MANTENGO
IL MIO IMPEGNO
Verità e menzogne
21.04.09
- <Türk pozdravil
izjavo italijanskega predsednika
glede fojb Predsednik republike
Danilo Türk je danes
ob robu obiska obcine Zagorje
ob Savi pozdravil izjavoitalijanskega
predsednika Giorgia Napoletana
glebe fojb in optantov. Dejal
je, da je Napoletano jasno
povedal, da je faizen
povzrocil hude bolecin e slovenskemu
narodu in slovenski manjini
v italiji v casu vojake
okupacije med drugo sventovno
vojno
>.
Questo stralcio di articolo
è del giornale sloveno
Vecer.
Ecco la traduzione:
<Il
Presidente della repubblica
Danilo Türk, oggi ai
margini della visita del comune
di Zagorje ob Savi ha accolto
con favore la dichiarazione
del Presidente della Repubblica
italiana Giorgio Napolitano
in relazione alle foibe. Napolitano
ha detto chiaramente che il
fascismo ha provocato molto
dolore nel popolo sloveno
e alla minoranza slovena in
Italia durante loccupazione
militare nella Seconda Guerra
Mondiale
>.
****
I lettori più fedeli
e più attenti ricorderanno
che in merito alle dichiarazioni
del Presidente Napolitano
proposi un articolo nel quale
ricordavo una esperienza del
volontario Mario Sorrentino,
combattente nella GNR. Per
coloro che non ricordano,
o non ne sono a conoscenza,
lo ripresenterò al
termine di queste mie note.
Nel mio precedente articolo
dal titolo Verità
di comodo dei soliti noti,
terminai impegnandomi di tornare
sullargomento, perché
cè tanto, ma
tanto da dire.
Ed ora mantengo limpegno.
Lenin disse (asserzione poi
raccolta da Antonio Gramsci):
<La menzogna in bocca
ad un comunista è una
verità rivoluzionaria>.
Tralasciamo la stupidità
dellassunto; osserviamo
però, che quanto detto
dal Presidente Napolitano
è nuovo fango gettato
sul popolo italiano: perché
in quel periodo tutto il popolo
italiano era fascista, né
faceva eccezione lattuale
Presidente Napolitano in quanto
iscritto ai GUF (Gruppi Universitari
Fascisti); poi passò
negli alti ranghi del comunismo
di Togliatti. Ma questo è
un altro discorso.
Ed ora vediamo quanto
dolore il fascismo ha provocato
nel popolo sloveno.
Prima di iniziare sarà
bene ricordare, per coloro
che non lo sanno, cosè
una foiba.
E una cavità del terreno
a forma di imbuto, tipica
delle regioni carsiche dellIstria
e di alcune aree del Friuli.
Sul finire della guerra, dal
1943 sino al 1947, gli slavi
gettavano, in queste cavità,
soprattutto italiani, uomini,
donne e bambini, in moltissimi
casi ancora vivi, di qualsiasi
colore politico. Questa criminale
operazione avvenne anche con
laiuto di partigiani
comunisti italiani. Nel dopoguerra
il delitto per foiba fu accantonato
dallItalia nata dalla
Resistenza sino ad alcuni
anni fa. Quando lopinione
pubblica cominciò ad
interessarsi dellargomento,
ovviamente i comunisti si
trovarono in imbarazzo e dovettero
inventare qualcosa per giustificare
quegli orrendi misfatti. Quale
migliore occasione per scaricare
sui fascisti le colpe di quel
che avvenne e, ripeto, grazie
anche ai discepoli del comunismo
staliniano?
*****
Che i seguaci di Lenin affondino
le loro radici nelle verità
rivoluzionarie del
giacobino sovietico Lenin
e dei suoi seguaci e che sparino
menzogne contro chi non dispone
di alcuna arma per confutarle,
è una realtà.
Ecco, quindi, che la gramsciana
verità rivoluzionaria
rimane tale nella sua stupidità;
perché se il comunismo
è morto (ma sarà
poi così?), i comunisti
sono vivi e attivi.
Per dimostrare quanto siano
lontane dalla verità
le affermazioni del Presidente
Napolitano, è necessario
fare un breve, anche se incompleto,
excursus storico.
