SE
LO POTETE, SBUGIARDATEMI
Se
il comunismo è morto (dicono),
i comunisti sono sempre vivi
06.11.09
- Da il Corriere della Sera del 31 ottobre scorso:
Il Garko dei record: diventò
un violento con la camicia nera; è
un articolo che anticipa una nuova fiction dal
titolo: Il peccato e la vergogna.
Anche se lo ritengo superfluo, riporto alcune
frasi ricavate dal pezzo: <(
).
Gli ingredienti del romanzo popolare ci sono
tutti. Osserva Giancarlo Scheri, responsabile
fiction Mediaset: In questo momento
in cui esiste qualcuno che nega lOlocausto
(!?), è un modo per contribuire a non
dimenticare. Ma rappresentando la storia
di un criminale, che nella divisa nera corona
la sua natura perversa (e te pareva
,nda),
non si rischia di creare il binomio fascisti
tutti delinquenti? Assicura il produttore Alberto
Tarallo: Ci siamo affidati alla consulenza
di storici (e mò sò tranquillo,
nda). Non raccontiamo solo il fascino oscuro
del fascismo (quanto erano imbecilli i nostri
padri e nonni e quanto sono acuti sia Tarallo
che i suoi storici, nda), ma anche la generosità
di alcuni italiani che, pur essendo inseriti
nel regime, contrastarono le leggi razziali,
nascondendo ebrei in casa, salvandoli dai campi
di concentramento">. Anche se questo
(la persecuzione degli ebrei) non è largomento
che desidero trattare, chiedo al Signor Tarallo
e ai suoi storici spiegatemi come
mai gli ebrei, a migliaia e migliaia, in quel
periodo, invece di fuggire in Usa, in Svizzera,
in Gran Bretagna, in Russia, si rifugiavano
in Italia; eppure in Italia vigevano le famigerate
leggi razziali.
Attendo risposta (che non arriverà mai,
perché vige la regola del vermetto furbetto).
IL
FASCISMO NACQUE VIOLENTO E I ROSSI LO SUBIRONO?
Ma quando mai! E vediamo da quale parte fosse
la violenza, almeno chi la originò. E
come è nel mio modo di fare, citerò
Autori non fascisti.
Partiamo da una data fondamentale: 23 marzo
1919: quella della fondazione dei Fasci di Combattimento
e i motivi che ne determinarono lorigine.
Ha scritto il giornalista inglese William
Phillips (e siamo solo nel 1923): <Tutti
gli scritti di Mussolini dedicati alla questione
russa andrebbero oggi riletti. Ci si accorgerebbe
che con tutto quello che abbiamo saputo dopo
ben poco in realtà siamo venuti a conoscere
di cui egli non si fosse già allora perfettamente
reso conto. Vide a nudo il comunismo e ne fu
atterrito> (Domenico Settembrini,
Fascismo, controrivoluzione imperfetta,
pag. 91). Ciò premesso, vediamo quali
erano le direttive di Antonio Gramsci, il più
accreditato pensatore comunista. Il programma
del nascente Partito Comunista dItalia,
dettato proprio da Gramsci è sintetizzato
su Il Comunista, che in data 20 gennaio 1920
titolava: <Con lInternazionale di
Mosca Per la Rivoluzione Proletaria Mondiale>.
Antonio Gramsci era tuttaltro che un democratico
e un pacifista, egli spingeva le masse verso
una rivolta <sulla falsariga di quella
russa>. Caratterizzante è una
massima demoniaca: <Ogni atto viene
concepito come utile o dannoso, come virtuoso
o scellerato, solo in quanto ha come punto di
riferimento il moderno principe stesso (il
partito, nda) e serve ad incrementare
il suo potere o controllarlo>.
