Un
Paese (non Nazione) senza
decoro
"La
nostra guerra contro il Giappone"
26.07.08
- "Il Momento"
era un quotidiano che vide
la luce nell'immediato dopoguerra.
Sul numero del 7 novembre
1945, in merito all'armistizio
stipulato dall'Italia, si
legge: <Se le clausole
delle pattuizioni del settembre
non rispondevano alle speranze
che ci erano state fatte balenare,
il nostro stato attuale contraddice
e rinnega ben più alte
promesse, ben più solenni
impegni. Disconosce tutti
i principi di guerra delle
Nazioni Unite: calpesta la
"Carta Atlantica"
(ne avete più sentito
parlare? Nda); fa un'irrisione
dei dodici punti recentemente
proclamati da Truman; rappresenta
la negazione e il rovescio
violento di ogni giustizia.
Nell'estate scorsa, Da Potsdam,
fu promessa all'Italia la
pace per gli inizi dell'autunno.
Siamo in autunno inoltrato,
e l'Italia geme ancora sotto
il peso di un armistizio schiacciante.
E la pace, una pace non negoziata
ma imposta, è lontana.
Che almeno ci si dia quello
"status" provvisorio
intermedio invocato una volta
da Parri perché l'Italia
possa cominciare a vivere,
muoversi, respirare, perché
non si senta più quel
paese che ventisei mesi or
sono gli alleati immobilizzarono
e legarono e incatenarono
senza riguardi - tutto questo
chiamando liberazione>.
Dovrei fare un commento a
questo plorare di personaggi
che hanno cercato quel che,
poi, hanno ottenuto? Il disprezzo
di coloro che hanno imposto
una brutale occupazione, facendola
apparire come una "liberazione"
. Perché ne parlo oggi?
Perché ancora oggi,
a distanza di più di
60 (dico sessanta) anni, nulla
è cambiato, almeno
negli effetti. Infatti il
mortificante armistizio del
settembre 1943 è ancora
operante. Un giornale di quel
periodo lamentava: <Rinuncia
a ogni sovranità politica
e militare; controllo su tutti
i settori della vita finanziaria
ed economica ecc.>.
Da questo scritto, ripeto,
vecchio di oltre sessant'anni,
cosa è cambiato?
Ancora oggi dobbiamo pagare
le forze di occupazione, sottostare
alle requisizioni, combattere
le loro guerre, che tali sono
anche se etichettate "missioni
di pace".
Fra le tante "maramaldate"
voglio ricordarne una ignorata
dalla maggior parte degli
italiani, e agli italiani
voglio lanciare un monito:
"Non andate in Giappone,
perché potrebbero prendervi
e chiudervi in un campo di
concentramento".
Perché? E' semplice
e, ricordando la cloaca nella
quale siamo stati precipitati,
mi avvalgo di un mio precedente
intervento titolato:
IL TEMPO
DELLE JENE
Pietro Nenni, partecipando
ad uno "storico"
Consiglio dei Ministri nel
luglio 1945, così lo
ricorda nel suo diario: <Al
Consiglio di giovedì
è tornata la questione
della guerra al Giappone e
stavolta o bere o affogare.
Ho bevuto. Facendo le più
espresse riserve sulle circostanze
nelle quali il paese è
stato impegnato nella guerra,
ma riconoscendo che allo stato
attuale delle cose non si
poteva fare macchina indietro.
De Gasperi ha comunicato una
nota del Sottosegretario americano
degli Esteri Grew, di cui
ecco l'essenziale: la dichiarazione
di guerra sarà accolta
con soddisfazione in America:
i governi britannico e sovietico
non fanno obiezioni>.
Dopo aver ricordato che Ministri,
uomini di governo e politici,
erano tutti, più o
meno, "interventisti",
Nenni sempre nel suo diario,
così conclude: <Allo
stato delle cose è
effettivamente difficile tornare
indietro senza esporsi a rischi
di un inasprimento dei rapporti
con gli Stati Uniti. Ma dove
se ne va la democrazia quando
un governo proclama una guerra,
sia pure simbolica, per piacere
a un governo straniero?>.
Bella domanda, vero? Ma andiamo
avanti.
