"Il
Messaggero di Roma" e
lo "Shoas"
Ovvero:
La
menzogna in bocca a un comunista
e' una verita' rivoluzionaria
23.05.08
- Se sostenessi che "La
Repubblica Italiana si basa
sulla menzogna" sarei
molto lontano dal vero?. Non
a caso ho titolato questo
articolo con una frase coniata
da Lenin e ripresa da Antonio
Gramsci. "Menzogna
e verità rivoluzionaria"
sono due poli dell'assurdità,
ma sui quali questa repubblica,
nata dallo sfascismo, si è
nutrita sin dal suo nascere.
Dopo questa premessa, entriamo
nel merito.
Su Il Messaggero di Roma di
sabato 10 maggio, nella pagina
"Cultura e Spettacoli",
leggo un articolo a firma
di Oliviero La Stella dal
titolo: "Shoah - L'Italia
senza memoria". Ritengo
superfluo indicare al lettore
di quale Shoah si tratta,
non quello delle foibe, non
quello dei fascisti, o
supposti tali, non quello
degli armeni, o quelli messi
in atto da Stalin, da Pol
Pot o da Mao Tse Tung, ma
mi riferisco a quello che
i lettori hanno ben capito:
lo Shoah, quello vero.
L'unico.
Ebbene, per tornare all'articolo,
ho notato alcune discrepanze
che, a mio modo di vedere,
si trasformano in menzogne.
Appunto, per dare maggior
solidità a questa repubblica.
E al termine dell'articolo
indicherò le mie opinioni
sulla necessità della
menzogna infinita.
E' ovvio e acclarato che per
dare un giudizio storico su
un certo avvenimento accaduto
in un determinato periodo
è necessario riportarci
nella situazione politica
di quel periodo. Mi
riferisco alla situazione
politica internazionale degli
anni '30.
Prima di andare oltre, chiedo
venia ai miei lettori se dovrò
riportare concetti e frasi
già espressi in precedenza.
Se io sostenessi che furono
le democrazie occidentali
a spingere l'Italia di Mussolini
verso un'alleanza con la Germania
di Hitler, scriverei il falso?
Qualcuno non mi crede? Per
sostenere ciò, potrei
indicare, oltre a fatti oggettivi,
centinaia di autori che potrebbero
convalidare quanto asserito;
ne citerò solo un paio.
Il primo: Winston Churchill,
"La Seconda Guerra
Mondiale", 2°
Vol., pag. 209: <Adesso
che la politica inglese aveva
FORZATO Mussolini a schierarsi
dall'altra parte, la Germania
non era più sola>.
Il secondo: lo storico inglese
George Trevelyan nella sua
"Storia d'Inghilterra",
pag. 834: <E l'Italia,
che per la sua posizione geografica
poteva impedire i nostri contatti
con l'Austria e con i Paesi
balcanici, FU GETTATA IN BRACCIO
alla Germania>.
E' inutile che ricordi anche
i giudizi di Renzo De Felice
perché già citati
in un mio recentissimo articolo,
ma per contestare con una
certa logica quanto scritto
dal signor La Stella debbo
ricordare il più accreditato
storico del fascismo, appunto
Renzo De Felice, che attesta:
<Una volta che Mussolini
FU GETTATO nelle braccia della
Germania di Hitler, era impensabile
che anche l'Italia non avesse
le sue leggi razziali>.
Fissati questi punti base,
che poi sono una minima parte
di quanti ne potrei citare,
spostiamo l'attenzione su
quanto ha scritto il signor
La Stella. Egli fra l'altro
ha scritto, commentando un
volume "La storia
dello Shoah": <Abbiamo
incontrato due curatori dell'opera:
Simon Levis Sullam, veneziano,
34 anni, storico, docente
all'Università di Berkeley
in California, e David Bidussa,
livornese, 53 anni, storico
presso la Fondazione Feltrinelli
(
). Levis Sullam spiega
che "il fenomeno del
razzismo si sviluppa in Italia
sin dai primi anni Trenta,
sull'onda dei fenomeni culturali
nati all'inizio del Novecento
(
)>.
E' FALSO, assolutamente falso.
I D.L. n° 1279 del 24
settembre 1931 e n°1561
del 19 novembre 1931 (leggi
che a quasi 80 anni dalla
loro enunciazione sono tutt'ora
in vigore), leggi che riguardano
il rapporto fra il cittadino
ebreo italiano e lo Stato
fu accolto con entusiasmo
dalla comunità ebraica
italiana, tanto che il Rabbino
Sacerdoti disse: <La
nuova legge che io non esito
a definire la migliore di
quelle recentemente emanate
in altri Stati, procurerà
un rifiorire degli istituti
ebraici italiani>.
