Deduzioni
da una "guerra dimenticata"
Quanto
erano cattivi i Nazisti: Invece
Uno sguardo retrospettivo
sull'"invenzione dei
campi di sterminio"
03.08.08
- Anni fa già trattai
questo argomento, ma dato
che (almeno ritengo) questo
è poco noto, e la non
conoscenza è dovuta
al persistere del "lavaggio
del cervello" voluta
dai "liberatori",
per indirizzare, così,
l'opinione pubblica su una
unica direzione, propongo,
quindi, un'analisi storica
su come nacquero i "campi
di sterminio". Molti
risponderebbero, e ne sono
certo: <In Germania
nelle menti nefaste dei gerarchi
nazisti!>; e invece
no! Ed ecco la storia.
<Noi siamo il più
grande popolo del mondo. Più
territori colonizzeremo, meglio
sarà per l'umanità.
Se la maggior parte del mondo
passasse sotto la nostra amministrazione,
sarebbe la fine di tutte le
guerre>. Così
sentenziava Cecil John Rhodes,
uomo d'affari e colonizzatore
inglese, nominato ministro
della Colonia del Capo nel
1890.
Dopo un primo, fallito tentativo
di colonizzazione inglese
nel 1620, furono gli olandesi
a stabilire nel 1652 una base
di rifornimento per le navi
della Compagnia olandese delle
Indie orientali nella baia
della Tavola, primo nucleo
di Città del Capo.
La spedizione comandata dal
medico e navigatore Jan van
Rieebeck, comprendeva - oltre
agli olandesi - anche tedeschi
e danesi e rappresentò
il primo nucleo di colonizzatori
europei destinato ad insediarsi
in quelle terre ribattezzate
Transvaal, Orange e Natal.
Questo primo nucleo di bianchi
chiamati boeren, cioè
contadini, nel corso della
sua penetrazione verso l'interno
entrò in contatto e
in conflitto con le popolazioni
autoctone, fra le quali boscimani,
ottentotti, bantu.
Nel 1795, al momento delle
guerre per la rivoluzione
francese, gli inglesi occuparono
il Capo, sottraendolo al controllo
degli olandesi e mostrarono
di voler estendere il loro
dominio in tutta l'area. I
boeri sopportarono inizialmente
la dominazione britannica
ma con il tempo affiorarono
i primi contrasti. La minaccia
provocata dell'instabilità
di zulu e bantu, tribù
guerriere in costante stato
di guerra fra loro e con i
nuovi arrivati, trattennero
sia i boeri che gli inglesi
dallo scontro aperto. A partire
dal 1834 il Grande Trek, "la
grande migrazione",
portò le famiglie dei
contadini boeri a stabilirsi
sempre più nell'interno.
Nel dicembre 1838, sulle rive
del fiume Ncome, nella battaglia
del Blood River, i boeri sconfissero
gli zulu e costituirono la
Repubblica del Natal, poi
annessa dagli inglesi nel
1843 con il pretesto di difendere
i propri coloni dagli zulu.
Altri gruppi di boeri fondarono
le altre due repubbliche del
Transvaal e dell'Orange, e
con due diversi trattati,
nel 1853 e nel 1852, l'Inghilterra
riconobbe formalmente l'indipendenza
d entrambi gli Stati.
La già difficile convivenza
divenne tempestosa quando
la scoperta di giacimenti
di diamanti a Kymberley e
d'oro nei fiumi Orange e Vaal
spinse gli inglesi ad assicurarsi
il controllo dei giacimenti,
arrivando fino all'annessione
del Transvaal. E' a questo
punto che i boeri si ribellarono
e sotto la guida del presidente
del Transeat Paulus Krüger,
nel 1881 sconfissero gli inglesi
a Majuba Hill, assicurandosi
il riconoscimento dell'indipendenza
della repubblica.
La scoperta dell'oro nel Transvaal
segnò comunque l'inizio
di un massiccio afflusso di
stranieri (uitlanders), in
particolare inglesi: nel 1895
questi superavano ormai di
numero i membri delle antiche
famiglie boere.
Krüger avvertì
il pericolo rappresentato
dall'immigrazione e nell'intento
di mantenere il controllo
boero sul suo territorio impose
restrizioni agli uitlanders,
fra le quali il rifiuto di
concedere loro il diritto
di voto.
Appena assunto il titolo di
ministro della Colonia del
Capo, Cecil Rhodes cercò
di approfittare del malessere
covato dagli immigrati nel
Transvaal a favore della sua
British South Africa Company,
interessata alle miniere d'oro.
