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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Filippo Giannini

Contesto in Toto tante (troppe) castronerie

02.05.2010 - Ho ricevuto una mail a firma (indico solo la sigla) C.R.V., un signore che rispondendo a F.M. sostiene alcuni argomenti che mi hanno spinto ad intervenire. Premetto che al liceo studiai per diversi anni la storia della filosofia , una materia che già allora contestai sostenendo che il filosofo si esibisce con argomenti fuori da ogni regola appositamente per non farsi capire. Ebbene, debbo confessarlo, anche i due terzi della mail del signor C.R.V. è un compendio filosofeggiante, e di conseguenza per quanto sopra confessato, non ho compreso il senso.

   Però, ad un certo punto, tratta una materia a me cara: la storia. La storia del Fascismo e, in particolare, quella di Benito Mussolini. Di conseguenza, lo sento quasi un dovere, intervengo.

   Nella foga antifascista, cosa comune d'altra parte, il signor C.R.V. si lascia trasportare, oltretutto senza troppa fantasia, con accuse che quotidianamente vengono scaricate dai mass-media democratica sul capo del Fascismo.

   Ad esempio, il signor C.R.V. scrive: < Buono un Mussolini che fa deportare degli ebrei solo per compiacere Hitler?> . Ma caro signore, cosa scrive? Ho pubblicato un volume proprio su questo argomento di 290 pagine, delle quali un buon terzo sono documenti e di questi la maggioranza di provenienza ebraica, ebbene da questi si deduce che Benito Mussolini, nonostante le pressioni germaniche per la consegna degli ebrei residenti in Italia, in Grecia, in Francia, in Jugoslavia, o comunque quelli sotto tutela delle forze italiane, ebbene non un solo ebreo venne consegnato ai tedeschi. Mi spieghi il signor C.R.V. come mai e perché, nel periodo bellico, gli ebrei che fuggivano dalle zone sotto controllo germanico invece di rifugiarsi nei paesi democratici si trasferirono, a decine di migliaia, nell'Italia fascista? Eppure qui vigevano le leggi razziali .

   Continua il signor C.R.V.: < Buono un Mussolini il cui tribunale speciale punisce la dissidenza con la pena di morte colpendo indifferentemente anche il marito della figlia?> . Debbo osservare che il signor C.R.V. in filosofia deve essere un fenomeno, ma in storia, mi perdoni, un somarello. Apra a pagina 49 del volume L'Economia italiana tra le due guerre edito sotto l'alto patrocinio di Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana e leggerà: < dal 1926 al 1939 le condanne a morte furono sette, due per attentati a Mussolini e le altre per terrorismo >. È bene sapere che quei terroristi furono colpevoli di decine di morti e feriti. Sfido il signor C.R.V. a dimostrare che il Duce si rese colpevole della morte del marito della figlia.

Scrive ancora il signore in oggetto: < Io penso che Mussolini e la sua parabola istrionica rappresentino solo un incidente personale nella storia (…)> . Non so se il signor C.R.V. gode o ha mai goduto dell'assistenza ospedaliera, legge promulgata il 30/12/1923 n° 2641; oppure dell'Assicurazione Invalidità e Vecchiaia, legge promulgata il 30/12/1923, n° 3184. Ora andiamo in ordine sparso . Riduzione dell'orario di lavoro: RDL n° 1955 del10/9/23; Opera Nazionale Maternità e Infanzia: RD n° 718 del 15/4/1926; Assistenza Illegittimi Abbandonati: RDL n° 798, del l'8/5/1927; Carta del Lavoro: 30/4/1927; INAIL: del 13/5/1929 n° 928; Istituzione del Libretto del Lavoro; INPS: del 4/10/1935 n° 1827; Assegni Famigliari, RD n° 1048 del 17/6/1048; Istituto Autonomo Case Popolari, RD n° 1165 del 28/4/1938; INAM (Assistenza Sanitaria Gratuita) RD n° 138 del 11/1/1943. Ho estrapolato solo alcune delle leggi sociali del Male Assoluto e deduco che per far parte < di una parabola istrionica che rappresenta solo un incidente personale della storia>: ne avessimo altre mille di simili parabole istrioniche…

   < Il socialismo contro cui Mussolini scatena i suoi squadristi (…)>; e no, signor C.R.V., se lei vuol trattare la storia deve andarsi a documentare meglio, e cito per capirci, un antifascista, Alcide De Gasperi che su Il Nuovo Trentino del 7 aprile 1921 scrisse: < Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l'apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima>. Oppure, se il signor C.R.V. non fosse ancora soddisfatto, riporto quanto scrisse il giornalista Pecival Phillips sul Daily Mail: < Essi (i fascisti) combattevano il terrore rosso con le stesse armi. Ai sistemi di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Ma non imitarono i sistemi comunisti di gettare vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso a Torino (…)> .

