Ci
avete fatto caso?
Quel
terremoto Politicamente
non corretto
Strane dimenticanze
13.04.09
- <Deve esserci un esame
di coscienza senza discriminanti
né colorite politiche
riguardo a chi ha avuto responsabilità.
Bisogna vedere come sia potuto
accadere che non siano state
attivate indispensabili norme,
che erano state tradotte in
legge e chiedersi come non
siano scattati necessari controlli>.
Sono parole del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano,
parole apparentemente condivisibili.
Ma sono parole e i fatti dimostreranno,
una volta ancora che, individuati
i colpevoli di un così
grave danno, cioè coloro
che non hanno attivato
quelle norme che erano
state tradotte in legge,
costoro, con marchingegni
e raggiri riusciranno a farla
franca. Come ultima eventualità
potranno godere di un più
che certo nuovo indulto o
amnistia. Luno e laltra
tanto comuni in questo Paese
dei diritti e della libertà.
Credo di essere una persona
equilibrata, pertanto voglio
riconoscere che nel caso del
funesto terremoto che ha sconquassato
lAbruzzo, gli interventi
sono stati tempestivi ed efficaci.
Ripeto, sono una persona equilibrata,
ma molto scettico sulle capacità
ed onestà della classe
dirigente scaturita dalla
liberazione, di conseguenza
ritengo che gli interventi
sopra indicati non siano altro
che la ripetizione (e questo
sarebbe già cosa apprezzabile)
di quanto si verificò
a seguito di quel terremoto
avvenuto alcuni decenni fa,
terremoto non politicamente
corretto.
Ci avete fatto caso
che i mezzi di informazione
hanno ricordato i principali
sismi che si sono verificati
nel secolo scorso, partendo
proprio da quello che interessò
Messina e Reggio Calabria
nel 1908, la Sicilia 1967,
lIrpinia 1980, lUmbria
1997, ma hanno dimenticato
quello del 1930. Perché?
Provo a rispondere. Prima
di affrontare il tema debbo
parlare di me, ma brevemente,
non vi preoccupate, e poi
siano i lettori a giudicare
sul perché?.
Ho lavorato diversi anni allestero,
ma nel mio pendolare
mi trovai in Italia nel 1980,
proprio nellanno del
terremoto che devastò
lIrpinia. Nelle ore
immediatamente successive
al tragico evento, ascoltavo
le ultime notizie alla radio
e fui colpito da una stranezza:
un contadino del luogo che
stava rispondendo alle domande
di un intervistatore, raccontava
di aver avuto la casa completamente
distrutta e, cosa ancor più
grave, di aver perso una figlia.
Alle insistenti domande del
giornalista, il poveruomo
rispondeva che tutto il paese
era stato raso al suolo, ma
le uniche case che avevano
resistito al sisma erano quelle
costruite a seguito del terremoto
del 1930. A questo punto il
contatto si interruppe, ma
in modo così maldestro
da convincermi che era cosa
voluta.
1930? Un terremoto? Non ne
sapevo niente. Incuriosito
volli indagare e scoprii cose
turche, turchissime.
Prima di addentrarmi ancora
nel discorso, chiedo venia
perché questo argomento
fu da me trattato in altra
occasione e per alcuni lettori
potrei sembrare ripetitivo.
Ecco dunque i fatti, ricordando
che stiamo trattando di un
avvenimento accaduto quasi
ottanta anni fa, quando le
attrezzature tecniche non
erano così sofisticate
come quelle di oggi.
La notte del 23 luglio 1930
uno dei terremoti più
devastanti (6,5° Scala
Richter) che la nostra
storia ricordi (1.500/2.000
morti) colpì vaste
aree della Campania, della
Lucania e del Subappennino
pugliese: allincirca,
cioè, quelle stesse
regioni colpite dal sisma
del novembre 1980 (6°
Scala Richter).
Mussolini, appena conosciuta
la notizia, convocò
il Ministro dei Lavori Pubblici
Araldo Di Crollalanza, certamente
uno dei più prestigiosi
componenti del Governo di
allora e gli affidò
lopera di soccorso e
di ricostruzione.
Araldo Di Crollalanza, in
base alle disposizioni ricevute
e giovandosi del RDL del 9
dicembre 1926 e alle successive
norme tecniche del 13 marzo
1927 (ecco come è nata
la Protezione Civile),
norme che prevedevano la concentrazione
di tutte le competenze operative,
nei casi di catastrofe, nel
Ministero dei Lavori Pubblici,
il Ministro fece effettuare,
nel giro di pochissime ore,
il trasferimento di tutti
gli uffici del Genio Civile,
del personale tecnico, nella
zona sinistrata, così
come era previsto dal piano
di intervento e dalle tabelle
di mobilitazione che venivano
periodicamente aggiornate.
Secondo le disposizioni di
legge, sopra ricordate, nella
stazione di Roma, su un binario
morto, era sempre in sosta
un treno speciale, completo
di materiale di pronto intervento,
munito di apparecchiature
per demolizioni e quantaltro
necessario per provvedere
alle prime esigenze di soccorso
e di assistenza alle popolazioni
sinistrate. Sul treno presero
posto il Ministro, i tecnici
e tutto il personale necessario.
Destinazione: lepicentro
della catastrofe.
Naturalmente, come era uso
in quei tempi, per tutto il
periodo della ricostruzione,
Araldo Di Crollalanza non
si allontanò mai dalla
zona sinistrata, adattandosi
a dormire in una vettura del
treno speciale che si spostava,
con il relativo ufficio tecnico
da una stazione allaltra
per seguire direttamente le
opere di ricostruzione.
