Processo
a Mani Pulite un' arringa per la difesa
19.06.08
- Forse mai abbiamo assistito a un revisionismo
così profondo come nel caso di «Mani
Pulite». È vero che a partire
dal processo Andreotti, si verificarono deviazioni
a volte gravi.
Ma è inaccettabile il giudizio storico
che una pseudocultura garantista (ma è
contro il garantismo processare un politico
che ha preso tangenti?) tenta di imporre:
quello di uno stravolgimento delle istituzioni
che inquinò, o addirittura interruppe,
la vita democratica.
Non è vero! Mani Pulite fu innanzi
tutto un doveroso intervento della magistratura
in una politica che aveva eretto la illiceità
a sistema. Suscitò una forte domanda
di moralizzazione, purtroppo inevasa. Difendo
Mani Pulite anche perché vedo oggi
riprodursi alcune delle cause che fecero esplodere
la corruzione: il ritorno della partitocrazia
senza regole, né controlli, la caduta
del senso di legalità, il potere pubblico
ancora amplissimo nella economia.
Luigi Sturzo scrisse che «dove crescono
le male piante della partitocrazia e dello
statalismo ne nasce sempre una terza: la corruzione».
Ce ne stiamo dimenticando.
Mario
Segni,
| msegni@tin.it
14.06.08 - Non ho mai avuto dubbi sullimportanza
e sullutilità di Mani Pulite.
So che i magistrati si sentirono investiti
di una missione nazionale. So che le stalle
avevano bisogno di essere ripulite.
E credo che abbia ragione chi intravede nellattuale
ondata di giudizi negativi su quel periodo
un inconfessabile desiderio di impunità.
Vi è una parte della classe dirigente
che non intende rinunciare alla facoltà
di comprare voti, barattare favori, eludere
le regole sul finanziamento dei partiti e,
perché no?, arricchirsi.
Per questa classe dirigente Mani Pulite è
un incubo da esorcizzare.
Ma vi sono aspetti di quella vicenda che non
mi piacquero allora e che continuano a non
piacermi. Non mi piacque, in primo luogo,
che i magistrati fossero del tutto indifferenti
alle ricadute politiche delle loro iniziative.
Non potevano ignorare che lamnistia,
pochi anni prima, aveva saldato i conti del
Partito comunista italiano (finanziato prevalentemente
attraverso canali sovietici) e che la loro
azione avrebbe colpito soprattutto il settore
degli appalti e dei rapporti con le imprese,
da cui avevano tratto beneficio principalmente
i partiti di centro-sinistra. Non potevano
ignorare (lo spettacolo era sotto i loro occhi)
che le azioni giudiziarie, condotte con un
evidente spirito di crociata, avrebbero creato
instabilità e aperto crisi dagli sbocchi
imprevedibili.
Non mi piacque in secondo luogo che la magistratura
esautorasse le istituzioni politiche.
Piaccia o no, quando un fenomeno acquista
le dimensioni di Tangentopoli, la terapia
deve essere principalmente politica, non giudiziaria.
Il discorso con cui Bettino Craxi in Parlamento
proclamò una sorta di colpevolezza
collettiva e propose una commissione dinchiesta,
aveva un vizio evidente: linteresse
personale delloratore. Ma prospettava
una soluzione che gli eredi del comunismo,
così attenti al primato della politica,
avrebbero dovuto accettare.
La respinsero invece perché sapevano
di essere meno esposti al rischio delle indagini
e preferirono distruggere il nemico. Capirono
che la politica stava cedendo il potere alla
magistratura?
Lo stesso accadde quando Giuliano Amato e
Giovanni Conso sottoposero alla firma del
presidente della Repubblica un decreto che
avrebbe depenalizzato il finanziamento illecito
dei partiti politici. Anche quel decreto,
come il discorso di Craxi, fu viziato dallinteresse
personale dei partiti al governo. Ma il «pronunciamiento
» televisivo dei procuratori di Milano
fu, a mio avviso, più grave.
Aggiungo, caro Segni, unultima considerazione.
Mani Pulite si risolse, come era inevitabile,
in una decimazione.
E aprì un dissidio, altrettanto inevitabile,
fra le vittime e gli «impuniti»:
unaltra piccola guerra civile di cui
il Paese non aveva bisogno.
Sergio
Romano
http://www.corriere.it/romano/08-06-14/01.spm