<Il duce non pensò che gli Usa sarebbero entrati in guerra (…)>. E ancora una volta il signor C.R.V. si sbaglia. Infatti il 3 gennaio 1940 Mussolini inviò una lettera a Hitler nella quale, fra l'altro scrisse di essere profondamente convinto che, anche se assistita dall'Italia, < la Germania non avrebbe mai potuto mettere in ginocchio l'Inghilterra e la Francia e neanche dividerle. Credere una simile cosa è illudere se stessi. Gli Stati Uniti non avrebbero permesso la disfatta totale delle democrazie (…)>. E allora perché entrò in guerra, potrebbe chiedere giustamente il signor C.R.V.? Perché non poteva far altro vista la situazione militare, politica e geografica del momento. E soprattutto per le continue operazioni di sabotaggio e provocazioni che subiva il nostro traffico marittimo ad opera delle marine di Francia e Gran Bretagna dalla fine del 1939 al 1940. Il signor C.R.V. da persona competente come (non) dimostra di essere, avrà compreso che mi riferisco ai due Rapporti Luca Pietromarchi, che dimostrano i reali motivi (fra gli altri) della nostra entrata in guerra.

   Imperterrito il signor C.R.V. continua: < Il caso Mussolini è forse quello di più personalità in una sola unità ( Padre, Figliolo, ma ne manca una, nda ) psicosomatica. Una potrebbe essere quella vissuta e descritta dal figlio Vittorio in Voli sulle ambe a proposito della gioia sadica del guerriero fascista, che massacra con bombe e gas asfissianti il popolo disarmato e povero dell'Etiopia (…) >. E te pare che poteva mancà (si dice a Roma) i gas asfissianti ?

      Gli italiani nella guerra etiopica usarono o no i gas asfissianti?  Prima  di entrare nel merito sarà bene ricordare che  quando  l'Italia affrontò quell'impresa, Francia e Inghilterra profetizzarono che qualora il nostro Paese fosse riuscito a vincere quella guerra, questa sarebbe durata non meno di cinque anni e con perdite inimmaginabili.  Grande  fu  lo scorno della “Perfida Albione” allorquando quel  conflitto  si risolse  per  noi vittoriosamente in una manciata di mesi.  Ecco  allora venir fuori il motivo: “ Hanno vinto perché usarono i gas asfissianti”. È  sempre difficile tentare di confutare certi argomenti,  quelli  cioé che riguardano “il feroce volto del fascismo ”, il minimo che può capitare al malcapitato che si dovesse avventurare nell'impresa sarebbe quella di essere marchiato di “revisionismo ”, il che equivale ad una infamia.

   In occasione del cinquantenario dell'impresa etiopica ed esattamente  il 3 ottobre 1985, il primo canale televisivo della RAI, mandò in onda  una trasmissione che doveva essere rievocativa e la direzione fu affidata ad Angelo Del Boca. Come è ormai uso in casi del genere, il programma  “ non prevedeva”  alcuna controparte  e, di conseguenza,  lascio  al  lettore stabilire  il  livello  di quello che doveva  essere  una tale ricostruzione storica.

   Angelo Del Boca, è l'autore del volume “I gas di Mussolini” e non centellina  le  accuse di “brutalità” e “la ferocia del tiranno”, più o meno come il signor C.R.V.,  a  danno  di quell'infelice Paese: l'Etiopia.

   Per inquadrare il grado di attendibilità dell'Autore, trascrivo quanto ha riportato a pagina 45 del libro in questione: < Montanelli ad esempio  ha finalmente  (?) ammesso l'impiego dei gas in Etiopia (...)>.  Nella realtà  il Del Boca asserisce una grossa inesattezza; infatti Montanelli in data  12 gennaio 1996 su “Il Messaggero” ribadisce: <Se la guerra a cui ho partecipato  corrisponde  a questi connotati, vuol dire che io  ne  ho  fatta un'altra.  Che non c'ero. Ma quali gas?> .           Alla domanda: < Lei continua  a non credere nei gas?> Montanelli: <Vorrebbe dire che ero  cieco, sordo, imbecille. No, guardi di quelle cose non c'era traccia. Una  cosa sono  le  carte, che possono anche essere scritte  per  la  circostanza, un'altra le testimonianze vissute> .

        E passiamo alle “testimonianze vissute”.

   Pietro  Romano,   “Il Giornale” del 18/2/96: <All'epoca ero  un  semplice gregario  del gruppo Diamanti. Poiché il mio reparto, come  è  risaputo, operò  sempre  in  avanguardia nel Tigrai e altrove, nessuno  dei  suoi gregari  sarebbe sfuggito alle contaminazioni, se fossero stati usati  i gas (...). Posso assicurare che i gas non furono mai usati >. 

