Ci
risiamo? Ma adesso non c'è
più "Lui"
La congiura
mondiale del 1929 e il "Male
assoluto"
11.10.08 - Come si è
articolata la risposta italiana
alla grande crisi economica
mondiale del 1929?
Giorgio De Angelis
[6,137], scrive: "L'onda
d'urto provocata dal risanamento
monetario non colse affatto
di sorpresa la compagine governativa
e provvedimenti di varia natura
attenuarono, ove possibile,
i conseguenti effetti negativi
soprattutto nel mondo della
produzione (...). L'opera
di risanamento monetario,
accompagnata da un primo riordino
del sistema bancario, permise
comunque al nostro Paese di
affrontare in condizione di
sanità generale la
grande depressione mondiale
sul finire del 1929 (...)".
Sempre nello stesso volume,
il professor Gaetano Trupiano,
a pagina 169, afferma: "Nel
1929, al momento della crisi
mondiale, l'Italia presentava
una situazione della finanza
pubblica in gran parte risanata;
erano stati sistemati i debiti
di guerra, si era proceduto
al consolidamento del debito
fluttuante con una riduzione
degli oneri per interessi
e le assicurazioni sociali
avevano registrato un sensibile
sviluppo".
In altre parole, come avevamo
già scritto, mentre
nel mondo decine di persone
si uccidevano per la disperazione,
in Italia, anche se la crisi
internazionale stava producendo
diversi danni, le iniziative
del Governo erano riuscite
ad evitare che la catastrofe
assumesse quelle drammatiche
proporzioni che altrove si
erano verificate.
È vero che la capacità
dei ministri finanziari del
Governo Mussolini e, ultimo
in ordine di tempo fra questi,
Antonio Mosconi, riuscirono
a far sì, che negli
anni fra il '25 e il '30,
i conti nazionali registrassero
attivi da primato.
Vennero intraprese iniziative
che ancor oggi non mancano
di stupire per la quantità
e la qualità dei meccanismi
messi in opera e per il successo
da essi ottenuto; meccanismi
tutt'ora validi, anche se,
come tutti sappiamo, l'amministrazione
della cosa pubblica
in questi ultimi decenni,
non è priva da critiche.
Lo Stato affrontò la
crisi congiunturale spaziando
"dalla politica monetaria
alla politica creditizia,
dalla politica finanziaria
alla politica valutaria, dalla
politica agricola alla politica
industriale, dalla politica
dei prezzi alla politica dei
redditi, dalla politica fiscale
alla politica del commercio
estero, dalla politica previdenziale
alla politica assistenziale"
(Sabino Cassese) .
Così, con questa varietà
di interventi, la politica
economica composta da un fattivo
intervento nelle attività
produttive e finanziarie,
lo Stato italiano nell'oculata
misura rispetto a ogni altro
Stato europeo, divenne titolare
di una parte delle attività
industriali.
Seguendo questa impostazione,
sembrò che la cura
fosse quella più appropriata
per il superamento della crisi,
cura che comportò dei
sacrifici: per sostenere le
industrie, a fine 1930 si
rese necessaria una riduzione
dei salari dell'8% circa per
gli operai, per gli impiegati
la riduzione variò,
a seconda dell'entità
delle retribuzioni, dall'8
al 10%.
Il sacrifìcio venne,
però, quasi subito
compensato dalla contrazione
dei prezzi delle merci, per
cui il valore reale d'acquisto
ammortizzò, in breve
tempo, l'entità del
taglio. Questi sacrifici
furono affrontati da tutto
il popolo, a parte pochi dissidenti,
con disciplina e partecipazione.
In alcuni casi, soprattutto
da parte dei senza lavoro
(l'indice della disoccupazione
subì nei primi mesi
del '30 un brusco incremento).
Si verificarono delle contestazioni
con manifestazioni, scioperi,
a volte con serrate. Le principali
agitazioni avvennero tra l'aprile
1930 e buona parte del '32;
mai queste si trasformarono
in tumulto e tutte rientrarono
in buon ordine, anche se le
organizzazioni antifasciste
dell'estero spingevano verso
azioni violente.
Nel periodo di maggior ristagno,
l'attività del Governo
si svolse in due diversi interventi:
uno, immediato, che possiamo
indicare come passivo, indirizzato
ad assistere le famiglie più
colpite dalla grande crisi;
il secondo, che possiamo definire
attivo, tendente ad incrementare
gli investimenti statali nelle
grandi opere.