Da secoli nellex Jugoslavia
convivevano 14 etnie e numerose
minoranze, ognuna delle quali,
da sempre scossa da quattro
contrastanti religioni. Ogni
etnia e minoranza, costantemente
in conflitto con le altre,
ha generato bagni di sangue
che hanno caratterizzato la
storia di quellarea
balcanica. Lo stesso è
avvenuto anche durante loccupazione
della Jugoslavia da parte
dellAsse dal 1941 al
1945 (e oltre).
Nora Beloff (Storia
Illustrata, n°
350) dopo aver attestato che
la lotta partigiana di Tito
<fu soprattutto una
feroce guerra civile per il
potere>, aggiunge:
<Molto pochi erano gli
jugoslavi che simpatizzavano
per lAsse; la maggioranza
si sentiva vicina agli Alleati,
ma era anche anticomunista,
sicché i partigiani
furono impegnati principalmente
a combattere non le forze
dellAsse ma i loro stessi
compatrioti>. Questo
è tanto vero che nel
maggio 1941 Tito ordinò
una serie di azioni non contro
le forze italo-tedesche, ma
contro i cetnici e i croati
ùstascia. E, ancora
una volta ad un massacro ne
fece seguito un altro. Fu,
come ha scritto Nora Beloff,
<una guerra civile di
tutti contro tutti e non
come comunemente si
crede la feroce
risposta delloccupante
alla altrettanto feroce resistenza
delloccupato>.
Se alla fine del conflitto
le popolazioni di quelle terre
lamentarono la perdita di
oltre 2.200.000 persone, cioè
circa un ottavo del popolo,
ciò si deve non alla
persecuzione degli occupanti,
ma alle feroci lotte tribali.
<Se
gli ùstascia e i cetnici
perpetravano le uccisioni
di massa accecati dallodio,
i comunisti uccidevano a sangue
freddo, in modo calcolato,
tutti coloro che potevano
rappresentare un ostacolo
sulla via del comunismo>.
Altri, invece, i bosniaci
del Primo corpo partigiano,
con una direttiva emessa nel
1943, autorizzavano i massacri
delle popolazioni civili delle
altre etnie, ammonendo: <Spesso
la confisca dei beni non è
una punizione sufficiente
per le regioni fedeli ai cetnici.
Vi sono casi in cui è
necessario incendiare interi
villaggi e distruggere la
popolazione>. Continua
larticolista: <Tutti,
gli ùstascia, i cetnici,
i serbi, i croati e i musulmani,
presero ad uccidersi gli uni
con gli altri, e quando si
adoperava il coltello non
cè differenza
fra una croce, una mezzaluna,
una coccarda tricolore, una
lettera U o una rossa: il
dolore è uguale>.
Come dimostrerò in
un mio prossimo volume, le
truppe italiane (sì,
signor Presidente, anche e
soprattutto quelle in Camicia
nera) furono impegnate principalmente
a interporsi fra le varie
etnie intente a massacrarsi
fra loro: come accadde a Livno
dove furono uccisi 112 cittadini,
a Glivna 650. A Knin vennero
impiccati tutti i quarantasette
rabbini e gli ebrei superstiti
della zona vennero posti in
salvo, su ordine di Mussolini,
che li fece trasferire in
Calabria. Gli abitanti dei
villaggi chiedevano la protezione
delle nostre truppe. A Knin
e dintorni i cittadini presentarono
una petizione, corredata da
100 mila firme, con la quale
chiedevano lannessione
della loro cittadina allItalia
e la cittadinanza italiana.
Molti giovani si arruolarono
nel Regio Esercito e la maggior
parte di loro, circa un migliaio,
dopo l8 settembre 1943,
per difendere le loro genti,
continuarono la lotta antipartigiana
nelle file della RSI.