Il giornale ebraico "Israel"
nel numero del 27 ottobre
1932, in occasione del Decennale
della Marcia su Roma, attestava:
<Dopo dieci anni di
regime fascista il ritmo spirituale
della vita ebraica in Italia
è più intenso,
assai più intenso di
prima. In un clima storico
come quello del fascismo riesce
più facile ai dimentichi
di ritrovare il cammino della
propria coscienza, ai memori
di rafforzarlo, presidiandolo
di studi e di opere>.
Sempre nell'articolo di Oliviero
La Stella si può leggere
<Per costruire uno Stato
totalitario è necessario
individuare un nemico interno.
E il fascismo lo identificò
nell'ebreo, così come
era accaduto nel Medioevo>.
E' FALSO! Mi meraviglio che
gli "storici"possano
incorrere in simili errori.
A prescindere dal fatto che
il fascismo non era uno "Stato
totalitario", nel
senso che oggi si conferisce
a quel termine, quanto i due
storici hanno asserito è
smentito dall'ebreo Paul Johnson,
il quale a pag. 561 del suo
libro "Storia degli
Ebrei" scrive: <Quando
Hitler prese il potere, Mussolini
si atteggiò a protettore
degli ebrei e fu salutato
da Stefan Zweig come wunderbar
(meraviglioso, nda) Mussolini>.
Voglio azzardarmi a ricordare
ai due storici che Hitler
prese il potere a gennaio
1933. E ancora. Se fosse vero
quanto hanno scritto Sullam
e Bidussa, come si potrebbe
giustificare il duro attacco
che Mussolini scatenò
contro la Germania hitleriana
con il suo discorso tenuto
a Bari il 6 settembre 1934,
dove fra l'altro disse: <Trenta
secoli di storia ci permettono
di guardare con sovrana pietà
TALUNE DOTTRINE di oltr'Alpe
>.
Nell'articolo incriminato
leggo: <Anche in Italia
ci fu dunque una "soluzione
finale" che venne gestita
dai repubblichini (sic), dai
nazisti, ma pure da capi e
funzionari della nostra polizia
e da burocrati delle nostre
amministrazioni. Bidussa ci
ricorda che a Lugo di Romagna
una lapide commemora quindici
suoi familiari rinchiusi nel
campo di concentramento di
Fossoli e poi finiti ad Auschwitz,
dal quale non tornarono più.
Furono prelevati dai carabinieri
italiani, imprigionati da
guardie italiane e trasportati
verso la morte su treni italiani>.
E' FALSO! FALSISSIMO! Se fosse
vero non un solo ebreo oggi
vivrebbe in Italia. Il dolore
per la morte dei congiunti
del signor Bidussa non lo
autorizza a stravolgere la
verità.
I signori Sullam e Bidussa,
in qualità di "storici",
sapranno che dal 1938 in poi
migliaia di ebrei, soprattutto
tedeschi ed austriaci, fuggivano
per trovare rifugio in Italia.
Sì, in Italia, perché
non nei Paesi democratici
(Stati Uniti, Inghilterra,
Svizzera), perché proprio
in Italia, dove oltretutto
vigevano le "leggi
razziali"? Perché
in merito a questa faccenda
il giornalista Daniele Vicini
("L'Indipendente"
del 20 luglio 1993) esclamò:
<Strana dittatura quella
fascista. Strana democrazia
quella americana>?
Torniamo a "Fossoli".
Premessa essenziale: fino
a quando Mussolini fu al potere
NON un ebreo venne consegnato
ai tedeschi nonostante le
loro pressanti richieste.
Ovviamente dopo il "capolavoro"
messo in atto da Badoglio
e dal Savoia, l' 8 (in realtà
il 3) settembre 1943, la presenza
tedesca si fece più
pressante. In merito a questa
data e alle sue conseguenza,
al termine dell'articolo mi
permetterò di proporre
un paio di quesiti ai due
storici.
