Da
uno stralcio del Capitolo VI del mio volume:
Dal 25 luglio a Piazzale Loreto
28.09
.09 - Sabato 26 settembre scorso stavo distrattamente
ascoltando la trasmissione su RAI/3 Ulisse:
il piacere della scoperta, trasmissione
condotta dal pur bravo Alberto Angela. Il poverino
(poverino perché così
gli hanno insegnato la storia) ha iniziato con
delle abominevoli mostruosità storiche.
La prima, quando ha affermato che Mussolini
il 25 luglio 1943 si sarebbe dimesso;
ma quando mai, è da tutti riconosciuto
(anche da ampi stralci storiografia anti)
che quello messo in atto quell8 (3 settembre)
fu un vero e proprio COLPO DI STATO.
Altre mostruosità, o perlomeno gravi
inesattezze, quando Alberto Angela ha descritto
il viaggio della nostra Flotta
verso porti
Sì, caro Angela: quali
porti?. Il povero Angela
così descrivendo quel viaggio
getta una luce infamante sul grande Ammiraglio
Carlo Bergamini. La verità storica e
la dirittura morale e militare di Bergamini
è riportata nel testo che segue.
(
). Un discorso a parte a parte va fatto
per il caso Bergamini.
Bergamini
fu certamente il più battagliero fra
gli ammiragli della Regia Marina. Nei precedenti
volumi abbiamo ricordato i suoi tentativi tutti
tesi per indurre Supermarinaad
unazione più decisa.
<Allimbrunire
dell8 settembre> scrive Mattesini
sul Bollettino dArchivio,
pag. 92 <dopo essere stato convinto da
De Courten e Sansonetti a partire per La Maddalena,
lammiraglio Bergamini si trasferì
con il suo Stato Maggiore e il personale addetto
al Comando Squadra (220 persone) dalla corazzata
Italia sulla nuovissima Roma
(ex Littorio), che divenne
da quel momento la nave ammiraglia della Forza
Navale da Battaglia (
). Mentre si svolgeva
questo movimento, alle ore 18,00 dell8
settembre ebbe inizio la programmata riunione
dei Comandanti delle navi della flotta presenti
a La Spezia, che erano stati convocati sulla
Roma da Bergamini; il quale
secondo quanto scrisse nel suo rapporto
il capitano di Vascello Giuseppe Marini, Comandante
della 12° Squadriglia Cacciatorpediniere
fece il seguente quadro della situazione:
(
) Nessuna nave deve cadere in
mano né di inglesi, né di tedeschi.
Piuttosto autoaffondarsi (
). Se in bassi
fondali: autoaffondare le navi mettendo in atto
anche i mezzi di autodistruzione, se le navi
minacciano di cadere in mano inglesi; autoaffondarle
senza autodistruzione, se minacciano di cadere
in mano dei tedeschi (
)>.
Al
contrario di quanto la storiografia ufficiale
sostiene, lammiraglio Bergamini, stando
anche agli ordini impartiti, mai avrebbe
consegnato le proprie navi in mani inglesi.
Rimane linterrogativo sulla seconda
ipotesi:<autoaffondarle senza
distruzione, se minacciano di cadere
in mano dei tedeschi>. Si potrebbe non
capire questa differenzazione fra i due ordini,
ma più avanti, sulla base di alcuni documenti
proveremo a dare una spiegazione.
Alle
23,00 Bergamini telefonò allammiraglio
De Courten per informarlo che la Squadra partirà
al più presto per La Maddalena con tutte
le unità presenti a La Spezia e a Genova,
comprese quelle ai lavori in condizione di muovere.
Bergamini non fece innalzare sullalbero
maestro il drappo nero, né verniciare
i due grandi cerchi neri sulle fiancate delle
sue navi.
Alle
ore 07,00 del 9 settembre, forse per vincere
le ultime resistenze degli equipaggi, Supermarina
inviò un altro telegramma: <Impegno
onore eseguire lealmente clausole armistizio
le quali però non, ripeto non, contemplano
cessioni navi aut abbassamento Bandiera>.
Alle
09,46 del 9, mentre la Flotta era in navigazione
verso La Maddalena, suonò lallarme,
per lavvistamento di un aereo da ricognizione
britannico che cominciò a girare intorno
alla formazione navale. Contro il velivolo,
che fu riconosciuto per un bimotore del tipo
Glen Martin , le navi aprirono
il fuoco <il tiro fu però subito
dopo sospeso, e fu seguito dallordine
di non sparare su velivoli di nazionalità
britannica e americana>.
