VISTA
LA SVISTA?
E
no, Signor Bertolaso, cosi' non va!
19.09.09
- Dallinviato a LAquila Miska Ruggeri:
<A LAquila, come chiunque ha potuto
constatare attraverso giornali e televisioni,
è venuto giù quasi tutto. Villette
di periferia costruite da una manciata di anni
in (teorico) cemento armato, palazzi del Settecento,
chiese del Trecento (
). Cè
una sola vistosa eccezione: le opere dell
architettura fascista.
SOLIDITA CERTIFICATA
Basta una breve passeggiata nel martoriato
centro storico della città per trovare
tanti esempi. Ne scegliamo qualcuno quasi per
caso (
)>. Per motivi di spazio
riteniamo impossibile indicare tutti gli esempi
riportati dallautore del pezzo; in ogni
modo sono tutti casi di edifici, piscine, circoli
edificati negli anni Trenta, cioè in
piena epoca del male assoluto.
***
Il capo e coordinatore della Protezione Civile,
signor Brantolaso, ha detto che mai in passato
si è stato così tempestivi, come
attualmente in Abruzzo, nellintervenire
in casi di catastrofi naturali. Parole pronunciate
al Tg1 alle 20 del 6 settembre 2009. Ha aggiunto:
<Non credo che in passato siano possibili
paragoni al mondo>.
Prima suggerisco al Signor Guido Bertolaso di
andare a ripassare la storia e poi lo porto
proprio in un altro mondo, perché tale
fu: gli anni del Ventennio.
Credo di essere una persona equilibrata, pertanto
voglio riconoscere che nel caso del funesto
terremoto che ha sconquassato lAbruzzo,
gli interventi sono stati, questa volta, tempestivi
ed efficaci.
Ripeto, sono una persona equilibrata, ma molto
scettico sulle capacità ed onestà
della classe dirigente scaturita dalla liberazione,
di conseguenza ritengo che gli interventi sopra
indicati non siano altro che la ripetizione
(e questo sarebbe già cosa apprezzabile)
di quanto si verificò a seguito di
quel terremoto avvenuto alcuni decenni fa,
terremoto non politicamente corretto.
E per impartire al Signor Bertolaso una piccola
lezione di storia, mi avvalgo di un mio articolo
di qualche tempo fa.
Ci avete fatto caso che i mezzi di informazione
hanno ricordato i principali sismi che si sono
verificati nel secolo scorso, partendo proprio
da quello che interessò Messina e Reggio
Calabria nel 1908, la Sicilia 1967, lIrpinia
1980, lUmbria 1997, ma hanno dimenticato
quello del 1930. Perché?
Provo a rispondere. Prima di affrontare il tema
debbo parlare di me, ma brevemente, non vi preoccupate,
e poi siano i lettori a giudicare sul perché?.
Ho lavorato diversi anni allestero, ma
nel mio pendolare mi trovai in Italia
nel 1980, proprio nellanno del terremoto
che devastò lIrpinia. Nelle ore
immediatamente successive al tragico evento,
ascoltavo le ultime notizie alla radio e fui
colpito da una stranezza: un contadino
del luogo che stava rispondendo alle domande
di un intervistatore, raccontava di aver avuto
la casa completamente distrutta e, cosa ancor
più grave, di aver perso una figlia.
Alle insistenti domande del giornalista, il
poveruomo rispondeva che tutto il paese
era stato raso al suolo, ma le uniche case che
avevano resistito al sisma erano quelle costruite
a seguito del terremoto del 1930. A questo punto
il contatto si interruppe, ma in modo così
maldestro da convincermi che era cosa voluta.
1930? Un terremoto? Non ne sapevo niente. Incuriosito
volli indagare e scoprii cose turche, turchissime.
Prima di addentrarmi ancora nel discorso, chiedo
venia perché questo argomento fu da me
trattato in altra occasione e per alcuni lettori
potrei sembrare ripetitivo.
Ecco dunque i fatti, ricordando che stiamo trattando
di un avvenimento accaduto quasi ottanta anni
fa, quando le attrezzature tecniche non erano
così sofisticate come quelle di oggi.
La notte del 23 luglio 1930 uno dei terremoti
più devastanti (6,5° Scala Richter)
che la nostra storia ricordi (1.500/2.000 morti)
colpì vaste aree della Campania, della
Lucania e del Subappennino pugliese: allincirca,
cioè, quelle stesse regioni colpite dal
sisma del novembre 1980 (6° Scala Richter).
Mussolini, appena conosciuta la notizia, convocò
il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza,
certamente uno dei più prestigiosi componenti
del Governo di allora (e di tutti i tempi dallUnità
ad oggi) e gli affidò lopera di
soccorso e di ricostruzione.
Araldo Di Crollalanza, in base alle disposizioni
ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre
1926 e alle successive norme tecniche del 13
marzo 1927 (ecco come è nata la Protezione
Civile), norme che prevedevano la concentrazione
di tutte le competenze operative, nei casi di
catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici,
il Ministro fece effettuare, nel giro di pochissime
ore, il trasferimento di tutti gli uffici del
Genio Civile, del personale tecnico, nella zona
sinistrata, così come era previsto dal
piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione
che venivano periodicamente aggiornate.
Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate,
nella stazione di Roma, su un binario morto,
era sempre in sosta un treno speciale, completo
di materiale di pronto intervento, munito di
apparecchiature per demolizioni e quantaltro
necessario per provvedere alle prime esigenze
di soccorso e di assistenza alle popolazioni
sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro,
i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione:
lepicentro della catastrofe.
Naturalmente, come era uso in quei tempi,
per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo
Di Crollalanza non si allontanò mai dalla
zona sinistrata, adattandosi a dormire in una
vettura del treno speciale che si spostava,
con il relativo ufficio tecnico da una stazione
allaltra per seguire direttamente le opere
di ricostruzione.