E bene sapere che, a
seguito dellattività
partigiana in danno delle
nostre truppe, si ebbero numerosi
casi di uccisioni di nostri
militari. Le Convenzioni Internazionali
di guerra, allora vigenti,
ci concedevano la rivalsa
della rappresaglia. Questa
fu solo raramente messa in
atto, ma su sollecitazioni
del nostro Comando Militare
e in base ad un bando di Mussolini,
fu istituito un Tribunale
Speciale militare che esaminò
i casi di 1.866 denunziati
(quasi tutti passibili, per
le citate Convenzioni, di
essere passati immediatamente
per le armi): 941 per detenzione
di armi semplici o connesse
a omicidi e rapine; 538 per
insurrezione armata, attentati
o terrorismo; 387 per banda
armata o assistenza a banda
armata. Ebbene, 719 furono
prosciolti; 270 assolti in
giudizio; 159 condannati con
la condizionale e 518 a pene
detentive. Le sentenze capitali
furono 58, ma soltanto 47
eseguite.
Il 7 giugno 1941 Mussolini
nominò Giuseppe Bastianini
Governatore della Dalmazia
con lordine di <tenere
la mano ferma, ma non dura>.
Ma Bastianini dovette fare
i conti con i partigiani,
il terrorismo e gli ùstascia.
E ora vediamo i danni
arrecati dal fascismo anche
in quelle terre.
Da un articolo di Antonio
Pitamitz (Storia
Illustrata, n°
346) riporto un primo rapporto
di Bastianini che chiarisce
quali fossero i rapporti iniziali
con la popolazione locale.
Bastianini scrive: <Le
iscrizioni alla Gil (per
i lettori che non lo sapessero,
la Gil era lorganizzazione
fascista della gioventù)
procedevano in modo soddisfacente,
e non erano obbligatorie>.
Il Governatore aggiunge: <Noi
inculchiamo in loro quello
che millenni di civiltà
hanno dato alla nostra cultura;
se essi volessero rinunciarvi,
noi non li terremo a viva
forza né a scuola né
a casa, apriremo ben larghe
le porte delle nostre frontiere
per lasciare uscire chi non
vuole essere o non si sente
degno di tale privilegio>.
Pitamitz scrive che ad avvicinare
di più la popolazione
croata agli italiani contribuì,
per tragico paradosso, la
lotta armata e terroristica
dei comunisti, con la quale,
secondo la logica del terrorismo,
forse si voleva fare il vuoto
intorno a loro.
Bastianini decise di affrontare
il problema cercando di unire
gli interessi dei dalmati-croati
a quelli dellItalia
con unopera
di civiltà.
Volle farlo attraverso una
azione di pace e
di penetrazione pacifica verso
coloro che gli italiani consideravano,
a torto o a ragione, fratelli.
Invito il Presidente Napolitano
a contestare quanto scrisse
in Oltre la disfatta
Carlo Bozzi, che fu Segretario
generale del Governatore della
Dalmazia: <A questo
fine, in quella regione furono
dispiegati mezzi notevoli>.
E passo alla documentazione.
Tra il 1941 e il 1943, mentre
in Italia la situazione alimentare
era più che seria (chi
scrive queste note, anche
se bambino, lo ricorda bene:
si viveva con una razione
di 100/150 grammi di pane
al giorno), decine di migliaia
di quintali di generi alimentari
vennero inviati a quelle popolazioni
anchesse stremate dalla
fame. Nel territorio sotto
controllo delle nostre truppe
mancava unorganizzazione
sanitaria statale, come quella
esistente in Italia, e le
scuole quasi non cerano.
Perciò nelle tre province
furono istituite 27 condotte
mediche, che vennero affidate
a ufficiali medici combattenti.
Per lassistenza alle
future madri vennero dallItalia
numerose ostetriche, volontarie
o comandate.
Furono organizzati un autotreno
e una motobarca sanitari per
raggiungere i centri più
piccoli e periferici e le
isole. Nel bilancio dei primi
dieci mesi di Governatorato,
contenuto nel rapporto dellaprile
1942 il testo era bilingue
italiano e croato Bastianini
ha ricordato che in un mese
gli specialisti dellautotreno
avevano compiuto 4.862 visite,
e quelli della motobarca 2.405.
Ma i danni compiuti
dal fascismo non
si fermano a questi dati.
AllOpera Nazionale
Combattenti era
stata affidata, ricorda ancora
Bastianini, la bonifica di
76.000 ettari dei territori
di Laurana e Bocagnazzo-Nona
(in croato: Bokahjac-Nin),
ed erano stati distribuiti
1.200 ettari a 1.050 contadini.
