La
fabbrica delle menzogne e
delle calunnie
<Sarei
grandemente ingenuo se chiedessi
di essere lasciato tranquillo
dopo morto. Attorno alle tombe
dei capi delle grandi trasformazioni
che si chiamano rivoluzionari,
non ci può essere pace.
Ma tutto quello che fu fatto
non potrà essere cancellato>.
Questa scritta è incisa
nel marmo e posta nella cripta
dei Mussolini a Predappio.
***
28.10.08 - Ci risiamo: si
profila un nuovo tentativo
dei soliti quaquaraqua
(sempre più ladri,
sempre più incapaci,
sempre più corrotti),
di demonizzare l' unico Governo
che guidò il Paese
senza che, alla fine, lasciasse
dietro di se strascichi giudiziari.
E' di questi giorni la notizia
che un ente televisivo stia
preparando un filmato incentrato
su Ida Irene Dalser, amante
di Mussolini e sul frutto
della loro relazione: Benito
Albino.
Abbiamo seri motivi per ritenere
che, come è di regola,
tutto sarà falsato,
distorto, perché "Mussolini
deve morire perpetuamente".
Proponiamo, allora, un breve
excursus storico.
Qualche tempo fa sul settimanale
Oggi è apparso
un presunto scoop del
giornalista Gennaro Di Stefano
il quale ha sostenuto che
Mussolini percepiva migliaia
di miliardi (al valore di
oggi) tramite mazzette
riconosciutegli dalla Standard
Oil americana. L'articolista
ha arricchito la clamorosa
notizia affermando di
essere in possesso di documenti
probanti.
E' una delle tante bufale
da dare in pasto alla gente
più semplice; infatti
il settimanale immediatamente
querelato dalla Fondazione
Mussolini non ha ancora
fornito i documenti richiesti
dagli avvocati della Fondazione.
Un altro caso riguarda un
articolo di Marco Zeni e pubblicato
su Il Giornale di qualche
tempo fa, un articolo che
ha occupato le due pagine
centrali del quotidiano.
Un grande titolo condensa
quanto l'autore andrà
a sostenere: <Così
Mussolini fece sparire la
prima moglie e suo figlio>.
E' una storiella vecchia trita
e ritrita, sostenuta nel dopoguerra
da altri storici e
presentata come novità
da Marco Zeni.
Dobbiamo confessare che sulle
prime siamo rimasti colpiti
da un documento situato
nella parte bassa della pagina
23, dal quale risulta che
Mussolini sposò Donna
Rachele essendo, però,
già sposato con Ida
Irene Dalser, una bella ragazza
di Sopramonte in provincia
di Trento, all'epoca provincia
austriaca.
L'articolo inizia con un ampio
riquadro in prima pagina nel
quale si legge: <Le
prove ingiallite dell'orrendo
misfatto - documenti
anagrafici, fotografie, lettere
d'amore - erano nascoste
nella pancia di un gallo cedrone
impagliato>.
E quando sarebbero state celebrate
le nozze? <Nell'autunno
del 1914 a Milano (
).
L'atto di matrimonio venne
trascritto nella parrocchia
di Sopramonte, a margine dell'atto
di nascita di Ida Dalser (
)>.
Si evidenzia immediatamente
un dubbio: in quel periodo
Mussolini era un accanito
mangiapreti e mai si
sarebbe sposato in chiesa.
Superato lo stupore viene
spontaneo osservare che il
documento dovrebbe essere
tutt'ora depositato nella
parrocchia. <No!>
dice Zeni, perché <l'annotazione
fu strappata nel 1925 da gente
interessata (
). L'originale
non è mai stato ritrovato!>.
L'autore non porta nessuna
prova di questa manomissione,
poi, per come si svilupperanno
le cose più avanti,
una domanda è spontanea:
che ci stavano a fare quelle
carte nella pancia del
gallo cedrone impagliato?.
E chi le avrebbe messe e perché?
Ma andiamo avanti. Il lettore
annoti queste date: autunno
1914 e 1925. In questi undici
anni c'è un buco
che Zeni non colma.
Certamente Ida Dalser ha avuto
una vita travagliata, ma,
per quanto abbiamo potuto
verificare, una vita che lei
stessa ha voluto turbare.
Nel lunghissimo articolo Marco
Zeni cerca di dimostrare:
1) che la prima moglie di
Benito Mussolini fu, appunto,
la Dalser;
2) che esiste un documento
che attesta queste avvenute
nozze;
3) che Mussolini fece internare
in un manicomio sia la Dalser
che il figlio Albino Benito
nato a seguito della relazione;
4) che madre e figlio furono
rinchiusi in manicomio pur
essendo sani di mente.
