P.o.W.
(Prigionieri di Guerra)
17.01.09
- Questo
articolo è dedicato a
Carlo Rosselli (direttore di
"Panorama"),
a Silvio Berlusconi e al suo
Emilio Fede, a Vittorio Feltri,
a Gianfranco Fini e a tutti
gli americanofili. A ognuno
di loro chiedo: <Ma credete
veramente che gli americani
scendano in guerra per liberare
i popoli oppressi? Signori,
come disse Wellington: "Se
voi credete a questo, potete
credere a qualsiasi cosa">.
E' vero, invece, che tutte le
guerre di conquiste provocate
dai Paesi democratici
e condotte, con estrema crudeltà
come ne abbiamo abbondante documentazione,
e tutte fuori dagli "States"
mirano a raggiungere il totale
controllo delle ricchezze del
mondo.
D' altra parte, come ho ripetutamente
scritto, la politica delle "Democrazie"
angloamericane è da sempre
controllata dal potere finanziario;
pertanto è una vera dittatura,
con la differenza che il "dittatore
democratico" non è
uno, ma un pugno di grandi plutocrati,
e i Presidenti Usa e i "Prime
Ministers" inglesi
sono burattini da loro guidati.
Ricordate quei prigionieri americani
mostrati - certamente ignobilmente
- dalle TV arabe? A quella vista
George W. Bush e il suo "entourage"
insorsero chiedendo alle Autorità
irakene di "trattare
i nostri ragazzi secondo le
Convenzioni di Ginevra".
Giusto appello, perché
le "Convenzioni di guerra",
che videro la luce nel lontano
1897 (poi sempre aggiornate)
fra le altre disposizioni impongono
per i prigionieri di guerra
una serie di garanzie e fra
queste, alcune che ne salvaguardano
la vita, la salute, la sicurezza
e la dignità. Questo
appello proviene da una fonte
che farebbe bene a "guardare
a casa propria". Le
ignobili sevizie cui sono stati
sottoposti gli irakeni, mostrate
nei momenti che scrivo questo
pezzo, quelle subite dai talebani
di Guantalamo, non sono che
la coda di una lunghissima serie
che parte da molto lontano.
Tralascio di ricordare gli stermini
degli indiani d'America e quelli
dell'India, come pure quelli
degli aborigeni d'Australia;
tralascio di parlare dell' "olocausto"
degli ottocentomila prigionieri
tedeschi fatti morire, a guerra
conclusa, fra stenti inenarrabili,
per ordine di Eisnhower. Non
voglio neanche ricordare le
sofferenze inflitte ai nostri
soldati che non vollero collaborare
con gli angloamericani dopo
l'8 settembre 1943. Vorrei,
invece, ricordare alcuni avvenimenti
non o poco conosciuti e che,
tuttavia, ci riguardano direttamente.
10 luglio 1943, gli angloamericani
sbarcarono in Sicilia. La loro
prima "azione di guerra"
fu di pugnalare un povero pastore
che accudiva il suo gregge nei
pressi di Avola (Siracusa).
Il giorno dopo il Podestà
di Biscari, Salvatore Mangano,
suo figlio Valerio studente
liceale e il fratello Ernesto,
tutti disarmati, furono fucilati
senza motivo alcuno.
Scrive Carlo D'Este, nome italiano
ma ufficiale americano, autore
del libro "1943: lo
sbarco in Sicilia":
<La lotta prolungata
per la conquista del campo d'aviazione
di Biscari diede origine al
primo ripugnante incidente della
campagna>. Di che
si trattava? Dopo alcuni violenti
scontri, il giorno 14 luglio
gli angloamericani catturarono
36 militari italiani e 3 tedeschi.
Mentre venivano scortati verso
i campi di raccolta, furono
fatti fermare e, senza motivo
alcuno, fucilati. Il giorno
dopo altri 39 prigionieri subirono
la stessa sorte. Siamo riusciti
ad ottenere dal "Department
of the Army" di Arlington
gli estremi del processo, documenti
che sono presentati, insieme
ad altri in un mio volume, già
presente in libreria.
E le "Convenzioni di
Ginevra?".
"What are those?"
Gli autori dei crimini vennero
condannati dalla Corte Marziale
Americana all'ergastolo; ma
furono liberati meno di un anno
dopo. Il fatto assume aspetti
ben più gravi; infatti
D' Este scrive: <Prima
dell'invasione Patton aveva
parlato personalmente all'intera
Divisione e aveva avvertito
le sue truppe di ciò
che le aspettava in Sicilia.
Patton li ammonì di fare
molta attenzione nei casi in
cui i tedeschi o gli italiani
avessero alzato le mani mostrando
l'intenzione di arrendersi.
Affermò che qualche volta
il nemico si comportava in quel
modo per fare abbassare la guardia
ai soldati. Patton avvertì
i membri della 45^ Divisione
di stare attenti a quell' insidia
e di "uccidere quei figli
di puttana (
)>.
Quindi l'ordine di "uccidere
quei figli di puttana"
veniva addirittura da un generale
e di quel calibro. Inutile aggiungere
che durante il processo Patton
venne completamente scagionato.
Alcuni documenti provenienti
dall'Archivio del Ministero
degli Esteri di Roma, ci informano
dello "scrupolo"
dimostrato dagli americani nel
trattamento riservato ai prigionieri
di guerra. Ecco il primo attestato:
<Nervosa (Treviso) lì,
29 luglio 1947 - all'On. Console
d'Italia, Washington - e p.c.
al Comando Militare americano
di Washington.
