Giovanni
De Luna - Professore di Storia
all' Universita' di Torino
28.04.08
- Mi perdoni il Professor
Giovanni De Luna se mi permetto
di interferire nella sua scienza;
ma, a mio modo di vedere,
la storia del suo recente
articolo su Il Messaggero
del 25 aprile scorso non
l'ha approfondita, almeno
in alcuni particolari. E questo
ad esser buoni.
Mi riferisco al titolo del
citato articolo, che attesta:
"LA STORIA HA GIA'
GIUDICATO (???) - Senza Salò
non ci sarebbero state le
deportazioni degli ebrei italiani".
Chiedo: che c'entra Salò
che è un paesino? Forse
il Professor De Luna voleva
scrivere: Senza la Repubblica
Sociale Italiana non ci sarebbero
state ecc., ecc..
Tempo fa terminai un mio precedente
lavoro con queste parole:
"Anche il più
sprovveduto dei miei lettori
comprenderà bene i
motivi per i quali quell'uomo
viene ogni momento, da più
di sessant'anni dalla morte
(dal suo assassinio), crocifisso
da questa masnada di ladroni.
E se qualcuno ancora non ha
preso conoscenza di ciò,
allora, da buon cristiano,
l'avverto: si faccia curare".
Il professor De Luna inizia
con queste parole: <Il
25 aprile non ha bisogno di
rivisitazioni e di puntualizzazioni,
perché la ricerca e
il giudizio storico su quel
periodo sono ormai consolidati
(
)>.
E no, caro professore, è
il solito bla
bla
bla
che sa tanto di vulgata resistenziale.
E ancora una volta no, perché
il Suo asserto che "la
storia ha già giudicato"
è completamente privo
di senso: infatti, quando
mai la Storia GIUDICA? E ancora
una volta "no"
perché fra le "libertà"
che vi vantate di aver "riconquistato"
c'è anche quella che
riguarda l'informazione. Prendo
ad esempio la più potente
forma dell'informazione di
oggi, cioé la televisione,
e la sfido, Professore, a
indicarmi una sola, fra le
mille e mille volte, che trattando
del tema Mussolini e fascismo,
si sono messe, anche una sola
volta a confronto le due parti.
Mai. E' sempre stato un monologo.
E' l'attuale sistema. LA STORIA
SI PERMETTE DI CONDANNARE:
ma è la vostra storia,
che non ha nulla a che vedere
con la VERA STORIA, quella
basata su documentazioni e
fatti.
E veniamo agli ebrei e
a Salò.
Dopo la fuga (8 settembre
1943) di Vittorio Emanuele
III e dell'illegittimo Governo
Badoglio (illegittimo, perché
tale era), fuga nelle braccia
dell'ancora nemico anglo-americano,
venne lasciata ai tedeschi,
in verità un po' incacchiatelli,
buona parte della Penisola.
Forse il Professore sosterrebbe
che sarebbe stato preferibile
se i tedeschi avessero governato
l'Italia con i loro metodi
- tipo Polonia - anziché
avere un Governo italiano?
Forse il Professor De Luna
non ricorda quanto ha scritto
Renzo De Felice nel
suo Mussolini l'alleato,
pag. 60: <Se Mussolini
non avesse accettato, Hitler
avrebbe fatto dell'Italia
terra bruciata, come, del
resto, dopo il suo tradimento
essa meritava>. Avrebbe
preferito questa soluzione
il Professor De Luna?
E andiamo ai fatti.
Ho scritto diversi articoli
sull'argomento Ebrei-Fascismo
ed anche un libro, Uno schermo
protettore, ma, grazie
alle libertà riconquistate,
sia gli uni (gli articoli)
che l'altro (il libro) hanno
trovato solo coraggiosi giornali,
ovviamente limitati nella
tiratura, ed editori con scarsa
diffusione. E questo, ripeto,
grazie alla riconquistata
libertà.
La Storia, almeno dal mio
punto di vista, diventa
scienza esatta quando
vengono fissati i quattro
cardini di base: fatti e date
da una parte, cause ed effetti
dall'altra. Al di fuori non
c'è Storia, ma fantasia.