Il governo Parri (capo della
resistenza), succeduto a quelli
di Badoglio e Bonomi, trovò,
in poco meno di sei mesi,
il tempo e il modo di far
scendere di nuovo in guerra
l'Italia. Pur trovandosi a
capo di un Paese distrutto
e stremato da cinque anni
di disastroso conflitto, Ferruccio
Parri il 14 luglio 1945 volle
ricominciarla, dichiarò
guerra al Giappone, un Paese
ormai sconfitto e col quale,
giuridicamente, eravamo ancora
alleati.
Giano Accame etichetta così
l'iniziativa: <L'infamia
di quella decisione maramaldesca
nei confronti di un popolo
con cui non avevamo alcun
motivo di contrasto (altro
che pugnalata alla schiena
della Francia nel 1940!,)
fu sottoscritta da tutti i
partiti che accusavano il
fascismo per aver portato
l'Italia in guerra (
)>!
A seguito dell'atto di guerra,
non ci furono fra italiani
e giapponesi - ripeto, sino
a prova contraria ancora nostri
alleati - scontri armati,
né battaglie memorabili,
solo perché pochi giorni
dopo le due bombe di Hiroshima
e Nagasaki risolsero la questione
nell' american way.
Non mi risulta che con il
Paese del "Sol Levante"
sia stato firmato alcun trattato
di pace, quindi dovremmo ancora
essere in stato di guerra
col Giappone.
E allora? Abbasso tutte le
guerre? Non esageriamo, ci
rispondono i paladini resistenziali
firmatari del Trattato di
pace del 1947: abbasso tutte
le guerre, ma non quelle "giuste",
quelle, per intenderci, volute
dai "liberatori".
Ma l'italiano è un
popolo intelligente, non cadrà
in questa trappoletta: "Caro
paisà, cà nisciuno
è fesso",
non un italiano andrà
in Afghanistan, in Iraq, e
così via; l' italiano
non è "bischero",
è "smart";
comprendi "paisà"?
Quindi, cari lettori, quando
sentite i "bollettini
di guerra", scusate
il lapsus, intendevo dire
i "bollettini di pace"
provenienti da quei Paesi
del Medio-Oriente, che annunciano
la morte o il ferimento di
qualche militare italiano,
non date ascolto: "E'
bieca propaganda nazi-fascista
tendente a minare la democrazia
e la libertà".
Quanto è lontano quel
tempo (eppure erano passati
solo una manciata di anni)
quando da ogni dove venivano
economisti e politici per
studiare il "fenomeno
fascismo", e il suo
capo ci era invidiato da tutto
il mondo. Lo hanno assassinato
e impiccato per i piedi: unico
modo per riconsegnare l'Italia
all'"espressione geografica".
P.S.
Dopo aver
visto con quanto entusiasmo
è stato accolto Barrack
Osama a Berlino, penso che
anche la Germania non stia
meglio dell'Italia.
Povera Europa!
*************************************
A
seguito dell'articolo sopra
riportato, ho ricevuto questa
Mail dal Signor Franco che
reputo interessante proporla
ai miei lettori.
Al termine di questa mi sono
permesso alcune "aggiunte".
Caro
Filippo,
Complimenti.. articolo perfetto..
Vedi un pò se te lo
pubblica il Corriere della
Sera o Repubblica?? Almeno
provaci magari con Libero
o con il Tempo.. non si sa
mai... magari per sentirti
dire che non é niente
vero.
Quello che gli Italiani ormai
non sanno per aver seppellito
i ricordi nella spazzatura..
é che NESSUNO voleva
credere alle clausole armistiziali..
Perfino quello stronzo di
Badoglio, che le aveva firmate!!
Erano TUTTI convinti che quelle
clausole fossero solo di facciata,
una specie di memorandum che
i nostri nuovi "alleati"
mai e poi mai si sarebbero
sognati di applicare..
