Anche
questa e' storia
Sinfonia di una Schiaffo
26.03.09
- Voglio inizialmente osservare, cosa che non
è potuta sfuggire ad un serio studioso,
che unanalisi seria sulla obiettiva disamina
del complesso ruolo del Ventennio mussoliniano
deve necessariamente iniziare da zero.
Da alcuni mesi vivo lontano dallItalia,
ma da qui ricevo via TV (Tele Radio
Buffonia) alcune trasmissioni che,
generalmente, evito di vedere perche inevitabilmente
mi procurano il mal di fegato. Uno di questi
casi lho accusato nel vedere una trasmissione
di Porta a Porta di un giorno del febbraio
scorso, e il tema era lo schiaffo ricevuto da
Toscanini nel lontano 1927 da un imbecille
in Camicia nera. E questo ha dato modo ad
una esibizione di baillard di menzogne e di
fatti completamente falsati o esagerati.
Daltra parte e una regola che nel
parlare del Ventennio la demonizzazione
e dobbligo, obbligo che e
stato imposto dalle Potenze vincitrici del 2°
conflitto mondiale. Pensate che nel Trattato
di Pace del 1947 quelle Potenze hanno imposto
(mi pare che sia nellarticolo 17) che
qualsiasi rinascita del Partito fascista e
tassativamente proibito. Una persona di media
intelligenza dovrebbe chiedersi il perche
grandi democrazie come erano o sono,
o fanno finta di essere, la Gran Bretagna e
gli Usa possano temere la rinascita o la ri-costituzione
di un partito in un Paese che non e il
loro.
Benito Mussolini in uno dei suoi ultimi giorni
di vita disse: <Le nostre idee hanno spaventato
il mondo>. E questo e il motivo
per cui il Fascismo deve essere seppellito e
non piu riproposto. Quelle idee hanno
spaventato il mondo; certamente il mondo
dellalta finanza, dei grandi industriali,
del capitalismo, quel mondo che per distruggere
quelle idee mobilitarono il piu
grande apparato militare e industriale che il
mondo avesse mai visto prima. Mussolini aveva
concepito un socialismo che non aveva bisogno
di Karl Marx, un socialismo dal volto umano,
lunico socialismo fattibile. <La
lotta politica del secolo> aveva scritto
Berto Ricci <non e tra poliziotti
e briganti, ma tra civilta del lavoro
e del denaro. Si pone allintelligenza
fascista limperativo di non transigere
con il mondo del denaro, cioe con la concezione
mercantile della vita e con quella plutocratica
della societa>. Purtroppo per Noi,
ma per fortuna di Vespa e Compagnia, ha vinto
la civilta del denaro,
e ci ha portato una mixture
(termine americano, ma che fa tanto moda) di
catto-comunismo e di camorra capitalista e antifascista.
Allora da piu di sessantanni ogni
menzogna e stata versata, giornalmente,
ora per ora, su quellUomo e su quelle
idee. Il signor Bruno Vespa e Compagnia
hanno ben messo in atto quanto fu stabilito
a Cracovia nel 1848 quando il Congresso giudaico
decretava che con la conquista della stampa
e, quindi dellinformazione il mondo sarebbe
stato di loro proprieta. Non e difficile,
per il signor Bruno Vespa e Compagnia, viaggiando
tuttora sulle baionette dei vincitori,
trasformare il Fascismo per quello che non fu,
tacendo, infece, quello che realmente era stato.
Si trattava solo, giorno per giorno, ora per
ora, parlare e straparlare di quel fenomeno
e trasformarlo in male assoluto.
E stato sufficiente enunciare tanti sproloqui
evitando di far partecipare qualsiasi persona
che potesse esclamare: Ma che diamine dite!?
Con questo spirito mi son messo a scrivere questo
articolo per il mio giornale, non davvero per
confutare quanto quella trasmissione puo
aver influito su milioni di persone, ma per
mia necessita fisiologica, pur nella convinzione
che anche se questo pezzo potra esser
letto da poche migliaia di lettori, il mio obiettivo
e stato raggiunto.
E veniamo allo schiaffo.
Nella nostra attività quotidiana quante
volte abbiamo incontrato persone che si lamentano
per la corruzione o per lincapacità
di chi ci amministra? Ma al momento che prospettiamo
loro che ci fu un periodo nel quale corrotti
e ladri erano messi in galera e gli incapaci
erano accantonati, con chiaro riferimento al
famigerato Ventennio, il
nostro interlocutore, il più delle volte,
ha un moto di reazione più violento che
se gli prospettassimo Belzebù. Altre
persone rispondono che è cosa passata,
unepoca superata e, in ogni caso, non
più ripetibile. Questi ultimi sono i
più vicini alla realtà, ma non
sanno che quel periodo ci ha lasciato
in eredità il progetto di uno Stato,
di una società più giusta. Il
punto è questo: gli sfascisti
non ci permettono di propagandare questo progetto
in quanto gli sfascisti,
appunto, in questo letamaio ci sguazzano, arricchendosi
di prebende e di miliardi. Per difendere questi
privilegi dipingono gli autori di quel progetto
come esseri del <male assoluto>
(Rocco Bottiglione, Gianfranco Fini e compari)
e, di conseguenza, continuano, potendo gestire
a loro piacimento di ogni organo dinformazione,
a dipingere il Fascismo per quello che non è
stato, obliando quel che, invece, fu.