Sia nei miei articoli che
nel mio libro ho raccolto
una massa di documenti che
dimostrano come Mussolini
e il Fascismo non solo non
perseguitarono gli Ebrei,
ma li salvarono. E questo
si ripeté anche nella
Repubblica Sociale Italiana
(altro che "Salò"),
anche se, grazie alla coraggiosa
fuga dell'illeggittimo Governo
Badoglio, le cose si fecero
un pochino più difficoltose
per la presenza tedesca che
divenne ingombrante proprio
dopo l'8 settembre.
I documenti dimostrano - e
lo ripeto - che, prima di
quell'infausta data, nonostante
le pressanti richieste dei
tedeschi, nonostante le vigenti
leggi razziali, MAI UN EBREO
FU CONSEGNATO AI TEDESCHI,
né quelli in Francia,
né quelli in Jugoslavia
o in Grecia, né, tanto
meno, quelli italiani.
La storica ebrea Rosa Paini
(I sentieri della speranza)
attesta: <L'8 settembre
'43 segnò per l'Italia
l'inizio del dramma che nessuno
aveva immaginato e voluto
(
). Per gli ebrei stranieri
e italiani incominciava una
nuova tragedia>.
E allora, quando avvenne che
i tedeschi entrarono nel ghetto
di Roma portandosi via un
migliaio di ebrei? Egregio
Professore, il 16 ottobre
1943, quando Mussolini era
stato appena liberato ed il
suo Governo non era, quindi,
ancora in condizione di operare.
Ecco quanto ha scritto Werner
Neulen: <La resistenza
italiana alla 'soluzione finale'
assunse la forma di un sabotaggio
ufficioso. Si ebbero, inoltre,
ripetuti tentativi di liquidare
le bande fasciste che collaboravano
con le SS alla caccia degli
ebrei (nell'ottobre 1944 Pietro
Koch, uno dei peggiori protetti
di Kappler, fu arrestato e
imprigionato su ordine di
Mussolini>.
E veniamo al 16 ottobre 1943,
quando a seguito di un Dispaccio
telegrafico dal Westfalen,
del 9.10.1943, n° 1645
i tedeschi (per la verità
erano austriaci) entrarono
nel ghetto di Roma. Le testimonianze
più valide vengono
da coloro che quelle tristissime
esperienze le vissero. Chi
incontrarono le SS nel ghetto
a difendere quei disgraziati?
Gli eroici partigiani?
Ma quando mai! Un uomo in
Camicia nera, Ferdinando Natoni
che <si fece avanti
verso i tedeschi con decisione
e mostrando la sua divisa,
li invitò con fermezza
ad andarsene: cosa che fecero
scusandosi per il disturbo
arrecato>. Questa è
una testimonianza che abbiamo
raccolto ed è contenuta,
con maggiori particolari,
nel mio libro. Essa proviene
da quanto mi hanno dichiarato
due sorelle, le signore Marina
e Mirella Limentani, ebree
salvate, appunto dal fascista
Natoni, morto a 96 anni e,
come ci ha riferito la figlia,
signora Anna <quale
fascista pretese la restituzione
dalle SS degli ebrei catturati
nel suo edificio. Cosa che
avvenne>. La signora
Anna ci ha raccomandato di
ricordare che il padre <mai
rinnegò la sua fede>.
C'era anche la milizia fascista
accanto alle SS nell'operazione
del Ghetto? Chi lo dichiara,
attesta un falso. E c'è
un documento, il rapporto
ufficiale inviato da Kappler
a razzia conclusa a Wolff,
comandante delle SS in Italia,
che attesta : <In vista
dell'assoluta sfiducia della
polizia italiana qualora impiegata
in azioni del genere, non
si è ritenuto opportuno
invitarla a partecipare>.
Il caso Natoni non fu davvero
isolato. A parte alcuni fascisti
fanatici antisemiti come Interlandi,
Preziosi, Koch e pochissimi
altri, i fascisti, anche nella
difficilissima situazione
che la defezione di Badoglio
aveva creato nell'Italia del
centro Nord, si prodigarono
nella salvezza degli ebrei.