Non vedete che le navi sono
ancora in nostre mani? (Non
sapevano che l'Inghilterra
le aveva già promesse
a Stalin, che questo pestava
i piedi per averle subito
tanto che Churchill mandò
in prestito delle navi inglesi
in attesa di potergli consegnare
quelle italiane già
promesse ... In quel momento,
fine 1943, Churchill non voleva
"spaventare"
i beati beoti che bevevano
tutte le fandonie che venivano
loro propinate anche contro
ogni logica e ogni realtà,
"sognavano"
di combattere coraggiosamente
il "comune nemico
nazista" per poi
fare guerra a quel nobile
popolo giapponese.. nella
quasi certezza che se avessimo
mandato un paio di divisioni
queste avrebbe potuto baldanzosamente
affrontare almeno una decina
di Japs... Non vedete che
ci fanno combattere a paro
a paro? Non vedete che riforniscono
i partigiani (pardon "patrioti")
di armi, comandanti, viveri,
medicinali, ordini? Che significa
tutto ciò? Che siamo
alleati de facto e come tali
ci siederemo si al tavolo
della pace ma sulla sedia
dei vincitori.. magari uno
sgabello.... ribaltando la
"giusta punizione"
che ci avrebbero inflitto
per colpa del fascismo che
ha fatto la guerra dalla parte
sbagliata!
Non vedevano quello che NON
volevano vedere e non sentivano
quello che NON volevano sentire..
a cominciare da quel rimbecillito
del Re e da quella nullità
assoluta del "luogotenente"
fantoccio. Anche recentemente
Paolo Mieli scimmiottando
una specie di atteggiamento
da "storico"
disse alla TV che c'era stato
un "CAMBIO DI ALLEANZE"
.. come se le alleanze si
potessero cambiare dalla mattina
alla sera.. e come se ci fosse
stato una qualsiasi trattativa,
accordo, patto, lettera scritta.
NIENTE!
Ossessiva appicazione dei
trattati di resa Incondizionata
che implicava clausole pesantissime,
umilianti e vessatorie
Quando si trattò poi
di accettare poco per volta
la realtà.. Si disse
che le clausole sarebbero
state addolcite, non applicate,
che le colonie di "prima
del fascismo" sarebbero
restate all'Italia.. e così
cazzata dopo cazzata.. Il
bello é che nessuno
si é mai ravveduto,
nessuno ha mai detto siamo
stati ingannati (per non dire
siamo stati dei creduloni
imbecilli), osannarono Churchill
nelle sue tre venute in Italia
pensando che fosse nostro
amico e che mai e poi mai..
ecc. Col ca.. !! La monarchia
poi.. Il Re d'Inghilterra
non lo avrebbe mai permesso!!
Churchill rideva sotto i baffi
e pensava alla sua amata Patria..
quella si al di sopra delle
beghe e al di sopra di questi
italioti, gente di colore,
barbari e vigliacchi, negri
con la pelle bianca..
Quando infine le cose furono
non solo chiare ma già
compiute.. si disse che era
comunque colpa del fascismo
e che in ogni caso Trieste
sarebbe tornata all'Italia
e sicuramente anche la zona
B (che Churchill aveva fin
dal 1943 promesso a Tito in
un convegno appositamente
organizzato a Napoli senza
la presenza italiana e senza
chiedere alcun benestare alle
"autorità"
italiane per ricevere un capo
straniero).. Quando alla fine
non ci fu nessun ma proprio
nessun brandello di carne
che non ci fu strappato..
si disse che era comunque
colpa di Mussolini.. che Tito
aveva acquisito diritti per
colpa di Mussolini che aveva
concesso a Hitler l'Adriatischer
Kunstenland sotto i "gaulaiter"
tedeschi.. (ma che c'entravano
i tedeschi visto che avevano
perso anche loro la guerra?
BOH!). Insomma manco la vasellina
ottennero... andava loro bene
essere sodomizzati con i fichi
d'India.. purché fossero
americani o inglesi.. Però
se arrivava il padrone.. egli
era generoso di pacche sulle
spalle e parole di elogio..
Questo ai nostri governanti
é andata sempre bene..
Poveri noi.. E' stata davvero
la fine non solo di un sogno
ma della nostra indipendenza,
onore di Nazione, potenza
militare, indipendenza, libertà!
Purtroppo la catastrofe non
la si può rimediare
se non aspettando il crollo
dell'America.. Ci sarà?
e quando? Io sto aspettando
.. meglio gli Arabi e i cinesi..
