Signor
Sindaco,
e allora?
Guai
a coloro che chiamano bene il male e male il
bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce
in tenebre (Isaia)
30.08.09
- Questa lettera-articolo è indirizzato
al Sindaco di Predappio, Signor Giorgio Frassineti
del Partito Democratico (Democratico?).
Il lettore più attento e paziente comprenderà
il motivo di questa mia nuova iniziativa, per
gli alti riassumerò i motivi. Alcune
settimane fa inviai al periodico Il
Popolo dItalia un articolo dal
titolo Il nostro Cinquecento Diece
e Cinque, con il quale chiedevo al
Signor Frassineti, che si era lamentato per
alcune manifestazioni un po troppo
folcroristiche dei nostalgici del Duce,
di promuovere un processo a Benito Mussolini.
Dato che nellarticolo avevo riportato
le testimonianze e i giudizi, su quelluomo,
di Silvio Bertoldi e di Francesco Malgari, giudizi
decisamente negativi e, dallaltra parte
i pareri della Signora Maria Vezzi, di Pio XII
e di Paul Gentizon, tutti giudizi più
che positivi, di conseguenza avevo scritto:
<Allora, chi era Mussolini? Quello che
lascia intravvedere il Sindaco di Predappio,
oppure quello invocato dalla Signora Maria Vezzi?
Quello dipinto da Guido Gerosa e da Francesco
Malgari, o quello commemorato da Paul Gentizon
e da Pio XII? Cè un solo modo per
stabilirlo (e qui mi rivolgo principalmente
al Sindaco di Predappio): un processo! Sì,
un processo; si faccia ora quel processo che
non è stato mai fatto. Basta con le chiacchiere,
basta con le sentenze senza appello>.
E continuavo e consigliavo: <Sia il Sindaco
di Predappio, il Signor Giorgio Frassineti ad
organizzare il processo nella piazza principale
del paese dove nacque Benito Mussolini. Si appresti
un Collegio daccusa e un Collegio di difesa
e si nomini un giudice. I due Collegi dovranno
disporre di tecnici (storici) che illustrino
i cinquantanni di storia italiana. Gli
italiani e non solo gli italiani, come
abbiamo potuto constatare nei nostri contatti
saranno gli spettatori>. E
allora? qualche lettore mi potrebbe
chiedere: Cè stata una
qualsiasi risposta?. No! Nulla di
nulla. Ma la cosa non mi meraviglia più
di tanto, perché questa iniziativa fu
dal sottoscritto già proposta anni fa.
Nel 2005 feci pubblicare un articolo, dal titolo
Una Sfida, nel quale iniziavo
con queste parole: <Leggo che nel libro
di Bruno Vespa Vincitori e Vinti
(e prego lAutore di indicare chi sarebbero
i Vincitori e chi i Vinti), Massimo DAlema
avrebbe detto che sarebbe stato più giusto
processare Benito Mussolini, anche perché
il processo avrebbe consentito di ricostruire
un pezzo della storia dItalia.
Ovviamente i nipotini di Stalin sono
insorti, in testa a tutti Fassino, ma, più
di lui Cossutta, il quale epigone della genia
bolscevica, a certi atti di civiltà è
ben avvezzo, avrebbe accompagnato il suo pensiero
con la solita stantia , stereotipa sentenza:
Mussolini è stato processato
(come, dove e quando? Nda)
dalla storia>. E ancora una volta
osservavo a simile idiozia: <Dato che
la storia non processa nessuno e che tanto meno
può emettere sentenze, condanne, e dato
che alcuni milioni di italiani ancora oggi (è
un vero miracolo) non condividono lasserto
di Cossutta e compagni, allora, a nome di quanti
vogliono sapere se Mussolini era un bieco tiranno
o un uomo giusto, lancio la Sfida:
Anche se a distanza di sessantanni
dallepopea di Piazzale Loreto,
si faccia questo processo: così, una
volta per tutte, si potrà stabilire Chi
era Mussolini e quali e quanti danni
furono procurati dal fascismo>.
E concludevo: <sarei facile profeta se
osservassi che questa provocazione non
verrà presa in considerazione, perché
e questo è ben noto Mussolini
lo si volle morto in quanto da accusato sarebbe
diventato accusatore, e questo, ancora oggi,
farebbe tremare le mura degli alti colli
e, giù giù, sino a passare per
le Botteghe Oscure (o nei pressi) e ancora
più in basso>. Assicurai che questa
Sfida sarebbe stata inviata, via e-mail,
a tutti i giornali possibili, alle emittenti
televisive e ancora più su.
