Una
voce dal cielo
Dedicato
agli infami autori
del tradimento di Fiuggi del
gennaio 1995
31.05.09
- Sì, è una
voce che viene dal cielo,
è la voce di quel
giusto, è la voce
del male assoluto che,
ancora una volta si rivolge
al suo popolo. Molti conosceranno
quanto sto per riproporre
e riguarda lintervista
rilasciata da Benito Mussolini,
poco meno di una settimana
dal suo assassinio, al giornalista
Gian Giacomo Cabella de Il
Popolo di Alessandria.
Sarò costretto, per
ovvi motivi ad estrapolare
solo alcune parti della lunga
intervista, anche se le parti
mancanti non sono davvero
meno doverose da essere ricordate.
Iniziamo dal punto dove Cabella
scrive e ricorda:
Allora mi feci animo: <Duce,
permettete che vi rivolga
qualche domanda?>.
Mussolini si alzò.
Mi venne vicino. Guardandomi
negli occhi, con un accento
e unespressione che
non dimenticherò mai,
mi chiese dimprovviso:
<Intervista o testamento?>.
A quella domanda inaspettata
io rimasi esterrefatto. Non
seppi cosa rispondere. Non
sfuggì la mia emozione
a Mussolini, che cercò
di dissipare la mia confusione
con un sorriso bonario. <Sedetevi
qui. Ecco una penna e della
carta. Sono disposto a rispondere
alle domande che mi farete.
(
). Alla domanda di
Gian Gacomo Cabella di quali
ordini o disposizioni doveva
attendersi dal Duce, questi
a sua volta domandò:
<Voi cosa fareste?>.
Debbo aver accennato un gesto
istintivo di sorpresa, Mussolini
mi toccò il braccio,
e sorrise di nuovo: <Non
vi stupite. Faccio questa
domanda a tutti. Desidero
sentire il vostro parere>.
<Duce, non sarebbe bello
formare un quadrato attorno
a voi e al gagliardetto dei
Fasci e aspettare, con le
armi in pugno i nemici? Siamo
in tanti, fedeli, armati
>.
<Certo,
sarebbe la fine più
desiderabile
ma non è
possibile fare sempre ciò
che si vuole. Ho in corso
delle trattative. Il Cardinale
Shuster fa da intermediario.
Non sarà versata una
goccia di sangue (
).
Un trapasso di poter. Per
il governo, il passaggio fino
in Valtellina, dove Onori
sta preparando gli alloggiamenti.
Andremo anche noi in montagna
per un po di tempo>.
Osai interromperlo: <Vi
fidate, Duce, del Cardinale?>.
Mussolini alzò gli
occhi e fece un gesto con
le mani. <E viscido.
Ma non posso dubitare di un
Ministro di Dio. E la
sola strada che posso prendere.
Per me è, comunque
finita. Non ho più
il diritto di esigere sacrifici
dagli italiani>.
<Ma
noi vogliamo seguire la vostra
sorte
>.
<Dovete
ubbidire. La vita dellItalia
non termina in questa settimana
o in questo mese. LItalia
si risolleverà, è
questione di anni, di decenni,
forse. Ma risorgerà,
e sarà di nuovo grande
come lavevo voluta io>.
Dopo una brevissima pausa
continuò: <Allora
sarete ancora utili per il
Paese. Trasmetterete ai figli
e ai nipoti la verità
della nostra idea. Quella
verità che è
stata falsata, svisata, camuffata
da troppi cattivi, da troppi
malvagi, da troppi venduti
e anche da qualche piccola
aliquota di illusi> (
).
Il Duce continuò: <Dicono
che ho errato, che dovevo
conoscere meglio gli uomini,
che ho perduto la testa, che
non dovevo dichiarare la guerra
alla Francia e allInghilterra.
Dicono che mi sarei dovuto
ritirare nel 1938. Dicono
che non dovevo fare questo
e che non dovevo fare quello.
Oggi è facile profetizzare
il passato. Ho una documentazione
che la storia dovrà
compulsare per decidere. Voglio
solo dire che, a fine maggio
e ai primi di giugno del 1940
se critiche venivano fatte
erano per gridare allo scandalo
di una neutralità definita
ridicola, impolitica, sorprendente.
