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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Le Firme * Filippo Giannini

Come e' stato tradito (anche) Giorgio Almirante credevo…, pensavo…, speravo. Invece: Che delusione…

Dedicato ai "signori" di Fiuggi: <L'otto settembre è giorno memorando/volta la fronte all'invasor nefando/l'Italia con l'antico suo valore/alla vittoria guidò il vincitore> (C. Malaparte)

28.05.08 - Sì, credevo; credevo che i delegati al Congresso del Msi di Fiuggi del gennaio 1995, dopo aver letto le "Tesi Programmatiche di A.N." avrebbero preso a fischi "l'ideatore" di quella mascalzonata. Invece: che delusione!

Credevo che dopo la dichiarazione di quel Gianfranco Fini, di trascinare A.N. nel Partito Popolare Europeo (democristiano), ci sarebbe stata una sollevazione popolare. Invece…
Amico lettore che hai la pazienza di leggermi, dimmi se "quello" è un uomo. Mi correggo: "se quelli sono uomini", e mi riferisco, oltre al moderno "Giuda" anche ai vari Alemanno, La Russa e altri immorali personaggi che costellano il firmamento dei futuri democristiani del P.P.E..
Giorgio Almirante, e lo voglio ancora ricordare, poco prima di morire lanciò questo ammonimento: <(…) e un'altra cosa voglio dirvi in questa specie di testamento politico, attenzione alla storicizzazione del Fascismo! (…). Perché questa non sarebbe storicizzazione: sarebbe la liquidazione del Fascismo! IL FASCISMO NON E' DIETRO LE NOSTRE SPALLE: IL FASCISMO E' DAVANTI A NOI!>. Questo è il sunto del testamento politico lasciato da Giorgio Almirante nel 1987. Per "Noi" sono parole sacrosante.

Il 17 novembre 1986, due anni prima della sua morte, Giorgio Almirante scrisse una lettera all'on. Cristina Moscardini, dove fra l'altro si legge: <Cara Cristina (…). Puoi stare certa che il mio ultimo respiro sarà fascista, nel nostro senso del termine. Perché, per me, per noi, si tratta della battaglia di tutta la nostra vita>. Poi, quasi presago di quel che poteva accadere dopo la sua morte, così terminò: <SEI AUTORIZZATA A SBATTERE IN FACCIA A CHICCHESSIA QUESTA MIA LETTERA, CHE NON E' CONFIDENZIALE, UN ABBRACCIO - Giorgio ALMIRANTE>.

Il 22 maggio 1988 il "delfino" del vecchio Segretario del Msi, Gianfranco Fini, in occasione del funerale, poggiata la mano sul feretro del suo maestro, solennemente giurò con queste parole, riportate poi sul "Secolo d'Italia" del successivo 23 maggio: <E' morto un grande italiano. Era un italiano coerente, tenace, pulito, coraggioso. (…). E' morto un uomo che non può morire. Un uomo che ci ha consegnato quell'Idea, quella bandiera, quell'onore che in questo momento ci dice di dovere andare avanti. Lo faremo, Almirante! Te lo giuriamo col cuore gonfio di dolore, ma con l'animo colmo di fierezza per essere stati con te in tutti questi anni meravigliosi e terribili nei quali tu ci hai insegnato che le prove più difficili possono e debbono essere vinte (…)>. Dopo queste parole, quell'"uomo", che chi scrive queste note disprezza solennemente, osò aggiungere, sempre rivolgendosi agli insegnamenti di Giorgio Almirante:<Tu Almirante hai vinto la prova della scissione di palazzo quando i trenta denari della corruzione piegarono i vili (…). Tu Almirante ci hai consegnato un partito forte, orgoglioso e pulito. E forti, orgogliosi e puliti, come tu, col tuo esempio mirabile ci hai insegnato ad essere, andremo avanti insieme con te>.