Affidò al dottor Leander
Starr Jameson il comando di
un gruppo di gendarmi della
compagnia, che doveva penetrare
in Transvaal e promuovere
un colpo di Stato, confidando
nell'appoggio degli uitlanders.
Il 29 dicembre 1895 Jameson
e 500 uomini varcarono il
confine con il Transvaal,
andando incontro ad uno smacco
totale. Già il 2 gennaio
i boeri disperdevano il "Jameson
Raid", Rhodes, di
conseguenza, dovette dimettersi
dal suo incarico, mentre i
suo impero privato veniva
rilevato dalla Corona e Jameson
era condannato da un tribunale
di Londra a due anni di prigione,
poi condonati per motivi di
salute.
All'indomani della vittoria,
Krüger ricevette questo
telegramma: <Mi congratulo
cordialmente con voi e con
il vostro popolo per avere,
senza l'aiuto di potenze amiche,
respinto le bande armate che
invadevano il vostro territorio
e aver ristabilito da soli
la pace e l'indipendenza del
vostro Paese. Guglielmo>.
Era Guglielmo II, l'imperatore
tedesco che si faceva paladino
di Krüger.
Forte del non del tutto insperato
appoggio tedesco e sentendo
minacciata l'indipendenza
del Transvaal, Krüger
iniziò ad importare
armi, principalmente dalla
Germania, ma anche dall'Olanda
e dalla Francia, predisponendo
la costruzione di ampi campi
fortificati.
Il governo britannico inviò
in Africa, con la carica di
alto commissario, sir Alfred
Milner, che intavolò
subito trattative con i boeri.
La sua arroganza fu tuttavia
tale che Krüger si vide
costretto ad inviare il 10
ottobre 1899 un ultimatum,
con il quale chiedeva alla
Gran Bretagna di abbandonare
ogni pretesa sul territorio
da lui governato e di rispettare
i trattati che riconoscevano
l'indipendenza del Transvaal
e dell'Orange, e allontanare
l'esercito dalle frontiere.
<Mi adoperai per far
precipitare una crisi prima
che fosse del tutto troppo
tardi> avrebbe confessato
Milner al capo delle forze
inglesi Buller.
L'ultimatum dei boeri scadeva
il 12 ottobre: il governo
di Salisbury respinse tutte
le richieste e fu la guerra.
Le stragi delle due guerre
mondiali hanno steso un voluto
velo d'oblio sugli assedi,
sulle battaglie, sulle atrocità
commesse a Ladysmith, Jagerfontein,
Spion Kop, Colenzo, Mafeking
e nelle immensità del
territorio sudafricano. I
boeri si batterono con coraggio
perché consapevoli
di non avere alternativa se
volevano mantenere la loro
indipendenza; gli inglesi
spinsero i boeri alla guerra,
oltre che per la ricchezza
delle miniere, anche perché
convinti che il nazionalismo
afrikaaner poteva rappresentare
un pericolo per le posizioni
britanniche in Sudafrica.
Fino alla fine dell'anno l'iniziativa
rimase costantemente in mano
ai boeri che invasero il Natal,
assediando Mafeking, Kimberley,
e Ladysmith. I boeri sfruttavano
la solidità dei loro
campi fortificati, la superiorità
dei loro fucilieri a cavallo
e, soprattutto la maggiore
mobilità dei loro reparti
che mise in crisi la già
carente fantasia strategica
e tattica dello stato maggiore
inglese. Il futuro primo ministro
Asquith, dopo aver letto uno
dei dispacci provenienti dal
comandante in capo delle forze
britanniche, sir Redvers Buller,
esclamò: <Sembra
che non sia in grado di darci
una vittoria né di
fornire convincenti ragioni
per le sue disfatte>.
Nelle prime tre settimane
di guerra gli inglesi erano
in inferiorità numerica,
potendo contare su 13.000
regolari, la maggior parte
dei quali bloccata nelle tre
città assediate. L'arrivo
del I° Corpo d'Armata
inglese alla fine di ottobre
cambiò gli equilibri,
ma non i risultati.
Buller, nell'intento di liberare
le forze assediate a Kimberley,
a Mafeking e a Ladysmith divise
il suo esercito in tre colonne
che furono duramente battute
nello spazio di una settimana,
quella che gli inglesi chiamarono
"black week":
il 10 dicembre il generale
William Gatacre era battuto
a Stormberg, mentre due giorni
dopo toccava a lord Methuen
essere sconfitto nella battaglia
di Magersfontein, il 15 dicembre,
a Colenso, i boeri guidati
dal generale Louis Botha infliggevano
allo stesso Buller, che cercava
di forzare il blocco boero
a Ladysmith, una pesante sconfitta
in cui oltre mille inglesi
rimasero sul terreno. Dopo
Colenso, Buller perse il controllo
della situazione (oltre che
dei suoi nervi) e ordinò
al comandante della piazza
di Ladysmith, George White,
di cessare la lotta, distruggere
armi e munizioni e arrendersi.
