L'assassinio
di Gentile e la sentenza di Togliatti
20.06.08
- Rileggendo una pagina della storia del nostro
Paese, mi sono imbattuto in questa domanda:
«Perché fu assassinato il
filosofo Giovanni Gentile, (1875-1944
Ndr)?». La sua morte, avvenuta a Firenze
nel 1944, non è stata del tutto chiarita,
se non sbaglio. Dico questo, perché
alcuni storici ipotizzano che dietro quel
delitto ci siano stati i servizi segreti inglesi,
mentre per alcuni altri ci sarebbe una pista
che porta al vecchio Partito comunista, senza
peraltro escludere altre tesi a me sconosciute.
Può aiutarmi a capire come andarono
le cose?
Michele
Toriaco ,
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La prima delle due ipotesi da lei prospettate
è contenuta in un libro affascinante
di Luciano Canfora («La sentenza»)
apparso presso l'editore Sellerio nel 1985.
Canfora applicò alla lettura dei documenti
(un articolo di Concetto Marchesi, un articolo
di Togliatti, le notizie diramate dalla Bbc
e una sorta di necrologio del filosofo apparso
a Ginevra con una sconcertante preveggenza
nel giorno stesso della morte) la stessa accattivante
perizia filologica con cui ha letto più
recentemente il papiro di Artemidoro. Per
quanto mi riguarda, tuttavia, continuo a pensare
che il caso sia meno misterioso di quanto
lei pensi e che le responsabilità comuniste
siano evidenti.
È vero, tuttavia, che l'assassinio
di Giovanni Gentile di fronte alla villa fiorentina
che lo ospitava, il 15 aprile 1944, suscitò
immediatamente illazioni e sospetti. Il filosofo
aveva aderito al fascismo repubblicano, aveva
accettato incarichi innocui ma simbolici,
come la presidenza dell'Accademia d'Italia,
aveva pronunciato discorsi d'intonazione nazional-
fascista e aveva fatto un'affettuosa visita
a Mussolini nella sua villa sul Lago di Garda.
Ma si servì della sua autorità
per deplorare la crudeltà delle bande
fasciste, invocare la pace civile degli italiani
e intervenire presso il prefetto per salvare
la vita di persone arrestate e condannate
a morte. Vi era quindi tra i fascisti fiorentini,
nelle settimane che precedettero la sua uccisione,
un partito degli intransigenti per cui il
filosofo era diventato un pericoloso esempio
di lassismo morale e ideologico.
Ma sull'identità e sull'affiliazione
politica degli uccisori non esistono dubbi.
L'assassinio fu opera di un Gap fiorentino,
guidato da un uomo, Bruno Fanciullacci, che
venne arrestato tre mesi dopo e morì,
per non parlare, gettandosi dalla finestra
della villa in cui era stato interrogato e
torturato. Secondo lo storico Sergio Bertelli,
l'ordine sarebbe stato impartito da un gruppo
di intellettuali comunisti fiorentini che
decisero la morte del filosofo senza consultare
il Cln della città, dove i rappresentanti
del partito d'Azione erano legati a Gentile
da vecchia amicizia. Agivano sulla base di
istruzioni provenienti dalla direzione del
partito? È questo il punto in cui la
vicenda si complica. Qualche settimana prima
lo storico Concetto Marchesi, già rettore
dell'Università di Padova, aveva scritto
in Svizzera un articolo polemico contro Gentile
e i suoi inviti alla riconciliazione nazionale.
L'articolo apparve anonimo su un giornale
clandestino dei comunisti milanesi in una
versione che terminava con queste parole:
«Per i manutengoli del tedesco invasore
e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile,
la giustizia del popolo ha emesso la sentenza:
MORTE!». Le parole conclusive non appartenevano
al testo di Marchesi ed erano state aggiunte
da Girolamo Li Causi. Ma divennero parole
di Marchesi quando Palmiro Togliatti riprodusse
l'articolo su Rinascita dell'1 giugno 1944
e lo fece precedere da una nota intitolata
«Sentenza di morte» di cui Sergio
Bertelli ha ritrovato il testo autografo.
Eccolo: «Questo articolo di Concetto
Marchesi venne pubblicato nel numero 4 (marzo
1944) della rivista del Partito comunista
La nostra lotta che si pubblica clandestinamente
nelle regioni occupate dai tedeschi. Esso
venne scritto in risposta a un miserando e
vergognoso appello di Giovanni Gentile alla
"concordia", cioè al tradimento
della patria, apparso nel Corriere della Sera
fascista. Poche settimane dopo la divulgazione
di questo articolo, che suona come atto di
accusa di tutti gli intellettuali onesti contro
il filosofo bestione, idealista, fascista
e traditore dell'Italia, la sentenza di morte
veniva eseguita da un gruppo di giovani generosi
e la scena politica e intellettuale italiana
liberata da uno dei più immondi autori
della sua degenerazione. Per volere ed eroismo
di popolo, giustizia è stata fatta».
Non è importante quindi chiedersi se
gli uccisori di Firenze abbiano eseguito un
ordine impartito da Togliatti. Vi sono casi
in cui l'avallo a posteriori ha il valore
di una sentenza.
Sergio
Romano
http://www.corriere.it/romano/08-06-20/01.spm
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L'assassinio
di Gentile, perché scelsero lui
05.07.08
- Invio un'ulteriore richiesta di approfondimento
sul tema dell'assassinio del professor Giovanni
Gentile. Quell'evento fu dettato dell'effettiva
necessità, per gli antifascisti militanti,
di colpire un simbolo della cultura fascista
(ma non solo di questa) al fine di dare l'esempio;.........
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