Se fosse possibile essere
ingoiati da una nazione europea....
sono certo che potremmo prevalere..
ovviamente nei secoli...
Ciao
Franco
**************************
Per
arricchire quanto scritto
dal Signor Franco, come sopra
premesso, concludo con tre
"aggiunte"
molto poche conosciute dalla
maggioranza degli italiani.
La prima:
Il 3 aprile 1956 il giornalista
Loris Lolli, accompagnato
dal collega de "Il
Messaggero di Roma"
Filippo d'Errico, chiese ed
ottenne un'intervista all'ex
Re Umberto II a Cascais, luogo
del suo esilio. Loris Lolli
aveva avuto l'incarico da
un altro collega, Romolo Giacobini,
di consegnare alcune foto
all'ex Sovrano.
Lolli le consegnò,
poi: <Tempi duri>
disse <sembrano solo
sognati, Ora sono qui con
le mie malinconie, con i ricordi
di ciò che è
stato. A proposito, il 9 settembre
1943 dove era?>.
Loris Lolli: <Ero Allievo
Ufficiale al 6° Battaglione
d'Istruzione del 36° Reggimento
di fanteria motorizzato Divisione
"Pistoia">.
Umberto II: <E, se non
sono indiscreto, dopo quale
strada ha scelto? Il Sud o
il Nord?>. Senza alcuna
esitazione Lolli rispose:
<La Repubblica Sociale
Italiana>.
Umberto II tese la mano a
Lolli e disse: <Voi
della Repubblica Sociale Italiana
siete stati dalla parte giusta.
La ragione e la Storia sono
state e saranno sempre con
voi>.
E, con grande stupore di Lolli
concluse: <Se non fossi
stato il figlio di Sua Maestà
il Re d'Italia, io pure avrei
scelto la via del Nord>.
La seconda riguarda
quanto avrebbe scritto Ike
Eisenhower nel suo "Diario
di Guerra".
<Tutte le Nazioni elencano
nella loro storia guerre vinte
e guerre perse, ma l'Italia
è la sola ad aver perduto
questa guerra con disonore,
l'onore è stato salvato,
solo in parte, dal sacrificio
dei combattenti della Rsi>.
La terza:
<Mamma carissima, quando
riceverai questa lettera,
saranno successi dei fatti
gravissimi che ti addoloreranno
molto e di cui sono il diretto
responsabile. Non pensare
che io abbia commesso in un
momento di pazzia, senza pensare
al dolore che ti procuravo.
Da nove mesi ho molto pensato
alla posizione morale in cui
mi trovo, in seguito alla
resa ignominiosa della Marina,
a cui mi sono rassegnato solo
perché ci era stata
presentata come un ordine
del Re, che ci chiedeva di
fare l'enorme sacrificio del
nostro onore militare per
poter rimanere il baluardo
della Monarchia al momento
della pace.
Tu conosci cosa succede ora
in Italia e capisci COME SIAMO
STATI INDEGNAMENTE TRADITI
E CI TROVIAMO AD AVER COMMESSO
UN GESTO IGNOBILE SENZA ALCUN
RISULTATO. Da questa triste
constatazione me ne è
venuta una profonda amarezza,
un disgusto per chi ci circonda
e, quello che più conta,
un profondo disprezzo per
me stesso.
Da mesi penso ai miei marinai
del "Tazzoli" che
sono onorevolmente in fondo
al mare e penso che il mio
posto è con loro.
Spero Mamma che mi capirai
e che anche nell'immenso dolore
che ti darà la notizia
della mia fine ingloriosa,
saprai capire la nobiltà
dei motivi che mi hanno guidato.
Per questo, Mamma credo che
ci rivedremo un giorno.
Abbraccia papà e le
sorelle e a te Mamma tutto
il mio affetto profondo e
immutato. In questo momento
mi sento molto vicino a tutti
voi e sono sicuro che non
mi condannerete>.
Così scriveva alla
madre il Comandante Carlo
Fecia di Cossato, Medaglia
d'Oro al valor Militare prima
di togliersi la vita schiacciato
dalla vergogna per la capitolazione
italiana.