L'
isola di Arbe
18.02.09 - Questo articolo
è dedicato all'ex fascista
(era iscritto ai GUF - Gruppi
Universitari Fascisti), poi
ex comunista di fede stalinista,
oggi Presidente della Repubblica
democratica
degli itaglyoti;
il suo nome? Giorgio
Napolitano.
Questo gioiello dell'
itaglyota gens, ha
sentenziato che il fascismo
ha provocato molto dolore
nel popolo sloveno e alla
minoranza slovena in Italia
durante l'occupazione militare
nella Seconda Guerra Mondiale.
Questa dichiarazione, ovviamente,
tende a giustificare il massacro
per foiba.
Genti istriane, giuliane e
dalmate, che tanto dolore
avete procurato agli sloveni,
NON DIMENTICATE!
******
Ritengo opportuno iniziare
questa contestazione riportando
una dichiarazione di Francesco
Saverio Nitti, costituzionalista,
dichiarazione pronunciata
il 27 luglio 1947, all'Assemblea
Costituente (quindi in piena
febbre antifascista):
<Ho letto troppo spesso
anche nei nostri giornali,
e leggo ancora giudizi, che
mi sembrano non solo falsi,
ma anche inabili, che fanno
cadere sull'Italia la responsabilità
della guerra mondiale, dicendo
che è dovuta al fascismo.
Non sono convinto che noi
abbiamo seguito la buona via
e nemmeno la vera, quando
nella lotta contro il fascismo
abbiamo detto e diciamo, come
ora, che la guerra è
una conseguenza del fascismo,
e che il fascismo è
stato soltanto fenomeno italiano.
Vi sono state cause ben più
profonde. Per nuocere al fascismo,
noi abbiamo fatto cosa pessima
a danno dell'Italia. La cosa
più semplice per tutti
coloro che odiarono il fascismo
e per i pochissimi che ne
avevano subito le persecuzioni
era di insultare il fascismo
e di attribuirgli colpe che
non aveva>.
Ciò premesso, passo
all'articolo.
Verita'
di comodo dei soliti noti
18.02.09 - Da tempo questo
giornale ( ndr. Il Popolo
d' Italia ) ricorda la tragedia
vissuta da tanti italiani
dell'Istria e della Dalmazia.
Ne approfitto per portare
la "mia piccola pietra"
che valga ad alimentare un
ricordo e a denunciare una
delle tante contraffazioni
storiche.
Qualche tempo fa un lettore
scrisse al giornale col quale
collaboravo affermando che
nel 1942, per ordine di Mussolini
<su un'isola prospiciente
Fiume, furono fatti morire
di fame 30 mila donne e bambini>.
Questa notizia, a detta del
lettore, fu riportata da una
delle tante riviste che illuminano
di verità storiche
il nostro Paese.
Risposi che se fosse stato
in grado di documentare l'asserto,
avrei rivisto completamente
la mia opinione su Mussolini.
Lo stesso lettore fino ad
ora non ha fornito quanto
richiesto, né mai sarà
in grado di farlo, tanto grossolana
è la menzogna.
Dato, però, che Eraclito
ammonisce <Non troverai
mai la verità se non
sei disposto ad accettare
anche ciò che non ti
aspetti> e dato che
la fantasia e le favole possono
anche poggiare su una base
di verità, la curiosità
di modesto ricercatore, mi
spinse ad indagare.
Dopo una breve visita all'Archivio
dello Stato Maggiore Esercito,
chiesi un incontro ad uno
dei più validi studiosi
del vicende dalmate, l'avvocato
Oddone Talpo (purtroppo da
tempo scomparso), autore della
monumentale opera "Dalmazia
- Una cronaca per la storia".
Le notizie da me raccolte
dalle due fonti confermano
quel che mi attendevo: quanto
scritto dal lettore in questione,
non solo è completamente
falso, ma rappresenta addirittura
un capovolgimento della realtà.
Inizio precisando che "l'isola
prospiciente Fiume",
della quale si è accennato,
era Arbe, oggi Rab.
