Firme
/
 

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Pubblicita'

Filippo Giannini

P.o.W. (Prigionieri di Guerra)

17.01.09 -
Questo articolo è dedicato a Carlo Rosselli (direttore di "Panorama"), a Silvio Berlusconi e al suo Emilio Fede, a Vittorio Feltri, a Gianfranco Fini e a tutti gli americanofili. A ognuno di loro chiedo: <Ma credete veramente che gli americani scendano in guerra per liberare i popoli oppressi? Signori, come disse Wellington: "Se voi credete a questo, potete credere a qualsiasi cosa">.

E' vero, invece, che tutte le guerre di conquiste provocate dai Paesi democratici e condotte, con estrema crudeltà come ne abbiamo abbondante documentazione, e tutte fuori dagli "States" mirano a raggiungere il totale controllo delle ricchezze del mondo.

D' altra parte, come ho ripetutamente scritto, la politica delle "Democrazie" angloamericane è da sempre controllata dal potere finanziario; pertanto è una vera dittatura, con la differenza che il "dittatore democratico" non è uno, ma un pugno di grandi plutocrati, e i Presidenti Usa e i "Prime Ministers" inglesi sono burattini da loro guidati.

Ricordate quei prigionieri americani mostrati - certamente ignobilmente - dalle TV arabe? A quella vista George W. Bush e il suo "entourage" insorsero chiedendo alle Autorità irakene di "trattare i nostri ragazzi secondo le Convenzioni di Ginevra". Giusto appello, perché le "Convenzioni di guerra", che videro la luce nel lontano 1897 (poi sempre aggiornate) fra le altre disposizioni impongono per i prigionieri di guerra una serie di garanzie e fra queste, alcune che ne salvaguardano la vita, la salute, la sicurezza e la dignità. Questo appello proviene da una fonte che farebbe bene a "guardare a casa propria". Le ignobili sevizie cui sono stati sottoposti gli irakeni, mostrate nei momenti che scrivo questo pezzo, quelle subite dai talebani di Guantalamo, non sono che la coda di una lunghissima serie che parte da molto lontano.

Tralascio di ricordare gli stermini degli indiani d'America e quelli dell'India, come pure quelli degli aborigeni d'Australia; tralascio di parlare dell' "olocausto" degli ottocentomila prigionieri tedeschi fatti morire, a guerra conclusa, fra stenti inenarrabili, per ordine di Eisnhower. Non voglio neanche ricordare le sofferenze inflitte ai nostri soldati che non vollero collaborare con gli angloamericani dopo l'8 settembre 1943. Vorrei, invece, ricordare alcuni avvenimenti non o poco conosciuti e che, tuttavia, ci riguardano direttamente.

10 luglio 1943, gli angloamericani sbarcarono in Sicilia. La loro prima "azione di guerra" fu di pugnalare un povero pastore che accudiva il suo gregge nei pressi di Avola (Siracusa). Il giorno dopo il Podestà di Biscari, Salvatore Mangano, suo figlio Valerio studente liceale e il fratello Ernesto, tutti disarmati, furono fucilati senza motivo alcuno.

Scrive Carlo D'Este, nome italiano ma ufficiale americano, autore del libro "1943: lo sbarco in Sicilia": <La lotta prolungata per la conquista del campo d'aviazione di Biscari diede origine al primo ripugnante incidente della campagna>. Di che si trattava? Dopo alcuni violenti scontri, il giorno 14 luglio gli angloamericani catturarono 36 militari italiani e 3 tedeschi. Mentre venivano scortati verso i campi di raccolta, furono fatti fermare e, senza motivo alcuno, fucilati. Il giorno dopo altri 39 prigionieri subirono la stessa sorte. Siamo riusciti ad ottenere dal "Department of the Army" di Arlington gli estremi del processo, documenti che sono presentati, insieme ad altri in un mio volume, già presente in libreria.
E le "Convenzioni di Ginevra?".
"What are those?"

Gli autori dei crimini vennero condannati dalla Corte Marziale Americana all'ergastolo; ma furono liberati meno di un anno dopo. Il fatto assume aspetti ben più gravi; infatti D' Este scrive: <Prima dell'invasione Patton aveva parlato personalmente all'intera Divisione e aveva avvertito le sue truppe di ciò che le aspettava in Sicilia. Patton li ammonì di fare molta attenzione nei casi in cui i tedeschi o gli italiani avessero alzato le mani mostrando l'intenzione di arrendersi. Affermò che qualche volta il nemico si comportava in quel modo per fare abbassare la guardia ai soldati. Patton avvertì i membri della 45^ Divisione di stare attenti a quell' insidia e di "uccidere quei figli di puttana (…)>.

Quindi l'ordine di "uccidere quei figli di puttana" veniva addirittura da un generale e di quel calibro. Inutile aggiungere che durante il processo Patton venne completamente scagionato.

Alcuni documenti provenienti dall'Archivio del Ministero degli Esteri di Roma, ci informano dello "scrupolo" dimostrato dagli americani nel trattamento riservato ai prigionieri di guerra. Ecco il primo attestato: <Nervosa (Treviso) lì, 29 luglio 1947 - all'On. Console d'Italia, Washington - e p.c. al Comando Militare americano di Washington.