In questa campagna al massacro, Antonio Gramsci
non era solo; il cattolico filocomunista
(oggi diremmo cattocomunista) Giovanni Miglioli
(Attilio Tamaro, Ventanni di
storia, pag. 174n.): <Faremo
fare agli agrari la fine di Giuda; li appenderemo
coi piedi in su e la testa in giù agli
alberi delle nostre terre: squarceremo il loro
putrido ventre da cui usciranno le grasse budella
turgide di vino. E nelle contorsioni dellagonia
noi danzeremo intorno non la danza della vendetta,
ma la danza della più umana giustizia
(
). Ed i fascisti, delinquenti, scherani
lanzichenecchi, assoldati allAgraria,
seguiranno eguale sorte>. Riconosce
Settembrini, pag. 70: <Quando
mai il fascismo ha raggiunto il grado di fredda
ferocia nella soppressione degli avversari politici,
di sistematicità scientifica nel soffocamento
di qualsiasi forma di spontaneità popolare,
di oscurantismo nella censura dellalta
cultura è noto che Lenin incaricò
la moglie di fare unattenta epurazione
delle biblioteche, mentre nulla si sa di analoghe
attività assegnate a Donna Rachele>.
Ancora Settembrini (pag. 150): <Il
ricorso alla violenza allinterno alla
sinistra nelle campagne italiane risale agli
anni della prima guerra, quando tra i repubblicani,
che avevano la loro base in mezzo ai mezzadri,
e i socialisti, che reclutavano forze soprattutto
tra i braccianti, non erano infrequenti in certe
zone le risse, gli assassini a tradimento e
talvolta rudimentali spedizioni punitive a scopo
di vendetta>. Allora trova conferma
quanto ho ripetutamente scritto:le prime azioni
squadristiche portavano il vessillo rosso! Ma
non è davvero finito (Zumino Pier
Giorgio, La questione cattolica nella sinistra
italiana, pagg. 31-33): <Non va però
dimenticato che la CGL, usava fare pressione
sugli industriali perché licenziassero
gli operai cattolici che rifiutavano di iscriversi
a quel sindacato, richiesta a cui gli industriali
ottemperavano, perché come osservò
un funzionario in una comunicazione a Giolitti,
quelli cattolici rappresentano di fronte agli
operai appartenenti alle leghe rosse una proporzione
come di uno a cento>.
Gli episodi di violenza si esauriscono in questi
pochi casi? No davvero. Ad esempio ecco quanto
ricorda lo scienziato Ardito Desio che,
ad una domanda di un giornalista, così
rispose: <Il fascismo ha avuto molti
aderenti, dopo la fine della prima guerra mondiale,
fra noi ufficiali perché si viveva in
un clima di puro terrore. Si subivano pestaggi,
bastonature. Numerosi furono assassinati per
il solo fatto di portare le stellette (
)>.
Un altro giornalista inglese, Percival Phillips,
corrispondente del Daily Mail, ha scritto:
<Essi (i fascisti) combattevano il
terrore rosso con le stesse armi. Compivano
rappresaglie che turberebbero quei pacifisti
che vogliono la pace a tutti i costi. Ai sistemi
di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Di
certo non imitarono i sistemi comunisti di gettare
vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso
a Torino da un tribunale rosso composto in parte
da donne, né torturavano i prigionieri
come fecero in altre parti dItalia i seguaci
di Lenin>.
Sarebbe opportuno ricordare le violenze perpetrate
a danno di militari che avevano già tanto
sofferto nelle trincee, violenze che si verificarono
principalmente nelle grandi città. Sarebbe
bene ricordare anche quel che si verificò
tra il 10 e il 15 aprile 1919 a Roma e a Milano,
quando socialisti e anarchici scesero in piazza
con lintento di dimostrare che le forze
bolsceviche dominavano ormai la piazza. Anche
se in quei giorni di aprile il fascismo come
forza organizzata non esisteva ancora, tuttavia
la manifestazione rossa fece esplodere il fenomeno
fascista. A luglio del 1919 i socialisti scatenarono
una serie di violenze che provocarono ventisei
morti, oltre trecento feriti e il saccheggio
di 1200 negozi. Sempre in quellanno vennero
costituiti i Soviet. In Val Bisenzio addirittura
venne proclamata una Repubblica sovietica. A
giustificazione del saccheggio dei negozi, sullAvanti!
del 5 luglio si poteva leggere: <Le
merci sono del popolo, prodotte dal sudore del
popolo e ad esso ritornano per il potere di
una forza contro la quale nessuno può
reagire (
)>. Il movimento insurrezionale,
appunto sulla falsariga di quella di Mosca,
si sviluppò a Forlì dove venne
emesso il primo decreto del Soviet, Milano,
Genova, Torino hanno fatto seguito. Il Corriere
della Sera del 7 luglio riporta: <Violente
scene di saccheggio si sono verificate oggi
a Torino (
). Particolarmente prese di
mira, oltre parecchie salumerie e negozi di
uova e pollame, furono le rivendite di calzature,
specie le più eleganti del centro (
)>.
