PREMESSO
22.09.09 - Pochi giorni fa risposi ad una lettera
di un partigiano, "Ancora
il Signor Balbinot
", approfitto per trasmettere a chi è
interessato di storia, una serie di testimonianze
a me inviate da un mio amico. Premetto che non
tutti i partigiani erano come quelli descritti
nell' allegato, ma, insomma...
Quello che deve far pensare è contro
quali belve dovevano combattere i "Ragazzi
di Salò" (attenzione: "Salò"
è un termine improprio) e se qualche
volta anch' essi furono un pò cattivelli
ne avevano i motivi. "Cattivelli",
ma mai raggiunsero, neanche lontanamente le
"glorie" dei partigiani.
Posso assicurare che tutti, e intendo TUTTI
i "Ragazzi di Salò" si arruolarono
per combattere l' invasore angloamericano e
nessuno per lottare contro i propri connazionali.
Per i partigiani non posso dire la stessa cosa:
in moltissimi casi furono ignorati i tedeschi
per volgere le armi contro i "Ragazzi di
Salò".
Sono storie raccapriccianti, realmente avvenute.
Si tenga presente che la guerra terminò
il 25 aprile 1945 e quindi la maggior parte
dei casi di asssinii avvennero a guerra conclusa
e con l'inganno, come si può leggere.
Filippo Giannini
******************
Le stragi
I
caduti della R.S.I., come altrove si è
detto, assommarono a diverse decine di migliaia.
Centomila è la cifra che, presumibilmente,
si avvicina di più alla realtà.
Molti caddero in combattimento, molti furono
uccisi dai partigiani in un agguato, molti civili
furono prelevati nelle loro case e uccisi con
un colpo alla nuca.
Molti,
invece, furono trucidati a guerra finita, in
una serie di episodi dove lodio e lo spirito
di vendetta, ma anche il disegno preordinato
dei partigiani comunisti, guidarono la mano
di uomini che con ferocia bestiale infierirono
su giovani soldati che, fidando nelle condizioni
di resa stabilite, avevano deposto le armi nelle
mani dei cosiddetti Comitati di Liberazione
o di bande partigiane. Dopo qualche tempo dalla
fine del conflitto (specialmente dopo il 18
aprile 1948), molti di quei crimini furono denunciati
e la magistratura pronunciò anche diverse
sentenze di condanna. I responsabili della strage
di Oderzo, ad esempio, nelle persone di Adriano
Venezian (Biondo), Giorgio Pizzoli (Gim), Silvio
Lorenzon (Bozambo), De Ros (Tigre), Diego Baratella
(Jack) vennero riconosciuti colpevoli di omicidio
aggravato e continuato e condannati, il 16 maggio
1953, a pene varianti dai 24 (Jack) ai 28 (Tigre)
ai 30 anni (tutti gli altri). Ma le amnistie
e gli indulti succedutisi a ritmo febbrile su
pressione dei comunisti, fecero sì che
i cinque dopo pochi anni vennero scarcerati
e ricevuti a Botteghe Oscure con tutti gli onori
da Togliatti, Longo e Pajetta. Malgrado tutte
le amnistie e tutti gli indulti, tuttavia, alcune
condanne rimasero da scontare, ma il sollecito
Partito Comunista di Togliatti provvide a far
espatriare clandestinamente i condannati verso
la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Cosicché
pochissimi di quei criminali hanno espiato le
loro colpe. Ciò fu facile perché
i partigiani, anche se imputati di gravi crimini,
non potevano essere arrestati. Il Decreto Luogotenenziale
6 settembre 1946 n. 96, infatti, allarticolo
1 recitava:
non può
essere emesso un mandato di cattura, e se è
stato emesso deve essere revocato, nei confronti
di partigiani, dei patrioti e (degli altri cittadini
che li abbiano aiutati) per i fatti da costoro
commessi durante loccupazione nazifascista
e successivamente sino al 31 luglio 1945
Qui
si vogliono ricordare alcuni di quegli orrendi
assassinii.
NOTA:
Questa pagina è in continuo aggiornamento.
Chiunque può contribuire ad arricchirla
segnalando altri particolari sulle stragi ricordate
o segnalandone altre e diverse. Chi potrà
e vorrà farlo avrà la gratitudine
non solo del curatore di questo sito ma anche
di tutti coloro che conservano e onorano la
memoria di tutti i nostri caduti.
Indirizzare
a : pellegrinetti1@interfree.it
La strage
di Oderzo (Treviso)
Negli
ultimi giorni di aprile del 1945, esattamente
il 28, 126 giovani militi dei Btg. Bologna
e Romagna della GNR e 472 uomini
della Scuola Allievi Ufficiali di Oderzo della
R.S.I. (450 allievi più 22 ufficiali)
si arresero al C.L.N. con la promessa di avere
salva la vita. Laccordo fu sottoscritto
nello studio del parroco abate mitrato Domenico
Visentin, presenti il nuovo sindaco di Oderzo
Plinio Fabrizio, Sergio Martin in rappresentanza
del C.L.N., il Col, Giovanni Baccarani, comandante
della Scuola di Oderzo e il maggiore Amerigo
Ansaloni comandante del Btg. Romagna. Ma quando
scesero i partigiani della Brigata Garibaldi
Cacciatori della pianura comandati
dal partigiano Bozambo laccordo fu considerato
carta straccia e il 30 aprile cominciarono a
uccidere. Molti furono massacrati senza pietà
fra il 30 aprile e il 15 maggio. La maggior
parte, ben 113, fu uccisa al Ponte della Priula,
frazione di Susegana e gettati nel Piave. Pare
si trattasse di 50 uomini del Bologna,
23 del Romagna, 12 della Brigata
Nera, 4 della X^ MAS, e gli altri di altri reparti
fra cui gli allievi della scuola. Altri furono
trucidati sul fiume Monticano.
LA
BANDA DI BOZAMBO, BOIA DI
MONTANER, AL MATRIMONIO TRA ADRIANO VENEZIAN
E VITTORINA ARIOLI, ENTRAMBI PARTIGIANI
Al
banchetto di addio al celibato di Venezian uno
della banda affermò :- Ti auguriamo che
tu abbia ad avere dodici figli e perché
questo augurio abbia ad essere consacrato domandiamo
che siano uccisi, vittime di propiziazione,
dodici fascisti -.
Fu
così che la mattina del 16 maggio scelsero
tredici allievi ufficiali della Scuola di Oderzo
e li assassinarono nei pressi del Ponte della
Priula. (Particolare delle
stragi di Oderzo).(Contributo di Francesco Fatica
dellISSES Napoli)
Vedi
anche, qui appresso i caduti sulla corriera
della morte. In totale le vittime fra gli ufficiali
della scuola di Oderzo furono 144.
La
corriera della morte
Verso
la metà di maggio (esattamente nella
notte fra il 14 e il 15) tre camion della Pontificia
Opera di Assistenza venivano dal bresciano e
trasportavano verso sud reduci della R.S.I.
che cercavano di rientrare a casa. Uno veniva
da Rezzato, uno da Erbusco e uno da Brescia.
Su questultimo cerano anche 15 o
16 allievi della scuola di Oderzo. A Bondanello,
però, la polizia partigiana che aveva
sede nella casa del popolo di Moglia, fermò
i camion (almeno due). Il primo, proveniente
da Brescia trasportava 43 persone. Queste furono
consegnate alla polizia partigiana di Concordia
che ne rinchiuse 25 (pare) a Villa Medici, ribattezzata
Villa del pianto. Questi furono
depredati di tutto e massacrati il 17 maggio.
Gli altri, due notti dopo, vennero caricati
su un camion e fatti proseguire per Carpi .
Ma giunti a San Possidonio furono scaricati,
condotti a gruppi nella campagna circostante,
depredati, seviziati e uccisi. Era la notte
del 19 maggio. Fra tanto orrore un fatto ancora
più orrendo: fra quei poveretti cera
anche una giovane donna con marito e figlio.
Questi ultimi finirono massacrati con gli altri.
La donna, al sesto mese di gravidanza, fu violentata
da nove uomini e poi abbandonata in stato confusionale
davanti ad un albergo di Modena. Dalle risultanze
processuali pare che gli uccisi fossero, in
totale, più di ottanta. Diversi responsabili
furono identificati ma, come al solito, pur
essendo stati ritenuti colpevoli, beneficiarono
dellamnistia (e del minaccioso sostegno
del partito comunista) e rimasero impuniti.