Il  Colonnello  Giuseppe Spelorzo in data 18/3/96 mi  ha,  fra  l'altro, scritto: < Ho la buona sensazione che il Sig.... e gli altri cretinissimi italiani ne sappiano molto meno di me. Già, io ho avuto la ventura di percorrere  tutto  l'Impero  A.O.I. (...) mai sentito  parlare  di  gas (...)> . Sempre il Colonnello Spelorzo, ma in data 12/6 ha ribadito:   <I gas!  Nessun  militare del nostro esercito conquistatore era  dotato  di maschere antigas! Ne sono testimone vivente: sbarcato a Mogadiscio il 24 giugno 1935, rimbarcato a Massaua il 28 marzo 1938 !>.  Uno  dei  punti nodali è “la maschera antigas”. Nessuno, per  quanto  ne sappia,  ha mai accennato che il nostro contingente avesse in  dotazione quel tipo di protezione; infatti se il vento avesse cambiato improvvisamente direzione (e in quelle latitudini la cosa era più che  probabile), l'iprite  avrebbe  investito coloro che l'avevano  lanciata  e  disporre della “maschera” doveva essere il minimo della prevenzione. 

Segue  l'interessante dichiarazione del Sig. Giovanni De Simone  su   “Il Giornale d'Italia” del 23 marzo 1996 :<(...) In A.O.I. non vennero usati i  gas.  Se così fosse stato io sarei stato il primo a  saperlo  prestando servizio al Sim ove giungevano decrittati tutti i messaggi della  intera rete  radio  del nemico captati dal “Centro  intercettazioni”  di  Forte Bracci;  un vero libro aperto per noi in possesso di “decifratore”.  Mai rilevata una parola sui gas>
   
        E  ancora “Il Giornale d'Italia” del 29/4/96, il Sig. Giulio  Del  Rosso testimonia: <Posso tranquillamente affermare che nel settore del  fronte etiopico,  dal fiume Mareb, confine fra l'Eritrea e l'Etiopia,  fino  al Lago  Tana  (oltre 1000 Km. pedibus calcantibus) ove ha operato  il  VI° Corpo d'Armata, comandato dal generale Babbini e del quale faceva  parte il mio reparto, non sono mai stati impiegati gas tossici. Avevo raggiunto,  io,  Addis  Abeba dopo le ostilità ed avevo  avuto  l'occasione di contatti con commilitoni provenienti da altri fronti e da altre località ove  si susseguirono battaglie cruente e sanguinose, non ho mai  sentito la parola ‘gas' (...). Altra perla, me la riferì una graziosa francesina incontrata  a  Firenze nel ‘37, secondo la quale  giornali  francesi  ed inglesi riportavano che noi Cc.Nn. avremmo mangiato a colazione  bambini abissini>.

   Lo  stesso Winston Churchill nella sua “La Seconda Guerra  Mondiale” ,  a pag. 210, esclude l'uso dei gas nei seguenti termini: < I gas asfissianti sebbene di sicuro effetto contro gli indigeni non avrebbero certo accresciuto prestigio al nome d'Italia nel mondo>.

   E visto che il signor C.R.V. cita Vittorio  Mussolini, il quale all'epoca era al comando di una  squadriglia  di bombardieri, ecco cosa  mi disse, in contrasto con quanto ha scritto il signor C.R.V.: <Mai usati i gas. E  noi  dell'aeronautica  che avremmo  dovuto trasportarli e sganciarli, dovevamo pur esserne a  conoscenza >.    

   Altra testimonianza interessante è quella dello storico scozzese Denis M. Smith, non certo sospetto di nutrire simpatie  per il regime mussoliniano, esprime uguali perplessità;  nella  sua biografia  su “Mussolini” riconosce che: < L'impiego dei gas è  forse  un fatto  meno  rilevante  dei grandi sforzi prodigati  per  celarlo  (...) contrastava  con  la  missione civilizzatrice (...) e  la  vittoria  con atrocità illegali avrebbe danneggiato il prestigio fascista >.

   Ugualmente interessante è quanto ha scritto il signor Francesco  Deosanti (“ Giornale  d'Italia” dell'1/4/96): < Ho conosciuto recentemente un ex sottufficiale del Genio, che faceva  parte della Colonna Graziani da Belet Ven (in Somalia) ad  Addis Abeba, che mi ha detto: “Non ho mai sentito parlare di gas”> .
   


   Sempre in merito ai gas alcuni anni fa contattai il  generale  Angelo Bastiani, presidente del gruppo Medaglie d'Oro, recentemente  scomparso.  Alla mia domanda, sdegnato mi rispose: <E' una vigliaccata, rieccoci con le carognate. Io e i miei indigeni eravamo le avanguardie di ogni assalto, ci avrebbero almeno dato le maschere antigas. Alla battaglia conclusiva di Maiceo, al lago Ashraghi, quella a cui partecipò anche il Negus; perché  lui  che ne avrebbe avuto tutto l'interesse mai  disse  che  lo combattemmo coi gas?> .

Già, giro la domanda al signor C.R.V.: Signor C.R.V., perché il Negus, benché fosse di casa alla Società delle Nazioni, mai denunciò l'uso di armi illegali da parte degli italiani?