Da
segreteria Sen. Franca Rame.
Lettera
aperta al Presidente Prodi.
Blog www.francarame.it
8
FEBBRAIO2008, ROMA
Gentile presidente Prodi,
mi scusi se la disturbo, ma non posso farne
a meno: ho una domanda da porLe che riguarda
un grosso problema morale a cui
La prego cortesemente di rispondere.
Sono giorni che con grande malessere e malinconia,
mi ritrovo a ragionare da sola sul susseguirsi
degli avvenimenti, cercando di ricostruire
come si sia arrivati a questa catastrofica
situazione.
Per capirci qualcosa dobbiamo partire dall'
inizio della storia, rivederci i passi salienti
della XV legislatura.
Ricordo in quanti siamo andati alle urne sentendo
il dovere di allontanare il rischio di un
nuovo governo Berlusconi, e con lui tutte
le sue leggi vergogna e il rosario di sciagure
che ci ha imposto a proprio vantaggio.
RitenendoLa persona onesta leale e capace,
gli elettori confidavano nella realizzazione
di almeno una buona parte delle 280 pagine
del programma dell'Unione, dove già
a pagina 18 si parla di conflitto d'interessi.
Questa non era una vaga promessa ma un impegno
sacrosanto che si assumeva coi Suoi elettori.
Un impegno ribadito con forza subito dopo
la vittoria elettorale, e prima di vestire
la carica di Presidente del Consiglio dei
Ministri.
Ne è passato del tempo, quasi due anni,
ma di questo programma solo una parte havisto
la luce. Oltretutto, sui problemi più
scottanti non si è neppure iniziato
un dibattito, anzi si sono accantonati come
si fa con i quesiti fastidiosi. Come mai?
Da cosa è stato causato questo "accantonamento"
dei molti problemi?
Io mi rifiuto assolutamente di ritenerLa un
giocoliere da Porta a Porta, che fa contratti
con gli italiani e poi se la ride alle loro
spalle.
Temo piuttosto che Lei non abbia potuto tener
fede al Suo programma perché a qualcuno
della coalizione di sinistra o, meglio,
sinistra-centrodestra non andava bene.
Il Suo torto Presidente, mi permetta l'ardire
e mi scusi, è stato quello di non denunciare
subito, pubblicamente, le difficoltà
in cui si veniva a trovare, a costo di recarsi
in televisione e, a reti unificate, svelare
la situazione, con un discorso tipo questo:
"Mi
rivolgo a voi, cittadini democratici che mi
avete eletto vostro Presidente certi che avrei
mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale.
Promesse che era mia profonda intenzione attuare,
ma purtroppo mi è stato impedito.
Sto a Palazzo Chigi, sì, ma in una
condizione che ben si potrebbe definire di
"libertà limitata". I miei
custodi sono coloro che non gradiscono cambiamenti
sostanziali. Essi anelano piuttosto a poltrone,
privilegi e affari. Ecco i nomi: S.."
e doveva fare veramente i nomi, caro Presidente!
Credo che Lei, Presidente, più di una
volta abbia pensato veramente di dar fiato
a questa denuncia, ma il senso di responsabilità
e il timore per un futuro negativo per il
Paese glieLo hanno impedito.
Però a questo punto, Lei non se ne
può andare con un indice di gradimento
che non si merita, come non merita che si
provino sfiducia e senso d¹ironia verso
la Sua persona. Quante volte è stato
insultato, disprezzato e profondamente offeso?
No, non può andarsene così,
tra i lazzi di tanti rozzi-cafoni che ahimè
ci accompagneranno negli anni futuri.
La rispetto troppo per accettarlo.
Caro Presidente, lei ha il dovere, l¹obbligo
di riacquistare la credibilità e la
considerazione che si merita. C'è una
sola strada da percorrere, anche se faticosa.
Ma lo deve al Paese: fuori i nomi di chi Le
ha impedito di portare a termine gli obiettivi
prefissati e soprattutto le subdole scantonate
ricattatorie con le quali è stato indotto
ad affossare le parti essenziali del programma.
E¹ indispensabile che i Suoi elettori
siano consci d'ogni pressione alla quale ha
dovuto adattarsi e cedere.
Dobbiamo sapere quali sono gli onorevoli che,
sia in Parlamento che al Governo hanno materialmente
fatto opposizione alla realizzazione di misure
fondamentali per il cambiamento del nostro
Paese.
È un diritto che ci spetta. E Lei,
professor Prodi, questo atto ce lo deve. Non
solo per onorare la nostra lealtà ma
anche la Sua. Il suo silenzio è sicuramente
un gesto di fairplay nei confronti dei suoi
avversari, ma in questo modo ci lascia nelle
loro mani!
Chi Le ha imposto quel numero spropositato
di sottosegretari, ministricon portafoglio
e senza portafoglio?
Chi si è opposto all¹abbattimento
dei costi della politica?