Gli
uccisi di Pescarenico (Lecco)
La
sera del 26 aprile transitò per Lecco
una colonna di 160 uomini del Gruppo Corazzato
Leonessa e del Btg. Perugia
che ripiegava su Como. A Pescarenico furono
attaccati dai partigiani. Asserragliati in alcune
case i militi si difesero per tutta la notte
e per tutto il giorno 27. A sera, avendo quasi
esaurite le munizioni, fu trattata la resa.
Le condizioni erano che i militi dovevano avere
la libertà e gli ufficiali la prigionia
secondo la Convenzione di Ginevra. Dopo la resa
tutti gli uomini furono picchiati e insultati
e minacciati tutti di morte. Il giorno 28 i
tredici ufficiali e tre vice brigadieri furono
uccisi. Prima di morire lasciarono ai religiosi
che li assistettero, toccanti
lettere per i familiari <(per
collegarsi a internet puntare il dito
su toccanti lettere).
La strage di Monte Manfrei (Savona)
In
questo luogo isolato dellAppennino Ligure,
fra Genova e Savona, nei giorni tragici di fine
aprile, primi maggio 1945, i partigiani trucidarono
i 200 marò del presidio di Sassello della
Divisione San Marco, quando la guerra
si era ormai conclusa. I cadaveri, sepolti sotto
poca terra nei dintorni, non sono stati ancora
rinvenuti tutti, anche per lomertà
delle popolazioni, minacciate ancora adesso
dagli assassini dellepoca. Una grande
croce ricorda ora i caduti e ogni anno, l8
luglio, numerose persone salgono lassù
e li ricordano con una toccante cerimonia.
La strage
di Rovetta (Bergamo)
Il
26 aprile 1945 un plotone della 6^ Compagnia
della Legione Tagliamento di presidio al Passo
della Presolana, al quale si aggiunsero alcuni
militi della 5^, sentite le notizie della disfatta
tedesca decise, malgrado la contrarietà
di alcuni, di arrendersi, sollecitato in tal
senso anche dal Franceschetti, proprietario
dellalbergo che ospitava i militi e si
diresse verso Clusone. Ma, giunti a Rovetta
(BG), trattarono la resa col locale C.L.N. che
promise un trattamento conforme alle convenzioni
internazionali. Erano 46 militi comandati dal
giovane S.Ten. Panzanelli di 22 anni. Deposte
le armi, furono alloggiati nelle locali scuole
elementari. Il prete del luogo, Don Giuseppe
Bravi, era anche segretario del C.L.N. locale
e garantiva il rispetto degli accordi. Ma una
masnada di feroci partigiani, giunti da Lovere
su due camion, impose la consegna dei prigionieri
e il 28 aprile, dopo feroci maltrattamenti,
43 di loro (uno, Fernando Caciolo, della 5^
Cmp, sedicenne di Anagni, riuscì a fuggire
e tre giovanissimi, Chiarotti Cesare, 1931,
di Milano, Ausili Enzo, 1928, di Roma e Bricco
Sergio, 1929, di Como, vennero risparmiati)
vennero condotti presso il cimitero di Rovetta
e qui fucilati. Ben 28 di loro avevano meno
di 20 anni. Lultimo ad essere ucciso,
dopo aver assistito alla morte di tutti i camerati,
fu il Vice brigadiere Giuseppe Mancini, figlio
di Edvige Mussolini sorella del Duce.
Dopo
la guerra alcuni di quei partigiani ritenuti
responsabili della strage furono individuati
e processati. Ma la sentenza fu di non luogo
a procedere in forza del Decreto Legislativo
Luogotenenziale n. 194 del 12 aprile 1945, firmato
da Umberto di Savoia, che in un unico articolo
dichiarava non punibili le azioni partigiane
di qualsiasi tipo perché da considerarsi
azioni di guerra. Fu, cioè,
dalla viltà dei giudici, considerata
azione di guerra legittima anche il massacro
di prigionieri inermi compiuta, per giunta,
quando la guerra era ormai terminata.
Vedi
lelenco degli uccisi <(per
collegarsi a internet puntare il dito
su Vedi lelenco degli uccisi) (Redatto
con la collaborazione del ricercatore Giuliano
Fiorani)
La strage di Lovere (Bergamo)
Mercoledì
25 aprile 1945 un piccolo presidio della Legione
Tagliamento, 26 militi della 4^
Cmp, II Rgt, di stanza nelledificio delle
scuole elementari a Piancamuno in Val Canonica
venne sorpreso da un gruppo di partigiani fra
i quali erano dei polacchi in divisa tedesca.
Malgrado la sorpresa i militi reagiscono, ma
le perdite sono gravi : 9 morti fra cui il comandante
aiutante maresciallo Ernesto Tartarini e tre
feriti. Anche il comandante partigiano, però,
tale Luigi Macario, viene ucciso insieme ad
altri due, cosicché i partigiani, rimasti
senza comandante, cedono al fuoco intenso dei
militi superstiti e si ritirano. A questo punto
giunge in aiuto una squadra del plotone Guastatori
al comando del brigadiere Amerigo De Lupis.
Egli
si rende conto che i tre feriti che giaccioni
allOspedale di Darfo non hanno una assistenza
adeguata. Uno dei tre, infatti, Sandro Fumagalli,
muore la mattina del 26. Allora nel pomeriggio
il De Lupis, con una piccola scorta, porta i
due feriti ancora vivi allOspedale di
Lovere, sul lago dIseo. Ma egli non sa
che i partigiani stanno occupando la città.
Al mattino, infatti, il locale presidio del
612° Comando Provinciale della G.N.R. comandato
dal Ten. Agostino Ginocchio si è arreso
a un gruppo di partigiani e altri partigiani
stanno affluendo dalle montagne. Così
il De Lupis e i suoi uomini vengono sorpresi
alluscita dallOspedale e catturati.
Condotti presso la casa canonica (Palazzo Bazzini)
che veniva utilizzata come prigione, vennero
rinchiusi insieme agli uomini del Ten. Ginocchio.
Testimoni dellepoca affermano che ai prigionieri
vennero inflitti pesanti maltrattamenti. Il
30 aprile un legionario, Giorgio Femminini di
20 anni, ottenne di potersi sposare con la sorella
di un commilitone, Laura Cordasco, così
fu condotto in chiesa col De Lupis e il commilitone
Vito Giamporcaro come testimoni. Ma poichè
la cerimonia si prolungava i partigiani condussero
via tutti gli uomini del De Lupis e li portarono
dietro il cimitero dove furono massacrati con
raffiche di mitra. Gli uccisi furono sei: Amerigo
De Lupis, Aceri Giuseppe, Femminini Giorgio,
Mariano Francesco, Giamporcaro Vito, Alletto
Antonino. I due legionari: Le Pera Giovanni
e De Vecchi Francesco, ricoverati, come si è
detto, in ospedale per gravi ferite, furono
quasi ogni giorno percossi e maltrattati e,
infine, prelevati da partigiani fra il 7 e l
8 di Giugno, oltre 40 giorni dopo la fine della
guerra, percossi, seviziati e, infine, gettati
nel lago e annegati.
Vedi
la documentazione. <(per
collegarsi a internet puntare il dito
su Vedi la documentazione) (redatto con la collaborazione
preziosa di Giuliano Fiorani e Sergio Geroldi)
I massacrati
di Ponte Crenna (Pavia)
Il
12 agosto 1944 quattro giovani militi venivano
catturati dai partigiani e barbaramente assassinati
a Ponte Crenna nellOltrepo Pavese. Fra
essi Walter Nannini, medaglia dArgento
alla memoria.
La strage
di S.Eufemia e Botticino Sera (Brescia)
Fra
il 9 e il 13 maggio 1945 furono prelevati 11
fascisti a Lumezzane e altri a Toscolano Maderno.
Orribilmente seviziati, 23 vennero uccisi proprio
di fronte alla chiesa di S.Eufemia mentre altri
16 vennero uccisi e gettati in una fossa a Botticino,
in una località detta Mulì de
lOra. I civili erano 16 e 23 i militari
di cui 9 erano della Divisione San Marco. I
cadaveri furono ritrovati in stato di avanzata
decomposizione, con tracce di inaudita violenza
e le unghie strappate. Autori delleccidio
furono i partigiani comandati da tale Tito Tobegia.
Leccidio
dellOspedale psichiatrico di Vercelli
Nei
giorni dal 23 al 26 aprile 1945 si erano concentrate
a Vercelli tutte le forze della R.S.I. della
zona, circa 2000 uomini, che andarono a costituire
la Colonna Morsero, dal nome del Capo Provincia
di Vercelli Michele Morsero. Tale colonna partì
da Vercelli alle ore 15 del 26 aprile, dirigendo
verso nord per raggiungere la Valtellina. I
reparti che costituivano la colonna erano :
Il 604° Comando Provinciale GNR Vercelli
Comandato dal Colonnello Giovanni Fracassi,
la VII^ B.N. Punzecchi di Vercelli, parte
della XXXVI^ B.N. Mussolini di Lucca,
CXV° Btg Montebello, I°
Btg granatieri Ruggine, I° Btg
dassaltoRuggine, I° Btg
rocciatori (poi controcarro) Ruggine,
III° Btg dassalto Pontida.