A questi atti, che ormai erano di prassi quotidiana,
il 20 e 21 luglio fu organizzato uno sciopero
generale in segno di solidarietà verso
i compagni rivoluzionari russi e ungheresi che
si concluse con disordini e pestaggi. Questi
avvenimenti dettero vita al movimento fascista,
che fu così giustificato da Alcide
De Gasperi (Il Nuovo Trentino del
7 aprile 1921): <Il fascismo fu sugli
inizi un impeto di reazione allinternazionalismo
comunista che negava la libertà della
Nazione (
). Noi non condividiamo il parere
di coloro i quali intendono condannare ogni
azione fascista sotto la generica condanna della
violenza. Ci sono delle situazioni in cui la
violenza, anche se assume lapparenza di
aggressione, è in realtà una violenza
difensiva, cioè legittima>.
Allora qualcuno mi potrebbe chiedere: <I
fascisti tutti angioletti?>. Certamente
no! Primo: quando la violenza viene scatenata
la colpa di questa ricade su coloro che la scatenano,
e una volta che ciò accade, la violenza
è difficile controllarla. Secondo: cè
violenza e violenza; questa distinzione viene
spiegata oltre che dal già citato giornalista
inglese Percival Phillips, anche
dallo storico Antonio Falcone, il quale
su Storia Verità ha scritto: <In
un certo senso si può dire che i fascisti
la violenza non tanto la imposero quanto la
subirono. Lo dimostra il numero dei loro caduti,
che fu di gran lunga superiore a quello degli
avversari. Secondo Roberto Forges-Davanzati
(nazionalista siciliano, nda), le vittime
fasciste, tra morti e feriti, si contano a centinaia,
mentre quelle avversarie si contano a decine.
Nel 1924, uno degli anni più caldi,
specialmente nei mesi che precedettero e seguirono
le elezioni legislative, caddero una ventina
di fascisti e ne furono feriti almeno 140, mentre
nella parte avversa si ebbe un solo morto (
).
La sproporzione si spiega col fatto che, mentre
gli squadristi cercavano lo scontro frontale
e aperto, i rossi conducevano la loro lotta
a forza di imboscate e di attentati. Se poi
opponendo violenza a violenza, furono i fascisti
ad avere il sopravvento, ciò non fu perché
fossero più violenti, o numericamente
più forti ( anzi era tutto il
contrario), ma solo perché erano
meglio organizzati e quindi più efficienti>.
E questo è tanto vero che in moltissimi
casi il fascista rispondeva allagguato
con il manganello o con lolio di ricino.
Per coloro che volessero provare, accerteranno
che fa meno male lolio di ricino che un
colpo di pistola alla nuca. Quanto sopra scritto
si ripeterà in forma più violenta
e vile al termine del secondo conflitto mondiale.
Quindi se il comunismo ateo fu intrinsecamente
perverso, come fu definito dal Pontefice
Pio XI nella Enciclica Divini Redeptoris,
la sua sconfitta va attribuita allUomo
della Provvidenza. Dello stesso parere
è Winston Churchill, il quale nel 1947
ha scritto: <Così terminò
la dittatura di Mussolini in Italia, durata
ventun anni, durante i quali egli aveva sollevato
il popolo italiano dal bolscevismo, nel quale
avrebbe potuto sprofondare nel 1919, a una posizione
in Europa quale mai lItalia aveva raggiunto
prima. Lalternativa al suo governo avrebbe
potuto essere unItalia comunista che avrebbe
causato pericoli e disgrazie di tipo diverso
sia per il popolo italiano che per lEuropa>.