Le
Firme * Filippo
Giannini
La
"Guerra Italo-Giapponese"
Ecco, di nuovo, il Signor "X"
23.09.08 - Uno dei pochi giornalisti
per il quale nutrivo una certa
stima era Sergio Romano,
tanto che riportai un suo
pensiero nella Presentazione
di un mio libro, pensiero
che riporto qui di seguito:
<Se il fascismo era
davvero, come gli alleati
avevano sostenuto per meglio
vincere la guerra, una sorta
di incarnazione satanica,
un 'male' generato dal male,
nessuna potenza vincitrice
era tenuta a interrogarsi
sulle cause della seconda
guerra mondiale e sulle proprie
responsabilità dopo
la fine della prima. Promuovendo
il fascismo al rango di 'male
assoluto', gli alleati permisero
agli italiani di sbarazzarsi
del loro passato con una menzogna
e di mettere la guerra sulle
spalle di un uomo: Mussolini>.
Qualche lettore più
paziente e attento degli altri
ricorderà che già
trattai un argomento sollevato
proprio dal Signor "X",
il cui soggetto ebbe, appunto,
per titolo: "Mussolini
sterminatore di Ebrei?".
Ebbene, ora il Signor "X"
(così citato perché
non sono autorizzato ad indicarne
il nome) ha proposto una serie
di temi, certamente interessanti,
ma che, data l'ampiezza degli
stessi, non li posso davvero
esaminare in un unico intervento.
Sono, quindi, costretto a
dividerli nel tempo.
PRIMO ARGOMENTO. Lunedì
8 settembre su Il Corriere
della Sera, nella pagina riservata
a Sergio Romano apparve: <Caro
Romano, leggo in un intervento
dello storico mussoliniano
Filippo Giannini ("Un
Paese senza decoro")
che il nostro governo Parri
nel luglio del 1945 dichiarò
guerra al Giappone e che da
allora non è stata
più firmata alcuna
pace. Se fosse vero non le
sembra il caso di ricordare
l'incresciosa dimenticanza
e il dovere di rimediare?
(firmato "X")>.
Da queste poche parole ho
capito che non si è
afferrato il senso reale della
mia denuncia: la dichiarazione
di guerra al Giappone cosa
fu nella sostanza?
Questa mia sensazione è
confermata anche - e soprattutto
- dalla risposta fornita da
Sergio Romano. Questi scrive:
<La dichiarazione di
guerra al Giappone fu un gesto
opportunistico e sostanzialmente
inutile, di cui non è
certo possibile andare orgogliosi.
Non vedo d'altro canto che
cosa potrebbero scrivere in
un trattato di pace due Paesi
egualmente sconfitti, collegati
a parecchie migliaia di chilometri
l'uno dall'altro e privi di
sostanziali divergenze>.
Mi sarei aspettato un attacco
violento contro quell'infamia,
una dichiarazione di guerra
ad un Paese, oltretutto ancora
nostro alleato e sfinito da
una guerra che il Giappone
disperatamente non voleva,
ma che gli fu imposta.
Quante volte, tu lettore,
hai sentito parole di accorata
condanna per la pugnalata
alla schiena inflitta da Mussolini
ad una povera Francia ormai
sul punto di crollare?
Hai mai ascoltato le stesse
parole, almeno di riprovazione
per l'operazione (chiamiamola
così) del Governo antifascista
Parri?
La pugnalata alla schiena
alla Francia non fu tale,
perché l'esercito francese
alle nostre frontiere era
intatto.
E cosa dire dell'attacco alla
Polonia, nel 1939, da parte
dell'Unione Sovietica? Altro
che pugnalata!
E quella inferta, sempre dall'Unione
Sovietica, nell'agosto del
1945, ancora al Giappone,
dopo che questo aveva ricevuto
il regalo delle due bombe
atomiche, cosa fu? Oltre tutto
fra Unione Sovietica e Giappone
era in vigore un trattato
di amicizia.
Come considerare l'attacco
della super-potenza USA all'Iraq
di Saddam?
Solo Mussolini fu un infame,
per una pugnalata che, oltretutto
tale non fu, ma così
si vuole che sia.