La colonna raggiunse Castellazzo, a Nord di
Novara, la mattina del 27 aprile e, dopo trattative,
la sera decise, dopo molte incertezze, di arrendersi
ai partigiani di Novara dietro promessa di essere
trattati da prigionieri di guerra. Il 28 aprile
i prigionieri vengono condotti a Novara e rinchiusi
in massima parte nello stadio. Subito cominciarono
gli insulti e i maltrattamenti e il 30 cominciarono
i prelevamenti di gruppi di fascisti dei quali
non si ebbe più notizia. Lo stesso accadde
nei giorni successivi insieme a feroci pestaggi.
Il 2 maggio Morsero viene portato a Vercelli
e fucilato. Intanto sono giunti gli americani
che tentano di ristabilire un minimo di legalità.
Ma il Corriere di Novara dell8 maggio
parla di molti cadaveri di fascisti ripescati
nel canale Quintino Sella. Finché il
12 maggio giungono da Vercelli i partigiani
della 182^ Brigata Garibaldi di Gemisto
cioè Francesco Moranino che prelevano
circa 140 fascisti elencati in una loro lista.
Questi uomini saranno le vittime della più
incredibile ferocia. Portati allOspedale
Psichiatrico di Vercelli saranno, in buona parte
massacrati allinterno di questo. Le pareti
dei locali dove avvenne leccidio erano
lorde di sangue fino ad altezza duomo.
Altri saranno schiacciati in un cortile da un
autocarro, altri fucilati nellorto accanto
alla lavanderia, altri, pare tredici, fucilati
a Larizzate e altri ancora, infine, portati
con due autocarri e una corriera (quindi in
numero rilevante) al ponte di Greggio sul canale
Cavour e qui, a quattro a quattro, uccisi e
gettati nel canale. Nei giorni successivi i
cadaveri ritrovati nei canali di irrigazione
alimentati dal canale Cavour furono più
di sessanta.
Solo
il giorno 13 maggio, domenica, gli americani
prenderanno il controllo dei prigionieri ed
eviteranno altri massacri. Era già pronta
la lista dei prigionieri da prelevare quello
stesso giorno alle ore 18.
Il massacro
di Schio (Vicenza)
La notte del 7 luglio 1945 una pattuglia partigiana
irruppe nel carcere di Schio dove erano detenute
91 persone presunti fascisti. Di queste, che
erano state radunate in uno stanzone e contro
cui furono sparate molte raffiche di mitra,
ne furono massacrate ben 54 di cui 19 donne,
mentre 14 rimasero ferite (11 in modo grave).
Il tribunale militare alleato individuò
alcuni degli esecutori materiali del crimine
ed emise alcune condanne, però mai eseguite.
Dai dibattimenti emerse che molte di quelle
persone non avevano alcuna colpa e nei loro
confronti era già pronto lordine
di scarcerazione. Il governatore militare alleato
ebbe ad affermare che i fatti di Schio costituiscono
una macchia per lItalia ed hanno avuto
una larga pubblicità nei giornali statunitensi,
britannici e sudafricani dove vengono considerati
senza attenuanti .
Il massacro
di Avigliana (Torino)
Qui
furono uccisi, a guerra finita, dopo che si
erano arresi ed erano stati disarmati, 33 militari
della R.S.I.
I morti di Agrate Conturbia
(NO)
Caduti
per la Patria sta scritto su una croce
che fa la guardia a 33 salme di fascisti senza
nome, trucidati nel sottostante bosco detto
la Bindellina
I feroci massacri del
Biellese
A
Bocchetta Sessera (Vercelli) una stele ricorda
le decine di cadaveri di fascisti, non solo
uomini ma anche donne, stuprate e seviziate
prima di essere uccise, che si presume ancora
si trovino nel bosco sottostante. Fu questa,
una delle zone dove la ferocia partigiana toccò
livelli inimmaginabili. Qui operava Francesco
Moranino detto Gemisto che, ricordiamolo, nel
1955 fu condannato allergastolo dalla
Corte dAppello di Firenze per strage di
partigiani non comunisti e che fuggì
a Praga, da dove rientrò in Italia dopo
che il P.C.I. lo ebbe fatto eleggere Senatore.
Gli
N.P. trucidati a Valdobbiadene (Treviso)
Qui,
dopo che il 9 marzo 1945 il grosso del Btg N.P.
della X^ fu trasferito sul fronte del Senio,
rimasero a presidio soltanto 45 marò.
Essi, che avevano sempre vissuto in buona armonia
con la popolazione e, quindi, pensavano di non
avere nulla da temere, dopo il 25 aprile, a
guerra finita, si consegnarono ai partigiani
della Brigata Mazzini (Comandante
Mostacetti). Ma nella notte fra il 4 e il 5
maggio essi furono divisi in tre gruppi per
essere, si disse loro, trasferiti altrove. Il
primo gruppo fu condotto in località
Saccol di Valdobbiadene, spinto in una galleria
e, qui, trucidato a colpi di mitra e di bombe
a mano. La galleria, poi, fu fatta saltare per
occultare il crimine. Il secondo gruppo fu condotto
in località Madean di Combai. Qui ai
marò vennero legate le mani dietro la
schiena con filo di ferro, indi, dopo essere
stati depredati, vennero uccisi e bruciati.
Stessa sorte ebbe il terzo gruppo, condotto
in località Bosco di Segusino.
Leccidio
del 2° R.A.U.
Gli
uomini del 2° R.A.U. ( Reparti Arditi Ufficiali)
appartenente al R.A.P (Raggruppamento Anti Partigiano),
che operava in Piemonte, si arresero ai partigiani
il 27 aprile a Cigliano, a nord di Torino, essendo
stato promesso il trattamento dovuto ai prigionieri
di guerra e lonore delle armi. Ma il 29
vengono divisi in due gruppi: nel primo vengono
inclusi quasi tutti gli ufficiali, le ausiliarie
e due signore mogli di ufficiali, nel secondo
gli altri. Il primo gruppo viene condotto a
Graglia fra inauditi maltrattamenti, senza cibo
ne acqua per tre giorni. Fu negata lacqua
anche alla signora Della Nave, incinta. Il 2
di Maggio 1945 furono divisi in tre gruppi:
il primo fu condotto al ruscello che divide
il comune di Graglia da quello di Netro, il
secondo in località Paiette e il terzo
alla Cascina Quara presso il Santuario. E furono
tutti trucidati. Oggi tutte le salme riposano
in una tomba-ossario nel cimitero di Graglia
dove una lapide bronzea recante il gladio della
R.S.I. che ne ricorda il sacrificio.
Leccidio
dei fratelli Govoni
Alle
ore 23 dell11 Maggio 1945, venerdì,
ad Argelato (Bologna), frazione Casadio, podere
Grazia, assieme al altri dieci fascisti prelevati
a San Giorgio in Piano, partigiani emiliani
trucidavano, dopo averli condotti, legati a
3 a 3, presso una fossa anticarro, i sette fratelli
Govoni che erano stati prelevati a Pieve di
Cento la mattina alle 6,30 : Dino, 40 anni,
falegname, Marino, 34 anni, contadino, Emo,
31 anni, falegname, Giuseppe, 29 anni, contadino,
Augusto, 27 anni, contadino, Primo, 22 anni,
contadino e Ida, di appena venti anni, sposata
ad Argelato e madre di un bambino. Prima della
morte tutti furono picchiati a sangue e seviziati
in vario modo. Solo Dino e Marino avevano militato
nella R.S.I., Marino come brigadiere della G.N.R.
e Dino come semplice milite. Nel 1951, quando
fu scoperta la fossa dove giacevano i corpi
dei 7 fratelli insieme a quelli degli altri
dieci fascisti, si scoprì lì vicino
unaltra fossa con i resti di 25 cadaveri.
Gli
uccisi del XIV Btg Costiero da Fortezza
Il
5 Maggio 1945, a guerra ormai conclusa, 20 militi
del battaglione, che aveva valorosamente combattuto
a difesa dei confini orientali, si consegnarono
ai partigiani, fidando nelle leggi internazionali
che tutelano i prigionieri di guerra. Ma i partigiani,
totalmente irrispettosi di ogni legge, li condussero,
dopo molte marce, a Sella Doll di Montesanto
e qui, fattili inginocchiare sul bordo di una
trincea della prima guerra mondiale, barbaramente
li uccisero con un colpo alla nuca.