Fra gli interventi passivi,
possiamo ricordare, oltre
al taglio degli stipendi e
dei salari: riduzione delle
ore lavorative per evitare,
il più possibile, il
licenziamento; l'introduzione
della settimana lavorativa
a 40 ore (operazione che comportò
il riassorbimento di 220 mila
lavoratori); la diminuzione
dei fitti; forte riduzione
delle spese nei bilanci militari;
opere di assistenza diretta,
come distribuzione di buoni
viveri e centri di distribuzione
di pasti. Mussolini seguiva
con grande cura l'esecuzione
di queste disposizioni; ne
fa fede un telegramma inviato
al prefetto di Torino in data
1 dicembre 1930: "Buono
viveri è insufficiente.
Mezzo chilo di pane ai disoccupati
senza famiglia sta bene, ma
i disoccupati con famiglia
devono avere oltre il pane
il riso, condimento e carbone.
Bisogna dare qualcosa di più
del semplice pezzo di pane".
Per concludere la parte riguardante
gli interventi passivi, è
interessante riportare il
perentorio telegramma inviato
da Mussolini il 6 aprile 1931
al prefetto di Ferrara: "Dica
ai dirigenti politici e sindacali
ferraresi che sciopero Po
di Volano per ottenere aumento
di salario è grottesco
e criminoso tanto più
trattasi di lavori pubblici
finanziati col sudore e col
sangue del contribuente italiano.
Se domattina lavoro non sarà
ripreso colla massima disciplina
darò ordini perché
lavoro stesso sia sospeso
sine die. Scioperare
quando ci sono 700 mila disoccupati
che cercano invano lavoro
da mesi è atto di incoscienza
sovversiva che rivela persistenza
vecchia mentalità e
che va quindi immediatamente
stroncata. Istigatori sciopero
devono essere esemplarmente
condannati".
L'intervento che possiamo
indicare come attivo
fu molto variegato e riguardò,
come abbiamo più volte
ricordato, quello dello Stato
nelle più diverse attività
della vita sociale. Fra gli
interventi attivi,
possiamo ricordare quelle
iniziative che ancor oggi
sono al centro del mondo del
lavoro e dell'arte: ci riferiamo
alle Fiere e attività
similari. Non ultima, certamente,
quella di Napoli, la Mostra
Triennale delle Terre Italiane
d'Oltremare: concepita
per far sì che ogni
tre anni Napoli fosse al centro
degli scambi economici e culturali
fra l'Africa e l'Europa, una
iniziativa ancora oggi valida
volendo. Per rimanere ancora
a Napoli possiamo citare la
realizzazione degli ospedali
collinari (il XXIII Marzo,
poi intitolato a Cardarelli;
il Principe di Piemonte,
ribattezzato Monadi;
la Stazione Marittima;
la Stazione di Margellina;
il nuovo rione Carità
con i palazzi delle Poste,
delle Finanze, della
Provincia e dei Mutilati;
il Collegio Costanzo Ciano
per 3 mila ragazzi (ancora
oggi occupato dalla NATO);
la nuova sede del Banco
di Napoli; il palazzo
dell'INA, e numerosi
rioni di case popolari.
A Mussolini e ai suoi collaboratori
non sfuggì l'importanza
che queste istituzioni, le
Fiere appunto, potevano
esercitare nel settore commerciale:
negli scambi, nelle contrattazioni
e nel rilevante stimolo che
tutto ciò poteva esercitare
per la produzione e acquisto
di beni, anche di origine
lontana o di lontana destinazione.
In quest'ottica, e in occasione
del Decennale (1932),
il Duce trasformò la
Fiera di Milano in Fiera
Internazionale.
La Fiera Internazionale
di Milano divenne (e ancora
oggi lo è) la più
importante d'Europa.
Visto il successo, Mussolini
aggiunse a quella di Milano,
la Fiera di Verona,
di Napoli (poco sopra
ricordata) e, importantissima
tuttora per i commerci verso
l'Oriente vicino e lontano,
quella di Bari, battezzata
Fiera del Levante.
Solo la guerra vanificherà
il completamento di quella
Mostra che nei programmi
doveva divenire la più
importante del mondo: l'E/42
di Roma.
A queste brevi note non possiamo
tralasciare di aggiungere
l'istituzione del Festival
di Venezia, di Roma,
di Taormina.
Altri interventi attivi
videro la luce in quel
periodo; ma per l'importanza
che questi assumeranno nel
futuro, meritano una trattazione
a parte.
E' da ricordare che la
Mostra d'Arte Cinematografica
di Venezia, dove ancora
oggi vienne assegnata al migliore
attore e alla migliore attrice
la Coppa Volpi di Misurata,
dal nome del gerarca fascista
che nel 1932 la concepì
e la istituì, ebbe
ed ha tutt'ora, una valenza
internazionale.