Le
Firme * Filippo
Giannini
Gli
organismi nel pollaio italico
Ovvero: i miracoli della varechina
06.08.08
- Immaginate un pollaio, rigorosamente
in Italia, dove vivono polli
neri, ormai rimasti in pochi,
polli bianchi e polli rossastri.
Una volta i bianchi e i rossastri
erano tutti neri; poi un giorno,
grazie ad una ispirazione, la
stragrande maggioranza di questi
si tinse, appunto, di bianco
e rossastro. I neri, poverini
rimasti tali, non colpiti dalla
folgorazione, vennero da tutti
gli altri emarginati. I polli
rossastri e bianchi avevano
a disposizione una gran quantità
di granturco speciale (anche
se rubato da altri pollai),
quelli neri nulla, ma nella
loro snellezza erano belli,
tanto che tra loro era in voga
una canzone, che iniziava così:
"Che siamo belli nel
becco lo vedete
";
mentre invece gli altri, "mangia
tu, che mangio io",
si erano ingrassati ed erano
veramente repellenti.
I polli neri, sempre fieri della
loro bellezza, ebbero la sventura
di perdere il loro capo e ne
venne nominato al suo posto
un altro il quale, nel giorno
delle esequie, pose solennemente
la zampetta destra sul corpo
del defunto, giurò che
avrebbe continuato l'opera del
suo Capo e, a seguito di quel
"solenne gesto",
gli altri neri urlarono in coro:
"anche noi, anche noi,
lo giuriamo solennemente".
Ma si sa come sono i polli (anche
se neri). Invidiosi di tanta
abbondanza nel campo di quelli
bianchi e rossastri, pensarono
alla furbata: "E se
anche noi beccassimo in tanta
abbondanza?". Fu una
corsa allo smacchiamento, all'uso
smodato della varechina e della
tintura; e godevano, godevano
sino all'orgasmo. Solo pochi
polli neri vollero rimanere
belli e magri e, fra questi,
c'è quel pollo che scrive
queste note.
Ora usciamo dal "pollaio"
fittizio e inoltriamoci fra
i polli reali, cioè fra
quelli fuori del pollaio, cioè
fra noi.
Abbiamo incontrato nel pollaio
quel "pollo"
che giurò, sul corpo
del suo Capo, che sarebbe stato
l'artefice del "Fascismo
del XXI secolo". Ebbene
qualche giorno fa, interrogato
da un giornalista, per rinnovare
il lavaggio in varechina, attestò:
"Il Msi? Mai fatto apostolato
del fascismo". Questo
ex "pollo nero"
evidentemente approfittò
del fatto che il suo Capo è
morto; quello stesso Capo che
nel suo testamento spirituale
ammonì: "Attenzione
a non storicizzare il Fascismo,
il Fascismo è davanti
a noi", oppure . "Il
mio ultimo respiro sarà
fascista". E allora,
caro "pollo",
oggi bianco, che avresti dovuto
essere l'alfiere del Fascismo
del XXI secolo, come la mettiamo?
E andiamo all'altro "ex
pollo nero", per intenderci
quel pollo il quale, grazie
alle abiure e alle tinture diventato
"pollo bianco",
è riuscito a sedersi
(con tutte le prebende del caso),
nel più alto scranno
del pollaio romano. E' inutile
ricordare gli scritti, le azioni
di quando era un "pollo
nero" e immergiamoci
nei giorni odierni, quando deve
mostrare i miracoli della varechina.
Leggo su un quotidiano: "Il
sindaco (ex pollo nero) visita
il museo storico della Liberazione
e, commosso (poverino, non sapevo
che i polli versassero lacrime,
nda) dall' immane sacrificio
di quanti hanno combattuto (?)
per la liberazione dell' Italia
dai nazi-fascisti, parla della
Resistenza, di un fatto profondamente
popolare (ma quando mai? nda),
un valore da trasmettere, ecc.
ecc."