La
strage di Codevigo (Padova)
Qui
nei primi giorni del Maggio 1945 (fra il 3 e
il 13) furono seviziate e uccise oltre 365 persone
fra cui 17 fascisti (uomini e donne) dello stesso
Codevigo (12 maggio). I militari, appartenenti
a formazioni R.S.I. della provincia di Ravenna,
erano stati catturati negli ultimi giorni di
aprile e chiusi in carcere. Ma i partigiani
romagnoli di Arrigo Boldrini li prelevarono
dicendo che li avrebbero condotti a Ravenna.
Li condussero, invece, a Codevigo e qui, dopo
averli seviziati, li condussero al ponte sul
fiume Brenta e li uccisero a due a due, gettandoli
poi nel fiume. Molte salme furono trascinate
via dalla corrente. Altre, gettate nei cimiteri
dei dintorni, furono recuperate per lopera
instancabile di Rosa Melai che, il 27 maggio
1962 riuscì a inaugurare lOssario
dove potè radunare le salme ritrovate.
Oggi sono 114 i caduti che qui hanno trovato
riposo e rispetto.
I
trucidati a Ponte di Greggio (VC)
I
fatti avvennero nei primi giorni del Maggio
1945.
I
massacri dei bersaglieri del Mussolini
Come
è noto il Btg di bersaglieri volontari
Mussolini fronteggiò gli
slavi del X° Corpus sul fronte orientale
fin dal 10/12 ottobre 1943. Il 30 Aprile 1945,
dopo la morte di Mussolini e la resa delle truppe
italo-tedesche, anche gli uomini del Mussolini
decisero di arrendersi ai partigiani di Tito,
alle condizioni stabilite che prevedevano limmediato
rilascio dei soldati e la trattenuta dei soli
ufficiali per accertare eventuali responsabilità.
Ma i titini si guardarono bene dal
rispettare le condizioni concordate e, invece
di lasciare liberi i soldati, condussero tutti
a Tolmino e li rinchiusero in una caserma. Da
qui qualcuno fortunatamente riuscì a
fuggire, ma, dopo alcuni giorni, 12 ufficiali
e novanta volontari furono prelevati, condotti
sul greto dellIsonzo e, qui, trucidati.
Dopo altri giorni altri dodici furono prelevati,
condotti a Fiume e uccisi. E ancora il 18 maggio
dallOspedale Militare di Gorizia furono
prelevati 50 degenti e uccisi. Dieci erano bersaglieri.
Intanto i sopravvissuti avevano iniziato una
marcia allucinante, senza cibo né acqua,
picchiati e seviziati, e altri furono uccisi
durante la marcia. Finalmente giunsero al tristemente
famoso campo di prigionia di Borovnica ove fame,
epidemie, sevizie e torture inumane seminano
morte fra gli odiatissimi bersaglieri. Alla
chiusura di quel campo, nel 1946, i sopravvissuti
furono internati in altri campi ove le condizioni
non migliorarono assolutamente. Alla fine, il
26 giugno 1947, soltanto 150 bersaglieri, ridotti
in condizioni inumane, poterono tornare in Italia.
Dei quasi quattrocento caduti del battaglione,
ben 220 furono quelli uccisi dopo il 30 aprile
1945.
La
strage delle ausiliarie
Negli
ultimi giorni dell Aprile e nei primi
di Maggio 1945 lodio bestiale dei partigiani
si scatenò con particolare accanimento
contro le donne che avevano prestato servizio
in qualità di ausiliarie nellesercito
della R.S.I. Esse subirono torture, pestaggi,
sovente stupri ripetuti, e si tentò di
umiliarle in ogni modo, spesso denudandole ed
esponendole così al ludibrio di folle
imbestialite.
Giorgio
Pisanò, nella sua Storia delle
Forze Armate della R.S.I. (cui si rinvia
per approfondimenti) ricorda diecine di casi
di ausiliarie, spesso giovanissime, catturate
da sole o in piccoli gruppi e, poi, martirizzate
e trucidate. Lelenco delle ausiliarie
cadute che compare in detta opera è di
200 nominativi, ma si avverte che tale elenco
non è completo proprio perché
non è mai stato possibile fare luce completa
sulla quantità di crimini commessi dai
partigiani in quella primavera di sangue a danno
di queste giovani donne coraggiose e fedeli
fino alla fine. Nella sola Torino ne furono
massacrate 18.
Lolocausto
della Monterosa
Tra
il 24 e il 25 Aprile tutte le truppe schierate
sul fronte alpino occidentale ricevettero lordine
di ripiegare sul fondovalle. Così anche
gli uomini della Divisione Alpina Monterosa
iniziarono il ripiegamento. E, a cominciare
dal 26 aprile, molti reparti, ad evitare spargimenti
di sangue ormai inutili, si arresero al C.L.N.
della zona avendo formali promesse di trattamento
conforme alle leggi internazionali. Purtroppo
tali leggi non furono rispettate e anche qui,
come altrove, decine e decine di uomini ormai
disarmati, furono trucidati con bestiale ferocia.
Non è possibile ricostruire tutti i fatti,
molti dei quali, probabilmente, non sono mai
stati resi noti. E molto noto, invece,
il caso degli uomini del Btg Bassano
che si erano arresi il 26 aprile al C.L.N. di
Saluzzo. Come al solito essi avevano avuto ampie
garanzie di salvaguardia della loro incolumità.
Ma, ancora come il solito, tali promesse non
erano state rispettate. E lAvv. Andrea
Mitolo di Bolzano, già ufficiale del
Bassano, con una circostanziata
denuncia alla Procura della Repubblica di Saluzzo,
descrive la fine di ventidue uomini, ufficiali
e soldati, trucidati dai partigiani di Gianaldo
(Italo Berardengo) dopo che si erano arresi
ed erano stati disarmati.
Né,
parlando della Monterosa, possiamo non ricordare
linfame attentato alla tradotta che trasportava
sul fronte occidentale gli uomini della Monterosa
che erano stati ritirati dal fronte della Garfagnana.
Tra Villafranca e Villanova dAsti fu minata
la linea ferroviaria e lesplosione, provocata
al passaggio della tradotta, travolse due vagoni
e uccise 27 alpini ferendone altri 21 anche
in modo molto grave. Malgrado lodiosità
del vile attentato non fu attuata alcuna rappresaglia.
I
trucidati della Divisione Littorio
Negli
ultimi giorni di Aprile anche i reparti della
Littorio che, come è noto,
difendevano i confini occidentali, iniziarono
il ripiegamento verso il fondo valle. Anche
qui, come altrove, i reparti che rimasero in
armi fino allarrivo degli anglo-americani,
si consegnarono a questi e furono avviati ai
campi di concentramento.
Quelli,
invece, come il III° Btg del 3° Rgt
granatieri, si consegnarono ai partigiani, ebbero
sorte diversa. Era stato raggiunto un accordo
coi partigiani del capitano Aldo Quaranta per
un indisturbato deflusso di tuti i reparti e
il III° Btg, giunto il 27 aprile a Borgo
San Dalmazzo, si arrese al capo del CLN del
luogo, tale Oratino. Laccordo era che
i militari sarebbero stati messi gradualmente
in libertà forniti di lasciapassare.
Fra gli uomini del Btg e i partigiani non cerano
mai stati scontri o altri incidenti, per cui
il patto fu accettato dagli uomini della Littorio
fidando nella parola dellOratino. Ma anche
questa volta gli uomini del CLN e i partigiani
non tennero fede alla parola data e il Maggiore
Grisi, comandante del III Btg, il maggiore Montecchi,
il Ten. Buccianti, il Cap. Calabrò, i
Marescialli Sanvitale e Magni, il Caporal Maggiore
Sciaratta ed altri furono uccisi alcuni dopo
un processo sommario, altri senza processo e,
soprattutto, senza che fossero loro contestate
reali colpe.
I
morti della Divisione San Marco
Negli
ultimi giorni di Aprile, a guerra conclusa,
molti uomini della Divisione San Marco
furono uccisi dai partigiani. Giorgio Pisanò,
nella sua Storia delle Forze Armate della
R.S.I. ne elenca alcune centinaia fra
cui circa 300 ignoti ancora in divisa ma privi
di ogni segno di riconoscimento, trucidati a
Colle di Cadibona, Monte Manfrei (vedi sopra),
Passo del Cavallo, Santa Eufemia e in altri
luoghi.
