In
occasione del sessantaquattresimo
anniversario del massacro
delle Cave Ardeatine, dove
abbiamo visto ripetere le
stantie, vecchie cerimonie
con annesse false lacrimucce
versate proprio da coloro
che furono i co-artefici o
epigoni del misfatto. Infatti
quella stolta, selvaggia rappresaglia
fu opera dei NAZICOMUNISTI,
cioè stupidità
teutonica e malvagità
comunista, come è riportato
nell'articolo che segue.
A
Proposito di Via Rasella
L'industria delle "Cave
Ardeatine"
25.03.08
- Solo ora (meta' ottobre),
trovandomi lontano dall'Italia,
leggo i due bellissimi e documentati
articoli apparsi su "Il
Popolo d'Italia"
dello scorso aprile 2004,
articoli a firma di Jim Edwards
e di Salvatore Macca "Presidente
emerito della Corte d'Appello
di Brescia. Presidente onorario
della Corte di Cassazione,
Brescia". A Macca
vada il mio plauso particolare
per l'onesta' dimostrata,
cosa non facile appartenendo
ad un ramo delle istituzioni
dove "certe verita'"
possono nuocere e non solo
alla carriera.
Veniamo all'oggetto di questo
mio intervento.
Non ho potuto fare a meno
di leggere piu' volte la "Lettera
post mortem" scritta
dalla moglie di Erik Priebke
e indirizzata "All'Ill.mo
Presidente della Repubblica
Italiana".
Caro Direttore, permettimi
di riproporre solo una parte
della nobilissima lettera
di Alice Priebke: <Se
ancora per l'ultima volta
Le scrivo non e' per chiedere
la grazia di Erik per la pena
inflittagli, ma per pregiarmi
di farle sapere che preghero'
non solo per il mio amato
marito, per i miei figli e
per tutta la mia famiglia,
ma anche per Lei, Signor Presidente
della Repubblica. Benche'
mi fossi rivolta alla sua
clemenza supplicandola piu'
volte di farmi ricongiungere
a mio marito nei nostri ultimi
momenti di vita e nonostante
le avessi fatto presente il
mio precario stato fisico
dovuto alle malattie, benche'
le mie richieste fossero state
sempre ignorate senza neanche
ottenere una risposta - fosse
stata anche negativa - e nonostante
il fatto che, tutto quanto
abbia umiliato non solo mio
marito ma anche me(
).
Preghero' per Lei, Ill.mo
Presidente per non aver concesso
a mio marito neanche la possibilita'
di incontrare i familiari
delle vittime delle Ardeatine,
come lui stesso avrebbe voluto,
come pure ha censurato un
anno fa la Rai perche' voleva
mettere in onda una intervista
fatta da giornalisti italiani
sul caso Priebke (
)>.
Questa lettera indirizzata
"Post mortem" non
termina con maledizioni, che
sarebbero piu' che giustificabili,
ma cristianamente: <Preghero'
per Lei signor Presidente
della Repubblica>.
Per esprimere il mio pensiero
debbo ricollegarmi ai citati
articoli di Edwards e Macca
dei quali, ripeto, vorrei
esserne l'autore, ma, a mio
modo di vedere, sono carenti
riguardo alle cause che poi
portarono a tanta infamia.
E mi riferiesco al "perche'"
dell'attentato di Via
Rasella.
Per prima cosa una puntualizzazione:
Roma non fu mai "citta'
aperta" perche' se
la proposta venne accettata
dal comando germanico, fu
rifiutata dagli "angeli
del bene", infatti
questi continuarono a volare
vomitando bombe sulla "Citta'
Eterna".
Anche se poco piu' che bambino
ricordo perfettamente che
la popolazione romana, come
altrove, anche se stanca della
guerra non nutriva astio ne'
verso i tedeschi ne' verso
i fascisti. Questo stato di
cose non era gradito ai vertici
del Cln i quali, dopo aver
constatato che gli attentati
messi in atto nei mesi precedenti,
pur avendo causato morti e
feriti fra i soldati italiani
e tedeschi, non avevano determinato
rappresaglie degne di nota,
decisero di predisporre un
attentato di cosi' grandi
proporzioni da rendere inevitabile
una adeguata rappresaglia.
A tale scopo fu scelta la
data del 23 marzo 1944, e
non a caso: infatti quel giorno
coincideva con l'anniversario
della fondazione dei Fasci
di Combattimento.
Pertini, Bauer e Amendola,
il vertice, cioe', del Cln,
inizialmente fissarono come
obiettivo la manifestazione
dei fascisti che era in programma;
ma questa idea fu scartata
perche', giustamente, qualsiasi
fosse stato il danno arrecato
ai fascisti, questi mai avrebbero
risposto con una rappresaglia
di grandi dimensioni come
era nell'idea del Cln. La
mira fu allora spostata sui
tedeschi i quali, proprio
per la loro ottusita' teutonica,
caddero nella diabolica trappola.
Quindi, per essere piu' chiari,
si puo' affermare che alle
Cave Ardeatine fu una mano
tedesca a premere il grilletto,
ma le cartucce furono caricate
dalle mani dei vertici del
Cln.
Il resto e' piu' o meno noto,
ma sono poco noti (ovviamente)
gli sforzi fatti da Mussolini
e dai piu' alti vertici del
suo governo per dissuadere
i tedeschi dall'effettuare
la rappresaglia. E' pure poco
noto che Amendola, dopo l'attentarto,
si incontro' con De Gasperi
dal quale ricevette le congratulazioni
per "il grande botto".
Ma c'e' qualche altra cosa
da aggiungere per rendere
il fatto (se possible) ancora
piu' disgustoso: ancora oggi
qualcuno accusa Bentivegna,
la Capponi e gli altri "eroi"
dell'impresa di Via Rasella
per non essersi presentati
e salvare cosi' la vita ai
330 (335) ostaggi. Non avrebbero
potuto (anche se lo avessero
voluto) perche', consegnandosi
avrebbero vanificato quanto
i capi del Cln avevano progettato,
cioe' ottenere quella grande
carneficina sulla quale l'antifascismo
faceva grande affidamento.
Quindi tutto rientra nella
norma: gli stalinisti, che
della politica demoniaca sono
maestri, da quel "grande
botto" tutt'ora ricavano
le loro fortune avendo accanto
anche, come complice, quel
partito che dovrebbe ispirarsi
alla pieta' cristiana.
Di questo grande dramma sono
vittime non solo i 335 uccisi:
nel vortice sono stati trascinati
anche i loro parenti, Alice
Priebke, suo marito e, non
dimentichiamolo, la Giustizia
e la Verita'.
Per chiudere, caro Direttore,
concedimi un'ultima osservazione
che e' sempre in tema: Ciampi
sta raggiungendo nella graduatoria
i peggiori presidenti del
dopoguerra: Pertini e Scalfaro.
Il
Corriere d' Italia