Tratteggiamo ora il percorso del novello Segretario, di quello dei <trenta denari della corruzione piegarono i vili>:
1988, è orgoglioso di consegnare la tessera del Msi a Le Pen;
1989: <Non dobbiamo rischiare di perdere la nostra identità nazionale in Europa>;
1990, dichiara che il Fascismo non è mai morto;
1991, <Il Fascismo è un'esperienza non conclusa, e noi ci sentiamo intimamente legati ad esso>;
1992, capeggia la più grande manifestazione a Roma di "fascisti" (la polizia ha indicato la cifra in 70 mila missini in piazza);
1993, definisce Mussolini il più grande statista del secolo. Sempre in quell'anno dopo la grande vittoria del Msi (solo contro tutti gli altri partiti coalizzati, sinistra e destra), "stranamente" si reca a Londra e a New York, note sedi della Massoneria, la grande nemica del Fascismo, e torna antifascista.
18 giugno 1994, rilascia a "Le Monde" un'intervista nella quale, fra l'altro, disse: <J'ai répudié solennellement la dictature de Mussolini>,
1995, seppellisce il Msi con l'infame "operazione di Fiuggi", presenta le aberranti "Tesi Programmatiche" e attesta che <Il Fascismo non deve più ripetersi>,
1996, chiede perdono agli ebrei per gli orrori commessi da Fascismo (forse intendeva parlare di "errori" commessi da Mussolini per aver salvato gli ebrei);
1997, <Sono un conservatore atlantista>,
1998, fa sapere che bisogna condannare il Fascismo in ogni sua forma,
1999, solennemente dichiara che <L'America ha liberato l'Europa>,
2000, <La Repubblica Sociale Italiana fu la pagina più vergognosa della storia italiana>;
2002, il contrordine: "Mussolini non è mai stato il più grande statista";
2003, definisce Mussolini e il Fascismo il male assoluto.

Questo è, ovviamente, un breve sommario del tragitto di Gianfranco Fini il quale, come già accennato, porterà i signori di A.N. nel P.P.E.. E intanto "lui" siede sul più alto scranno del Parlamento italiano; ma è solo un passaggio, perché l'ambizione di questo personaggio non ha limiti. E nella corsa è sorretto da individui altrettanto immorali e privi di scrupoli.
Il bravissimo Pietro Cappellari mi ha inviato una mail nella quale riporta alcune parti di un'intervista rilasciata da Gianni Alemanno al "Sundey Times". E' un capolavoro di meschinità e ipocrisie degne del Gianfranco Fini.
A te lettore il giudizio. Al "Sundey Times" Gianni Alemanno, in occasione della vittoria nella corsa al Campidoglio, ha dichiarato: <Non sono fascista, né postfascista>. Poi, dato che il candido mondo italiano è diviso tra "cattivi" e "buoni", una linea che parte da circa settant'anni fa, dove i "buoni" sono gli antifascisti e i "cattivi", è ovvio, sono i fascisti, Alemanno, con una serie di contorsioni cerca di rientrare nella categoria dei "buoni" ed ecco la tecnica seguita. "Del resto Alemanno è nato molti anni dopo la fine del ventennio. Dunque non può essere stato né fascista, né ex fascista. Semmai può essere definito ex missino che è altra cosa (scusate, ma il Msi non era un Movimento di chiara impostazione fascista? nda). Ex fascisti sono coloro che aderirono al Pnf durante il regime, magari da giovani ai Littoriali". E la danza del ventre di Alemanno continua su questa linea. Al che Pietro Cappellari, giustamente risponde: "Alemanno era fascista e come. Me lo ricordo cosa diceva ai tempi del Msi, ai tempi del suo arresto a Nettuno per aver interrotto il corteo presidenziale statunitense. Certo, errori di gioventù dirà qualcuno… Ma certo senza quegli errori il caro amico non sarebbe mai salito nella gerarchia politica del Msi che, poi, lo proiettarono al golgota del firmamento democratico. Una volta tutto ciò si chiamava tradimento, ma oggi di certo non fa testo, questo è solamente "stile", "opportunità". Uno stile che comunque mi fa schifo".

Caro Cappellari, una volta le parole avevano un senso, una volta, non oggi. "Una volta" l'operazione Fiuggi sarebbe stata chiamata "tradimento", oggi può essere definita: "operazione democratica". Ma sempre "schifo" fa, almeno a chi scrive queste note e a Pietro Cappellari. E Cappellari continua: <Incredibile la giustificazione che una persona essendo nata dopo il Ventennio non può essere fascista. Ma ci prendete in giro? Allora nessuno può definirsi cristiano perché è nato dopo la morte di Gesù Cristo?>.

Ho letto da qualche parte che lo sport italiano di accorrere in aiuto del vincitore dipende dal fatto che non vuol essere lasciato indietro, cioè che vuole essere partecipe della storia.
Caro Pietro, vorrà dire che "Noi" non siamo italiani; d'altra parte aver per compatrioti simili personaggi non è una grande perdita.
Avrei voluto concludere con un "credevo"…, ma è troppo tardi, concludo, più appropriatamente, con un: "che schifo"!!!




Filippo Giannini
Filippo Giannini è nato a Roma l’8 agosto 1931.
Architetto, ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E’ collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.
http://www.filippogiannini.it/






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