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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Filippo Giannini

Signor Sindaco, … e allora?

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Isaia)

30.08.09 - Questa lettera-articolo è indirizzato al Sindaco di Predappio, Signor Giorgio Frassineti del Partito Democratico (Democratico?). Il lettore più attento e paziente comprenderà il motivo di questa mia nuova iniziativa, per gli alti riassumerò i motivi. Alcune settimane fa inviai al periodico “Il Popolo d’Italia” un articolo dal titolo “Il nostro Cinquecento Diece e Cinque”, con il quale chiedevo al Signor Frassineti, che si era lamentato per alcune manifestazioni un po’ troppo folcroristiche dei nostalgici del Duce, di promuovere un processo a Benito Mussolini. Dato che nell’articolo avevo riportato le testimonianze e i giudizi, su quell’uomo, di Silvio Bertoldi e di Francesco Malgari, giudizi decisamente negativi e, dall’altra parte i pareri della Signora Maria Vezzi, di Pio XII e di Paul Gentizon, tutti giudizi più che positivi, di conseguenza avevo scritto: <Allora, chi era Mussolini? Quello che lascia intravvedere il Sindaco di Predappio, oppure quello invocato dalla Signora Maria Vezzi? Quello dipinto da Guido Gerosa e da Francesco Malgari, o quello commemorato da Paul Gentizon e da Pio XII? C’è un solo modo per stabilirlo (e qui mi rivolgo principalmente al Sindaco di Predappio): un processo! Sì, un processo; si faccia ora quel processo che non è stato mai fatto. Basta con le chiacchiere, basta con le “sentenze senza appello”>. E continuavo e consigliavo: <Sia il Sindaco di Predappio, il Signor Giorgio Frassineti ad organizzare il processo nella piazza principale del paese dove nacque Benito Mussolini. Si appresti un Collegio d’accusa e un Collegio di difesa e si nomini un giudice. I due Collegi dovranno disporre di tecnici (storici) che illustrino i cinquant’anni di storia italiana. Gli italiani – e non solo gli italiani, come abbiamo potuto constatare nei nostri contatti – saranno gli spettatori>. “E allora?” qualche lettore mi potrebbe chiedere: “C’è stata una qualsiasi risposta?”. No! Nulla di nulla. Ma la cosa non mi meraviglia più di tanto, perché questa iniziativa fu dal sottoscritto già proposta anni fa. Nel 2005 feci pubblicare un articolo, dal titolo “Una Sfida”, nel quale iniziavo con queste parole: <Leggo che nel libro di Bruno Vespa “Vincitori e Vinti” (e prego l’Autore di indicare chi sarebbero i Vincitori e chi i Vinti), Massimo D’Alema avrebbe detto che sarebbe stato più giusto processare Benito Mussolini, anche perché il processo “avrebbe consentito di ricostruire un pezzo della storia d’Italia”. Ovviamente i nipotini di Stalin sono insorti, in testa a tutti Fassino, ma, più di lui Cossutta, il quale epigone della genia bolscevica, a certi atti di civiltà è ben avvezzo, avrebbe accompagnato il suo pensiero con la solita stantia , stereotipa sentenza: “Mussolini è stato processato (come, dove e quando? Nda) dalla storia>. E ancora una volta osservavo a simile idiozia: <Dato che la storia non processa nessuno e che tanto meno può emettere sentenze, condanne, e dato che alcuni milioni di italiani ancora oggi (è un vero miracolo) non condividono l’asserto di Cossutta e compagni, allora, a nome di quanti vogliono sapere se Mussolini era un bieco tiranno o un uomo giusto, lancio la Sfida: “Anche se a distanza di sessant’anni dall’”epopea di Piazzale Loreto”, si faccia questo processo: così, una volta per tutte, si potrà stabilire “Chi era Mussolini” e quali e quanti “danni” furono procurati dal fascismo”>. E concludevo: <sarei facile profeta se osservassi che questa provocazione non verrà presa in considerazione, perché – e questo è ben noto – Mussolini lo si volle morto in quanto da accusato sarebbe diventato accusatore, e questo, ancora oggi, farebbe tremare le mura degli alti colli e, giù giù, sino a passare per le Botteghe Oscure (o nei pressi) e ancora più in basso>. Assicurai che questa Sfida sarebbe stata inviata, via e-mail, a tutti i giornali possibili, alle emittenti televisive e ancora più su.