Per la precisione storica,
non è male rammentare
che la Jugoslavia, concepita
come Nazione, a tavolino,
durante la conferenza della
Pace del 1919 a Versailles,
con chiaro intento anti-italiano,
era composta da 14 etnie diverse
e numerose minoranze, nonché
da quattro antitetiche religioni.
Ogni etnia e minoranza viveva
(e vive) cementata dall'odio
contro tutte le altre: cosicché
da secoli quelle terre conobbero
stragi di inusitata barbarie
che portarono alla decimazione
dell'etnia soccombente per
opera di quella vincente,
stragi oggi meglio conosciute
come "pulizia etnica".
Non è il caso, in questa
sede di riportare i motivi
per i quali l'Asse il 6 aprile
1941 invase la Jugoslavia,
il cui esercito fu annientato
in sole due settimane. Immediatamente
si palesò l'impossibilità
di portare la pace fra quei
popoli così diversi
gli uni dagli altri.
Sin dai primi giorni dell'occupazione
varie bande slave locali erano
più impegnate a sterminarsi
fra loro che ad affrontare
le forze occupanti. Cosicché
la nostra 2° Armata -
accolta con favore dalla popolazione
civile - fu impiegata a frapporsi
fra le varie bande onde evitare
il compiersi di stragi. Poi
vennero a formarsi le bande
comuniste di Tito, foraggiate
dall'Unione Sovietica obbedienti
(in quel momento) agli ordini
di Stalin.
Per cercare di pacificare
quelle terre, il 7 giugno
1941 Mussolini nominò
Giuseppe Bastianini (che si
era già dimostrato
valente diplomatico) Governatore
della Dalmazia. Egli constatò
immediatamente che la situazione
era molto complessa: anche
perché si trattava
di governare un territorio
che aveva per confinante l'"alleato"
Ante Pavelic, capo degli Ustascia
i quali, oltre tutto, non
avevano accettato di buon
grado l'occupazione italiana
della Dalmazia.
Intanto le bande partigiane
di Tito, dopo aver sterminato
i cetnici del monarchico Mihajlovic,
iniziarono una serie di azioni
terroristiche contro le forze
dell'Asse, ma anche contro
i contadini colpevoli di non
rispondere al reclutamento
partigiano. <Le bande
appiccano il fuoco alle case
dei renitenti> annota
Bastianini <Si uccidono
o si prendono in ostaggio
i genitori di coloro che non
si presentano o lasciano il
domicilio per nascondersi
(
)>.
E' poco conosciuta una direttiva
del Primo Corpo Partigiano
bosniaco, emessa nel 1943:
<Spesso la confisca
dei beni non è una
punizione sufficiente per
le regioni fedeli ai cetnici.
Vi sono casi in cui è
necessario incendiare interi
villaggi e distruggere la
popolazione>. A queste
azioni terroristiche rispondevano,
con pari ferocia, gli Ustascia
di Pavelic. Cosicché,
facilitate dalla disposizione
a pelle di leopardo delle
varie etnie nel territorio,
le stragi raramente potevano
assumere una chiara connotazione
di responsabilità.
Serbi, croati, bosniaci, sloveni,
ognuno massacrava gli altri:
a Livno furono uccisi 12 cittadini,
a Glivna 650, a Knin vennero
impiccati tutti i quarantasette
rabbini e gli ebrei superstiti
della zona vennero posti in
salvo dagli italiani (leggi:
fascisti) con un trasferimento
in Calabria. E' inutile aggiungere
che nel dopoguerra questi
massacri perpetrati dagli
slavi vennero addebitati alle
forze dell'Asse (vedi dichiarazione
di Giorgio Napolitano). La
verità è completamente
diversa: gli abitanti dei
villaggi chiedevano la protezione
delle nostre truppe. A Knin
e dintorni i cittadini presentarono
una petizione, con centomila
firme, per chiedere l'annessione
all'Italia e la cittadinanza
italiana. Molti giovani del
luogo si arruolarono nel Regio
Esercito e molti di loro,
circa un migliaio, dopo l'8
settembre 1943 continuarono
la lotta antipartigiana nelle
file della R.S.I..