Ho sempre sostenuto che per avere una speranza
di affermare le nostre idee (Corporativismo
sì, Corporativismo no, Socializzazione
certamente), dobbiamo vincere prima la nostra
battaglia della Storia.
Questa ampia premessa, per denunciare, una volta
ancora, le menzogne e le ben congegnate falsificazioni
della nostra Storia, le une e le altre tese
a demonizzare un periodo per i motivi poco sopra
menzionati. E mi riferisco a due episodi lanciati
via TV, così da continuare ad ingannare
milioni di italiani.
Il primo: anniversario del gangsteristico bombardamento
di Roma. Il commentatore ci ha fatto sapere
che quando Mussolini andò a visitare
i luoghi dellattacco <fu preso a
sassate>. Si deve riconoscere che questi
storici sfascisti hanno una
fantasia hollywoodiana. E vediamo come si svolsero
i fatti secondo le versioni di chi era sul posto.
Scrive Bruno Spampanato, allora direttore de
Il Messaggero (Contromemoriale,
pag. 298): <Il Papa andò a vedere
la Basilica di San Lorenzo semidistrutta. Il
giorno dopo 20 luglio anche Mussolini
si recò nei quartieri colpiti. Il popolo
gli si strinse attorno. Ero lì e non
lo dimentico>. Oppure la testimonianza
di un vero storico, Duilio Susmel (I
dieci mesi terribili, pag. 355): <Tra
la folla dei sinistrati di San Lorenzo, indaffarata
nel recupero delle povere masserizie e invocanti
aiuti, Mussolini fece distribuire tutto il denaro
che avevano Galbiati e i funzionari di scorta,
essendone lui, come sempre, sprovvisto. Nessuno
imprecò, tutti mostrarono di confidare
nel Duce, qualcuno espresse parole di fede.
Vibrante laccoglienza dei militi e degli
avieri addetti ai lavori di sgombro>.
Tutto sembra collimare con i ricordi di Mussolini
stesso, come si evince dalle sue memorie Storia
di un anno, rammentando la sua visita
allUniversità (là dove più
si accanirono i liberatori)
quel 20 luglio 1943: <dovunque accolto
da manifestazioni di simpatia>. Quindi
nessun sasso, salvo che gli autori di questa
ennesima bufola non si riferiscano al fischio
del sasso del ragazzo di Portoria
(per chi non sapesse, dal canto dei Balilla,
di cui ho tanta, ma tanta nostalgia)>.
Il secondo episodio, ricchissimo di menzogne
e di verità artatamente falsate, è
stato partorito in TV, sempre nel canale sopra
indicato e riguarda la trasmissione Il
Maestro e il Dittatore, il Maestro
era Toscanini, e il Dittatore,
neanche a dirlo
.
Elencare le bufole distribuite a piene mani,
come sempre, richiederebbe pagine e pagine di
smentite e correzioni, ma, essendo nellimpossibilità
di poter amministrare tanto spazio, cerco di
condensare. Ovviamente la trasmissione ha fatto
perno sul famoso schiaffo che un imbecille in
camicia nera dette al grande maestro. Specifico
e ripeto, imbecille; daltra parte dimbecilli
di sfascisti ce ne hanno
propinati così tanti che è compatibile
anche lesistenza di un imbecille in camicia
nera.
Per prima cosa si deve ricordare che Arturo
Toscanini era un fascista della prima
ora (come si usava dire), tanto che
si presentò alle elezioni del 1919 candidato
nei Fasci di Combattimento al secondo posto,
immediatamente dietro al nome di Benito Mussolini.
I rapporti fra il Maestro e il Duce furono sempre
improntati alla più schietta stima luno
per laltro. Ecco, ad esempio, un fatto
poco noto: dallestero, dove si era recato
nei primi anni Trenta per dirigere, Toscanini
inviò un telegramma a Mussolini chiedendo
che intervenisse a favore di un amico che rischiava
di essere licenziato dal Corriere.
Il telegramma terminava con queste parole: <(
)
con immutabile devozione e affetto. Toscanini>.
Il Duce rispose: <Rimesso Suo telegramma
con mio parere favorevole. Mi è assai
grato cogliere loccasione per esprimerLe,
caro Maestro e fascista fierissimo della prima
incerta vigilia, tutta la mia cordiale fraterna
ammirazione>.