Alle
10,29 fu avvistato un aereo da ricognizione
tedesco, riconosciuto del tipo Ju.88.
Contro di esso non fu aperto il fuoco.
Alle
13,45 Supermarina trasmise
un nuovo telecifrato: <Davanti Bona troverete
nave inglese o americana che indicherà
porto da raggiungere (
). Ciascuna nave
innalzi pannello nero o blu scuro della massima
grandezza possibile alt. Disegnare sui ponti
grandi dischi neri come segnali di riconoscimento
per aerei (
)>. Anche in questa
occasione Bergamini non dette corso allordine.
Alle
14,00 vennero avvistati alcuni aerei in volo
a circa cinquemila metri che sganciarono qualche
bomba, ma nessuna nave venne colpita. <Bergamini
telegrafa di essere stato attaccato da apparecchi
anglo-americani, secondo i dati di provenienza
del radar DATE. Sansonetti informa Malta, la
quale respinge la insinuazione.
Gli aerei non sono alleati. Il mistero resterà
tale> (Santi Corvaja, Storia
Illustrata, settembre 1973).
Alle
14,24 Supermarina trasmise
la notizia: <La Maddalena occupata da
forze tedesche>. Di conseguenza la Flotta
di Bergamini invertì la rotta puntando,
probabilmente, su Minorca.
Alle
15,10 scattò lallarme e alle 15,37
ebbe inizio lattacco aereo da parte <di
cinque Do.217 K, che fu fronteggiato
dalle unità navali, dopo qualche
esitazione, aprendo il fuoco e contromanovrando>.
Da
unintervista rilasciata a Storia
Illustrata del settembre 1973 dallaffondatore
del Roma, Bernhard Jope,
questi così risponde a Mario Lombardo
circa la domanda di cosa sapesse della bomba
radiocomandata FX1400. Jope
disse: <Della bomba conoscevamo soltanto
gli effetti teorici, e il metodo di puntamento
radioguidato mediante un piccolo congegno nella
coda dellordigno, che serviva a dirigere
la bomba stessa fino al bersaglio, con una certa
approssimazione e che veniva usata per la prima
volta contro un nemico proprio in occasione
del bombardamento della Flotta italiana>
( 54).
Ebbene,
queste bombe, che dovevano essere destinate
per lattacco previsto contro gli angloamericani
nella baia di Salerno, se non si fosse verificato
nel frattempo larmistizio, queste bombe,
ripetiamo, poco più che prototipi, centrarono,
perforandolo il ponte corazzato della Roma
determinando laffondamento della nave.
La prima bomba, lanciata alle 15,45, esplose
sotto lo scafo, causando larresto delle
caldaie. <Una seconda, radioguidata sul
bersaglio, dal sergente Eugen Degan, dopo una
discesa di 42 secondi, alle 15,52 centrò
il lato sinistro della Roma,
infilandosi tra il torrione e la torre 2 G.C.
sopraelevata, e provocò larresto
dellunità. Limpatto della
seconda bomba e la deflagrazione dei depositi
furono quasi simultanei. La splendida nave,
orgoglio della cantieristica e della Marina
italiana, sbandò sulla dritta e alle
16,12 fu squarciata dalla deflagrazione dei
depositi munizioni della torre sopraelevata
prodiera dei grossi calibri, che fu interamente
asportata, lasciando al suo posto una grossa
voragine da cui si sollevava un forte incendio,
misto ad unaltissima e densa colonna di
fumo nero> (Bollettino dArchivio,
pag. 120).
<La
splendida nave> si trascinò per
sempre in fondo al mare due ammiragli, 86 ufficiali
e 1.264 uomini dequipaggio (55)
<Con
la scomparsa di Bergamini> scrive Santi
Corvaja <viene rimosso lostacolo
più difficile da superare per convincere
la Flotta a dirigersi verso Malta>. Infatti
il comando venne assunto dallammiraglio
Romeo Oliva, il quale, lascia sul posto tre
unità per raccogliere i superstiti della
Roma, dopo che <per
lennesima volta gli alleati respingono
le richieste di dislocare la Flotta italiana
alla Maddalena. Le navi intanto proseguono nella
rotta verso Minorca (56) il porto neutrale,
meta di Bergamini (
). Finalmente alle
21,00 lordine di trasferirsi a Malta viene
eseguito. Le navi inalberano i pannelli neri
(
)> (Santi Corvaja, op. cit., pag.
