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Le Firme * Filippo Giannini

In occasione del sessantaquattresimo anniversario del massacro delle Cave Ardeatine, dove abbiamo visto ripetere le stantie, vecchie cerimonie con annesse false lacrimucce versate proprio da coloro che furono i co-artefici o epigoni del misfatto. Infatti quella stolta, selvaggia rappresaglia fu opera dei NAZICOMUNISTI, cioè stupidità teutonica e malvagità comunista, come è riportato nell'articolo che segue.

A Proposito di Via Rasella
L'industria delle "Cave Ardeatine"

25.03.08 - Solo ora (meta' ottobre), trovandomi lontano dall'Italia, leggo i due bellissimi e documentati articoli apparsi su "Il Popolo d'Italia" dello scorso aprile 2004, articoli a firma di Jim Edwards e di Salvatore Macca "Presidente emerito della Corte d'Appello di Brescia. Presidente onorario della Corte di Cassazione, Brescia". A Macca vada il mio plauso particolare per l'onesta' dimostrata, cosa non facile appartenendo ad un ramo delle istituzioni dove "certe verita'" possono nuocere e non solo alla carriera.

Veniamo all'oggetto di questo mio intervento.
Non ho potuto fare a meno di leggere piu' volte la "Lettera post mortem" scritta dalla moglie di Erik Priebke e indirizzata "All'Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana".

Caro Direttore, permettimi di riproporre solo una parte della nobilissima lettera di Alice Priebke: <Se ancora per l'ultima volta Le scrivo non e' per chiedere la grazia di Erik per la pena inflittagli, ma per pregiarmi di farle sapere che preghero' non solo per il mio amato marito, per i miei figli e per tutta la mia famiglia, ma anche per Lei, Signor Presidente della Repubblica. Benche' mi fossi rivolta alla sua clemenza supplicandola piu' volte di farmi ricongiungere a mio marito nei nostri ultimi momenti di vita e nonostante le avessi fatto presente il mio precario stato fisico dovuto alle malattie, benche' le mie richieste fossero state sempre ignorate senza neanche ottenere una risposta - fosse stata anche negativa - e nonostante il fatto che, tutto quanto abbia umiliato non solo mio marito ma anche me(…). Preghero' per Lei, Ill.mo Presidente per non aver concesso a mio marito neanche la possibilita' di incontrare i familiari delle vittime delle Ardeatine, come lui stesso avrebbe voluto, come pure ha censurato un anno fa la Rai perche' voleva mettere in onda una intervista fatta da giornalisti italiani sul caso Priebke (…)>.
Questa lettera indirizzata "Post mortem" non termina con maledizioni, che sarebbero piu' che giustificabili, ma cristianamente: <Preghero' per Lei signor Presidente della Repubblica>.

Per esprimere il mio pensiero debbo ricollegarmi ai citati articoli di Edwards e Macca dei quali, ripeto, vorrei esserne l'autore, ma, a mio modo di vedere, sono carenti riguardo alle cause che poi portarono a tanta infamia. E mi riferiesco al "perche'" dell'attentato di Via Rasella.
Per prima cosa una puntualizzazione: Roma non fu mai "citta' aperta" perche' se la proposta venne accettata dal comando germanico, fu rifiutata dagli "angeli del bene", infatti questi continuarono a volare vomitando bombe sulla "Citta' Eterna".
Anche se poco piu' che bambino ricordo perfettamente che la popolazione romana, come altrove, anche se stanca della guerra non nutriva astio ne' verso i tedeschi ne' verso i fascisti. Questo stato di cose non era gradito ai vertici del Cln i quali, dopo aver constatato che gli attentati messi in atto nei mesi precedenti, pur avendo causato morti e feriti fra i soldati italiani e tedeschi, non avevano determinato rappresaglie degne di nota, decisero di predisporre un attentato di cosi' grandi proporzioni da rendere inevitabile una adeguata rappresaglia. A tale scopo fu scelta la data del 23 marzo 1944, e non a caso: infatti quel giorno coincideva con l'anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.

Pertini, Bauer e Amendola, il vertice, cioe', del Cln, inizialmente fissarono come obiettivo la manifestazione dei fascisti che era in programma; ma questa idea fu scartata perche', giustamente, qualsiasi fosse stato il danno arrecato ai fascisti, questi mai avrebbero risposto con una rappresaglia di grandi dimensioni come era nell'idea del Cln. La mira fu allora spostata sui tedeschi i quali, proprio per la loro ottusita' teutonica, caddero nella diabolica trappola. Quindi, per essere piu' chiari, si puo' affermare che alle Cave Ardeatine fu una mano tedesca a premere il grilletto, ma le cartucce furono caricate dalle mani dei vertici del Cln.

Il resto e' piu' o meno noto, ma sono poco noti (ovviamente) gli sforzi fatti da Mussolini e dai piu' alti vertici del suo governo per dissuadere i tedeschi dall'effettuare la rappresaglia. E' pure poco noto che Amendola, dopo l'attentarto, si incontro' con De Gasperi dal quale ricevette le congratulazioni per "il grande botto". Ma c'e' qualche altra cosa da aggiungere per rendere il fatto (se possible) ancora piu' disgustoso: ancora oggi qualcuno accusa Bentivegna, la Capponi e gli altri "eroi" dell'impresa di Via Rasella per non essersi presentati e salvare cosi' la vita ai 330 (335) ostaggi. Non avrebbero potuto (anche se lo avessero voluto) perche', consegnandosi avrebbero vanificato quanto i capi del Cln avevano progettato, cioe' ottenere quella grande carneficina sulla quale l'antifascismo faceva grande affidamento.

Quindi tutto rientra nella norma: gli stalinisti, che della politica demoniaca sono maestri, da quel "grande botto" tutt'ora ricavano le loro fortune avendo accanto anche, come complice, quel partito che dovrebbe ispirarsi alla pieta' cristiana.
Di questo grande dramma sono vittime non solo i 335 uccisi: nel vortice sono stati trascinati anche i loro parenti, Alice Priebke, suo marito e, non dimentichiamolo, la Giustizia e la Verita'.

Per chiudere, caro Direttore, concedimi un'ultima osservazione che e' sempre in tema: Ciampi sta raggiungendo nella graduatoria i peggiori presidenti del dopoguerra: Pertini e Scalfaro.


Il Corriere d' Italia

 



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di Filippo Giannini
Filippo Giannini è nato a Roma l’8 agosto 1931.
Architetto, ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E’ collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.

http://www.filippogiannini.it/






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