Io sottoscritta, Solvera Maria
in Olivotto, in data 16/11/1945,
ho ricevuto comunicazione n.
404107/M dal Ministero della
Guerra italiano del decesso
avvenuto in America "in
seguito ad un attentato criminoso"
di mio figlio Olivotto Guglielmo
di Antonio e di Solvera Maria,
classe 1911, soldato. Voglio
precisare che da testimonianze
oculari, offertemi dal Serg.
Todde Augusto, Sold. Focesi
Guido, sold. Del Gobbo Guido,
Sold. Venato Attilio, tutti
da Udine e provincia e tutti
facenti parte della 28^ Compagnia
di Italian Service Unit - Fort
Lawton in Seattle (Washington)
USA, testè rientrati
dalla prigionia, mi risulta
che: la notte del 14/8/1944
una compagnia di negri ubriachi
e inferociti, senza alcuna provocazione,
assaltavano il campo dell'ISU
in Fort Lawton, colpendo e ferendo
diversi soldati dell'Italian
Service Unit.
Il soldato Olivotto Guglielmo
della 28^ Compagnia per sfuggire
all'attentato criminoso si gettava
a terra dalla finestra della
baracca, cadendo in mano ai
negri che lo presero e lo malmenarono.
La Military Police del Forte
non fece in tempo ad intervenire
per evitare l'incidente e il
soldato Olivotto Guglielmo veniva
rinvenuto impiccato ad un albero
nelle vicinanze delle baracche.
Prego caldamente la S.V. di
voler inoltrare al competente
Comando Americano l'unita copia
per conoscenza e di interessarsi
personalmente presso il Governo
degli Stati Uniti affinché
sia liquidato l'indennizzo spettante
ai genitori per la morte del
figlio avvenuta per mano di
assassini criminali, mentre
faceva parte di una organizzazione
che collaborava attivamente
per la causa alleata.
Certa del Suo interessamento
invio cordiali ossequi e ringraziamenti.
Rispettosamente
Soldera Maria in Olivotto>
Come si vede, non si sono salvati
neanche i "collaboratori
per la causa alleata".
Ecco qui di seguito la risposta:
<Ministero degli Affari
Esteri - Roma e p.c. Croce Rossa
Italiana, Ufficio Prigionieri
di guerra, Roma.
Washington 13 settembre 1947,
Si trasmette in allegato copia
dell'istanza avanzata dalla
signora Soldera Maria in Olivotto,
residente in Nervosa della Battaglia,
provincia di Treviso, con la
quale si richiede l'interessamento
di questa Ambasciata affinché
venga liquidato, da parte del
Governo americano, un indennizzo
per il decesso avvenuto in prigionia
del figlio Olivotto Guglielmo
di Antonio, classe 1911, prigioniero
di guerra negli Stati Uniti.
Questa Ambasciata non ha creduto
opportuno inoltrare la domanda
alle competenti Autorità
americane, giacchè in
altri casi analoghi il Dipartimento
di Stato ha risposto negativamente
comunicando che il Governo degli
Stati Uniti non si riconosce
obbligato ad alcun compenso,
giusti i termini della Convenzione
di Ginevra e richiama l'attenzione
del Governo italiano sul paragrafo
5 dell'Art. 76 del Trattato
di Pace che si riferisce alla
rinunzia dei reclami risultanti
dalle Convenzioni sui prigionieri
di guerra attualmente in vigore.
Si sarà pertanto grati
alla Croce Rossa Italiana se
vorrà cortesemente comunicare
quanto sopra alla signora Maria
Soldera>.
Ogni commento è superfluo.
Un altro documento è
altrettanto illuminante e qui
di seguito lo trascriviamo:
<Roma, 13 novembre 1946.
Ministero degli Affari Esteri
- Oggetto: Indagini per il rintraccio
dei dispersi.
Non avendo elementi di giudizio,
si trascrive quanto è
stato comunicato a questo Servizio
Prigionieri di Guerra dal Sig.
Bocconi Giuseppe - Via S. Francesco,
9 - Assisi, padre del Guardiamarina
Bocconi Giancarlo, nato ad Ancona
il 14/6/1919, disperso in mare
in seguito all'affondamento
dell'Incrociatore "Alberico
da Giussano" avvenuto il
13/12/1941.
Si ha notizia indiretta da prigionieri
rimpatriati dagli Stati Uniti
che colà vi sono molti
marinai e ufficiali prigionieri
ai quali non è stato
mai permesso di scrivere alle
proprie famiglie.
Quanto sopra si comunica ecc.
ecc.>.
Abbiamo visto come i "liberatori"
hanno trattato i prigionieri
irakeni e talebani caduti nelle
loro mani: sodomizzati e torturati.
E questo è solo una parte
di quanto si sa.
Come si vede la fonte dalla
quale proviene la raccomandazione
per un buon trattamento da riservare
ai "ragazzi americani"
caduti in mano avversaria non
è la più appropriata.
Un poeta anglosassone (di cui
non ricordo il nome e che cito
a memoria) ha scritto che "l'americano
è l'unico popolo ad essere
passato dall'antichità
ad oggi senza aver mai incontrato
la civiltà".
E aggiungo: sono solo incivili,
gangsters e barbari ubriaconi.
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