Io sottoscritta, Solvera Maria in Olivotto, in data 16/11/1945, ho ricevuto comunicazione n. 404107/M dal Ministero della Guerra italiano del decesso avvenuto in America "in seguito ad un attentato criminoso" di mio figlio Olivotto Guglielmo di Antonio e di Solvera Maria, classe 1911, soldato. Voglio precisare che da testimonianze oculari, offertemi dal Serg. Todde Augusto, Sold. Focesi Guido, sold. Del Gobbo Guido, Sold. Venato Attilio, tutti da Udine e provincia e tutti facenti parte della 28^ Compagnia di Italian Service Unit - Fort Lawton in Seattle (Washington) USA, testè rientrati dalla prigionia, mi risulta che: la notte del 14/8/1944 una compagnia di negri ubriachi e inferociti, senza alcuna provocazione, assaltavano il campo dell'ISU in Fort Lawton, colpendo e ferendo diversi soldati dell'Italian Service Unit.

Il soldato Olivotto Guglielmo della 28^ Compagnia per sfuggire all'attentato criminoso si gettava a terra dalla finestra della baracca, cadendo in mano ai negri che lo presero e lo malmenarono.
La Military Police del Forte non fece in tempo ad intervenire per evitare l'incidente e il soldato Olivotto Guglielmo veniva rinvenuto impiccato ad un albero nelle vicinanze delle baracche.
Prego caldamente la S.V. di voler inoltrare al competente Comando Americano l'unita copia per conoscenza e di interessarsi personalmente presso il Governo degli Stati Uniti affinché sia liquidato l'indennizzo spettante ai genitori per la morte del figlio avvenuta per mano di assassini criminali, mentre faceva parte di una organizzazione che collaborava attivamente per la causa alleata.
Certa del Suo interessamento invio cordiali ossequi e ringraziamenti.
Rispettosamente
Soldera Maria in Olivotto
>

Come si vede, non si sono salvati neanche i "collaboratori per la causa alleata". Ecco qui di seguito la risposta:
<Ministero degli Affari Esteri - Roma e p.c. Croce Rossa Italiana, Ufficio Prigionieri di guerra, Roma.

Washington 13 settembre 1947,
Si trasmette in allegato copia dell'istanza avanzata dalla signora Soldera Maria in Olivotto, residente in Nervosa della Battaglia, provincia di Treviso, con la quale si richiede l'interessamento di questa Ambasciata affinché venga liquidato, da parte del Governo americano, un indennizzo per il decesso avvenuto in prigionia del figlio Olivotto Guglielmo di Antonio, classe 1911, prigioniero di guerra negli Stati Uniti.
Questa Ambasciata non ha creduto opportuno inoltrare la domanda alle competenti Autorità americane, giacchè in altri casi analoghi il Dipartimento di Stato ha risposto negativamente comunicando che il Governo degli Stati Uniti non si riconosce obbligato ad alcun compenso, giusti i termini della Convenzione di Ginevra e richiama l'attenzione del Governo italiano sul paragrafo 5 dell'Art. 76 del Trattato di Pace che si riferisce alla rinunzia dei reclami risultanti dalle Convenzioni sui prigionieri di guerra attualmente in vigore.
Si sarà pertanto grati alla Croce Rossa Italiana se vorrà cortesemente comunicare quanto sopra alla signora Maria Soldera
>.

Ogni commento è superfluo.

Un altro documento è altrettanto illuminante e qui di seguito lo trascriviamo:

<Roma, 13 novembre 1946. Ministero degli Affari Esteri - Oggetto: Indagini per il rintraccio dei dispersi.
Non avendo elementi di giudizio, si trascrive quanto è stato comunicato a questo Servizio Prigionieri di Guerra dal Sig. Bocconi Giuseppe - Via S. Francesco, 9 - Assisi, padre del Guardiamarina Bocconi Giancarlo, nato ad Ancona il 14/6/1919, disperso in mare in seguito all'affondamento dell'Incrociatore "Alberico da Giussano" avvenuto il 13/12/1941.
Si ha notizia indiretta da prigionieri rimpatriati dagli Stati Uniti che colà vi sono molti marinai e ufficiali prigionieri ai quali non è stato mai permesso di scrivere alle proprie famiglie.
Quanto sopra si comunica ecc. ecc.
>.

Abbiamo visto come i "liberatori" hanno trattato i prigionieri irakeni e talebani caduti nelle loro mani: sodomizzati e torturati. E questo è solo una parte di quanto si sa.

Come si vede la fonte dalla quale proviene la raccomandazione per un buon trattamento da riservare ai "ragazzi americani" caduti in mano avversaria non è la più appropriata.

Un poeta anglosassone (di cui non ricordo il nome e che cito a memoria) ha scritto che "l'americano è l'unico popolo ad essere passato dall'antichità ad oggi senza aver mai incontrato la civiltà".

E aggiungo: sono solo incivili, gangsters e barbari ubriaconi.


Pubblicita'
 
 

Scrivono per Voi

Archivio
di Filippo Giannini






Aiutaci
Grazie !

in questo