La Germania aveva vinto. Noi
non solo avremmo avuto alcun
compenso; ma saremmo stati,
certamente, in un periodo
di tempo più o meno
lontano, invasi e schiacciati.
E cosa fa Mussolini? Quello
si è rammollito. Unoccasione
doro così non
si sarebbe più presentata.
Così dicevano tutti
e specialmente coloro che
adesso gridano che si doveva
rimanere neutrali e che solo
la mia megalomania e la mia
libidine di potere, e la mia
debolezza nei confronti di
Hitler aveva portato alla
guerra. Ma non si poteva rimanere
neutrali se volevamo mantenere
quella posizione di parità
con la Germania che fino allora
avevamo avuto. I patti con
Hitler erano chiarissimi.
Ho avuto ed ho per lui la
massima stima. Bisogna distinguere
fra Hitler e alcuni suoi uomini
più in vista>.
A queste considerazioni Mussolini
ne aggiunse varie altre. Questa
ad esempio:
<Ho
parlato sempre on il Führer
della sistemazione dellEuropa
e dellAfrica. Non abbiamo
mai avuto divergenze di idee.
Già allepoca
delle trattative per lo sgombero
dellAlto Adige, controprova
indiscutibile delle sue oneste
e solidali intenzioni, il
Führer dimostrò
buon volere e comprensione>.
La sistemazione dellEuropa
avrebbe dovuto attuarsi in
questo modo:
<LEuropa
divisa in due grandi zone
di influenza: nord e nord-est
influenza germanica, sud e
sud-est e sud-ovest influenza
italiana. Cento e più
anni di lavoro per la sistemazione
di questo piano gigantesco.
Comunque, cento anni di pace
e di benessere. Non dovevo
forse vedere con speranza
e con amore una soluzione
di questo genere e di questa
portata? (
). Una forza
di trecento milioni d europei,
di veri europei, perché
mi rifiuto di definire gli
agglomerati balcanici e quelli
di certe zone della Russia
anche nelle stesse vicinanze
della Vistola; una forza materiale
e spirituale da manovrare
verso leventuale nemico
di Asia e di America. Solo
la vittoria dellAsse
ci avrebbe dato diritto di
pretendere la nostra parte
dei beni del mondo, di quei
beni, che sono in mano a pochi
ingordi e che sono la causa
di tutti i mali, di tutte
le sofferenze e di tutte le
guerre. La vittoria delle
Potenze cosiddette alleate
non darà al mondo che
una pace effimera e illusoria.
Per questo voi, miei fedeli,
dovete sopravvivere e mantenere
nel cuore a fede. Il Mondo,
me scomparso, avrà
bisogno ancora dellIdea
che è stata e sarà
la più audace, la più
originale e la più
mediterranea ed europea delle
idee (
). Siamo stati
i soli ad opporci ai primi
conati espansionistici della
Germania. Mandai le divisioni
al Brennero; ma nessun gabinetto
europeo mi appoggiò,
Impedire alla Germania di
rompere lequilibrio
continentale ma nello stesso
tempo provvedere alla revisione
dei trattati; arrivare ad
un aggiustamento generale
delle frontiere in modo da
soddisfare la Germania nei
punti giusti delle sue rivendicazioni,
e cominciare a restituirle
le colonie; ecco quello che
avrebbe impedito la guerra.
Una caldaia non scoppia se
si fa funzionare a tempo una
valvola. Mussolini voleva
la pace e questo gli fu impedito>.
Dopo qualche istante di silenzio
ardii chiedergli: <Avete
detto che leventuale
vittoria dei nostri nemici
non potrà dare una
pace duratura. Essi nella
loro propaganda affermano
>.
<Indubbiamente
abilissima propaganda, la
loro. Sono riusciti a convincere
tutti. Io stesso a volte
>
(
). <Ho concluso
che ho sopravvalutato lintelligenza
delle masse. Nei dialoghi
che tante volte ho avuto con
le moltitudini, avevo la convinzione
che le grida che seguivano
le mie domande fossero segno
di coscienza, di comprensione,
di evoluzione. Invece era
isterismo collettivo
ma il colmo è che i
nostri nemici hanno ottenuto
che i proletari, i bisognosi
di tutto si schierassero anima
e corpo dalla parte dei plutocrati,
degli affamatori del grande
capitalismo (
). La vittoria
degli alleati riporterà
indietro la linea del fronte
delle rivendicazioni sociali.