I danni
continuarono con lavvio
di una riforma agraria che,
alla data del rapporto, registrava
22.000 domande di contadini
per accedere ai benefici di
legge previsti. Particolarmente
notevole in quei dieci mesi
era stato lo sforzo compiuto
dal Governatore nel settore
della scuola. Vennero impiegati
531 maestri italiani e 550
croati. Oltre a ciò,
per sfatare laltra verità
rivoluzionaria circa
litalianizzazione forzata,
si deve ricordare che nel
1941, 52 giovani italiani
e 211 croati erano andati
a studiare nelle università
italiane, usufruendo di borse
di studio. A tante atrocità
commesse dai fascisti italiani
come rispondevano i civilissimi
comunisti? Lo scrive Pitamitz:
<Non si può dimenticare
che chi lo faceva (il
contadino che usufruiva dei
vantaggi della riforma agraria
o il giovane che andava a
studiare in Italia, nda) si
esponeva al rischio di essere
accusato, dagli slavi più
estremisti o dai comunisti,
di tradimento,
di essersi venduto
agli italiani, ai fascisti.
Il 24 settembre 1941, a Spalato
lo slavo Zvonimiro Petraello,
simpatizzante per lItalia
fu pugnalato a morte>.
Da qualche tempo si è
cominciato a parlare delle
foibe,
una ignominia tutta rossa,
come ignominia è cercare
giustificazioni. E quella
ricordata dal Presidente Napolitano
è una giustificazione
tendente ad ammorbidire la
responsabilità dellassassinio
di 20-30.000 italiani di quelle
terre. Dal dopoguerra, come
ho sopra scritto, per decenni,
se ne era persa la memoria,
poi nel teatrino della politica
italiana si è affacciato
quello spettro che, se non
riportato nella bara, avrebbe
potuto dar fastidio a coloro
che detengono il potere di
questo sventurato Paese. Gli
esecutori materiali di quei
misfatti erano comunisti slavi
e comunisti italiani, era
quindi necessario trovare
una nuova verità
rivoluzionaria.
E non si tardò molto
a trovarla. Daltra parte
non è questa una Repubblica
antifascista? Non è
forse vero che i fascisti
non hanno accesso né
a emittenti radio o televisive,
né a un editore importante
o a giornali di ampia diffusione?
In altre parole, essi non
dispongono di alcun mezzo
per contestare le accuse che
da oltre settantanni
quotidianamente vengono su
loro scaricate. Se tutto ciò
è vero, il gioco è
fatto: le foibe?
colpa dei fascisti che durante
lultimo conflitto misero
in atto dissennate rappresaglie,
ingiustificate fucilazioni
di inermi cittadini, incendi,
ecc. ecc..
Per onorare la memoria di
tanti poveri martiri, tornerò
sullargomento.
Mario
Sorrentino, combattente in
Russia, dopo l8 settembre
1943 non ebbe alcuna esitazione:
si arruolò nelle file
della Repubblica Sociale Italiana.
Dalle pagine del suo Diario
riporto alcuni brani nella
certezza che Lui stesso li
avrebbe fatti conoscere volentieri
al Presidente Napolitano:
<(
)
La notte passò lenta
e allalba uscimmo tra
i binari in attesa del nostro
treno che si stava formando.
Qualche cosa di strano colpì
la nostra attenzione fino
ad assorbirla completamente.
La sera prima un lungo convoglio
di vagoni merci era stato
portato sulla linea. Tutte
le carrozze erano chiuse,
sigillate. Un rumore oscuro
partiva da esse, tale che
noi credemmo si trattasse
di trasporti di bestiame.
Uscendo insonnoliti, al mattini
vedemmo il treno ancora lì,
e incuriositi ci avvicinammo.
Era scortato da ùstascia,
quei terribili soldati croati
eredi di tutta la crudele
anima balcanica. Le finestrelle
in alto erano sbarrate, e
graticciate di fil di ferro.
Erano una trentina di vagoni,
gremiti di serbi deportati
dai croati.