Cè la testimonianza di un giovane
di allora, il signor Liberato Iannantuoni di
Meda (Mi) che ricorda: <Nella notte del
23 luglio 1930, il terremoto distrusse alcuni
centri della zona ai limiti della Puglia con
la Lucania e lavellinese, in particolare
Melfi, Anzano di Puglia, Macedonia. Proprio
tra le macerie di questo borgo, allindomani
del terribile sisma, molte personalità
del tempo accorsero turbate da tanta straziante
rovina, fra le quali il Ministro dei Lavori
Pubblici Araldo Di Crollalanza. Avevo allora
22 anni, unitamente ad altri giovani fummo comandati
allo sgombero delle macerie. Ecco perché
conobbi da vicino Crollalanza; si trattenne
un po con noi con la serena e ferma parola
di incitamento al dovere; restò per me
luomo indimenticabile per i fatti che
seguirono. Tutto quello che il sisma distrusse
nellestate 1930, lanno nuovo vide
non più macerie, ma ridenti case coloniche
ed altre magnifiche costruzioni con servizi
adeguati alle esigenze della gente del luogo.
Moderne strade fiancheggiate da filari di piante
ornamentali; si seppe anche che costi occorrenti
furono decisamente inferiori al previsto (
)>.
Ecco, caro lettore, perché quel terremoto
non è politicamente corretto.
Ma oltre a quello cui ho appena accennato: cè
ben altro.
I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver
assicurato gli attendamenti e la prima opera
di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo
sul posto, con treni che avevano la precedenza
assoluta di laterizi e di quantaltro necessario
per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose
imprese edili che prontamente conversero sul
posto, con tutta lattrezzatura. Lavorando
su schemi di progetti standard si poté
dare inizio alla costruzione di casette a pian
terreno di due o tre stanze (1) anti-sismiche,
particolarmente idonee a rischio. Contemporaneamente
fu disposta anche la riparazione di migliaia
di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle
ai sinistrati prima dellarrivo dellinverno.
Si evitava in questo modo che si verificasse
quanto accaduto nel periodo pre-fascista e quanto
accadrà, scandalosamente, nellItalia
post-fascista: la costruzione di baracche, così
dette provvisorie, ma che sono, invece,
di una provvisorietà illimitata.
Sembra impossibile (data lItalia di oggi):
a soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente
il 28 ottobre 1930 come a simboleggiare
che con determinati uomini i miracoli sono
possibili le prime case vennero consegnate
alle popolazioni della Campania, della Lucania
e delle Puglie. Furono costruite 3.746 case
e riparate 5.190 abitazioni. Caro Signor Bertolaso,
ha preso nota?
Ma, caro lettore, che vivi in questa Italia
di piena libertà, ascolta come Mussolini
salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici
al termine della sua opera: <Eccellenza
Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia
non per aver ricostruito in pochi mesi perché
era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per
aver fatto risparmiare allerario 500 mila
lire>.
Sì, avete capito bene: fate un raffronto
con quanto accadde a seguito del terremoto del
1980.
Ricordo che nel corso di una trasmissione televisiva,
ad un certo momento un poveruomo telefonò
alla RAI e disse che dal 1980 viveva in Irpinia
dentro un container e ancora aspettava la casetta.
Avete ora capito perché i quaquaraqua
considerano il terremoto del 1930 politicamente
non corretto?
Dato linteresse dellargomento e
per rinnovare la memoria di quel che fu,
riporto quanto il signor Adolfo Saccà
di Roma scrisse al direttore de Il
Giornale dItalia il 28 novembre
1988: <Il terremoto del 1908 ridusse in
fumanti macerie Reggio Calabria, Messina e le
cittadine di quelle due province. Con laiuto
di mezzo mondo ben presto furono costruiti interi
baraccamenti per il ricovero dei superstiti.
Ed in quelle baracche vivemmo per ben venti
lunghissimi anni! Dal 1908 al 1928. Finché
nel 1928 Mussolini lasciò la capitale
per recarsi in Sicilia. Il Capo del Governo
poté vedere dai finestrini della sua
carrozza, riportandone vivissima impressione,
il succedersi ininterrotto di baracche già
vecchie e stravecchie. Lanno dopo al loro
posto cerano già in tutti i paesi
terremotati altrettante belle, decorose palazzine
che ancora oggi testimoniano il sollecito, deciso
intervento di Mussolini che ci tolse, finalmente!
Dalla miserrima condizione di baraccati>.
Non so se per questa lettera il signor Saccà
sia incorso nelle sanzioni previste dalle leggi
Scelba, Reale o Mancino.
A questo punto, e in fase di chiusura, desidero
ricordare che si propose, tempo fa, di intitolare
la piscina comunale (uno degli edifici edificati
negli anni Trenta, quindi rimasto pressoché
intatto) ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà
de LAquila dal 1926 al 1934. Ma Adelchi
Serena aveva un marchio incancellabile,
per i quaquaraqua di oggi: era stato
vicesegretario del Pnf e Ministro dei Lavori
Pubblici di Mussolini. Quindi, di fronte a queste
infamie intervenne lallora diessino
Fabio Mussi, il quale si rivolse persino a Silvio
Berlusconi affinché si adoperasse in
modo che quella piscina non venisse titolata
a siffatta persona.
Povera gente, che pochezza
!
*********************
1. Qualcuno sostiene che
le prime strutture anti-sismiche furono messe
in opera negli anni 60. Menzogna. Le
casette anti-sismiche costruite nel 1930
furono progettate ingabbiandole in strutture
portanti in cemento armato e furono quelle che
resistettero al sisma del novembre 1980.