Verso la metà del 1941
iniziarono gli attentati contro
le nostre truppe, causando
decine di morti e feriti.
A novembre 1942 fu effettuato
un attentato che, per la sua
efferatezza fu peggiore dei
precedenti. Nei pressi di
Capocesto (Spalato) vennero
massacrati in una imboscata
21 soldati italiani (17 marinai
e 4 genieri). Si può
immaginare il disgusto e la
rabbia che provarono i soccorritori
quando, giunti sul luogo,
videro i corpi dei propri
camerati orrendamente straziati.
Seguendo una "tecnica"
prettamente slava ai morti
erano stati strappati i testicoli
e gli occhi e i primi erano
stati inseriti nelle orbite
vuote. Come reazione, che
oggi possiamo definire inumana
e irrazionale - ma allora
comprensibile e legittimata
dalle vigenti leggi di guerra
- il generale Cigala Fulgosi,
comandante della Piazza di
Spalato, dette ordine di attaccare
dal cielo e da terra Capocesto.
Per il vile attentato pagò
la popolazione civile che
lasciò sul terreno
150 morti.
Quando Bastianini venne a
conoscenza del fatto, impartì
l'ordine di soccorrere e,
per quanto possibile, riparare
il danno subito dalla popolazione.
Durante la lunga lotta antipartigiana
le nostre truppe catturarono
migliaia di individui passibili,
per le citate leggi di guerra,
di essere passati all'istante
per le armi. Il Tribunale
Straordinario, appositamente
istituito per la lotta contro
i ribelli, emise solo 58 sentenze
capitali, e di queste 47 eseguite.
Gli altri partigiani furono
inviati in appositi campi
di internamento e, fra questi
troviamo appunto, l'isola
di Arbe alla quale il lettore
aveva fatto riferimento.
Allo scopo di evitare nuove
situazioni di pericolo per
i nostri soldati, per ordine
di Bastianini furono internate
anche le famiglie dei ribelli.
Questi nuclei familiari vennero
sistemati in baracche. Forse
a causa dello scarso riscaldamento,
oppure per il cibo insufficiente
e non appropriato al clima,
inasprito dall'imperversare
della gelida bora, si verificò
la perdita di 350-400 internati.
Sulle vicende dell'isola di
Arbe ha scritto Rosa Paini,
ebrea, nel libro "I
sentieri della speranza".
A pag. 130: <Quando
nel maggio '43 durante la
visita di Himmler a Zagabria,
furono deportati ad Auschwitz
gli ultimi ebrei che si trovavano
in mano ai tedeschi e agli
ustascia. Gli italiani si
rifiutarono, ancora una volta,
di consegnare i loro. Anzi,
per proteggerli meglio decisero
di raccoglierli, quelli della
Dalmazia e delle isole vicine,
in una sola zona: l'isola
di Arbe facente parte della
provincia di Fiume>.
Quindi nessun "massacro
di donne e bambini"
ordito da Mussolini, bensì
un lodevole intento di salvare
migliaia di vite umane.
Gli internati ad Arbe - e
in molte altre località
- slavi ed ebrei, dopo l'8
settembre '43 caddero in mano
dei tedeschi e degli Ustascia
e la loro sorte fu tragica.
Ma questo è un altro
discorso.
La storia di Arbe - divenuta
in serbo-croato - Rab si arricchisce
di un'appendice resa nota
da un documentario trasmesso
dalla RAI/TV l' 8 luglio 1997:
a Rab, nell'immediato dopoguerra,
il "lager"
era diventato uno dei più
famigerati campi di sterminio
di Tito. Il documentario ha
attestato che nell'isola transitarono
30 mila persone: di queste
4.000 vennero bruciate o massacrate,
molte si suicidarono, molte
altre impazzirono.
Quella che abbiamo sinteticamente
ricordato è una delle
tante storie delle quali -
per bassi motivi di politica
- la verità è
stata completamente capovolta.
Mi riprometto di tornare sull'argomento
perché su questo, c'è
molto, molto, ma molto altro
da aggiungere. Altro che "il
fascismo ha provocato molto
dolore ali sloveni".