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Le Firme * Filippo Giannini

"L' e' tutto 'a rifare"

01.04.08 - Molti lettori ricorderanno la famosa frase di Bartali: "L'è' tutto 'a rifare". Sì, è tutto da rifare. E, attenzione: "non è da cambiare l'acqua e salvare il bambino": è da buttare via tutto, acqua e bambino.
Il 29 marzo scorso ho avuto modo di leggere una dichiarazione del reverendo Jereniah Wright della Trinity United Church of Crist, sostenitore del "suo figlio spirituale" Barack Obama, il nero aspirante alla Casa Bianca. Ebbene il reverendo Wright ha sostenuto <che la crocefissione di Gesù Cristo fu un linciaggio pubblico "italian style">. Poi, ingenuamente, il giornale scrive: <Potrebbe riferirsi alla fine impietosa di Mussolini a Piazzale Loreto>. Poverina la Silvia Guidi (autrice dell'articolo), "Potrebbe riferirsi" ha scritto, e a che altro se non "alla impietosa fine di Mussolini a Piazzale Loreto"? Certamente migliaia di altri atti criminali tipo "italian style", elargiti al mondo, possono essere presentati a piene mani, e sono vanto del "made from antifascists of Italy".
Dopo questa orgogliosa e glorificante presentazione andiamo, come si suol dire "a bomba".
E allora: "E' tutto 'a rifare".
Ci stiamo avvicinando (anzi è imminente) un'altra trista tornata di "ludi cartacei", presentati dai sempre più squallidi personaggi, figli, anch'essi delle glorie dei linciaggi "italian style". E molti amici lettori chiedono a me (figuratevi): "per chi votare"?
E' una parola!
Credo che chi mi legge conosca bene il mio pensiero: da sempre sostengo che l'unico modo per tentare di uscire dal maleodorante, melmoso pantano nel ci gettarono i liberatori nel 1945, sia ripartire (attenzione, non ho scritto: ritornare, non sono un pazzo fanatico) da quella data e proporre lo Stato corporativo per giungere, poi, alla socializzazione dello Stato.
Ma, con ciò, non ho dato una risposta a quei lettori che mi hanno posto una domanda precisa.
Una cosa posso dirvi, ed è certa: "Siamo incasinati!".
Perdonatemi, ma la mia mano si rifiuterà di mettere il segno su "La Destra". A prescindere dal termine: "La Destra", che è esattamente il contrario dei dettami mussoliniani, ma il rifiuto della mia mano si riferisce all'impossibilità di riconoscere una qualsiasi validità a quei personaggi che, solo per avidità, affogarono nel gennaio 1995, l'unico movimento che faceva riferimento (anche se con alcune contraddizioni) allo Stato corporativo. Qualcuno dice: "Sì, è vero, ma sono usciti da Alleanza Nazionale. Meglio tardi che mai!". No, è troppo tardi e la cosa è sospetta. Non è sufficiente esporre nelle manifestazioni de "La Destra" qualche fotografia di Mussolini che inaugura questo o quello, ma, posso sbagliarmi, questa formazione somiglia troppo ad A.N. e mi dà l'idea che ne sia un doppione.
Non è così? E allora abbiano il coraggio di esporre un programma chiaro. E per chiarezza chiedo, fra l'altro, l'esplicita dichiarazione che non è prevista, dopo le elezioni, alcuna intesa con qualsiasi "Destra". Appunto!
Non nascondo la mia simpatia per un'eventuale incontro con il Partito Socialista, ma prima dovrebbe abbandonare lo stolto antifascismo e ricordare che il più costruttivo socialista dell'altro secolo si chiamava Benito Mussolini.
Allora, torniamo con i piedi sulla terra.
Gli amici del "Movimento Nazional Popolare" e quelli del "Movimento Nazional Sociale" sostengono e propongono l'astensione. Credo che questa soluzione sarebbe un errore, perché non risolverebbe nulla. La malefica casta non ammetterebbe mai che, per quanto numerosa fosse l'astensione, questa dipenderebbe da uno scontento dei cittadini per la politica. Non lo confesserebbero mai. Camufferebbe la cosa in mille modi, avendo in mano l'informazione.
E allora?
Allora espongo una mia idea assolutamente personale: per dare un messaggio decisamente incisivo, si dovrebbe dare la preferenza a quell'unico partito veramente inviso agli sceicchi della casta, e mi riferisco a "Forza Nuova". "Forza Nuova", insieme oltre ad alcune discordanze con i miei principi, presenta, di contro, molte affinità, e queste ultime sono più numerose delle prime.
Così io la penso. Questo propongo. Ma come è nel mio costume, rimango pronto ad accettare proposte e revisioni del mio pensiero.



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di Filippo Giannini
Filippo Giannini è nato a Roma l’8 agosto 1931.
Architetto, ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E’ collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.

http://www.filippogiannini.it/






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