Il
Deposito Divisionale, ritiratosi a Lumezzane
V.T., qui il 27 aprile accettò la resa
con lonore delle armi e un promesso salvacondotto
per tutti. Ma una volta deposte le armi i partigiani,
fedifraghi come sempre, condussero gli ufficiali
a Gardone e, dopo due giorni, li trucidarono
a S.Eufemia della Fonte (BS). Fra di essi il
Comandante del Deposito Ten. Col. Zingarelli,
la cui salma, ritrovata con le altre orrendamente
mutilate, potè essere identificata in
virtù di un maglione blu che era solito
indossare.
I
trucidati della 29° Divisione SS italiane
I
reparti più atti al combattimento di
questa divisione ( Btg Debica e
Gruppo di combattimento Binz) si
arresero agli americani nei giorni 29 e 30 aprile.
Il resto della divisione, invece, ( Btg Pionieri
e Btg dislocati a Mariano Comense e a Cantù)
dopo una strenua resistenza condotta fino allesaurimento
delle munizioni, fu catturato dai partigiani.
Gli ufficiali furono tutti trucidati. Il Ten.
Luigi Ippoliti, ferito, fu prelevato in ospedale
il 5 maggio 1945, condotto presso il cimitero
di Meda e qui massacrato legato alla barella.
I
caduti del 3° Rgt Bersaglieri volontari
Il
I° Btg era schierato a Genova e a levante
di Genova. I reparti che erano a levante di
Genova si sacrificarono quasi interamente per
contrastare lavanzata del negri della
92^ Div. Buffalo. I reparti che
si trovavano in città furono attaccati
dai partigiani e si difesero fino allultima
cartuccia. Essendo ormai disarmati, furono catturati
e, immediatamente, quasi tutti uccisi. Il II°
Btg si trovava, invece, in Liguria in difesa
del confine occidentale. Quando giunse lordine
di ripiegamento, risalì insieme alla
34^ Div. Tedesca fino a Quagliuzzo in Piemonte
e qui, il 3 maggio, si arrese al CNL locale
previo rilascio di un lasciapassare per tutti
gli uomini. Malgrado il lasciapassare, però,
il Cap. Francoletti e il Ten. Casolini furono
condotti sul greto della Dora e qui massacrati.
I corpi non furono mai ritrovati. Questo Btg
ebbe anche due giovani mascotte, di quattordici
e dodici anni, assassinate dai partigiani.
I
caduti dei Guastatori del Genio II° Btg.
Anche
questo reparto (che aveva poi assunto il nome
di II° Btg Pionieri Nettuno)
ebbe i suoi caduti dopo la cessazione delle
ostilità. Nei giorni successivi al 25
aprile 1945 il Btg fu sciolto a Somma Lombardo
(Varese). La popolazione del luogo si adoperò
in ogni modo per salvare gli uomini del Btg,
favorendo il rientro nelle loro famiglie. Malgrado
il generoso intervento, i partigiani catturarono
il Capitano Dino Borsani e, dopo due settimane
di torture, lo trucidarono insieme a tre militari
sulle rive del Ticino. Era il 10 maggio 1945.
Gli
uccisi del Btg Volontari Mutilati Onore
e Sacrificio
Anche
questo Battaglione che la Associazione Nazionale
Mutilati e Invalidi di Guerra aveva voluto costituire
(come già accadde durante la campagna
etiopica del 1936), ebbe trucidati molti dei
suoi appartenenti. Il Btg era stato costituito
a Milano e qui era sempre rimasto, a svolgere
compiti territoriali. Dopo la resa anche su
questi mutilati infierì la ferocia partigiana
e, allorché ebbero deposto le armi, molti
furono gli assassinati
Leccidio
di Ozegna
Pur
non essendo accaduto dopo il termine della guerra,
si ritiene opportuno narrare qui anche questo
fatto, per la vigliaccheria con cui venne consumato
lagguato. L8 di luglio del 1944
un reparto motorizzato del Btg Barbarigo
della X^ MAS, che dalla metà di giugno
si trovava in Piemonte, al ritorno da una missione
fece sosta nella piazza di Ozegna. Lo comandava
il Capitano di Corvetta Umberto Bardelli, comandante
del Battaglione. Sulla stessa piazza si trovavano
alcuni partigiani coi quali Bardelli avviò
una pacata discussione invitandoli a non combattere
contro altri italiani per conto dello straniero
invasore. La conversazione fu pacata e i partigiani
ammisero che occorreva fare fronte comune contro
gli stranieri. Ma latteggiamento remissivo
e non ostile nascondeva lagguato. Infatti,
mentre essi parlavano in quel modo con Bardelli,
un centinaio di partigiani si ammassarono nelle
vie che sboccavano nella piazza e, non appena
i parlamentari partigiani si allontanarono,
un inferno di fuoco si scatenò sugli
uomini del Barbarigo. Bardelli tentò
di organizzare la resistenza, gridando: - Barbarigo
non si arrende - , ma cadde quasi subito sotto
il fuoco delle armi partigiane della banda di
Piero Urati (detto Piero Pieri) insieme a dodici
marò. I sopravvissuti, molti dei quali
erano feriti, dovettero arrendersi.
Il
massacro del Distaccamento Torino
della X^
Il
26 aprile 1945 le forze del Presidio militare
di Torino lasciarono la città agli ordini
del comandante regionale militare Gen. Adami-Rossi.
Ma il distaccamento Torino della
Decima Flottiglia MAS non le seguì e
si chiuse nella caserma Montegrappa preparandosi
ad una resistenza ad oltranza. Disponeva anche
di qualche carro armato. La resistenza durò
tre giorni ma alla fine, esaurito il carburante
per i carri e scarseggiando le munizioni, il
30 aprile cessò. Qualcuno riuscì
a mettersi in salvo attraverso certi cunicoli
sotterranei, ma sui rimasti si abbattè
la ferocia partigiana. Circa 70 uomini furono
fucilati nel cortile della caserma, altri furono
massacrati dalle varie formazioni partigiane
che avevano partecipato allassalto e alla
cattura di prigionieri. Alla fine, dopo che
avevano dovuto assistere al martirio dei camerati,
vennero fucilate anche tutte le ausiliarie del
reparto.
Il
sacrificio della Compagnia Adriatica
della X^ MAS
Allatto
dellabbandono di Ravenna il Ten. Di Vasc.
Giannelli costituì, coi marinai presenti,
una compagnia di fucilieri. Era il 1° dicembre
1944. Spostatasi a Chioggia, la compagnia si
aggregò alla X^ e, nel gennaio 1945,
partì per Fiume e, da qui, si portò
sullisola di Cherso. Qui, nel maggio 1945,
la compagnia si sacrificò pressoché
per intero per la difesa dellisola.
Il
sacrificio della Compagnia DAnnunzio
della X^ MAS
Costituitasi
a Fiume nel maggio 1944, fu lestremo avamposto
della Decima sui confini orientali. Posta alla
difesa di Fiume, costituì anche tre distaccamenti:
Laurana, Lussimpiccolo e Lussingrande. Il 25
aprile 1945 Laurana venne attaccata dai titini
e i 130 marinai si difesero strenuamente fino
allarrivo dei soccorsi. Ma ben 90 caddero
nello scontro. Gli altri due distaccamenti si
difesero eroicamente fino alla totale distruzione.
Fiume si difese con uguale valore fino al 1°
maggio, nella vana attesa di uno sbarco anglo-americano.
E il 2 maggio i superstiti furono catturati
dagli iugoslavi. Ben pochi rientrarono dalla
prigionia nel 1947.
Il
sacrificio della Compagnia Sauro
della X^ MAS
Costituita
a Pola nel settembre 1943 con gli uomini del
deposito del Reggimento San Marco rimasti, dopo
la visita di Borghese passò alle dipendenze
della X^. A fine aprile e fino al 3 maggio combattè
strenuamente fino allultimo per la difesa
della città. Pochi sopravvissero e furono
catturati dagli slavi.
I
trucidati della base operativa Est
della X^
La
Base Est aveva sede a Brioni Maggiore
ma, a fine aprile, col precipitare degli eventi,
si concentrò presso il Comando di Marina-Pola.
Dopo aver partecipato alla difesa della città,
quando essa cadde il personale fu catturato
dagli slavi. Solo quattro marinai furono risparmiati.
Ufficiali, sottufficiali e 50 fra graduati e
marinai furono trucidati a Portorose, a Brioni
e a Pola.
Il
sacrificio della Scuola Sommozzatori della X^
Questa
scuola, costituita a Portofino nel gennaio 1944,
nellestate fu trasferita in Istria, sul
confine orientale, a Portorose. Una parte del
personale, catturata negli ultimi giorni di
aprile, fu subito passata per le armi. Altri,
caduti prigionieri a Pola ove si erano concentrati,
finirono nei terribili campi di concentramento
iugoslavi. Pochi i sopravvissuti.