Osserviamo:
1) Secondo l'articolista le
nozze con la Dalser sarebbero
state celebrate in chiesa
e i documenti distrutti dalle
squadracce fasciste nel
1925. Ma se è vero
che il matrimonio fu consacrato
nell'autunno del 1914, è
altrettanto vero che almeno
sino al 1919 di squadracce
non ce ne erano neanche l'ombra
o, almeno avevano altro a
che pensare. Perché
in questo buco di almeno cinque
anni la moglie legittima non
ha presentato istanze per
rivendicare le sue ragioni?
Inoltre - e ciò non
è da sottovalutare
- la Dalser sapeva che Mussolini
era legato a Rachele Guidi
e che da lei aveva avuto una
bambina, Edda, nata quattro
anni prima del presunto matrimonio.
In merito Mussolini così
ha scritto ad un suo amico,
Cesare Berti: <Milano,
15 febbraio 1920. La persona
di cui mi parli (la Ida Dalser,
nda) è una pericolosa
squilibrata, criminale, ricattatrice
e falsaria. Ho avuto una relazione
con lei, ho riconosciuto il
figlio, ma non è stata
e non diventerà mai
mia moglie>.
2) "C'è un
documento che attesta queste
nozze", scrive Marco
Zeni. Mussolini sposò
Donna Rachele il 16 dicembre
1915, incinta per la seconda
volta e concordemente decisero
di unirsi in regolare matrimonio:
matrimonio registrato con
il N° 51 presso il Comune
di Treviglio.
Il documento presentato
da Marco Zeni, anche se porta
la data del 21 ottobre 1916,
deve essere stato tratto da
qualche registrazione precedente.
Perché questa non fu
presentata dieci mesi prima
per invalidare sul nascere
le nozze con Rachele Guidi?
E' semplice: perché
quel documento, anche se è
originale, è falso
nel contenuto.
In realtà ecco cosa
avvenne.
C'era la guerra e il bersagliere
Benito Mussolini parte per
il fronte il 31 agosto1915.
L'11 gennaio 1916 i due amanti
si incontrano con il notaio
Giuseppe (o Vittorio) Buffali
a Milano e, presenti due testimoni,
stilano un documento così
concepito: <Dichiaro
che al momento della nascita
di tale mio figlio, io non
avevo nessun vincolo matrimoniale
con alcuna donna e che la
madre Ida Dalser non ha con
me nessun rapporto di affinità
o parentela, sicché
nessun ostacolo esiste al
riconoscimento di tale mio
figlio (
)>.
Questo attestato notarile,
pur contenendo una seria inesattezza,
tuttavia inficia quanto scritto
da Marco Zeni circa il "matrimonio
avvenuto nell' autunno del
1914 con la Dalser",
salvo che nel ventre del gallo
cedrone impagliato non si
celi un altro documento che
dimostri la non affidabilità
dell'atto del notaio Buffali.
Il suddetto atto notarile,
secondo Antonio Spinosa, <segnava
la fine dei rapporti tra i
due amanti. Ida e Benito si
scrissero ancora qualche lettera,
ma solo per rivolgersi accuse
e improperi>.
Prima di ripartire per il
fronte Mussolini, in cerca
di un alloggio per la sua
ex amante, l'accompagnò
in un modesto albergo di Milano,
il Gran Bretagna e, per farla
accettare, la Dalser fu presentata
come la propria moglie. Il
direttore dell'albergo, dopo
alcuni giorni, non essendo
stato pagato, minacciò
di cacciarla. La Dalser allora
si rivolse al sindaco di Milano
per ottenere un sussidio e
in quella occasione dichiarò
di essere la moglie di Benito
Mussolini. Risultando sul
registro dell'albergo quanto
asserito sia dalla Dalser
che da Mussolini stesso, il
Sindaco rilasciò un
documento: <da N°
15961 - Comune di Milano -
Il Sindaco del suddetto Comune
attesta che la famiglia del
militare Mussolini Benito
è composta dalla moglie
Dalser Ida Irene e di N°
1 figli (
). Lì
21 ottobre 1916 - il Sinco
(segue firma)>.
