stoico gesto. A maggior documentazione
riporto uno stralcio di una
lettera inviata a Il
Giornale il 15 marzo
1997 dal signor Italo Tassinari
di Padova che aveva fatto
parte della stessa brigata
partigiana di Montanari: <Ero
amico intimo di Francesco
Cincino
Montanari, amico sino a recensire
il suo ultimo libro Qui
il più pulito ha la
rogna (
).
Anche Cincino Montanari era
un capo partigiano che combatteva
per una Resistenza diversa
e che non indusse mai ad atti
come quello di Codevigo, dove
la 28^ Brigata Garibaldi del
Pci, comandata dal cosiddetto
eroe rosso
Boldrini, medaglia doro
al Vm (figuriamoci) senatore
della Repubblica per meriti
resistenziali, passò
per le armi circa 300 giovani
nelle radiose giornate
10, 11 e 12 maggio 1945, cioè
dopo la fine della guerra
(
). Cincino, prima di
suicidarsi, venne a trovarmi
di domenica nella mia casa
di Bellaria, in quel di Rimini,
per salutarmi. Un addio semplice:
Caro amico Italo
mi disse
ti porto dieci copie del
mio libro, diffondilo. Mi
ucciderò mercoledì
prossimo, perché in
questo merdaio di grassatori
e tangetocrati non voglio
più vivere (
).
Questa Italia nata dalla Resistenza,
un parto che forse era meglio
fosse stato aborto
>.
Questa
è la storia, per dovere
di spazio molto concisa, di
un grande uomo che è
un onore avere avuto come avversario;
non nemico. Perché poche
cose ci dividevano da Lui.