Chi ha bloccato, nei fatti, la più
severa applicazione della riforma in materia
di sicurezza sul lavoro?
Chi sono le persone che hanno vanificato la
realizzazione dei DICO?
Chi ha voluto la vergogna dell' indulto di
tre anni?
Chi le ha tirato la giacchetta per tentare
di portare a termine una legge-bavaglio sulle
intercettazioni?
Chi ha voluto il commissario De Gennaro a
Napoli, il super-poliziotto di buona memoria
alcuna in materia di gestione dei rifiuti?
Chi si è messo di traverso per bloccare
la tassazione delle rendite finanziarie?
Chi ha impedito un serio confronto sulle missioni
all'estero? E sulla base di Vicenza?
Chi Le ha fatto ingoiare l' accettazione di
quel impegno capestro?
Tutte scelte soltanto Sue?
Ma chi ci può credere?!
Come diceva Socrate: "Solo rovesciando
la tunica lisa si può leggere con chiarezza
la storia di chi l' indossava."
Quindi sarebbe davvero utile che Lei spiegasse
pubblicamente a tutti i cittadini italiani
le vere ragioni che hanno portato prima al
giornaliero logoramento e poi alla caduta
del Governo da Lei presieduto.
Non può tacere i motivi veri della
crisi, altrimenti permetterebbe che coloro
che hanno deliberatamente affossato il Suo
Esecutivo, possano tranquillamente continuare
ad abbattere qualsiasi tentativo serio di
modificare la situazione di grave deterioramento,
politico, economico e sociale, del nostro
Paese.
E non mi riferisco soltanto a responsabilità
dell' opposizione ben organizzata (questo
è il mestiere del polo conservatore!)
ma piuttosto al tradimento messo in atto da
elementi di governo in combutta con ambigui
faccendieri.
Se non si assume, una volta per tutte, il
coraggio politico di fare chiarezza, ci troveremo
come sempre a roteare nel cerchio dell¹ignavia,
dal quale non si uscirà mai.
Le avvisaglie di questo torbido clima, che
alla fine ci ha portato alla débâcle,
ci erano apparse palesi fin dall' inizio di
questa
Legislatura: dal primo giorno in Senato, quando
dovevamo eleggerne il Presidente.
Si ricorda le tre votazioni andate a vuoto?
Tre votazioni! Per tre volte i Suoi senatori,
sbagliavano il nome o il cognome: Franco Marini
(il prescelto) con Ignazio Marino con l'aggiunta
di schede bianche. Insomma, i numeri non c'erano.
La seduta è finita a tarda notte senza
nulla di fatto.
Quando "novella senatrice" chiedevo:
"Ma che sta succedendo? Come può
accadere che sbaglino? Non è difficile!"
mi si rispondeva: "Qualcuno della nostra
coalizione manda messaggi: richieste rivolte
al Presidente del Consiglio. Vogliono qualcosa,
stanno bussando e attendono risposta come
a tre sette! Finché non l'avranno ottenuta,
niente Presidente!" "Ho capito!
ho esclamato E' un gioco al ricatto!
Mio Dio, ma dove sono capitata?! E' questa
la politica?"
Se tanto mi dà tanto mi domandavo:
quante telefonate in codice avrà ricevuto,
Presidente, e pressioni, e messaggi: "Io
do, tu mi
dai , noi ti appoggiamo, tu ci favorisci.
Quanti sottosegretari sei disposto a sistemarci?
Quanti ministeri? Quali favori?" Insomma,
la solita danza da pochade con porte, portoni
e portali che si aprono e chiudono in tempo
e contrattempo.
Temo che tutto quanto è successo sotto
i miei occhi da neofita
stupita, in questi 23 mesi si sia ripetuto
a tormentone: "O mi favorisci o mi astengo
e tu inciampi e vai giù piatto a terra".
La partita è chiusa, d'accordo?
E che facciamo? Ce ne andiamo mesti per non
aver reagito con solerzia all' andazzo del
prender tempo nella speranza
d' arrangiare ogni situazione?
Io non credo si possa rimontare da sotterrati.
So che è duro, ma questo è il
tempo di non accettare supinamente, senza
un moto di orgoglio, d' esser gettati nella
discarica dei refuses politici e soprattutto
è ora di denunciare le responsabilità
di chi all¹interno della coalizione ha
remato contro, trascinando il Paese a questa
rovina, evitando di incolpare la malasorte
che sghignazza sempre nell'angolo basso della
storia.
Ora è "solo" Presidente.
E' il Suo momento. Lei deve finalmente parlare.
Deve dare una risposta decisa alla domanda
che in tanti Le poniamo: "Perché
non ha reagito alle imposizioni ricattatorie
da subito perché non si è impegnato
con tutte le sue forze e sul conflitto d'
interessi e sulle leggi vergogna?"
Attendiamo in TANTI una risposta.
Con stima
Franca Rame
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