White non obbedì.
Il governo di Londra colse
l'occasione per rimuovere
Buller dal comando e sostituirlo,
dal gennaio 1900, nominando
lord Roberts quale comandante
in capo e lord Kitchener capo
di Stato maggiore generale.
Fra il 20 e il 24 gennaio
Buller, cui era stato lasciato
il comando delle operazioni
nel Natal, si scontrò
nuovamente con i boeri di
Louis Botha a Spion Kop, uno
sperone roccioso che dette
il nome a una delle più
sanguinose battaglie di tutta
la guerra: quando inglesi
e boeri si ritirarono dalla
collina, erano entrambi convinti
di essere battuti. Furono
i boeri ad accorgersi per
primi che il nemico si stava
ritirando; Buller rinunciò
a spezzare l'assedio di Ladysmith.
La fantasia di Roberts e l'inesauribile
energia di Kitchener portarono
subito i primi, brillanti
risultati. Come prima cosa,
Kitchener si preoccupò
di assicurarsi le linee di
rifornimento, creando una
rete ferroviaria che si estendeva
sin nel cuore del territorio
boero. Quindi inviò
il generale French e la sua
cavalleria, con un memorabile
affondo, in soccorso della
piazza di Kimberley, assediata
dal generale boero Arnaldus
Cronje. L'operazione riuscì
perfettamente: i boeri rimasero
intrappolati nella gola del
fiume Modder a Paardeberg.
Nonostante una strenua resistenza,
il 27 febbraio 1900, diciannovesimo
anniversario della vittoria
sugli inglesi a Majuba Hill,
Cronje e i suoi quattromila
uomini dovettero arrendersi.
Cronje fu inviato prigioniero
nell'isola di Sant'Elena,
dove rimase fino alla fine
della guerra.
I boeri dovettero abbandonare
l'assedio di Ladysmith, mentre
gli inglesi continuavano ad
avanzare occupando Bloemfontein
e il Natal. Nonostante un'epidemia
avesse fermato gli inglesi
per tre settimane, lord Roberts
arrivò nell'estate
del 1900 a occupare Joannesburg
e Pretoria, piegando verso
est e tagliando la linea ferroviaria
che collegava il Transvaal
con la colonia portoghese
del Mozambico, mentre i generali
boeri si ritiravano a nord,
verso le montagne del Basutoland.
I successi nel Transvaal e
la resa dei principali capi
boeri sembrarono chiudere
le ostilità. In realtà
si apriva una nuova fase della
guerra che avrebbe insanguinato
la regione per altri diciotto
mesi.
Il vecchio Krüger lasciò
il Sudafrica trasferendo tutte
le prerogative presidenziali
a Shalk-Burger, vicepresidente
della repubblica, il comando
militare venne affidato a
Louis Botha, che operava nel
Transvaal orientale, mentre
nel Transvaal occidentale
era il generale De La Rey
a mantenere il comando di
buona parte degli uomini.
Questa fase della guerra si
caratterizzò per i
rapidi colpi di mano eseguiti
da gruppi di boeri che tenevano
sotto continua pressione l'esercito
inglese, costretto a sparpagliarsi
per controllare una grande
estensione del territorio.
Mantenendo aperta la lotta,
i boeri coltivavano la speranza
che qualche nazione europea
si muovesse in loro soccorso.
Il viaggio di Krüger
in Europa aveva anche lo scopo
di perorare la causa boera.
Ma nessun Paese volle gettarsi
nell'avventura sudafricana.
Intanto, nel tentativo di
pacificare la regione, molti
prigionieri boeri vennero
rimessi in libertà
dagli inglesi, dietro la promessa
di non prendere più
parte alla guerra. Il giuramento
venne tuttavia dichiarato
nullo dal governo di Shalk-Burger,
che non aveva riconosciuto
la cessazione delle ostilità.
I boeri che tornarono a casa
si videro così piombare
addosso i commandos di Botha
con l'accusa di tradimento
e diserzione. Dal canto suo,
Roberts ordinò che
venissero bruciate le fattorie
di quanti infrangevano il
giuramento fatto di non riprendere
le armi.