Oppure. "Di fronte alla
minaccia dell'invasione del
Paese (il pollo intende l'invasione
dei nazisti, nda) tutta (?)
la realtà nazionale si
è unita per cercare di
riportare la libertà
e di combattere contro gli invasori
".
Ho ricevuto recentemente una
mail da un certo signor Giorgio
il quale mi invita a consultare
un sito nel quale, da quello
che ho capito, è una
specie di esaltazione della
capitolazione dell'8 settembre
1943. E allora a quest'ultimo
e al pollo sindaco, il quale
ha affermato che l'inizio della
Resistenza al nazi-fascismo
avvenne a Porta San Paolo a
Roma, rispondo: "La
verità è completamente
diversa. Mentre lo Stato Maggiore,
il Sovrano, e quella specie
di Governo Badoglio fuggivano
per rifugiarsi nelle braccia
dei nemici, gli unici a resistere
ai tedeschi furono quelli che
poi aderiranno (per obbedire
ad un allora valido onore militare)
alla Rsi".
E andiamo ai fatti storici.
Una breve premessa. Quando gli
Alleati sbarcarono in Sicilia,
Hitler offrì a Mussolini,
oltre alle tre Divisioni tedesche
già impegnate nell'isola,
altre forze. Il Duce rifiutò
perché non voleva altre
truppe tedesche in Italia.
Dopo il primo "capolavoro
savoiardo" del 25 luglio
1943, si svolsero in Italia
due incontri, a Tarvisio il
6 agosto di quell'anno e il
15 successivo a Bologna, tra
i vertici militari tedeschi
e italiani per esaminare, in
un clima che non si può
dire idilliaco, la situazione
militare in Italia. I generali
Roatta e Rossi dello Stato Maggiore
italiano chiesero l'invio nel
nostro Paese di notevoli rinforzi
tedeschi. Quindi, quando avvenne
il "secondo capolavoro",
quello del "crooked
deal" ("Uno
sporco affare"), come
definì Eisenhower la
capitolazione dell'8, l'esercito
tedesco in Italia non era ancora
invasore, ma nostro alleato
qui richiamato a sostegno della
lotta contro i veri invasori:
gli anglo-americani-marocchini.
A richiamo della memoria per
i su citati Signor Giorgio e
per l'"ex pollo nero"
ora sindaco del pollaio romano,
desidero rammentare ad entrambi
che, a seguito della criminale
mancanza di ordini, gli episodi
di resistenza del Regio Esercito
contro i tedeschi furono rari
ed episodici; tuttavia il prezzo
di sangue pagato fu alto: in
quei giorni di lotta persero
la vita più di 10 mila
soldati italiani in cielo, in
mare e in terra ed oltre 20
mila tra feriti e dispersi.
Uno dei più validi episodi
di resistenza contro le truppe
germaniche si svolse a Roma,
a Porta San Paolo. Gli artefici
furono un Reggimento di Granatieri
al comando del generale Solinas;
il maggiore Giulio Fiammeri
che comandava un Battaglione
Mobile di Polizia con stanza
in Via Caltagirone; il capitano
Chiti che aveva il comando di
una Compagnia. Al termine dello
scontro, il 10 settembre '43,
i combattenti italiani furono
costretti alla resa. I generali
Solinas e la maggior parte dei
suoi Granatieri, il maggiore
Giulio Fiammeri e il capitano
Chiti e i loro subalterni chiesero
e ottennero di continuare a
battersi contro gli anglo americani.
Anche in questo caso la storia
raccontata sino ad oggi ha pecche
formidabili: serve solo ad imbrogliare
ancor più quei polli
che con la storia non hanno
grande confidenza.
Ho letto che il "pollo
sindaco" ha intenzione
di inaugurare, oltre alla mascalzonata
del Museo della Shoa a Villa
Torlonia, anche un'altra "memoria"
a ricordo delle "Leggi
razziali".
A tempo debito torneremo sull'argomento.
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Filippo
Giannini è nato a Roma l8 agosto 1931.
Architetto,
ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E
collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.
http://www.filippogiannini.it/
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