Cè la testimonianza
di un giovane di allora, il
signor Liberato Iannantuoni
di Meda (Mi) che ricorda:
<Nella notte del 23
luglio 1930, il terremoto
distrusse alcuni centri della
zona ai limiti della Puglia
con la Lucania e lavellinese,
in particolare Melfi, Anzano
di Puglia, Macedonia. Proprio
tra le macerie di questo borgo,
allindomani del terribile
sisma, molte personalità
del tempo accorsero turbate
da tanta straziante rovina,
fra le quali il Ministro dei
Lavori Pubblici Araldo Di
Crollalanza. Avevo allora
22 anni, unitamente ad altri
giovani fummo comandati allo
sgombero delle macerie. Ecco
perché conobbi da vicino
Crollalanza; si trattenne
un po con noi con la
serena e ferma parola di incitamento
al dovere; restò per
me luomo indimenticabile
per i fatti che seguirono.
Tutto quello che il sisma
distrusse nellestate
1930, lanno nuovo vide
non più macerie, ma
ridenti case coloniche ed
altre magnifiche costruzioni
con servizi adeguati alle
esigenze della gente del luogo.
Moderne strade fiancheggiate
da filari di piante ornamentali;
si seppe anche che i costi
occorrenti furono decisamente
inferiori al previsto (
)>.
Ecco, caro lettore, perché
quel terremoto non
è politicamente corretto.
Ma oltre a quello cui ho appena
accennato: cè
ben altro.
I lavori iniziarono immediatamente.
Dopo aver assicurato gli attendamenti
e la prima opera di assistenza,
si provvide al tempestivo
arrivo sul posto, con treni
che avevano la precedenza
assoluta di laterizi e di
quantaltro necessario
per la ricostruzioni. Furono
incaricate numerose imprese
edili che prontamente conversero
sul posto, con tutta lattrezzatura.
Lavorando su schemi di progetti
standard si poté dare
inizio alla costruzione di
casette a pian terreno di
due o tre stanze (1) anti-sismiche,
particolarmente idonee
a rischio. Contemporaneamente
fu disposta anche la riparazione
di migliaia di abitazioni
ristrutturabili, in modo da
riconsegnarle ai sinistrati
prima dellarrivo dellinverno.
Si evitava in questo modo
che si verificasse quanto
accaduto nel periodo pre-fascista
e quanto accadrà, scandalosamente,
nellItalia post-fascista:
la costruzione di baracche,
così dette provvisorie,
ma che sono, invece, di una
provvisorietà illimitata.
Sembra impossibile (data lItalia
di oggi): a soli tre mesi
dal catastrofico sisma, e
precisamente il 28 ottobre
1930 come a simboleggiare
che con determinati uomini
i miracoli sono possibili
le prime case vennero
consegnate alle popolazioni
della Campania, della Lucania
e delle Puglie. Furono costruite
3.746 case e riparate 5.190
abitazioni.
Ma, caro lettore, che vivi
in questa Italia di piena
libertà, ascolta come
Mussolini salutò il
suo Ministro dei Lavori Pubblici
al termine della sua opera:
<Eccellenza Di Crollalanza,
lo Stato italiano La ringrazia
non per aver ricostruito in
pochi mesi perché era
Suo preciso dovere, ma la
ringrazia per aver fatto risparmiare
allerario 500 mila lire>.
Sì, avete capito bene:
fate un raffronto con quanto
accadde a seguito del terremoto
del 1980.
Ricordo che nel corso di una
trasmissione televisiva, ad
un certo momento un poveruomo
telefonò alla RAI e
disse che dal 1980 viveva
in Irpinia dentro un container
e ancora aspettava la casetta.
Avete ora capito perché
i quaquaraqua considerano
il terremoto del 1930 politicamente
non corretto?
Dato linteresse dellargomento
e per rinnovare la memoria
di quel che fu, riporto
quanto il signor Adolfo Saccà
di Roma scrisse al direttore
de Il Giornale dItalia
il 28 novembre 1988: <Il
terremoto del 1908 ridusse
in fumanti macerie Reggio
Calabria, Messina e le cittadine
di quelle due province. Con
laiuto di mezzo mondo
ben presto furono costruiti
interi baraccamenti per il
ricovero dei superstiti. Ed
in quelle baracche vivemmo
per ben venti lunghissimi
anni! Dal 1908 al 1928. Finché
nel 1928 Mussolini lasciò
la capitale per recarsi in
Sicilia. Il Capo del Governo
poté vedere dai finestrini
della sua carrozza, riportandone
vivissima impressione, il
succedersi ininterrotto di
baracche già vecchie
e stravecchie. Lanno
dopo al loro posto cerano
già in tutti i paesi
terremotati altrettante belle,
decorose palazzine che ancora
oggi testimoniano il sollecito,
deciso intervento di Mussolini
che ci tolse, finalmente!
Dalla miserrima condizione
di baraccati>.
Non so se per questa lettera
il signor Saccà sia
incorso nelle sanzioni previste
dalle leggi Scelba, Reale
o Mancino.
Nella situazione dellattuale
cataclisma abruzzese, sapete
amici lettori cosa mi preoccupa
di più? Quel che ha
detto Berlusconi: egli avrebbe
giurato sulle bare delle povere
vittime che tutto sarebbe
stato ricostruito bene e subito.
Questo giuramento mi ricorda
quello pronunciato dal suo
lacché Gianfranco Fini
che giurò sulle bare
di Romualdi e di Almirante
che sarebbe stato <lartefice
del Fascismo del XXI Secolo>.
Se tanto mi dà tanto
1) Qualcuno sostiene
che le prime strutture anti-sismiche
furono messe in opera negli
anni 60. Menzogna. Le
casette anti-sismiche
costruite nel 1930 furono
progettate ingabbiandole in
strutture portanti in cemento
armato e furono quelle che
resistettero al sisma del
novembre 1980.