61).
Nel
dopoguerra, per motivi facilmente intuibili,
si è sostenuto che Bergamini avrebbe
diretto comunque le navi a lui affidate a Malta,
come ordinato. Non crediamo a questa tesi, oltre
che per i motivi sopra riportati il più
importante dei quali il non aver inalberato
i segnali della resa ma anche per altri
che andiamo a trascrivere.
1. Il primo a essere convinto della ribellione
era proprio lammiraglio Sansonetti. Egli
sapeva che <Bergamini più volte
aveva dichiarato di non essere disposto a una
resa senza combattere almeno una battaglia,
un vero scontro con le corazzate italiane da
una parte e quelle inglesi dallaltra,
circostanza che non si era mai registrata nel
corso del lungo conflitto, per quanto disponessimo,
ancora all8 settembre, di ben sei corazzate:
Roma, Vittorio Veneto
e Italia a La Spezia; Doria
e Duilio a Taranto; Giulio
Cesare a Pola> (Santi Corvaja,
op. cit., pag. 54-55).
2. Anche il figlio di Bergamini, solleva dubbi
sulle tesi sostenute nel dopoguerra. Egli ha
scritto su Il Messaggero
del 3/8/94:<Mio padre ebbe conoscenza
dellarmistizio alle 19,45 dell8
settembre attraverso il radio giornale: ne ricevette
un colpo gravissimo, immeritato, inatteso. Per
telefono comunicò al ministro De Courten
la sua indignazione e manifestò lintenzione
di non condurre in porti nemici quelle stesse
navi che fino a poche ore prima erano pronte
a salpare per dare battaglia>. Recentemente
Pier Paolo Bergamini, figlio dellammiraglio
in un suo saggio Le Forze navali da
battaglia e larmistizio edito
dalla Rivista marittima,
scrive che il padre, alla fine, avrebbe obbedito
<al più amaro degli ordini>.
Non poteva che scrivere ciò Pier Paolo
Bergamini essendo tuttora ufficiale in
servizio della Marina militare.
3. Abbiamo anche una testimonianza diretta.
Si tratta di una lettera a firma del dott. Giovanni
De Simone di Nettuno. Tale lettera è
stata pubblicata anche su Il Giornale
dItalia dell11 marzo 1998.
La riportiamo integralmente:<Caro Giannini,
la Squadra Navale italiana al comando dellAmmiraglio
Bergamini non stava dirigendosi a Malta
come aveva ordinato Pietro Badoglio ma
alla Maddalena per affiancare la Xa MAS del
Principe J.V. Borghese già schieratosi
con i naturali alleati tedeschi. Un cifrato
in tal senso era stato trasmesso alle ore 12,30
del 9 settembre 43 da Forte Braschi (Roma),
sez. del SIM (Servizio Inform. Milit.) alla
sez. del SIM di Atene, ove prestavo servizio
come marconista e decrittore. Linesperienza
della mia giovane età (avevo appena 25
anni) non mi ha permesso allora di custodire
per la storia quel prezioso documento che il
mio superiore (leroico colonnello degli
alpini, Carlo Sirombo) aveva dettato per telefono
al Comando tedesco, ordinandomi poi di distruggerlo:
ordini che eseguii senza riflettere. Laffondamento
della corazzata Roma e la
conseguente morte del suo Comandante deviò
il corso della storia di quel periodo, in quanto
lAmmiraglio che lo sostituì nel
comando non conoscendo il piano di Bergamini
(o se lo conosceva non lapprovava)
(
). La Squadra venne attaccata nel primo
pomeriggio da velivoli tedeschi (
). In
serata i tedeschi si strapparono i capelli essendo
venuti a conoscenza che lAmmiraglio Bergamini
non era diretto a Malta per consegnare la Flotta
agli inglesi, ma alla Maddalena. Perché
lAmmiraglio Bergamini non ordinò
il fuoco contro i velivoli tedeschi? E
ovvio. Li considerava nostri alleati>.
E
una testimonianza interessante aperta ad alcune
considerazioni per raggiungere la verità.