I
morti del Btg. Sagittario della
X^
Il
30 aprile 1945 il Btg., insieme ad altri reparti
del II° Gruppo di Combattimento, raggiunse
Marostica e qui, secondo gli ordini, si dette
in prigionia agli americani. Ma, dopo la resa,
il Comandante Ten.Vasc.F.M. Ugo Franchi e numerosi
marinai, furono prelevati e assassinati dai
partigiani.
Lassassinio
del Maggiore Adriano Visconti
Il
29 aprile 1945 a Gallarate il Primo Gruppo Caccia
dellAeronautica Repubblicana si arrendeva
al CLN del luogo previo accordo che garantiva
a tutti lincolumità. Gli ufficiali
vennero condotti a Milano nella Caserma del
Savoia Cavalleria in Via Vincenzo
Monti. Qui, contrariamente agli accordi, gli
ufficiali, cui era stato concesso di tenere
le proprie armi, vennero disarmati. E mentre
attraversavano il cortile della caserma, il
Maggiore Adriano Visconti, comandante del Gruppo
e il S.Ten. Valerio Stefanini, Aiutante Maggiore,
vennero vilmente assassinati con raffiche di
mitragliatore sparati alle spalle. Furono sepolti
nel cortile stesso della caserma.
I
massacrati del Btg. Folgore
Il
29 aprile 1945 il Btg. Folgore del
Rgt Folgore si stava dirigendo verso
Venaria Reale. Contemporaneamente una pattuglia
su un autocarro si diresse a Torino per ritirare
alcuni autocarri presso il deposito reggimentale
e per recuperare i feriti del Btg presso lO.M.
Ma a Porta Susa un blocco partigiano impedì
la realizzazione del progetto. Allora il sottufficiale
capo-pattuglia parlamentò coi partigiani
ed ebbe lassicurazione che i feriti sarebbero
stati rispettati. Purtroppo, invece, tutti i
feriti furono massacrati. Il 1° maggio il
Btg., giunto a Strambino il giorno prima, si
sciolse, e il Capitano Fredda sciolse gli uomini
da ogni obbligo. Ma quasi nessuno abbandonò
il reparto che il 5 maggio, ad Ivrea, si consegnò
in prigionia di guerra agli americani ricevendo
lonore delle armi. Lausiliaria Portesan
e il sergente maggiore Ciardella furono i soli
a lasciare il Btg il 2 maggio, ma, appena fuori
dalla zona presidiata, furono trucidati dai
partigiani.
Le
stragi di Genova
Fra
il 26 e il 27 aprile 1945 cessava la resistenza
dei presidi della GNR rimasti in città.
Con lassunzione del potere da parte del
CLN iniziarono i massacri che coinvolsero anche
gran parte dei familiari dei militi. Massacri
che continuarono anche dopo larrivo a
Genova della 92^ Div. Buffalo americana.
Le
stragi di Imperia
I
partigiani entrarono in Imperia il 25 aprile
1945. Fu subito costituita una commissione
di giustizia che arrestò 500 fascisti
o presunti tali. Si disse che era per salvaguardarne
la vita. Ma il 4 maggio una quarantina di loro
fu seviziata e uccisa. E anche nella provincia
avvennero massacri spaventosi.
Le stragi di Milano
Il
608° Comando Provinciale GNR, fedele alle
consegne, non si sbandò il 25 aprile
1945 e, chiusisi i vari distaccamenti nelle
caserme, resistè fino allultima
cartuccia. Dopo di che, malgrado le promesse
di rispetto della vita, ci furono i massacri,
compiuti prevalentemente dai partigiani dellOltrepo
pavese. Interi plotoni vennero passati per le
armi. E le uccisioni continuarono anche quando
i pochi superstiti ritornarono alle loro case
dai campi di concentramento.
Le
stragi di Varese
Anche
qui le forze del 609° Com. Prov. GNR rimaste
sul posto, dopo essere state sopraffatte il
26 aprile 1945, subirono le atroci vendette
dei partigiani che, dopo aver subito fucilato
il Cap. Osvaldo Pieroni con alcuni altri, continuarono
fino a tutto maggio le esecuzioni sommarie,
abbandonando insepolti i cadaveri, spesso rimasti
senza nome.
Le
stragi di Como
Nella
notte del 27 aprile 1945 il Colonnello Vanini
aveva ordinato la resa e lo scioglimento del
610° Com. Prov. GNR. Ciò fu fatto,
come dagli altri reparti della R.S.I., per evitare
il bombardamento della città che sarebbe
stato richiesto dai partigiani. Subito dopo
cominciarono, anche qui, le sevizie e le uccisioni
di numerosissimi militari, che continuarono
per quasi tutto maggio.
Le
stragi di Sondrio
Il
25 aprile 1945 a Sondrio comandava i circa 3000
uomini della R.S.I. il generale Onorio Onori
che avrebbe dovuto organizzare il famoso ridotto
della Valtellina. Altri 1000 uomini al comando
del Maggiore Renato Vanna sono a Tirano e cercano
di raggiungere Sondrio. Il Maggiore Vanna, con
300 uomini, tenta di forzare gli sbarramenti
opposti dai partigiani, ma ecco che il generale
Onori e Rodolfo Parmeggiani, federale di Sondrio,
gli vanno incontro a Ponte in Valtellina, a
9 Km da Sondrio, gli comunicano di essersi arresi
il giorno prima e lo invitano a fare altrettanto.
E il 29 aprile. Tutti i prigionieri vengono
chiusi nel carcere di via Caimi o nellex
casa del Fascio. E qui, malgrado le solite promesse
di trattamento civile e conforme alle convenzioni
internazionali, ai primi di maggio ebbero inizio
le uccisioni di massa. Il 4 maggio furono prelevati
8 uomini, condotti ad Ardenno, obbligati a scavarsi
la fossa e uccisi. Il 6 maggio ne furono prelevati
13, condotti a Buglio in Monte e uccisi. Il
7 maggio fu la volta di altri 15. Condotti vicino
a Bagni del Masino, furono mitragliati alle
gambe e, poi, bruciati vivi. Si calcola che,
in totale, gli uccisi siano stati oltre 200.
Secondo alcuni addirittura 500. Fra gli uccisi
anche lausiliaria Angela Maria Tam, il
maggiore Vanna e due Capitani medici. Il S.Ten.
Paganella fu gettato da un campanile. Molti
uccisi ebbe anche il I° Btg Milizia Francese,
dipendente dallo stesso Comando.
Le
stragi di Brescia
Gli
uomini del 613° Com. Prov. GNR si arresero
fra il 28 e il 30 aprile 1945. Subito ci furono
sevizie e uccisioni compiute dai partigiani.
Il maggiore Spadini subì un vergognoso
processo e fu condannato a morte e fucilato
il 13.2.1946. Il 23.4.1960 la vedova ricevette
una telefonata del Ministro di Grazia e Giustizia
On. Guido Gonella che gli annunciava lannullamento
della sentenza della Corte dAssise Straordinaria
di Brescia e la riabilitazione del marito.
Le
stragi di Pavia
Le
forze del 616° Com. Prov. GNR furono particolarmente
pressate dalle ingenti bande partigiane della
zona. Il 25 aprile 1945 il presidio di Strabella
visse un episodio eroico. Per consentire al
grosso delle truppe di ritirarsi verso nord,
dodici giovanissimi volontari si assunsero il
compito di impegnare le forze partigiane. I
dodici giovani, poi ridotti a sei, si difesero
disperatamente per tutto il giorno e tutta la
notte. Poi accettarono la resa con lonore
delle armi. Ma poco dopo, furiosi per essere
stati tenuti in scacco da sei ragazzi, i partigiani
li prelevarono (ad eccezione di uno che riuscì
a fuggire) e li fucilarono insieme ad altre
14 persone. La stessa sorte fu riservata a molti
militi degli altri presidi.
Le
stragi di Vicenza
Gli
uomini del 619° Com.Prov. GNR, allatto
dello sfondamento del fronte nellaprile
1945 si ritirarono verso le montagne. Ma qui
dovettero arrendersi ai partigiani. Vari distaccamenti,
però, si difesero strenuamente finchè
vennero sopraffatti e massacrati con inaudita
ferocia. Vedi anche il terribile massacro di
Schio.