Questa Repubblica è nata dal sangue di
decine di migliaia di innocenti e poggia su
decine di migliaia di atti di ingiustizia. Una
prova semplice ce la fornisce il già
citato Massimo DAlema, con la sua frase
sopra citata, e cioè che sarebbe stato
più giusto processare Mussolini prima
di ucciderlo. E una asserzione che avrebbe
fatto insorgere Cesare Beccaria. Questi condannava
il comportamento delittuoso e vendicativo della
società. Beccaria stesso si meraviglierebbe
di come sia possibile che un esponente di primo
piano di questa società, come lo è
Massimo DAlema, non insorga lui stesso
a pretendere quanto il sottoscritto propone:
un sereno giudizio, anche se post-mortem
di un assassinato.
In un successivo articolo, Processo
a Mussolini, scrivevo: <(
).
Dalle risposte ricevute in merito al precedente
articolo, lincentivo di andare avanti
su questa proposta, risulta che linteresse
di molti italiani e non solo italiani
è vivo; e non si tratta di persone
schierate su questo o su quel versante politico.
Lonestà e lo scrupolo morale stimolino,
dunque, la Giustizia a prendere posizione e
a fare quel che sarebbe stato giusto fare alcuni
decenni fa: una operazione che doveva essere
posta in atto soprattutto da parte dei discendenti
del dittatore. Evidentemente era un intervento
ritenuto politicamente non corretto>.
Successivamente, in un nuovo articolo Imputato
Mussolini Benito, si alzi, scrivevo
fra laltro: <Il titolo di questo
pezzo: Imputato Mussolini Benito, si alzi,
vuole lanciare un messaggio: NOI siamo
pronti a rivedere ogni nostra opinione. Volutamente
usiamo questo sostantivo anziché convincimento,
perché questultimo termine si avvicina
troppo a dogma, vocabolo che respingiamo
perché male si adatta a quanti amano
la VERITA. Siamo pronti ad accettare ogni
Verità che modifichi quella che sino
ad oggi abbiamo considerato come nostro valore.
Ma tutto deve essere fatto secondo una versione
strettamente scientifica della Storia, così
da qualificare, finalmente, i danni
prodotti dal fascismo (
)>.
In merito a questultima proposta un lettore
de Il Popolo dItalia, ex magistrato
fra laltro ha scritto: <A parte
alcuni problemi che, a ben vedere, potrebbero
essere superati, io ne pongo uno di natura soprattutto
morale e personale. Mi rifiuto, cioè,
di collocare Benito Mussolini sul banco degli
imputati, sia pure in modo irreale e per finzione
scenica, essendo egli stato, nella tragedia
epocale che travolse il mondo e anche lui, un
personaggio che si può senzaltro
definire martire dellingiustizia e della
perfidia umana>. Risposi al lettore che
<porre Mussolini sul banco degli imputati
non significa considerarlo colpevole di
alcunché, tuttaltro. Può
invece servire per dimostrare che corrisponde
a verità quanto hanno sostenuto alcuni
eminenti studiosi, e cioè che Mussolini
lo si voleva morto. Perché, se portato
sul banco degli imputati, da accusato
poteva diventare accusatore>.
E allora, Signor Sindaco di Predappio e Signori
accusatori, chiedo un atto di onestà.
Qualora fosse necessario, siamo Noi
a suggerire gli atti daccusa:
1) le violenze perpetrate dagli squadristi nellimmediato
primo dopoguerra;
2) delitti commessi a danno di antifascisti,
su mandato di Mussolini;
3) instaurazione della dittatura;
4) guerra di aggressione allEtiopia;
5) interferenza militare nella guerra civile
spagnola;
6) leggi razziali;
7) alleanza con il nazionalsocialismo;
8) dichiarazione di guerra alle democrazie;
9) costituzione della Repubblica di Salò
(così la chiamate, vero?);
10) causa, conseguenze e drammi della guerra
civile.
Come vede, Signor Sindaco, ce nè
a volontà per condannare, in partenza,
limputato. Inoltre laccusa
può avere lassistenza, non davvero
da scartare, dei vari Augias con la sua trasmissione
Enigma e La storia siamo noi (trasmissione
veramente comica se non riguardasse avvenimenti
di alta drammaticità), e tutta Rai/3.
E concludo, in merito a questultimo richiamo,
che i vari Augias e storici che si cimentano
sul piccolo schermo a raccontare favole,
che di storico hanno meno di nulla, ebbene,
questi personaggi sono lautamente pagati anche
con il contributo del sottoscritto. Ed è,
quindi, il sottoscritto che chiede giustizia
anche per se stesso.