La Russia? Il capitalismo
di stato russo (credo superfluo
insistere sulla parola bolscevismo)
è la forma più
spinta e meno socialista di
un ibrido capitalismo, che
si può solamente sostenere
in Russia, appoggiato allignoranza,
al fatalismo e alle storie
di cosacchi, che hanno lasciato
lo knut per il mitra (
).
Sarà un giovane. Io
non sarò più.
Lasciate passare questi anni
di bufera. Un giovane sorgerà.
Un puro. Un capo che dovrà
immancabilmente agitare le
idee del fascismo. Collaborazione
e non lotta di classe; Carta
del Lavoro e socialismo; la
proprietà sacra fino
a che non diventi un insulto
alla miseria; cura e protezione
dei lavoratori, specialmente
dei vecchi e degli invalidi;
cura e protezione della madre
e dellinfanzia ...>
(
). E continuò:
<Assistenza fraterna ai
bisognosi; moralità
in tutti i campi; lotta contro
l' ingnoranza e contro il
servilismo verso i potenti;
potenziamento, se si sarà
ancora in tempo, dellautarchia,
unica nostra speranza fino
al giorno utopico della suddivisione
fra tutti i popoli delle materie
prime che Iddio ha dato al
mondo; esaltazione dello spirito
di orgoglio di essere italiano;
educazione in profondità
e non purtroppo, in superficie
come è avvenuto per
colpa degli avvenimenti e
non per deficienza ideologica.
Verrà il giovane puro
che troverà i nostri
postulati del 1919 e i Punti
di Verona del 1943; freschi
e audaci idee. Idee che troppi
interessati non hanno voluto
che comprendesse e apprezzasse
e che ha creduto fossero state
fatte contro di lui, contro
i suoi interessi morali e
materiali (
). Venti
anni di Fascismo e settanta
di indipendenza non sono bastati
per dare allanima di
ogni italiano quella forza
occorrente per superare la
crisi e per comprendere il
vero. Le eccezioni, magnifiche
e numerosissime non contano.
Questa crisi cominciata nel
1939, non è stata superata
dal popolo italiano. Risorgerà,
ma la convalescenza sarà
lunga e triste e guai alle
ricadute. Io sono come il
grande clinico che non ha
saputo fare la cura (
).
Molti medici si affollano
per la successione. Molti
di questi sono già
conosciuti per inetti; altri
non hanno che improntitudine
o gola di guadagno. Il nuovo
dottore deve ancora apparire.
E quando sorgerà, dovrà
riprendere le ricette mie.
Dovrà solo saperle
applicare meglio. Un accusatore
dellAmmiraglio Persano,
al quale fu chiesto che colpa,
secondo lui, aveva lAmmiraglio:
quella di aver perduto
rispose. Così io. Ho
qui delle tali prove di aver
cercato con tutte le me forze
di impedire la guerra che
mi permettono i essere perfettamente
tranquillo e sereno sul giudizio
dei posteri e sulle conclusioni
della Storia>.
Nel dire ho qui tali
prove, indicò
una grande borsa di cuoio.
Mi sembra, delle tre, fosse
quella di pelle gialla. Poi
toccò una cassetta
di legno.
<Non
so se Churchill è,
come me, tranquillo e sereno>
riprende Mussolini <ricordatevi
bene: abbiamo spaventato il
mondo dei grandi affaristi
e dei grandi speculatori.
Essi non hanno voluto che
ci fosse data la possibilità
di vivere. Se le vicende di
questa guerra fossero state
favorevoli allasse,
io avrei proposto al Führer,
a vittoria ottenuta, la socializzazione
mondiale>.
Mussolini sorrise lievemente
quando parlò della
sua serenità e tranquillità.
Il sorriso si mutò
in una smorfia di disprezzo
allorché parlò
degli affaristi e degli speculatori.