Per quanto riguarda Fossoli,
Primo Levi (penso che il nome
sia ben noto e di fiducia)
nelle sue memorie, riportate
su "L'Espresso"
del 27 settembre 2007, porta
le sue testimonianze. Levi
inizia ricordando che fu arrestato
il 13 settembre 1943 (a 5
giorni dal "capolavoro"
antifascista) e trasferito
ad Aosta nella caserma della
Milizia Fascista. Levi e gli
altri correligionari furono
affidati al "Centurione"
Ferro, il quale, saputo che
<eravamo tutti laureati,
ci trattò benevolmente;
egli fu ucciso dai partigiani
nel 1945 (
). Il Centurione,
appreso che eravamo ebrei
e non dei partigiani, ci disse:
"Non vi succederà
nulla di male; vi invieremo
al campo di Fossoli, presso
Modena". Ci
veniva regolarmente distribuita
la razione di vitto destinata
ai soldati e alla fine di
gennaio 1944 ci portarono
a Fossoli con un treno passeggeri.
In quel campo si stava allora
abbastanza bene; non si parlava
di eccidi e l'atmosfera era
sufficientemente serena; ci
permisero di trattenere il
denaro che avevamo portato
con noi e di riceverne altro
da fuori (
). Il 18 febbraio
apprendemmo che erano giunte
in paese le SS tedesche, ci
allarmammo tutti e infatti
il giorno successivo ci avvertirono
che saremmo partiti entro
24 ore (
)>.
Quindi SS TEDESCHE, altro
che carabinieri e guardie
italiane. Potrei citare altre
testimonianze che smentirebbero
le affermazioni dei due "storici";
ma lo spazio non me lo concede.
In ogni caso (al diavolo la
pubblicità dei propri
lavori) se i signori Sullam
e Bidussa gradiscono maggiore
documentazione, consiglio
il mio libro che ne è
ricchissimo.
<Renzo De Felice, che
con la sua opera ricostruì
minuziosamente il ventennio,
ma cercò anche di riconciliare
l'Italia con il fascismo>,
scrive il signor Levis Sullam.
E QUESTO E' VERO. Infatti
Renzo De Felice, che partì
da posizioni di estrema sinistra,
inoltrandosi nello studio
di Mussolini e del fascismo,
comprese quale fosse la natura
di entrambi e, da persona
onesta e dal pensiero libero,
lentamente cambiò opinione
sino a giungere a quanto scrisse
sul suo ultimo (o penultimo)
lavoro: "Rosso e Nero".
Sempre dello stesso Autore
è una affermazione
che anche questa volta mi
trova d'accordo. Egli attesta:
<Ma occorre fare i conti
con il passato per affrontare
il futuro>. Confermo
che sono d'accordo, ma - sì,
c'è sempre un "ma"
- la ricerca assoluta, costante
di una VERITA' VERA; non quella
che ci è stata propinata
sino ad oggi.
Poco sopra avevo scritto che
al termine avrei posto due
domande agli Autori dell'articolo
in questione.
1°) Se è vero,
come è vero, che sino
all' 8 settembre 1943, cioè
sino a quando Mussolini era
Capo del Governo, nonostante
le pressanti richieste tedesche
mai un ebreo fu loro consegnato,
se dopo quella data qualche
migliaio di infelici furono
catturati dai tedeschi e molti
non fecero ritorno, di chi
la colpa? Di Mussolini e dei
fascisti? Siamo onesti: di
fatto furono consegnati ai
tedeschi dal primo governo
antifascista.
2°) Nel libro "Stalin
against the Jews"
Arkady Vaksberg, scrittore
russo, afferma che il numero
degli ebrei eliminati da Stalin
è stato <presumibilmente
di 5 milioni>. La domanda
è ovvia: in questa
sede non metto in discussioni
le "verità
ufficiali", dato
che le due cifre, 6 milioni
da parte dei tedeschi, 5 milioni
da parte dei sovietici sono
quasi equivalenti, perché
non si fa mai riferimento,
e sottolineo MAI, agli ebrei
soppressi dal "Piccolo
Padre"?
Non vorrei che ci fosse stato
un "love affair"
sacrilego.
Perché, allora, tanto
accanimento contro quell'uomo?
Per non far rivivere quell'idea
ancora oggi attuabile e che
porterebbe in galera i tanti,
tantissimi ladroni che con
questo regime infausto si
sono arricchiti, e sono ben
protetti dalle ancora innestate
baionette dello straniero
interessato a che nulla cambi.
Non è difficile
l'importante è avere
a disposizione l'informazione
e imbavagliare, così,
la Verità. E il gioco
è fatto!
Così terminai un mio
precedente articolo e così
lo ripropongo.