Le
stragi di Treviso
Anche
in questa provincia gli uomini del 620°
Com. Prov. GNR, dopo la resa avvenuta fra il
27 e il 30 aprile 1945, subirono la feroce vendetta
partigiana. A Revine Lago, a Oderzo, a Susegana
furono soppressi centinaia di uomini. Quelli
del presidio di Fregona, arresisi il 27 aprile,
furono portati a Piano del Cansiglio e infoibati.
Le
stragi di Padova
Il
623° Com. Prov. GNR cessò di esistere
il 28 aprile 1945. In tutta la provincia infierirono
gli uomini della brigata garibaldina di Bulow
(Boldrini) che commisero innumerevoli eccidi.
Le
stragi di Bologna
Il
629° Com. Prov. GNR partecipò, il
21 aprile 1945, alla difesa di Bologna, poi
si ritirò verso il Po e qui si sciolse.
I suoi uomini furono braccati e moltissimi furono
gli assassinati e lasciati senza sepoltura.Pare
che gli uccisi dopo il 21 aprile 1945 nel bolognese
ammontino a 773 di cui 334 civili fra cui 42
donne.
Le
stragi di Parma
Il
631° Com. Prov: GNR partecipò alla
difesa della città il 23 aprile 1945,
poi una colonna si ritirò fino a Casalpusterlengo
ove si sciolse. Ma i presidi di Colorno e di
Salsomaggiore furono massacrati al completo.
E il 26 aprile a Parma in via Giuseppe Rondinoni
furono uccisi 10 bersaglieri della divisione
Italia.
Le
stragi di Modena
Il
633° Com.Prov.GNR nellaprile 1945
si ritirò ordinatamente fino quasi a
Como dove si sciolse. Ma nella provincia di
Modena le uccisioni indiscriminate di fascisti
continuarono fino al 1946. I fascisti uccisi
nel modenese pare ammontino a 893. Per notizie
particolareggiate vedi anche il sito http://members.xoom.it/fratricidio
.
Le stragi di Forlì
Gli
uomini del 636° Com. Prov. GNR ripiegati
al nord, confluirono nel Btg. Romagna
che fu inviato nel Veneto. Qui, negli ultimi
giorni di aprile 1945 avvenne la resa e, dopo
la resa, il pressoché totale annientamento
ad opera dei partigiani.
Le
stragi del 3° Rgt M.D.T. DAnnunzio
Il
3° Reggimento Gabriele DAnnunzio,
che era di stanza a Fiume, negli ultimi giorni
di aprile 1945 tentò il ripiegamento
verso Trieste e Gorizia. I suoi uomini, costretti
ad arrendersi agli slavi il 3 maggio subirono
orrende sevizie, numerose uccisioni, e anche
infoibamenti.
Gli
uccisi del Btg Montebello
Una
parte del Comando e la 4^ Cmp di questo Btg
il 23 aprile 1945 erano rimasti a Cossato. Qui
dovettero arrendersi ai partigiani che garantirono
lonore delle armi e la vita salva agli
uomini. Ma, come al solito, appena deposte le
armi, iniziarono le sevizie e le uccisioni.
Il giorno 30 aprile a Sordevolo un primo gruppo
di uomini, compreso il Cappellano militare Cap.
Don Leandro Sangiorgi, furono uccisi. Un altro
gruppo fu ucciso il 1° maggio a Coggiola.
Altri, condotti nel famigerato campo sportivo
di Novara, finirono poi massacrati nellOspedale
Psichiatrico di Vercelli.
Il
sacrificio del Btg 9 settembre
Arresosi
il 27 aprile 1945, ebbe garanzie di rispetto
della vita degli uomini. Invece dal 1° maggio
bande partigiane prelevavano gruppi di prigionieri
e, condottili in montagna ove li tenevano anche
tre giorni senza cibo, li seviziavano e li uccidevano.
Si erano arresi in 190. Ne sopravvissero una
diecina.
Il
tributo di sangue delle Brigate Nere
La
XI Brigata Nera Cesare Rodini di
Como si arrese il 28 aprile 1945 e gli squadristi
furono avviati a Coltano. Ma al presidio di
Cremia, della Cmp Menaggio, toccò
una sorte tragica. Il 25 aprile un giovanissimo
squadrista, Gianni Tomaini classe 1930, portò
anche a questo presidio lordine di rientrare
a Menaggio. Ma il comandante del presidio stava
già trattando la resa coi partigiani,
che promettevano salva la vita. Ma appena consegnate
le armi tutti gli squadristi furono portati
a Dongo, sottoposti ad inaudite sevizie e trucidati
tutti, compreso il giovane Tomaini.
E
questo non fu lunico episodio di piccoli
presidi delle B.N. massacrati in quel modo.
Le
B.N., infatti, pagarono un alto tributo di sangue
in quelle tragiche giornate.
La
strage della cartiera Burgo di Mignagola
I
partigiani, dopo la resa dei combattenti della
RSI, organizzarono veri e propri campi di sterminio,
dove in brevissimo tempo procedevano, dopo nefande
sevizie, a barbare uccisioni, che eufemisticamente
chiamavano epurazioni. Cito la cartiera
Burgo di Mignagola, frazione di
Carbonera (TV), nei pressi di Breda di Piave.
In questa cartiera furono sterminate 400 o forse
anche 1000 persone.(1)
Si
ha notizia di atroci sevizie inflitte ai prigionieri
prima delluccisione: lamette ficcate in
gola, distintivi fatti ingoiare, spilloni piantati
nei genitali, camminare a piedi nudi su cocci
di bottiglia, bocca riempita di carta che poi
veniva incendiata
. Tra i trucidati il
giovane ufficiale Gino Lorenzi, crocifisso;
era un sottotenente della GNR appena uscito
dalla scuola A.U. Lo inchiodarono con grossi
chiodi ai polsi e alle caviglie su di una rozza
croce costituita da due tronchi dalbero
e fu lasciato morire lentamente fra tormenti
atroci, finché le volpi lo finirono.(2)
Ma
non fu lunica crocifissione; si ha notizia
anche della barbara e feroce tortura inflitta
ancora ad un giovane sottotenente della GNR
appena uscito dalla scuola A.U. : Walter Tavani
crocifisso a un portone a Cavazze (MO). E ancora
altri Martiri crocifissi ai portoni delle stalle
scelti tra gli oltre settanta assassinati nellArgentano
dopo sevizie atroci: aver avuto mozzate le mani,
strappati gli occhi, inchiodata la lingua, strappate
le unghie,amputati i genitali.(3)
NOTE:
[1] Paolo Teoni Minucci ,Combattenti dellOnore
Così caddero gli uomini e le donne
della RSI ,Greco & Greco, Milano, 2001,
p.233.
2
F. Enrico Accolla, Lotta su 3 fronti- Introduzione
alla storia della Repubblica Sociale Italiana,
Greco & Greco Editori, Milano, 1992, p.
222.
3
Vincenzo Caputo, Disobbedisco-De bello milliariniense,
TLA Editrice, Ferrara, 2001,p.11
(
Contributo di Francesco Fatica dellISSES
Napoli)
Eccidio del carcere
giudiziario di Ferrara
Lotto
giugno 1945 una squadra di partigiani, che esibivano
sul taschino del giubbotto un grosso distintivo
con la falce e martello, si fecero aprire con
uno stratagemma, la porta del carcere Piangipane
, di Ferrara, tre di essi, armati di mitra,
dopo aver fatto evadere i partigiani detenuti
per reati comuni, penetrarono nellala
dove erano rinchiusi i detenuti politici, e,
fattesi aprire le celle dal capo guardia, ingiunsero
ai reclusi di ammassarsi in fondo al corridoio
e li massacrarono a ripetute raffiche di mitra
sparate ad altezza duomo. Non soddisfatti,
continuarono a sparare nel mucchio dei corpi
ammucchiati per terra in una pozza di sangue,
prima di fuggire nel cortile, dove uccisero
anche il capo guardia. In totale i morti furono
18 e 17 i feriti.
In
successive e tardive indagini furono identificati
i tre sicari, ma , giudicati dalla Corte di
Appello di Ancona, questa ritenne estinti i
reati per amnistia, quasi che leccidio
fosse stato commesso nella lotta contro
il fascismo.
Il
rogo di Francavilla Fontana (Brindisi)
Lotto
maggio 1945 una piccola folla di facinorosi
sobillati da comunisti, prelevò i fratelli
Chionna dalla loro abitazione, che venne depredata
di ogni bene asportabile e quindi devastata,
soltanto perché colpevoli di aver conservato
sentimenti fascisti. I due vennero sospinti
con feroci sevizie fino alla piazza principale
della cittadina, dove era stata allestita una
pira a cui fu dato fuoco. Il linciaggio si concluse
con il rogo dei due fascisti gettati tra le
fiamme ancora vivi.