Questa Repubblica è nata dal sangue di decine di migliaia di innocenti e poggia su decine di migliaia di atti di ingiustizia. Una prova semplice ce la fornisce il già citato Massimo D’Alema, con la sua frase sopra citata, e cioè che sarebbe stato più giusto processare Mussolini prima di ucciderlo. E’ una asserzione che avrebbe fatto insorgere Cesare Beccaria. Questi condannava il comportamento delittuoso e vendicativo della società. Beccaria stesso si meraviglierebbe di come sia possibile che un esponente di primo piano di questa società, come lo è Massimo D’Alema, non insorga lui stesso a pretendere quanto il sottoscritto propone: un sereno giudizio, anche se post-mortem di un assassinato.

In un successivo articolo, “Processo a Mussolini”, scrivevo: <(…). Dalle risposte ricevute in merito al precedente articolo, l’incentivo di andare avanti su questa proposta, risulta che l’interesse di molti italiani – e non solo italiani – è vivo; e non si tratta di persone schierate su questo o su quel versante politico. L’onestà e lo scrupolo morale stimolino, dunque, la Giustizia a prendere posizione e a fare quel che sarebbe stato giusto fare alcuni decenni fa: una operazione che doveva essere posta in atto soprattutto da parte dei discendenti del dittatore. Evidentemente era un intervento ritenuto politicamente non corretto>.

Successivamente, in un nuovo articolo “Imputato Mussolini Benito, si alzi”, scrivevo fra l’altro: <Il titolo di questo pezzo: Imputato Mussolini Benito, si alzi, vuole lanciare un messaggio: “NOI siamo pronti a rivedere ogni nostra opinione. Volutamente usiamo questo sostantivo anziché “convincimento”, perché quest’ultimo termine si avvicina troppo a “dogma”, vocabolo che respingiamo perché male si adatta a quanti amano la VERITA’. Siamo pronti ad accettare ogni Verità che modifichi quella che sino ad oggi abbiamo considerato come nostro valore. Ma tutto deve essere fatto secondo una versione strettamente scientifica della Storia, così da qualificare, finalmente, i “danni” prodotti dal fascismo (…)>. In merito a quest’ultima proposta un lettore de Il Popolo d’Italia, ex magistrato fra l’altro ha scritto: <A parte alcuni problemi che, a ben vedere, potrebbero essere superati, io ne pongo uno di natura soprattutto morale e personale. Mi rifiuto, cioè, di collocare Benito Mussolini sul banco degli imputati, sia pure in modo irreale e per finzione scenica, essendo egli stato, nella tragedia epocale che travolse il mondo e anche lui, un personaggio che si può senz’altro definire martire dell’ingiustizia e della perfidia umana>. Risposi al lettore che <porre Mussolini sul banco degli imputati non significa considerarlo colpevole di alcunché, tutt’altro. Può invece servire per dimostrare che corrisponde a verità quanto hanno sostenuto alcuni eminenti studiosi, e cioè che Mussolini lo si voleva morto. Perché, se portato sul banco degli imputati, da accusato poteva diventare accusatore>.

E allora, Signor Sindaco di Predappio e Signori accusatori, chiedo un atto di onestà. Qualora fosse necessario, siamo “Noi” a suggerire gli atti d’accusa:

1) le violenze perpetrate dagli squadristi nell’immediato primo dopoguerra;
2) delitti commessi a danno di antifascisti, su mandato di Mussolini;
3) instaurazione della dittatura;
4) guerra di aggressione all’Etiopia;
5) interferenza militare nella guerra civile spagnola;
6) leggi razziali;
7) alleanza con il nazionalsocialismo;
8) dichiarazione di guerra alle democrazie;
9) costituzione della Repubblica di Salò (così la chiamate, vero?);
10) causa, conseguenze e drammi della guerra civile.

Come vede, Signor Sindaco, ce n’è a volontà per condannare, in partenza, l’imputato. Inoltre l’accusa può avere l’assistenza, non davvero da scartare, dei vari Augias con la sua trasmissione Enigma e La storia siamo noi (trasmissione veramente comica se non riguardasse avvenimenti di alta drammaticità), e tutta Rai/3. E concludo, in merito a quest’ultimo richiamo, che i vari Augias e storici che si cimentano sul piccolo schermo a raccontare favole, che di storico hanno meno di nulla, ebbene, questi personaggi sono lautamente pagati anche con il contributo del sottoscritto. Ed è, quindi, il sottoscritto che chiede giustizia anche per se stesso.