La richiesta da parte di Milner
di una resa incondizionata
da parte dei boeri, irrigidì
le posizioni, facendo naufragare
i tentativi di intavolare
trattative di pace. Alla fine
del 1900 i generali boeri
Kritzinger e Herzog invasero
una seconda volta la Colonia
del Capo, mentre nel 1901
l'avvocato Jan Christian Smuts
conduceva una spettacolare
operazione nel cuore della
Colonia giungendo con i suoi
uomini fino ai dintorni di
Cape Town. Questa precaria
situazione spinse le autorità
inglesi a instaurare la legge
marziale su buona parte del
territorio. Kitchener decise
di chiudere brutalmente la
partita, creando un vuoto
intorno ai boeri in armi.
Colonne di truppe in uniforme
cachi passarono al setaccio
il veldt, cacciando e confiscando
mandrie di bestiame, bruciando
raccolti, case e fattorie.
Donne, vecchi e bambini venivano
rinchiusi in quelli che dopo
di allora si sarebbero chiamati
"campi di concentramento",
dove presto esplosero epidemie
che falcidiarono gli internati.
Un documento, custodito nell'archivio
storico-diplomatico del Ministero
degli Affari Esteri a Roma,
contiene una relazione del
Console italiano a Pretoria,
Morpurgo. Questi informava
che il numero dei morti, fra
donne e bambini rinchiusi
dagli inglesi nei campi, era
di 20.000. I boeri, continua
Morpurgo, furono costretti
alla resa perché, se
le ostilità fossero
continuate, "la nazione
intera avrebbe cessato di
esistere".
L'entità e i metodi
di questa ecatombe non poterono
essere celati e un nuovo fremito
di sdegno percorse il mondo.
A Londra sir Henry Campbell-Bennerman,
leader dell'opposizione, ricevuta
una relazione dei fatti, li
illustrò alla Camera,
parlando di "metodi
barbari". Tutto ciò,
tuttavia, non frenò
le iniziative di Kitchener.
In realtà, da entrambi
le parti, per motivi diversi,
traspariva la stanchezza.
Il governo inglese era sfiancato
da una guerra che aveva costi
altissimi e che aveva proiettato
un'ombra negativa sull'immagine
di Londra nell'opinione pubblica
europea. I boeri erano divisi:
se il governo dell'Orange
non ammetteva la possibilità
di intavolare trattative di
pace senza la garanzia d'indipendenza,
quello del Transvaal era più
possibilista, anche perché
giungevano orribili notizie
dai "campi di concentramento",
e di conseguenza, chiese di
aprire trattative. I negoziati
furono, in effetti, iniziati
dai rappresentanti del Transvaal,
lasciando aperta la minaccia
militare dello Stato dell'Orange,
che reiterava il proprio rifiuto
della resa e la determinazione
di continuare il conflitto
"sino alle estreme
conseguenze". Le
trattative furono complesse:
a Klerksdorp si incontrarono
dapprima i boeri tra di loro:
poi a Pretoria i boeri con
Milner e Kitchener; a Vereeniging
si riunirono in assemblea
le rappresentanze boere. Il
trattato di pace con il Transvaal
e l'Orange venne siglato nel
maggio 1902 a Vereeniging
e fu una pace onorevole per
i boeri.
*********
Ho voluto ricordare questa
"guerra dimenticata"
per trarre alcune considerazioni
che riguardano il mondo e
la storia di oggi.
Abbiamo due punti fissi: la
guerra anglo-boera che terminò
nel 1902 e l'inizio del Secondo
conflitto mondiale che esplose
nel 1939 e con questo iniziò
anche la "persecuzione"
nazista contro varie etnie.
Ma abbiamo ancora un altro
punto fisso: i giorni che
stiamo vivendo.
E allora; tra la guerra anglo-boera
e l'inizio del Secondo conflitto
mondiale c'è uno spazio
di 37 anni, vale a dire poco
più di una generazione.
Come abbiamo visto, il generale
Kitchener per avere ragione
dei boeri mise in atto una
persecuzione contro "donne,
bambini e vecchi"
che causò alcune decine
di migliaia di morti: in pratica
un "genocidio".
E ancora: "bestiame
razziato, fattorie e case
date alle fiamme".
Ebbene nel corso di quella
generazione (o poco più)
la memoria andò man-mano
scemando fino a che non se
ne parlò più.
Tra la fine dell'ultimo conflitto
e i giorni di oggi, invece,
dopo ben 73 anni, quindi lungo
tre generazioni, non c'è
giorno che non si rievochi
l'altro "genocidio".
Se la malefica azione di Kitchener
può essere paragonabile
a quella di Himmler (ad esempio),
perché il primo è
completamente obliato?
Eppure il primo può
ben considerarsi "il
maestro delle atrocità
commesse dal nazionalsocialismo".
Il fatto è che Kitchener,
bene o male, vinse la guerra,
Himmler la perse.
La morale è tutta qui.