Nefandezze
nel modenese
A
Medolla (MO) il grande invalido di guerra Weiner
Marchi, costretto in una carrozzella, il 29
aprile, venne seviziato vigliaccamente e poi,
ferito e sanguinante, fu gettato, ancora vivo,
in pasto alle scrofe affamate in un recinto;
ma furono più feroci gli uomini delle
bestie che lo straziarono per cibarsene.
A
Modena il 27 aprile Rosalia Bertacchi Paltrinieri,
segretaria del Fascio femminile e la fascista
Jolanda Pignati furono violentate di fronte
ai rispettivi mariti e figli, quindi, trascinate
vicino al cimitero, furono sepolte vive.
Assassinio
della levatrice di Trausella (TO)
A
Trausella (TO), la levatrice di quel comune
fu prelevata, con audace azione di guerra,
mentre si recava ad assistere una partoriente,
trascinata presso il comando di una valorosa
e intrepida formazione partigiana, fu
violentata da un numero imprecisato di eroici
combattenti per la libertà,
che poi la trucidarono, assassinandola tra tormenti
atroci avendole tamponato i genitali con ovatta
impregnata di benzina, a cui appiccarono il
fuoco, rinnovando lorrenda combustione
con altri tamponi infiammati fino al purtroppo
stentato sopraggiungere della liberazione con
la morte.1
NOTE:
[1] Mino Caudana e Arturo Assante, Dal Regno
del Sud al vento del Nord, Vol. II, C.E.N.,
Roma, 1963, III ediz., p. 1180.
Leccidio
di Volto di Rosolina (Rovigo)
Nei
giorni immediatamente successivi al 25 aprile
1945 le truppe italo-tedesche abbandonarono
la zona di Rosolina. In località Volto
operava una batteria antiaerea della X Flottiglia
Mas. Il 26 aprile i marò della Decima
fanno saltare le munizioni e i cannoni e cercano
di mettersi in salvo vestendosi in borghese.
Ma nella notte fra il 26 e il 27 vengono raggiunti
dai partigiani e uccisi senza pietà con
raffiche di mitra. Lallora parroco Don
Mario Busetto ha lasciato una testimonianza
dalla quale si ricava che in data 30 aprile
furono scoperti sotto la sabbia 9 cadaveri,
cui fu data cristiana sepoltura. Purtroppo fu
identificato soltanto Vincenzo Caruso di anni
21 da San Nicandro Garganico (FG). Secondo il
parroco, però, un altro degli uccisi
era Leonardi Carmelo di Palermo. Invano la famiglia
di Giuseppe Licata, anni 23, di Sciacca (AG)
cercò di identificare il suo congiunto
con uno dei caduti.
Il
15 giugno 1946, poi, vennero scoperti e sepolti
altri 5 cadaveri. Insieme ai 14 marò
furono uccise anche due giovani sorelle che
prestavano servizio alla batteria in qualità
di ausiliarie: Adelasia Zampollo di anni 17,
nata a Chioggia e residente a Genova e la sorella
Amorina di 24 anni, che aveva un figlio piccolo.
Le
stragi di Omegna
Nella
notte fra il 25 e il 26 gennaio del 1945 una
squadra di partigiani penetrò con lnganno
nella casa del Sig. Raffaele Triboli e lo prelevò
insieme alla moglie Clorinda Benassai e alla
figlia di 21 anni Gianna. La casa fu rapinata
di tutto quanto poteva valere qualcosa. Restavano
soli in casa nel terrore i figli Francesca di
14 anni, Antonietta di 13 e Raffaele di 9. I
tre prelevati furono torturati, le donne violentate
e, infine, gettati, pare ancora vivi, nel lago
dOrta, chiusi dentro un telo di paracadute.
Né, questo, fu lunico massacro
compiuto dai partigiani nella zona del lago
dOrta.
La
strage dei ragazzini di Mario Onesti
Il
25 aprile 1945 un reparto di giovanissimi militi
della contraerea della Malpensa, guidato dal
sergente Mario Onesti si dirigeva verso Oleggio.
Intercettati dai partigiani della brigata di
Moscatelli, si difendono come possono. Alla
fine il cappellano partigiano, Don Enrico Nobile,
invita i militi ad arrendersi. Avranno salva
la vita e un salvacondotto per tornarsene a
casa. Il sergente interpella i suoi giovanissimi
militi, poco più che adolescenti, e decide
di accettare. Qualcuno non si fida e riesce
a fuggire, ma undici, col loro sergente, si
consegnano e, alle 18,30, si redige un verbale
dellaccordo. Ma i partigiani non hanno
nessuna intenzione di rispettare il patto e
il giorno dopo, 26 aprile, i ragazzi vengono
trattenuti prigionieri nelle segrete del castello
di di Samarate, dove vengono sottoposti a indicibili
torture. E il giorno dopo ancora, 27 aprile,
alle 8 di mattina vengono caricati su un camion
e portati sul luogo del supplizio. Il prete
che avrebbe dovuto essere garante dellaccordo
è impotente e può solo impartire
una frettolosa benedizione. Poi la fucilazione.
Tutti offrono il petto ai fucilatori. Si ode
qualche grido di Viva lItalia.
Non sazi gli aguzzini infieriscono sui corpi
degli uccisi, anche ficcando ombrelli negli
occhi dei morti.
La
strage della famiglia di Carlo Pallotti
Il
9 gennaio 1945 alcuni partigiani penetrarono
in una casa colonica nella campagna modenese
dove si era rifugiato il veterinario Carlo Pallotti,
fascista, insieme alla famiglia e massacrarono
lintera famiglia : il Pallotti, la moglie
Maria Bertoncelli e i giovanissimi figli Luciano
e Maria Luisa. Responsabili furono ritenuti
i partigiani modenesi Michele Reggianini e Giuseppe
Costanzini che, però, non subirono alcuna
condanna per questo crimine in quanto il massacro
fu ritenuto, dalla magistratura della nuova
Italia democratica, una legittima azione di
guerra.
Le
condanne a morte richieste dal P.M. Oscar Luigi
Scalfaro
(Pare
opportuno inserire anche queste morti fra le
stragi di quel periodo)
Il
Giornale del 9/3/1995, con un articolo a firma
P.Pisanò, informa:
"Sono
8, le condanne a morte di fascisti, chieste
e ottenute dal P.M. O.L.Scalfaro, alla Corte
assise di Novara, dopo il 25/4/1945.La biografia
ufficiale, parla di un solo imputato, per il
quale la condanna a morte era inevitabile; ma
tale imputato..venne poi graziato...La realtà
è un pò diversa.1943: Il futuro
presidente della Repubblica entra in magistratura.1°maggio
1945: O.L.Scalfaro assume volontariamente la
carica di vicepresidente del tribunale di Novara.
13 giugno 1945: Sostituiti i tribunali del popolo
con le CAS (Corte Assise straordinarie), O.L.Scalfaro
sostiene la pubblica accusa contro Enrico Vezzalini,
soldato valoroso pluridecorato. 15 e 28/6/1945:
L'Ufficio del PM ottiene la condanna a morte
di Enrico Vezzalini, Arturo Missiato, Domenico
Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno e Raffaele
Infante.Condanne eseguite all'alba del 23 sett.1945
(ndr: al poligono di tiro di Novara). 16 luglio
1945: Il PM chiede ed ottiene la condanna a
morte di Giovanni Pompa, 42 anni, della GNR.
Sentenza eseguita il 21/10/1945. 12 dic.1945:
il PM chiede ed ottiene la condanna a morte
di Salvatore Zurlo. Da "Il Corriere di
Novara" del 19 dic.1945: "Il PM Scalfaro
parla con vigoria ed efficacia che lo fanno
ascoltare senza impazienza dal pubblico....Il
Pm, dopo la chiarissima requisitoria conclude
domandando la pena di morte per lo Zurlo..."Lo
Zurlo, nel 1946, in processo d'appello,ebbe
la sentenza annullata. Otto condanne a morte
ottenute, sette eseguite. O.L.Scalfaro, brillante
inquisitore da tribunale del popolo, si è
ormai messo in luce per tentare le vie della
politica, candidandosi all' Assemblea Costituente
e, pur senza abbandonare la magistratura e relative
prebende, avviarsi verso la gloria di Roma".
Questo articolo è rimasto, all'epoca,
senza reazioni di sorta dell'interessato: tutto
vero, dunque. Ma giornalisti de L'Ultima
Crociata, andati a Novara per rivedere
le carte di quei processi, non trovarono un
bel nulla.
Informazioni: web.tiscali.it/RSI_ANALISI/stragi.htm
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