<La socializzazione mondiale,
e cioè: frontiere esclusivamente
a carattere storico; abolizione
di ogni dogana; libero commercio
tra paesi e paesi, regolato
da una convenzione mondiale;
moneta unica e, conseguentemente,
loro di tutto il mondo
di proprietà comune
e così tutte le materie
prime, suddivise secondo i
bisogni dei diversi paesi;
abolizione reale e radicale
di ogni armamento. Colonie:
quelle evolute e rette a stati
indipendenti; le altre, suddivise
fra quei paesi più
adatti per densità
di popolazioni o per altre
ragioni, a colonizzare e a
civilizzare, libertà
di pensiero e di parola e
di scritto. Sì, purché
regolata e moderata da limiti
giusti, chiaramente stabiliti.
Senza di che, si avrebbe anarchia
e licenza. E ricordatevi,
sopra tutto la morale deve
avere i suoi diritti. Ogni
religione liberissima di propagandarsi:
siamo stati i primi, i soli
a ridare lustro e decoro e
libertà e autorità
alla Chiesa cattolica. Assistiamo
a questo straordinario spettacolo:
la stessa Chiesa alleata ai
suoi più acerrimi nemici.
La Chiesa preferisce degli
avversari deboli a degli amici
forti (
). Con la caduta
del fascismo, la Chiesa cattolica
si ritroverebbe di fronte
a nemici di ogni genere, vecchi
e nuovi nemici. E avrebbe
cooperato ad abbattere il
suo vero, sincero difensore
(
). Se la vittoria avesse
arriso a noi, questo programma
avrei offerto al mondo e ancora
una volta, sarebbe stata Roma
a dare luce allUmanità
(
). Mi dissero che non
avrei dovuto accettare, dopo
larmistizio di Badoglio
e la mia liberazione, il posto
di Capo di Stato e del governo
della Repubblica Sociale.
Avrei dovuto ritirarmi in
Svizzera, o in uno Stato del
Sud America. Avevo avuto la
lezione del 25 luglio. Non
bastava forse? Era libidine
di potere, la mia? Ora chiedo,
avrei davvero dovuto estraniarmi?
Ero fisicamente ammalato.
Potevo chiedere, per lo meno,
un periodo di riposo. Avrei
visto lo svolgersi degli avvenimenti.
Ma cosa sarebbe successo?
I tedeschi erano nostri alleati.
Lalleanza era stata
firmata e mille volte si era
giurata reciproca fedeltà,
nella buona e nella cattiva
sorte. I tedeschi, qualunque
errore possano aver commesso
erano, lotto settembre,
in pieno diritto di sentirsi
e calcolarsi traditi. I traditori
del 1914 erano gli stessi
del 1943. Avevano il diritto
di comportarsi da padroni
assoluti. Avrebbero senzaltro
nominato un loro governo militare
doccupazione. Cosa sarebbe
successo? Terra bruciata.
Carestia, deportazioni in
massa, sequestri, moneta di
occupazione, lavori obbligatori.
La nostra industria, i nostri
valori artistici, industriali,
privati, tutto sarebbe stato
bottino di guerra. Ho riflettuto
molto. Ho deciso ubbidendo
allamore che ho per
questa divina adorabile terra.
Ho avuto precisissima la convinzione
di firmare la mia sentenza
di morte. Dovevo salvare il
più possibile vite
ed averi, dovevo cercare ancora
una volta di fare del bene
al popolo dItalia. E
la moneta di occupazione.
I marchi di guerra, che già
erano stati messi in circolazione,
sono stati per mia volontà
ritirati. Ho gridato. Oggi
saremmo con miliardi di carta
buona per bruciare>.
<Invece
nel Sud, i governanti legali,
hanno accettato le monete
di occupazione. La nostra
lira nel regno del Sud non
ha praticamente più
valore. La più tremenda
delle inflazioni delizia quelle
regioni così dette
liberate. Quando arrivammo
nel Nord, in questo Nord che
la Repubblica Sociale ha governato
malgrado bombardamenti, interruzioni
di strade, azioni di partigiani
e di ribelli, malgrado la
mancanza di generi alimentari
e di combustibili, in questo
Nord dove il pane costa ancora
quanto costava diciotto mesi
fa e dove si mangia nelle
Mense del Popolo anche a otto
lire, quando arriveranno a
liberare il Nord, porteranno,
con altri mali, la inflazione.