Per prima cosa è accertata lappartenenza
del dott. De Simone al SIM nel periodo bellico;
questa viene sancita da Carlo De Risio nel suo
libro La Storia non scritta,
ove a pag. 170, elencando <lorganico
degli operatori radio del SIM allestero>
riporta:<(
) Atene: sergente maggiore
Giuseppe De Simone>.
Un
altro punto sembra dar ragione al dott. De Simone
e cioè quando, come poco sopra riportato,
allattacco degli aerei tedeschi le navi
italiane aprirono il fuoco dopo qualche
esitazione. Nel dopoguerra la Commissione
dinchiesta speciale si preoccupò
anche di stabilire se da parte del Comando di
bordo della Roma vi fosse
stata qualche responsabilità nella tardiva
apertura del fuoco contro gli aerei tedeschi
(
). Invece meno intensa risultò
la reazione della Roma al
delinearsi del successivo attacco aereo che
portò la corazzata ad essere colpita
dalla seconda bomba. In definitiva linchiesta
si concluse con un nulla di fatto. Si accennò
ad una sorpresa tecnica,
dallaltezza degli attaccanti e nulla più,
lasciando, pertanto, aperta la validità
della testimonianza del Dottor De Simone (Bollettino,
pag. 162).
Ancora:
lammiraglio Oliva (Bollettino,
pag. 20) scrisse a De Courten il 2 maggio 1946
questa lettera: <(
). Lammiraglio
Bergamini a nessuno disse di aver accettato
il sacrificio richiestogli (
), cosicché,
dopo la sua scomparsa con la Nave Ammiraglia,
io mi trovai a dover decidere tra il trasferimento
della Flotta in un porto alleato e lautoaffondamento
di essa che poteva essere da me disposto con
la semplice trasmissione di una frase convenzionale
stabilita dallAmmiraglio Bergamini stesso
e nota a tutti i Comandanti. Ma, poiché
la Bandiera non sarebbe stata ammainata e poiché
tu, Ministro, in nome del Re, ordinavi di attenersi
lealmente alle clausole dellarmistizio,
decisi di obbedire a tale ordine (
)>.
E
una lettera che denota chiaramente la vergogna
di un alto ufficiale che, conscio di aver infranto
un codice donore, cerca
giustificazioni girando le sue responsabilità
su un ministro che, probabilmente, anche lui
fu ingannato (57).
Così,
a un campionario di imprevidenze, ambiguità,
menzogne, si venne ad aggiungere la fatalità:
perché quelle due bombe probabilmente
hanno alterato, se non il corso della storia,
almeno una sua sfaccettatura.
Vennero
consegnate agli alleati ben 173 navi per 268.227
tonnellate; 7 navi per 11.017 tonnellate si
trasferirono in porti neutrali; 12 per 41.096
tonnellate furono perdute in combattimento nei
giorni dellarmistizio; 124 per 100.614
tonnellate vennero o autoaffondate o catturate
dai tedeschi o aderirono alla RSI; 3 navi per
3.079 tonnellate rimasero in porti sotto controllo
giapponese.
Churchill
non potè che esclamare:<Una bella
preda!>.
Lumiliazione
degli ammiragli italiani a Malta si frammischia
alla convinzione di essere stati ingannati.
Ricorda Trizzino op. cit.:<Cunningham
non perde altro tempo e impartisce a Da Zara
le prescrizioni per il disarmo e la
messa sotto controllo di tutte le
navi italiane. Lammiraglio italiano obietta
che queste disposizioni contrastano con quelle
ricevute dallAlto Comando Navale di Roma,
secondo cui le navi rimarrebbero sotto la piena
sovranità italiana; ma Cunningham legge
a Da Zara il testo dellarmistizio e gliene
dà persino una copia dattiloscritta.
Non cè dubbio: al comma quattro
si prescrive che le navi debbono essere disarmate>.
A
pag. 25 del Bollettino si
legge: <Ricevuto lordine di uscire
dai porti e di dirigersi verso Malta, la Forza
Navale da Battaglia obbedì, con la disciplina
e uno spirito di sacrificio che destarono negli
Alleati incondizionata ammirazione>.
Forse è un po troppo; e della stessa
opinione era Winston Churchill che, a pag. 126
dellop. cit., con labituale sarcasmo
britannico e con una forte dose di disprezzo
ha scritto:<Il grosso della flotta italiana
lasciò Genova e La Spezia, per un audace
viaggio di resa a Malta> (58).