Quelli che potevano se ne
stavano arrampicati alle sbarre
delle finestrelle e leccavano
su di esse lumidita
della notte. Si tenevano sù
a forza di braccia e la loro
gola lasciava vedere i tendini
tesi che sembravano spezzarsi
da un momento allaltro.
I loro occhi esprimevano lo
spasimo.
Dallinterno giungeva
sino a noi, nel fetore opprimente
della promiscuità,
leco selvaggio della
sofferenza e della miseria.
Accenti lamentosi di bimbi,
grida isteriche di donne,
voci rauche di uomini resi
folli dalla paura e dal tormento.
Inferno dantesco lasciato
indovinare dalle pareti dei
vagoni, sorde e mute.
Cavalli
8, uomini 40. In
tutte le lingue del mondo,
su tutti i vagoni merce. E
su quelli, centinaia di infelici
a brancicare nello sterco
e nel buio. Lodore della
carne ammassata e sudante
faceva torcer la testa e stimolava
i conati del vomito.
Ho visto una volta un autocarro
di pecore traversare, puzzando,
una via della mia città.
Erano ingabbiate e in ordine
e avevano il loro strame,
compiansi quelle bestie. E
quelli erano uomini. Di quellumana
specie di cui, da secoli,
si proclama la dignità
e la libertà. Ed altri
uomini li avevano rinchiusi
lì dentro. Gli uni
si chiamavano serbi, gli altri
croati, e nessuno più
uomo.
Lo sgomento e lo sdegno erano
nei nostri cuori. Avevamo
ventanni e andavamo
a combattere perché
fosse resa giustizia al popolo
italiano. Stavamo attoniti
dinanzi al vagone.
Qualcuno di quei disgraziati
ci scorse, lesse nei nostri
occhi, riconobbe la nostra
uniforme e la pietà
che non aveva dai fratelli,
la chiese a noi, ai nemici.
Una voce lamentosa, disse
in un rantolo: Bono
taliano, VODE.
Gli italiani hanno dipinta
sul volto la loro bontà
o dabbennaggine. Tutto il
mondo, quando non ci opprime
o deruba, quando ha bisogno
di noi, dice: Bono,
taliano.
Quella voce aveva un accento
di bestia. Quella parola acqua
incendiò il vagone,
e subito, lungo tutto il convoglio,
fu un solo tremendo coro,
una allucinante richiesta:
Vodè
vodè, Acqua,
acqua.
Non bevevano, in luglio, da
tre giorni.
Fui colto da una sete irresistibile,
che mi arse la lingua, mi
fece secca la pelle e mi annebbiò
lo sguardo.
Bono
taliano, vodè,
vodè.
E questi boni,
stupidi italiani, che son
sempre tali con gli altri
e mai con sé stessi,
questi boni taliani
che eravamo noi sedici, venimmo
alle mani con la scorta, la
sopraffacemmo e demmo a quei
Cristi sulla Croce, quasi
tutti ebrei, non aceto, ma
acqua.
Lavorammo come invasati unora
e più. Li vedemmo bere
e bere. Vedemmo i figli strappare
lacqua da sotto la bocca
dei padri, vedemmo una mamma
che serbava un pò dacqua
nel portasapone per il suo
bambino. Demmo acqua e poi
acqua, coi secchi e con le
boracce. Loro si attaccavano
al collo avidi, ed era più
la perduta che la bevuta.
Continuammo finché
fu necessario, portando acqua,
bestemmiando la nostra pietà
e la crudeltà degli
ùstascia, finché
tutti ebbero bevuto, finché
vedemmo i loro occhi, a poco
a poco, farsi chiari, tornare
umani, le loro facce distendersi.
Qualcuno vomitava e vomitava
acqua.
Mentre il nostro treno si
avvicinava, uno di noi, il
romano Donati, che più
degli altri aveva lavorato
e imprecato, prese, prima
di allontanarsi, la sua razione
di viveri a secco e la getttò
su di un vagone. Tutti facemmo
così, e rimanemmo digiuni,
mentre sui vagoni si contendevano,
a morsi e pugni, le nostre
gallette.
Povero Donati, chi Ti ammazzò,
un anno dopo, se non gli stessi,
o i figli o i fratelli degli
stessi, cui tu avevi dato
la tua galletta?
Ti uccisero
Porco
taliano>.