Il pane salirà a cento
lire il chilo e tutto sarà
in proporzione (
)>.
<Tutto
questo ho fatto. Ho impedito
che i macchinari venissero
trasportati in Baviera. Ho
cercato di far tornare migliaia
di soldati deportati, di lavoratori
rastrellati (
). Dalla
Germania sono tornati oltre
quattrocento mila soldati
ed ufficiali prigionieri,
o perché hanno optato
per noi, o per mio personale
interessamento secondo i casi
più dolorosi. Ho impedito
molte fucilazioni anche quando
erano giuste. Ho cercato con
tre decreti di amnistia e
di perdono di procrastinare
il più possibile le
azioni repressive che i Comandi
germanici esigevano per avere
le spalle dei combattenti
protette e sicure. Ho distribuito
a povera gente, senza informarmi
delle idee dei singoli, molti
milioni. Ho cercato di salvare
il salvabile. Fino ad oggi
lordine è stato
mantenuto: ordine nel lavoro,
ordine nei trasporti, nelle
città (
). Dovevo
di fronte ad una situazione
che vedevo tragicamente precisa,
disertare il mio posto di
responsabilità? Leggete:
sono i giornali del Sud. Mussolini
prigioniero dei tedeschi.
Mussolini impazzito. Mussolini
ammalato. Mussolini con la
sua favorita. Mussolini con
la paralisi progressiva. Mussolini
fuggito in Brasile. Invece
sono qui, al mio posto di
lavoro, dove mi troveranno
i vincitori. Lavorerò
anche in Valtellina. Cercherò
che il mondo sappia la verità
assoluta e non smentibile
di come si sono svolti gli
avvenimenti di questi cinque
anni. La verità è
una>.
A questo punto Cabella esclamò:
<Ma noi vi siamo stati
e vi saremo sempre fedeli>.
Al che Mussolini disse con
accento triste: <Quanti
giuramenti! Quante parole
di fedeltà e di dedizione!
Oggi solo vedo chi era veramente
fedele, chi era veramente
fascista! Siete voialtri,
sempre gli stessi fedeli delle
ore belle e delle ore gravi.
Facile era osannare nel 1938!
Ho una tale documentazione
di persone che non sapevano
più che fare per piacermi.
E al primo apparire della
tempesta, prima si sono ritirati
prudentemente per osservare
lo svolgersi degli avvenimenti.
Poi si sono messi dalla parte
avversaria. Che tristezza.
Ma che conforto, finalmente,
poter vedere che vi sono i
puri, i veri, i sinceri. Tradire
lidea
tradire
me
Ma tradire la Patria
(
).
<Solo
la nostra vittoria avrebbe
dato al mondo la pace con
la giustizia. Mi hanno tanto
rinfacciato la forma tirannica
di disciplina che imponevo
agli italiani. Come la rimpiangeranno.
E dovrà tornare se
gli italiani vorranno essere
ancora un Popolo e non un
agglomerato di schiavi. E
gli italiani la vorranno.
La esigeranno. Cacceranno
a furor di popolo i falsi
pastori, i piccoli malvagi
uomini asserviti agli interessi
dello straniero. Porteranno
fiori alle tombe dei martiri,
alle tombe dei caduti per
unidea che sarà
la luce e la speranza del
mondo. Diranno, allora, senza
piaggeria, e senza falsità:
Mussolini aveva ragione>.
Tre giorni dopo Cabella tornò
da Mussolini per fargli vedere
il dattiloscritto. Alla fine
disse: <Va bene. Ci rivedremo
forse in questi giorni. Qualunque
cosa accada, non fate vedere
ad alcuni questo scritto.
Se dovesse accadere il crollo,
per tre anni tenetelo nascosto.
Poi fate voi, secondo le vicende
e secondo il vostro criterio.
Ora andate>.
Così Cabella conclude
il suo lavoro: <Salutai
senza poter dire una parola.
Mi sorrise e fece un gesto
di arrivederci. Uscii dalla
Prefettura con lanimo
in tumulto. Non dovevo, più
rivederlo.
Milano, 22 aprile 1945>.
Fra le altre
cose, una risulta ben chiara:
il truce tiranno continuava
ad illudersi sulle qualità
del suo popolo.