La
lettera del giorno |Domenica 15 Giugno 2008
Il
socialista Carlo Silvestri amico-nemico di
Mussolini
15.06.08
- Ho letto il suo articolo rievocativo di
Giovanni Ansaldo e mi è venuto in mente
il nome di un altro giornalista forse meno
famoso, ma certo importante nella storia del
secolo scorso.
Trattasi di Carlo Silvestri, uomo di punta
del giornalismo ai tempi del delitto Matteotti
anche dalle pagine del Corriere, attivo antifascista
poi (con condanna al confino), finito però
al tempo della repubblica di Mussolini quale
suo consigliere politico assieme a Nicolino
Bombacci. Ho letto appunto di Silvestri sul
libro scritto tempo addietro da Arrigo Petacco
sulla vita di «Nicolino», e ho
trovato ultimamente su una bancarella una
pubblicazione del dopoguerra di Silvestri
in cui soprattutto descrive la sua deposizione
sul «secondo processo a Matteotti»,
assolvendo Mussolini dallaccusa di esserne
il mandante. Ciò gli costò lostracismo
degli uomini dellantifascismo di cui
faceva parte a pieno titolo, cosa che provocò
anche la sua prematura scomparsa.
Già molti anni addietro Montanelli
fece una brevissima rievocazione dellincontro
che ebbe con lui nei giorni successivi al
25 luglio 43, ma mi piacerebbe leggere
una sua rievocazione che illumini anche lattività
della cosiddetta Croce Rossa socialista di
Silvestri, che sembra abbia salvato molti
antifascisti dalle mani dei repubblichini
e delle SS, cosa che appunto avvenne per la
sua frequentazione di Mussolini.
Laura Bossi, laura@kerdi.it
Cara
signora,
Montanelli incontrò Carlo Silvestri
al Corriere nellestate del 1943, dopo
la caduta del fascismo.
Ai giornalisti più giovani di lui (era
nato nel 1893) raccontava di essere stato
redattore del Corriere allepoca di Albertini,
amico di Filippo Turati (il patriarca del
socialismo italiano), fiero accusatore di
Mussolini allepoca dellassassinio
di Giacomo Matteotti, e di avere pagato quella
«colpa» con qualche mese di carcere
e parecchi anni di confino.
Ebbene quello stesso Silvestri, come lei ricorda,
fu interlocutore e confidente di Mussolini
allepoca della Repubblica Sociale e
ne sostenne linnocenza quando prese
parte, come testimone, al nuovo processo Matteotti
che si tenne a Roma durante il febbraio del
1947 nella stessa aula del Palazzo di Giustizia
dove si riuniva il Tribunale speciale allepoca
del fascismo.
Un personaggio contraddittorio, forse soggetto
a precipitosi entusiasmi e cambiamenti di
rotta? È probabile. Ma tra le diverse
fasi della vita di Silvestri esiste un filo
socialista che vale la pena di individuare
e seguire.
Sulle ragioni del delitto Matteotti e sui
suoi responsabili, Silvestri cambiò
opinione conversando con Aldo Finzi, allora
sottosegretario al ministero degli Interni,
e più tardi con lo stesso Mussolini.
In un libro apparso nel 1947 («Matteotti,
Mussolini e il dramma italiano ») sostenne
di avere capito che la strategia del capo
del governo, nella primavera del 1924, non
era la liquidazione del partito socialista,
ma una sorta di ritorno alle origini.
Mussolini, secondo Silvestri, si era reso
conto che una parte importante del suo partito
era ormai autoritaria, corrotta, legata a
circoli affaristici, e sperava di rovesciare
questa tendenza aprendo le porte del governo
ai suoi vecchi compagni.
Matteotti fu ucciso per sbarrare la strada
a qualsiasi pacificazione e il suo «cadavere,
gettato tra Mussolini e il socialismo, impedì
che la situazione politica nazionale evolvesse
su strade diverse da quelle che ci portarono
al rafforzamento dellautoritarismo,
alla dittatura, al nazionalismo esasperato,
alle avventure di conquista, allalleanza
con la Germania, alla guerra, infine alla
catastrofe».
Sempre secondo Silvestri, la creazione di
una Repubblica sociale, dopo l8 settembre,
ebbe il merito di rimettere il socialismo
allordine del giorno.
Ne fu convinto quando nei suoi contatti con
Mussolini sul Lago di Garda, soprattutto verso
la fine del 1944, scoprì che il suo
interlocutore stava coltivando, in circostanze
molto diverse, un progetto simile a quello
del 1924: consegnare la Repubblica sociale,
nel momento della disfatta, al partito socialista.
Invitato abbastanza frequentemente a Salò,
Silvestri fu autorizzato a creare una istituzione,
la Croce Rossa socialista, che si occupò
degli antifascisti detenuti e divenne una
sorta di tramite con qualche esponente della
Resistenza, fra cui, a quanto pare, Corrado
Bonfantini.
Loperazione naturalmente fallì
e Carlo Silvestri dedicò i suoi ultimi
anni (morì nel 1955) a rivendicare
la coerenza del «filo socialista»
che aveva attraversato tutta la sua vita.
http://www.corriere.it/romano/