Le
impronte digitali non sono il male assoluto
04.07.08
- Caro Beppe,
l'Italia
sarà anche razzista, ma ad esempio
in Portogallo tutti i cittadini hanno l'impronta
digitale sulla carta d'identità. I
portoghesi che ho conosciuto stanno tutti
bene, sono tranquilli, e non mi hanno mai
detto niente di strano sul fatto di essere
effettivamente «schedati» in massa.
Immagino che anche i loro immigrati abbiano
fornito un'impronta digitale per avere un
documento d'identità. Perché
quindi questo suona così strano per
noi italiani, per altro registrati e schedati
noi stessi presso Comuni e questure? Perché
quando si parla di identificare immigrati
e rom anche attraverso le impronte digitali
strepitiamo tanto? Senza identità non
ci sono diritti e doveri, non possiamo proteggere
bambini che vengono sfruttati, non possiamo
identificare chi commette crimini, lasciamo
la porta aperta allo sfruttamento di chi per
la legge non esiste e non possiamo riconoscere
la presenza delle persone sul nostro territorio
sia nel bene che nel male. Prendere un'impronta
digitale e rilasciare un documento d'identità
non equivale a mandare la gente in un campo
di concentramento, è così difficile
da capire? E' bello scrivere frasi poetiche
di bambini che volano via da questa brutta
Italia razzista come piccoli angeli, la realtà
è che spesso di angelico la vita di
questi bambini ha ben poco. Se non sappiamo
chi sono i genitori e chi sono i bambini,
non possiamo offrirgli la protezione che uno
Stato civile invece dovrebbe garantire ai
minori. La situazione attuale lascia troppo
spazio all'illegalità e non mi sembra
che abbia creato situazioni ideali e civili,
quindi perché non fare un tentativo
per migliorarla?
Cordiali saluti,
Laura
Di Bernardo, papita01it@yahoo.it
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-07-02/05.spm