Superfluo dire che di tutto questo nella ingannevole
trasmissione curata sempre da Vespa e Compagnia,
non si fa menzione, né si ricorda che
il grande Maestro si rifiutò, fascisticamente,
di firmare, nel 1925, dopo il delitto Matteotti,
il Manifesto degli intellettuali antifascisti
ispirato da Benedetto Croce.
Poi entrò in scena, ad interrompere questa
amicizia, limbecillità, come ho
poco sopra ricordato. Il 14 maggio 1931, al
Comunale di Bologna, al Maestro, nel momento
di salire sul podio, fu richiesto di intonare
la Marcia Reale (non Giovinezza
come si sostiene, anche se la cosa non cambia
la gravità del fatto) e vediamo come
si svolsero i fatti. Nella vergognosa gazzarra
che seguì qualcuno
ancora oggi non ben identificato
colpì Toscanini al volto. Attesta il
giornalista Franco Monaco che Toscanini <accettò,
sapendo bene che era ormai consuetudine suonare
allinizio i due inni nazionali, la Marcia
Reale e Giovinezza:
bastava che il direttore desse il segno dattacco
e quello della fine; per il resto lorchestra
provvedeva da sé. Toscanini fece così
per la Marcia Reale, ma non
dette linizio per laltro inno>.
Il pubblico protestò e questo fece intervenire
un dirigente del teatro, ma il Maestro <gesticolando
e gridando mi rifiuto, scese
dal podio e si allontanò>. Questa
<sprezzante omissione di Giovinezza>
fu la causa del riprovevole incidente.
Scrive lo storico Luciano Bergonzini (Lo
schiaffo di Toscanini): <Quando
Leandro Arpinati (Sottosegretario agli Interni,
nda) lo informa da Bologna, Mussolini reagì
con tanta violenza che si sentivano le urla>.
Alla fine Arpinati, anche se non colpevole,
pagò per tutti: poco dopo il famoso schiaffo
fu espulso dal Partito e isolato nella casa
di campagna di Argelato, dove, nel 1945, venne
assassinato dai partigiani.
Poco prima dellinizio del secondo conflitto
mondiale, Toscanini fu libero di trasferirsi
negli Stati Uniti dove, nonostante che questi
fossero in guerra contro lItalia, mai
si rifiutò di dirigere la marcia militare
statunitense The stars and strips for
ever.
Certamente fu un inimitabile Direttore dorchestra,
ma, a mio modo di vedere non un maestro
di vita, e i motivi di questo giudizio
vengono citati da Mussolini in una nota della
Corrispondenza Repubblicana
del 23 aprile 1944, nella quale si legge: <Durante
i quarantacinque giorni badogliani apparve sui
muri del Teatro della Scala, a Milano, la seguente
scritta Torni Toscanini!.
Toscanini non tornò in Italia, né
durante i quarantacinque giorni, né dopo.
Molti che avevano abbandonato lItalia
sono tornati anche per mettersi al servizio
dellinvasore. Toscanini no. Toscanini
serve lo straniero a domicilio; non arrischia
neppure un viaggio per rivedere la Patria liberata.
Giunge ora notizia di un concerto che Toscanini
dirigerà al Carnegie Hall
di Nuova York a beneficio delle spese di guerra
degli Stati Uniti. Con il ricavato del concerto,
si precisa, saranno costruite due navi Liberty
e due fortezze volanti. Per definizione le fortezze
volanti volano, e siamo certi che per lammirevole
attenzione degli Stati Uniti, quelle due fortezze
voleranno nel cielo della Patria di Toscanini
ed eseguiranno efficaci azioni di guerra. Immaginare
quante case ditaliani potranno venir diroccate
da queste fortezze, quanta gente potrà
essere uccisa, quanti occhi potranno lacrimare,
quanto strazio sarà sparso, quanta miseria
prodotta è inutile; non cè
italiano che non conosca lopera macabra
delle fortezze volanti.
Toscanini dirigerà, e dalla sua magica
bacchetta sorgeranno nuovi lutti e rovine per
lItalia; il pubblico di Nuova York applaudirà
e non sapremo quanti applausi andranno alla
musica e quanti ai lutti e alle rovine destinati
allItalia. Toscanini scenderà dal
suo podio e andrà a riposare, dopo la
sublime fatica, e gli allori sui quali si adagerà
la sua illustre canizie, saranno ricchi di unaltra
foglia, questa volta non più verde ma
rossa di innocente sangue italiano. Bravo Toscanini!
Una vita così gloriosa non poteva che
concludersi con una pagina di questo genere
(
)>.
E superfluo aggiungere che di tutto questo
non una parola è stata spesa dagli storici
della TV.