Fra
il Diavolo, Platone e Komeini
01.05.09
- Quando una città
retta da democrazia si ubriaca,
con laiuto di cattivi
coppieri, di libertà
confondendola con la licenza,
salvo a darne poi colpa ai
capi accusandoli di essere
loro i responsabili degli
abusi e costringendoli a comprarsi
limpunità con
dosi sempre più massicce
dindulgenza verso ogni
sorta dillegalità
e di soperchieria; quando
questa città si copre
di fango accettando di farsi
serva di uomini di fango per
poter continuare a vivere
e ad ingrassare nel fango;
quando il padre si abbassa
al livello del figlio e si
mette, bamboleggiando, a copiarlo
perché ha paura del
figlio, quando il figlio si
mette alla pari del padre
e, lungi dal rispettarlo,
impara a disprezzarlo per
la sua avidità; quando
il cittadino accetta che,
da dovunque venga, chiunque
gli capiti in casa possa acquistarsi
gli stessi diritti di chi
lha costruita e cè
nato; quando i capi tollerano
tutto questo per guadagnare
voti e consensi in nome di
una libertà che divora
e corrompe ogni regola ed
ordine; cè da
meravigliarsi che larbitrio
si estenda a tutto e che dappertutto
nasca lanarchia e penetri
nelle dimore private?
In un ambiente siffatto, in
cui il maestro teme ed adula
gli scolari e gli scolari
non tengono in alcun conto
i maestri; in cui tutto si
mescola e confonde; in cui
chi comanda finge, per comandare
sempre di più, di mettersi
al servizio di chi è
comandato e ne lusinga, per
sfruttarne tutti i vizi; in
cui la demagogia delluguaglianza
rende impraticabile qualsiasi
selezione, ed anzi costringe
tutti a misurare il passo
sulle gambe di chi le ha più
corte; in un ambiente siffatto,
diciamo, pensate voi che il
cittadino accorrerebbe in
armi a difendere la libertà,
quella libertà, dal
pericolo dellautoritarismo?
Ecco, secondo noi, come nascono
e donde nascono le tirannidi.
Esse hanno due madri. Una
è loligarchia
quando degenera, per le sue
lotte interne, in satrapia.
Laltra è la democrazia
quando, per sete di libertà
e per linettitudine
dei suoi capi, precipita nella
corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa
da coloro cui fa colpa di
averla condotta a tanto disastro
e si prepara a rinnegarla
prima con sarcasmi, poi con
la violenza, che della tirannide
è pronuba e levatrice.
Così muore la democrazia:
per abuso di se stessa. E
prima che nel sangue, nel
ridicolo.
Queste sono parole, scritte
e pronunciate oltre 2.400
anni fa, da uno dei più
grandi filosofi dellumanità:
il greco Platone.
Chiediamo perdono al grande
filosofo se, parafrasiamo
il suo pensiero e lo facciamo
nostro per riportarlo, quasi
per intero, ai tempi nostri:
quando ai giovani presentiamo
un maramaldo e lo indichiamo
come eroe e si condanna leroe
tacciandolo per maramaldo;
quando al giovane poniamo
come meta assoluta il raggiungimento,
con qualsiasi mezzo, della
ricchezza; quando si deridono
i doveri e si pretendono tutti
i diritti; quando ad un giovane
esaltiamo le capacità
di guadagno di una prostituta,
deridendo, di contro, il lavoro
onesto; quando si confonde
la solidarietà con
la furbizia o limbecillità;
quando gli stessi governanti
si vantano delle loro omosessualità
e la trasformano in virtù;
quando si permette di deridere
il sacrificio di Cristo e
dei martiri, avocando ciò
come diritto alla libertà;
si festeggiala sconfitta della
propria Patria e di ciò
si rende grazie al nemico;
quando noi europei rinunciamo
alla nostra millenaria civiltà
per accettare il rozzo e spaccone
e immorale american style
of living; quando si confonde
il tradito con il traditore;
quando si esaltano gli scempi
compiuti sui cadaveri; quando
tutto questo (e tanto altro
ancora) si verifica, allora
dobbiamo essere pronti ad
accettare, anzi propugnare
qualsiasi soluzione.
Chi legge queste note certamente
ricorderà lallegoria
proposta da Platone, quella
dello schiavo incatenato in
un a caverna con il volto
rivolto perennemente verso
il fondo. Egli vedrà
riflesse le ombre del mondo
esterno contro la parete,
e per lui, che solo quelle
ombre può vedere, soltanto
quelle sono il mondo esterno,
il mondo reale.
Se riportiamo questa allegoria
al tempo di oggi, non possiamo
non osservare che per i giovani,
che sono perennemente incatenati
non in una caverna, ma di
fronte ad un apparecchio televisivo,
per loro, parimenti al povero
schiavo, quello che osservano
e ascoltano è il mondo
reale. Sicché da anni,
il concetto di estetica, di
valore, di virtù, di
doveri, come noi li conoscevamo,
tutto questo si è capovolto,
è naufragato. E i giovani
conoscono e si riconoscono
nella violenza (Rambo
insegna), corruzione, droga,
godimento sfrenato, la virtù
dellomosessualità,
la civiltà del
dollaro, lambizione
dei bambini di una certa area
della penisola di divenire
capi mafiosi; e tanto,
ma tanto altro ancora. Daltra
parte queste sono le ombre
che vengono propinate alla
nostra gioventù, non
più verso una parete
di una grotta, ma dallo schermo
della televisione. Ma leffetto
è lo stesso. Ecco,
allora, spiegato i perché
e i come è possibile
dei fatti di Novi Ligure,
quelli di Pietro Maso, o quello
dei fidanzatini Doretta
Graneris e Guido Badini e
di tanti altri simili.
E noi dovremmo rimpiangere
il crollo di un simile sistema?
Leuropeo che ha accettato
di far entrare nelle proprie
case lamerican style
of living, origine di
tutte le nefandezze sopra
denunciate, dovrebbe ricordare
lammonimento del santone
iraniano, Komeini che, poco
prima di morire ammonì:
<La residenza di
Satana è a New York>.
Aveva tutti i torti?