A scanso di equivoci voglio
puntualizzare quanto sopra
ho scritto, e cioè
che il Giappone fu trascinato
alla guerra dall'arroganza
degli anglo-americani, per
mantenere e sviluppare il
predominio commerciale su
quelle aree dell'Asia che
il Giappone stava facendo
proprie. Le diplomazie anglo-americane
le guerre non le dichiarano,
le provocano, giusto quanto
rispose Mussolini a
Roosevelt nel 1940:
<Ci sono guerre che
un Paese provoca e guerre
che un Paese subisce>.
Così per l'Italia,
così per il Giappone.
Sarebbe troppo lungo elencare
le provocazioni messe in atto
dal Governo americano a danno
del Giappone, esattamente
come avvenne per l'Italia
(argomento che tratterò
in uno dei prossimi articoli,
sempre in risposta al Sig.
X). Per il momento valga qualche
esempio: l'embargo del petrolio,
il congelamento di tutti i
beni giapponesi nel territorio
degli Usa, un embargo totale
di tutto il commercio esistente
fra i due paesi, la chiusura
del Canale di Panama alle
navi giapponesi e il divieto
di rifornirle di carburante.
Nell'arte di provocare pazientemente
un conflitto internazionale,
Roosevelt fu abile quanto
lo fu nel celare agli occhi
del popolo americano le terribili
conseguenze cui andava incontro
senza saperlo.
Poi ci fu il capolavoro di
Pearl Harbor, solo
gli imbecilli possono ancora
credere alla versione ufficiale
fornita dalla Casa Bianca.
Questo è tanto vero
che la prima a non credere
a Franklin D. Roosevelt
fu proprio Clara Boothe
Luce (poi ambasciatrice
americana in Italia) la quale
nel 1942 dirà al congressman
Fish che <Roosevelt
ha ingannato tutti noi impegnadoci
in questa guerra col Giappone
che a lui serve per intervenire
nel conflitto europeo passando
attraverso la porta di servizio>.
Questi sono gli Stati Uniti
d'America.
Ritengo che la dichiarazione
di guerra del Governo italiano
ad un Paese, oltretutto ancora
nostro alleato e sul punto
di capitolare, sia stato un
atto di tale ignominia che
difficilmente si può
trovare qualcosa di simile
negli annali storici. Per
questo motivo mi sarei aspettato
da Sergio Romano una dichiarazione
di ferma condanna e non un
semplice calcolo, quasi di
dare e avere, o una semplice
questione di distanze geografiche.
Salvo che il valente giornalista
si sia attenuto al principio
- sempre valido - del trattare
certi argomenti nell'ambito
del politicamente corretto.
Inoltre la parte terminale
della risposta riguardante
i due Paesi, <privi
di sostanziali divergenze>,
avvalora la carenza di un
intervento ancora più
incisivo di quanto non sia
stato.
Per concludere. Se il Governo
Parri era un esecutivo legittimo,
cosa della quale dubito fortemente,
in quanto sotto tutela straniera
ancora nostra nemica, allora
allo stato di guerra doveva
seguire, una volta capitolato
il nostro nemico, un atto
di pace. Essendo, questo,
mancato, credo di non sbagliare
affermando che con il Giappone
siamo tutt'ora in stato di
guerra.
Di conseguenza, caro lettore,
se avrai la ventura di incontrare
un giapponese, fa attenzione:
anche se apparentemente ti
può sembrare un semplice
turista, agisci con tempestività,
bloccalo, impacchettalo e
spediscilo al più vicino
campo di concentramento. Altrimenti
potresti apparire nemico della
Patria e connivente col nemico.
Anche se, visto come sono
andati certi avvenimenti alcuni
anni fa, proprio perché
traditore potresti godere
di ampi privilegi nel seno
di questa società.
<Povera Patria mia!>
esclamò William
Pitt sul letto di morte.
Biografia
Ferruccio Parri
|
|
Filippo
Giannini è nato a Roma l8 agosto 1931.
Architetto,
ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia.
E
collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.
http://www.filippogiannini.it/
|
|