Per motivi di spazio posso
ricordarne solo alcuni: Guelfo
Zamboni, console a Salonicco,
Giorgio Perlasca finto diplomatico
spagnolo a Budapest, Giovanni
Palatucci, questore di Fiume,
Guido Leto, già capo
dell'Ovra e tanti altri che
dimostrano che sia Mussolini
che tutti i fascisti si adoperarono
per fare da "Scudo
protettore" degli
ebrei. Il professore De Luna
sa che il fascistissimo Roberto
Farinacci nascose nella sua
tipografia due ebrei: Emanuele
Tornagli e la signora Iole
Foà? Sa che Giorgio
Almirante, ex Capo di Gabinetto
del Ministro Mezzasoma e futuro
Segretario del Msi nel periodo
1944, aprile 1945 nascose
la famiglia dell'ingegner
Emanuele Levi? Sa che fra
le centinaia di migliaia di
giovani e meno giovani che
si arruolarono nelle file
delle Forze Armate della Rsi,
c'erano tanti ebrei? Come
è stato scritto da
Bruno Casalbono, sul periodico
Oltre, del febbraio 1993:
<Va subito detto che
gli italiani, nei riguardi
del popolo ebraico, non hanno
alcuna colpa da farsi perdonare
(
). Nella mia Compagnia,
in Rsi, composta da 110 Granatieri
di Sardegna, tre erano ebrei,
in divisa come noi, armati
come noi, che combattevano
come noi e con noi>.
Casalbono ricorda anche: <Gli
ebrei che hanno dimenticato
il bene ricevuto dalle Autorità
fasciste, stanno al gioco
soffiando sul fuoco acceso
da chi ha molto da perdere>.
La stessa testimonianza ci
è stata rilasciata
da Gregorio Misciattelli,
ex ufficiale della Legione
'M' d'assalto Tagliamento,
composta dai più convinti
giovani fascisti, ebbene,
nella Compagnia c'erano alcuni
ebrei.
Un caso davvero singolare
riguarda un ebreo austriaco
rifugiatosi in Italia dopo
l'Anschluss, il tenente Karl
Reier che chiese e ottenne
la nostra cittadinanza. Allo
scoppio del conflitto si arruolò
nell'aviazione italiana: <Tra
gli ufficiali del 18°
Stormo non era l'unico ufficiale
ebreo, anzi c'erano anche
Ufficiali Superiori. Nessuno
se ne preoccupava>.
Mi auguro che queste poche
righe risultino sufficientemente
chiare per dimostrare quanto
fosse trascurata e di nessuna
importanza per i fascisti
la questione ebraica.
Nel contempo, risulti chiaro
che quegli infelici ebrei
italiani - e non solo italiani
- che vennero trasportati
nei lager dell'Est, furono
di fatto consegnati ai tedeschi
dal primo Governo antifascista.
Mussolini stesso si distinse
nell'opera di condanna e lo
scrive uno storico israeliano,
Meir Michelis (Mussolini
e la questione ebraica,
pag. 377): <Parlando
con il professor George Zachariae,
il suo consulente medico,
nel febbraio 1944, Mussolini
deplorò la follia razzista
di Hitler: "Io non sono
un antisemita e riconosco
che scienziati e tecnici ebrei
hanno dato al mondo alcune
individualità eccezionali.
Non posso approvare la maniera
con cui è stato risolto
in Germania il problema ebraico,
perché i metodi adottati
non sono conciliabili con
la libera vita del mondo civile
e ridondano a danno dell'onore
tedesco>.
Chi scrive queste note si
riconosce su quanto disse
il Duce. Però, faccio
un appello ai vari, tanti,
troppi Professori De Luna:
smettete di fare la storia
su misura, così
come ordinato da questa classe
di disonesti e incapaci. Smettete
di ingannare il popolo italiano
e non solo quello italiano:
Mussolini non era Hitler,
il fascismo non era né
nazionalsocialismo né
comunismo.
Caro professor Luna, a detta
di tanti studiosi non allineati,
il fascismo era portatore
di un nuovo Rinascimento.
Altro che male assoluto.