Così alla Dalser venne
riconosciuto un sussidio di
L. 7,70 per il primo lunedì,
e per ogni lunedì successivo
L. 2,45.
3) La Dalser dette inizio
immediatamente ad una serie
di scenate, di pratiche legali
e di attacchi a Rachele. Edda
ricorda: <Questa
signora, con cui mio padre
aveva avuto la debolezza non
solo di intrecciare una relazione,
ma anche di averci un figlio
debitamente riconosciuto,
era un vero castigo di Dio.
Soltanto che il castigo non
era per mio padre, che non
poteva essere raggiunto in
trincea, ma per noi. Piombata
a Milano, colle sue stramberie
ci fece passare brutti momenti.
Si spacciava per la moglie
di Mussolini e come tale dava
noia a tutti (
). Un
giorno ci fece sequestrare
tutti i mobili di casa, sostenendo
che, essendo proprietà
del marito, di fatto erano
suoi. Fortunatamente esisteva
un atto di notaio (
).
Poi, a parte le scene, si
passò alle minacce
e infine alle vie di fatto.
Mancò poco che mia
madre non fosse sparata>.
Ida Dalser era realmente malata
di mente? Il primo ad attestarlo
è Antonio Spinosa (un
Autore tutt'altro che di simpatie
mussoliniane), il quale scrive
(I figli del Duce,
pagg. 23-24): <(La
Dalser) si sentì tradita
e cominciò a dare segni
di squilibrio mentale (
).
Già qualche mese prima,
durante un'assenza di Benito
da Milano, era piombata all'improvviso
a Via Castelmaggiore e aveva
affrontato la piccola Edda
ponendole, fra le urla, una
strana domanda: "tuo
padre ama davvero questa donna?",
e indicava imperiosamente
Rachele, la quale manteneva
in tale trambusto una grande
calma>.
Forse la Dalser non era malata
di mente - nel senso comune
del termine - ma, essendo
stata ferita nel suo orgoglio
di donna agì in modo
da apparire tale.
4) E' innegabile che a Mussolini
piacessero le donne e che
ne era ampiamente corrisposto.
Tuttavia chi pagò il
prezzo più alto per
le intemperanze della Dalser
fu il figlio BenitoAlbino.
Per evitare qualsiasi altro
incontro con la madre, Mussolini
cercò di non avere
rapporti diretti con lui,
lasciando questa incombenza
al fratello Arnando. Albino
fu allontanato, al contrario
dell'altra figlia naturale,
Elena, che rimase sempre accanto
al padre sino alle ultime
tragiche fasi della Repubblica
Sociale.
Come è accaduto per
altri Autori, Marco Zeni cerca
di insinuare il sospetto che
fu per ordine di Mussolini
che la Dalser e il figlio
venissero rinchiusi in manicomio
per farli morire. Evidentemente
Zeni confonde Mussolini con
Stalin e con Mao Tse Thung,
o con Pol Pot o con Hitler.
Mussolini mai ordì
la soppressione di chicchessia,
si immagini di un figlio.
Per concludere. Mentre per
la storiografia antifascista
il figlio naturale del Duce,
Benito Albino, fu ucciso in
una clinica per malattie mentali
per ordine del truce tiranno,
per Giorgio Pini e per Duilio
Susmel la storia è
completamente diversa. Benito
Albino, dopo aver frequentato
la Scuola Navale di Livorno
ottenne il grado di ufficiale
di marina.
Scoppiata la guerra si sarebbe
imbarcato, nel 1940, su un
cacciatorpediniere. La nave
venne silurata nelle acque
del Tirreno nel 1942 e affondò
portando con sé anche
il non troppo felice ragazzo.
In definitiva, quali sarebbero
gli scopi di Marco Zeni nel
suo lunghissimo articolo?
Questi sono condensati nell'ultima
sua frase: <L'Uomo
della Provvidenza non può
essere proposto a modello
di nessuno (
)>.
Questa sentenza non è
molto diversa da quella emessa
dall'altro storico Gennaro
De Stefano contenuta nel settimanale
Oggi, sopra menzionato,
il quale dopo aver ricordato
le tangenti del Duce,
scrive: <Verrebbe
a cadere, così una
delle apologie che il postfascismo
ha sempre coltivato: Mussolini,
fucilato a Dongo e appeso
a testa in giù, morì
povero, tanto che dalle sue
tasche ecc. ecc.>.
Come dire: Mussolini fu un
tangentista, oltre che cinico
assassino della moglie e del
figlio.
Secondo costoro i tanti che,
ancor oggi dopo quasi sessantacinque
anni dal suo assassinio lo
rimpiangono, sono avvertiti
E Gianfranco Fini ha un altro
argomento per santificare
l'antifascismo.